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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


A piazza Montecitorio

30 maggio 2008

Il 7 giugno alle 12 ci ritroveremo a piazza Montecitorio, due anni un mese e un giorno dopo quel 6 maggio 2006 in cui prese il via in un inaspettato bagno di folla la storia di Generazione U. Cominciano a uscire delle indiscrezioni di stampa su quel che sarà il nostro raduno, che ha come principale novità quella di vedere tra i protagonisti dell'iniziativa alcuni nomi che portano Gu oltre i propri confini stabiliti alle ultime primarie: penso a Lorenza Bonaccorsi, a Francesco Soro, a Paolo Zocchi, ai blogger di Marioemario, tutti esponenti di primo piano del mondo democratico under 40, che alle primarie hanno preferito sostenere la candidatura di Walter Veltroni. La simpatia con cui ci siamo ritrovati attorno al tavolo per dirci in pochi minuti che eravamo d'accordo nell'esprimere in forma comune una linea contundente rispetto all'immobilismo del Pd, è la prima garanzia di verità e di forza di un percorso. Se si sorride insieme, si è sempre un passo avanti.

Così è nata l'iniziativa del 7 giugno, così ne è nato il titolo: "Per un nuovo Pd".

A piazza Montecitorio ripeteremo quel che sui nostri blog leggete ormai da settimane. Mi sembra di poter sintetizzare le questioni in tre punti.

1. Il Partito democratico ha perso le elezioni, la sua dirigenza ha accelerato il percorso verso lo showdown delle urne rivitalizzando un Berlusconi alla frutta: sia l'accelerazione che la sconfitta, con l'aggravante pesante del tracollo romano, ricadono come responsabilità politica sul gruppo che ha guidato il Pd. Come dicemmo già il 6 maggio 2006 facendo eco ad altri, con questi dirigenti non vinceremo mai. Noi vogliamo un nuovo Pd, che faccia marciare le idee nuove su gambe nuove adeguate, sul modello del New Labour blairiano, che riportò al successo il centrosinistra britannico pensionando un personale politico inadeguato ai tempi e con radici indigeste a giovani e ceti moderati.

2. Il rinnovamento, non solo generazionale, promesso da questo gruppo dirigente è stato insufficiente e costruito con il meccanismo della cooptazione pura, provocando risultati grotteschi. Noi siamo contrari a ogni percorso cooptativo e ci impegniamo a valutare la nostra forza solo nel confronto democratico e nel conflitto delle idee che genera consenso. Non ci interessa compiacere alcuno dei potenti attuali del Pd, abbiamo delle idee diverse sul rinnovamento e le faremo valere nelle sedi proprie. Chiediamo, ovviamente, regole certe e aperte per il confronto vero e non basato sui soliti pacchetti di tessere dei capibastone. Chiediamo democrazia diretta, siamo direttisti.

3. Siamo nettamente contrari al neoconsociativismo con Berlusconi e con le destre, pensiamo che il Pd debba concentrarsi sulla creazione di una propria identità ideale, valoriale, programmatica, cogliendo la grande occasione dell'opposizione per andare in battaglia con qualche libro in mano. Riteniamo che liberalizzazioni vere, investimenti in ricerca e opposizione, tutela dei diritti del lavoratore precario, lotta contro ogni discriminazione, denuncia della creazione di un clima di paura, riforme istituzionali per garantire più e non meno democrazia, siano un territorio dove caratterizzare le ragioni di esistenza del Partito democratico, senza cercare una legittimazione da Berlusconi che avrà come corollario ulteriormente negativo di consegnarci a una sconfitta elettorale certa e potenzialmente fatale per l'esistenza stessa del Pd tra un anno alle europee.

Per questi tre semplici motivi il 7 giugno ci incontreremo per avviare la creazione di una nuova classe dirigente, di un'alternativa possibile per un nuovo Pd. Porteremo le idee elaborate a piazza Montecitorio all'assemblea costituente del 20 e 21 giugno, le preciseremo nel contrasto e nel dialogo con le idee altrui, ma a chi pensa a ennesime operazioni di finto rinnovamento calate dall'alto e gradite al Loft (penso alla solita operazione dei Mille che si affidano di nuovo a Giovanna Melandri, ma che davvero, ma allora non volete capire?) opporremo un rifiuto ancora più forte di quelli del passato: l'alternativa si costruisce nella lotta politica, facendo maratona e non prendendo l'autobus. E' più faticoso? Sì, forse. Ma è l'unico modo.

Forza, il futuro c'è.



permalink | inviato da marioadinolfi il 30/5/2008 alle 13:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (62) | Versione per la stampa

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