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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Diario di un blogger candidato alla Camera - Day 23

27 marzo 2008

Un paio di giorni fa ho affrontato nella mia rubrica quotidiana su Europa il tema dell'identità possibile del Partito democratico, invocando il ricalco sul modello della rete, orizzontalità contro verticalità fondamentalmente dispotica dei nostri avversari, principi direttisti incarnati da primarie e referendum contro moglidiemiliofede e fedelissimi del capo. Quella riflessione merita un secondo tempo, nei commenti al relativo post l'avevo promesso, su un tema classico dell'identità "di sinistra", un tema che è una parola: égalité. Uguaglianza.

Il tema dell'uguaglianza discende immediatamente da quelli dell'orizzontalità reticolare e della democrazia diretta che ho provato a introdurre nella riflessione precedente. La sinistra di radice marxista ha sempre confuso, in alcuni casi ha drammaticamente confuso, il significato della parola "uguaglianza" con l'approccio tutto ideologico e dunque dannoso dell'egalitarismo. La grande svolta di un Partito democratico orizzontale e direttista, popolare nel senso alto del termine, credo possa essere nel sapersi riappropriare della funzione storica distintiva che la bandiera dell'uguaglianza assegna a tutti i campi del progressismo virtuoso nel territorio politico internazionale.

E' la bandiera dell'uguaglianza che sventola nello straordinario discorso di Obama in South Carolina, il discorso dello Yes, We Can che poi tanto successo ha avuto musicato e mandato su YouTube. Leggiamolo insieme, questo discorso: Obama cita in rapida successione tutte le grandi battaglie di uguaglianza della storia americana. Parte dagli schiavi, passa agli immigrati, alle donne: cita le loro battaglie per il diritto ad essere uguali, nella libertà, nelle opportunità, nel diritto al voto. Il discorso si apre con un omaggio ai "founding documents" americani, cioè alla Dichiarazione d'Indipendenza del 1776 la cui frase centrale è arcinota: "All men are created equal".

La forza emotiva derivante dal discorso di Obama è proprio in questa sottolineatura estrema dell'idea di uguaglianza, in un territorio della politica e del pianeta dove non c'è neanche bisogno di precisare che quell'idea è quanto di più lontano possa esistere dall'egalitarismo all'italiana, quello dell'assenza di merito, quello del grigiore burocratico, quello del '68 che serviva a rubare la laurea e a portare in condizioni drammatiche la scuola e l'università in questo paese, quella della mediocrità elevata a sistema e ad ideale.

Consiglierei a Veltroni di prendere esempio, in questo scorcio finale della campagna elettorale, da Obama nella capacità di far sventolare la bandiera dell'uguaglianza come radice profonda e identitaria del Partito democratico, tornando alla lezione di Norberto Bobbio e spiegando che siamo coloro che, a differenza dei nostri avversari, crediamo che "all men are created equal". E per questo noi non consigliamo a una giovane precaria di sposare un giovane predestinato, noi le consigliamo di lottare per i suoi diritti, noi non accettiamo questa società dei pochi ricchi sempre più ricchi e della moltitudine di sfruttati sempre più sfruttati, noi non sopportiamo più quest'Italia neofeudale dove la mobilità sociale è azzerata e se nasci figlio di feudatario sarai feudatario mentre il figlio del servo della gleba non può sperare di uscire dal suo destino di servaggio. Noi siamo quelli dell'uguaglianza delle opportunità, per tutti, ricco o povero, figlio di notaio o figlio di operaio, donna o uomo, metrosexual o paesano.

Noi democratici siamo i figli dei figli, i nipoti dei nipoti, della Rivoluzione del 1776. Loro sono i nipotini orwelliani della Fattoria degli Animali, quella in cui "all animals are equal, but some animals are more equal than others". Anche per questo noi ce la possiamo fare.

Yes, We Can.
 



permalink | inviato da marioadinolfi il 27/3/2008 alle 12:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (110) | Versione per la stampa

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