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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Rapida analisi sulle elezioni regionali

24 novembre 2014

Renzi si prende anche la Calabria e conferma l'Emilia Romagna. La finiamo qui? Secondo Francesco Nicodemo, più che geniale responsabile comunicazione del Pd, dovremmo finirla qui. Invece.

Invece l'esito di queste elezioni regionali racconta molte cose. Accennerò solo al dato dell'affluenza, clamorosamente bassa, sotto il 40% in Emilia Romagna e appena più alto in Calabria. Ci sono varie ragioni: schifo e noia, certo. Delusione, certo. Ma anche la straripante forza di Matteo Renzi, che dal 25 maggio è stato eletto Imperatore d'Italia senza rivali. E le assenze di rivalità non stimolano la passione politica. Non si va a vedere un film di cui si conosce già il finale. Erano elezioni scontate, in molti non hanno votato perché non stimolati dall'idea che l'esito potesse dipendere dal proprio voto. E comunque in democrazia decide chi vota, l'astensione è un dato buono per le analisi dei sociologi, non dei politologi, che sanno che l'uomo più potente della Terra, il presidente degli Stati Uniti, viene eletto con una percentuale di votanti simile a quella dei partecipanti alle regionali di ieri. Dunque, parliamo di politica.

I punti evidenti sono cinque:

1. IL PARTITO DEMOCRATICO VINCE MA ARRETRA. Vasco Errani era stato eletto presidente dell'Emilia Romagna con il 63% nel 2005 e con il 52% nel 2010. Stefano Bonaccini nel 2014 si deve fermare tre punti sotto, la sua aura funzionariale non lo aiuta. Alle europee di sei mesi fa il Pd prese il 52.5, ora è al 44.5% in Emilia Romagna. Che vincessi caro Matteo era piuttosto scontato, che si andasse sotto il 50 con il candidato presidente e si perdessero otto punti sul partito in sei mesi no. Ammetterlo e ragionarci su non ti farà male. Il discorso è identico per la Calabria: vittoria scontata e regione portata a casa, il voto alla lista Pd passa dal 36 (europee sei mesi fa) al 24 (regionali).

2. SALVINI E' IL NUOVO LEADER DEL CENTRODESTRA. Piazzando la Lega poco sotto il 20% in Emilia Romagna e inchiodando Forza Italia all'8% Matteo Salvini è da stanotte il nuovo leader del centrodestra, Silvio Berlusconi è ufficialmente pensionato. Chiedeva "un voto in più" del partito vintage dell'ex Cavaliere, ha finito per doppiarlo e oltre: "l'altro" Matteo con l'opzione lepenista all'italiana (che fagocita Fratelli d'Italia e altri brandelli sparsi del centrodestra) ora si siede al tavolo dell'alternativa a Renzi con i muscoli di chi comanda. E' vero che in Calabria la Lega non esiste e lì Forza Italia arriva al 12%, ma è evidentemente un partito al tracollo. L'impressione è che però l'opa leghista al centrodestra italiano consegni questa coalizione a una condizione di opposizione permanente. Salvini trionfa su Berlusconi, ma il suo candidato alla presidenza della Regione, Alan Fabbri, perde più di 6 punti rispetto ad Anna Maria Bernini che per il centrodestra sfidò Errani alle regionali precedenti. Insomma, la Lega vince ma la coalizione arretra, la Lega non è vista come forza di governo con questa forte chiave movimentista. Non possono essere escluse correzioni di rotta, comunque.

3. IL M5S E' IN DIFFICOLTA' MA TIENE. La difficoltà del M5S è evidente, arretra in Emilia Romagna e quasi sparisce in Calabria con un'emorragia di voti sia rispetto alle regionali di sei mesi fa che alle politiche del 2013. Va comunque detto che rispetto alle Regionali del 2010 i pentastellati quasi raddoppiano la percentuale di consenso (dal 7 di allora a oltre il 13 di stanotte) confermandosi un partito che c'è. Peraltro dimostrando che per i dissidenti e i fuoriusciti non c'è futuro politico possibile. Giovanni Favia, che dopo essere stato il "figlio prediletto" di Grillo e Casaleggio era stato convinto a tradirli con un finto fuorionda in una trasmissione televisiva, ha sponsorizzato una lista alternativa al M5S che ha raccolto un triste uno per cento di consensi. In Calabria il 5% portato a casa dal candidato M5S non è un risultato esaltante, anzi, ma assicura comunque una presenza in Consiglio. Il partito di Grillo è in grande difficoltà che definirei "esistenziale", non sa bene che fare e cosa vuole essere, ma continua a catalizzare porzioni non trascurabili di consenso.

4. L'OPZIONE CENTRISTA ESISTE SOLO AL SUD. Come era già stato chiaro alle elezioni europee, l'aggregazione centrista tra Ncd, Udc e altre sigle ha un orizzonte di consenso solo al Meridione. Così il partito di Alfano conferma un non esaltante 8% sul proprio candidato alla presidenza della Regione in Calabria, ma fallisce anche solo l'ingresso in Consiglio in Emilia Romagna, restando sotto la soglia del 3% avendo peraltro schierato un candidato piuttosto incolore. Una riflessione anche sugli aspetti identitari di un'aggregazione che pare più una sommatoria di classe dirigente allo sbando che un vero e proprio progetto politico, andrà prima o poi svolta. Non si coltivano enormi speranze che la cosa produca clamorosi risultati, anche se da queste parti si è convinti che un'opzione neopopolare avrebbe margini di raccolta di consenso molto significativi. A patto di smantellare un armamentario confuso, polveroso e triste che attualmente rappresenta il limite più evidente dell'offerta finora messa in campo.

5. LE ELEZIONI POLITICHE SI ALLONTANANO. Questi risultati allontanano l'idea di elezioni politiche a stretto giro. A Renzi non conviene imbarcarsi in un'avventura alle urne ora che ha misurato una fase di calo dei suoi livelli di consenso, gli converrà far leva su parlamentari che non vogliono essere mandati a casa e farsi votare ogni sfizio possibile e immaginabile, plasmando la prossima battaglia elettorale con provvedimenti da riformatore vero e non da chiacchierone inconsistente. Salvini premerà per massimizzare i livelli di consenso ottenuti dalla Lega, ma anche lui avrà bisogno di un po' di tempo per sbarazzarsi del pensionato Berlusconi, sempre capace di colpi di coda e con una forza parlamentare intatta. A Grillo poi le elezioni ora davvero non convengono e non convengono ai "piccoli" (penso ai poveri Fratelli d'Italia, fregati prima dal M5S e poi dalla Lega sulle proprie parole d'ordine e condannati a percentuali da irrilevanti). Alfano e i suoi vedono le urne come fumo agli occhi e dunque non si trova chi possa premere per andare al voto. Ci terremo questo Parlamento di buoni a nulla ancora per un po'.

Ora si sta tranquilli fino a primavera, quando un'altra ondata di amministrative ci farà scrivere un'altra analisi del voto. Chissà se voteremo anche per eleggere il nuovo sindaco di Roma. Personalmente, me lo auguro.




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Il disastro di Andrea Vianello contro la famiglia

22 novembre 2014

IN TV VOGLIONO DAR SCANDALO, MA E' CONFORMISMO CHE ANNOIA
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

Avete scritto in tanti alla pagina Facebook del nostro quotidiano "in fieri" (saremo in edicola dal 13 gennaio) e sulle pagine dei circoli Voglio la mamma, altri mi hanno scritto in privato. Ho chiesto a tutti di avere un po' di pazienza, di darmi 48 ore.

Il tema era: i programmi tv. Insopportabili i sette minuti appaltati da Giulia Innocenzi ai The Jackal per deridere la Chiesa, insultarla, dire che è un covo di omofobi e altri colossali cumuli di cazzate, che seguono la ridicola performance delle Femen che bestemmiavano Dio e attaccavano Papa Francesco. Peggio ancora la trasmissione di Raitre con cui il direttore Andrea Vianello ha consegnato a una conduttrice imbarazzante anche per incapacità tecnica, ovviamente esterna Rai, una trasmissione senza senso che ha provato a descrivere la famiglia "tradizionale" come luogo di tutti i mali e la "famiglia gay" come paradiso in terra. Neanche discuto le argomentazioni usate. Erano semplicemente risibili.

Vi avevo chiesto 48 ore di pazienza perché non avevo nessuna voglia di fare pubblicità ai programmi ricalcati sul pensiero unico e scritti con un unico pensiero: propagandare i "modelli familiari" Lgbt. E, ve lo dico, tornerò al mio consueto metodo che chi ha frequentato anche solo una tappa del tour o letto qualche pagina di VLM ha imparato a conoscere bene. Poche parole. Meglio i numeri, che spiegano tutto.

La factory di Michele Santoro l'anno scorso andava in doppia cifra d'ascolto, Announo della Innocenzi (format che conosco bene visto che molti critici, cito Francesco Specchia di Libero, sanno essere copiato dal mio Pugni in Tasca che condussi su Mtv) l'anno scorso era partito addirittura con un ascolto superiore a quello di Annozero di Santoro. Bene. Con le Femen e gli insulti di The Jackal alla Chiesa e ai cattolici italiani, giovedì in prima serata la Innocenzi ha fatto il 3%. Quanto a Andrea Vianello stamattina si è svegliato coccolandosi un disastroso 2% per la sua trasmissione scellerata e falsa contro la famiglia.

I programmi che fanno il 3 e il 2 in prima serata su grandi reti nazionali si chiudono. Il pubblico ha decretato che sono brutti. E' brutta televisione, perché è televisione antipopolare che dice il falso. Che triste fine che hanno fatto Raitre, che triste fine la factory di Santoro. Una volta erano la sinistra televisiva che sapeva parlare al popolo, anche a chi non li condivideva. Oggi vogliono solo compiacere una lobby e sono diventati conformisti. Non c'è nulla di peggio, in tv e nella vita, con conformarsi al pensiero unico. Ci rifletta Andrea Vianello, ci rifletta Michele Santoro. Ci riflettano pure le due conduttrici, anche se la loro pochezza ci lascia scarse speranze di consapevolezza.

E con questo basta pubblicità gratuita a chi sperava di dar scandalo e ha semplicemente, mortalmente annoiato. I conformisti annoiano.




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I miei prossimi 10 giorni

19 novembre 2014

Mi scuso se per i restanti giorni di novembre non riuscirò a prendere altri impegni e trascurerò mail e messaggistica privata varia, ma stiamo lavorando come pazzi al progetto La Croce - Quotidiano in edicola dal 13 gennaio, alla nuova edizione di Voglio la mamma riservata agli abbonati al giornale, in più l'agenda detta questi tempi: oggi presentazione di VLM al teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto, Bologna, dalle 20.30, domani si va a Milano per una lunga registrazione televisiva negli studi Mediaset, venerdì 21 alle 18.30 siamo a Montevarchi al Centro San Lodovico di via Poggio Bracciolini, sabato 22 a Reggio Calabria alle 18 alla Sala Convegni del Palazzo della Provincia. lunedì 24 all'Aula Magna del seminario diocesano di Imola alle 20.45, martedì 25 a Parma alle 21 alla sala convegni del Centro Pastorale Diocesano, giovedì 27 a Torino presso la "Piazza dei Mestieri" di via Durandi 13 alle 21, venerdì 28 alle 21.15 al teatro Mascagni di Chiusi, sabato 29 a Treviso alle 11 alla Sala Polivalente di viale Oberdan 7. A dicembre non è che sia messo molto meglio, ma giuro che cercherò di recuperare. Per capirci, il 28 novembre è il compleanno di Silvia Pardolesi e mi sa che le toccherà festeggiare al teatro Mascagni di Chiusi. Ma che bisogna farci, siamo gente da strada. On the road, again. E scusatemi per qualche distrazione di troppo. Faccio quello che posso.



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I due modi di stare in un talk show

18 novembre 2014

Ci sono due modi di stare in un talk show televisivo. Il primo è quello prono al pubblico, che sia in studio o in collegamento, indicando un nemico a caso contro cui farlo sfogare (di solito: i politici, l'Europa, i burocrati, la moneta unica, i tedeschi) e provando la via del "più uno" su qualsiasi loro richiesta. Hai davanti gli esodati? Più soldi subito agli esodati. Hai davanti i giovani? Più soldi subito ai giovani. Hai davanti i precari? Subito posto fisso per tutti. Hai davanti quelli con il posto fisso? Guai a chi tocca l'articolo 18, più diritti, a caso, scegliete voi. Hai davanti gli incazzati di Tor Sapienza? Subito più sicurezza per reprimere i comportamenti delinquenziali di molti immigrati a Tor Sapienza. Hai davanti gli immigrati di Tor Sapienza? Predica sul rispetto e la civile convivenza, sulle necessaria integrazione contro ogni razzismo. Hai davanti i licenziati di un'azienda che ha trovato più conveniente produrre altrove? Lo Stato obblighi subito l'azienda a riassumerli. E' un circo a gettone, l'ospite si becca qualche applauso, tanto sono solo chiacchiere, i soldi non li farà avere né agli esodati, né ai giovani, né ai precari eccetera.

Poi c'è il secondo modo. Provare a dire la verità. E dire la verità significa dire che l'Italia è un paese malandatissimo e non solo perché ci sono i "cattivi" (politici, burocrati, tedeschi) ma anche e soprattutto perché la verità nessuno vuole sentirsela dire. La verità è che in Italia non ci sono più soldi, perché l'economia non cresce e la spesa pubblica aumenta invece di diminuire e i servizi restano terzomondisti. Il debito pubblico enorme produce interessi monstre che in lustri di recessione uccidono il paese e allora in questo contesto o abbatti spesa pubblica e di conseguenza tasse per far ripartire la crescita stimolando l'iniziativa privata, o non ne usciremo mai. I talk show invece hanno buon gioco a prendere un disagio, estremizzarlo, vellicarlo e fare come se davvero ci fossero dei cattivi che non vogliono risolvere il problema pure avendone la possibilità.

Quando vado in un talk show in tv o alla radio io scelgo sempre la seconda strada. Non sono un politico e pure quando facevo il deputato non ho mai cercato il consenso per il consenso. Preferisco la verità. Oggi il mio istituto di previdenza mi ha comunicato che sono meno gli anni che mi mancano alla pensione (stanti queste regole) che quelli che ho già lavorato. Ho cominciato a fare il giornalista retribuito nel 1990, nei momenti di magra mi sono adattato anche a fare il cameriere da McDonald, nel 2036 potrò smettere di lavorare. Come tutti i miei coetanei ho buchi contributivi dovuti al precariato e 46 anni dopo il primo versamento potrò andare in pensione. Pensavo a questo mentre ero chiamato a partecipare all'ennesimo talk show sugli esodati, 162.000 dei quali sono stati mandati in pensione con una spesa superiore ai 10 miliardi. Ne restano alcuni fuori, semplicemente perché in alcune aziende si sono fatti accordi sindacali per scaricare lavoratori sul sistema pensionistico dopo che la riforma Fornero era stata approvata in Parlamento. Era la cinquantesima puntata con un sessantenne che chiedeva di andare in pensione e io mi sono permesso di dire che la coperta è corta e vorrei che si pensasse un pochino anche ai 29 milioni di italiani nati dopo il 1970 che la pensione non la vedranno mai, o ci andranno dopo i 70 anni, con assegni da fame perché parametrati a contributi da fame derivanti da stipendi (precari) da fame, dunque con il metodo contributivo e non con il retributivo con cui quell'esodato vuole andare in pensione a sessant'anni, dopo un imbroglio contra legem perpetrato dalla sua azienda in combutta con i sindacati. Ci sono gli esodati veri e sono stati già tutelati in 162.000. Poi ci sono gli esodati finti. Quelli che volevano semplicemente approfittare delle vecchie regole.

Oh, sia chiaro. Anche a me piacerebbe andare al talk show e dire "diamo più soldi a tutti, pensioniamo tutti coloro che firmano l'autodichiarazione di essere esodati, riassunzione di Stato per tutti i licenziati, posto fisso a tutti i precari, più soldi a chi ha il posto fisso". Ma ho una coscienza, non lo posso dire, non lo possiamo fare. Noi, con la durezza della verità, dobbiamo dire che bisogna prima di tutto far ripartire questo Paese, che se questo Paese rimane fermo pagando 21 milioni di persone (poco meno di 18 milioni di pensionati e pensionandi, più oltre tre milioni di dipendenti pubblici) con soldi di Stato, concentrando e espandendo la spesa pubblica nell'area improduttiva, questo paese affonda. Questo paese riparte se ridà fiato alle famiglie, alle mamme e ai papà che hanno bisogno di una pressione fiscale drasticamente diminuita e calcolata sulle bocche effettivamente sfamate e sul reddito effettivo del nucleo familiare (un lavoratore con moglie che si occupa dei quattro figli, tutti a carico, non può pagare la stessa aliquota di un single), se si ridà fiato alle imprese che solo a fronte ad una convenienza a investire in Italia resteranno in Italia e daranno lavoro in Italia, se si incentiva l'imprenditorialità in particolare giovanile.

Avete trovato più di dieci miliardi per gli esodati, veri e finti. Ora trovate qualche soldo per giovani, imprese e famiglie perché è questo il trio che può far ripartire l'Italia. E la coperta è corta. Non raccontate cazzate alla gente per prendervi qualche facile applauso continuando a ignorare i loro reali bisogni, sperando che il nonno con la sua pensioncina da sessantenne svolga un ruolo da ammortizzatore sociale nei confronti del nipote disoccupato, così potrete continuare a fregarvene di risolvere davvero la situazione.

E ai colleghi giornalisti: ma il gusto di raccontare la verità ce lo siamo davvero così perso a scapito di una oscena rincorsa all'applausometro?

La verità rende liberi, solo la verità. Io in un talk show oggi ho parlato molto, hanno isolato tre minuti, se volete guardateveli, sono qui http://www.huffingtonpost.it/…/mario-adinolfi-aria-che-tira…




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Renzi imperatore d'Italia, ma...

14 novembre 2014

In un'intervista che ho rilasciato a Italia Oggi ho provato a dire quel che penso della situazione politica, che ormai m'annoia: Renzi è stato eletto imperatore il 25 maggio scorso, vincerà nel tempo breve e nel tempo medio per assenza d'avversari, mi diverte veder rosicare D'Alema e il premier dare l'assalto alle ultime casematte della old left, tipo Cgil e altra robetta che oggi ha disturbato Roma. Più seriamente, ho chiesto al premier da un prestigioso giornale economico di non assumere provvedimenti antipopolari, di non sognarsi antipatiche fughe in avanti sui cosiddetti diritti civili. Sta tutto quihttp://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp…



permalink | inviato da marioadinolfi il 14/11/2014 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Dopo la vergogna delle Femen a La7

14 novembre 2014

C'E' UNA SOLA STRADA
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano?

Guardavo le Femen a La7 bestemmiare Dio, insultare Papa Francesco e la Chiesa, con il plauso della giovane conduttrice che l'indegna gazzarra aveva voluto e organizzato, con un ospite disgustato che non reggeva e se ne andava dallo studio. Guardavo tutto quel caos, quella paccottiglia ideologica senza capo né coda con parole sconclusionate, inutili tette al vento e lancio ossessivo di anticoncezionali. Guardavo dopo aver visto su un altro canale lo show in assoluto più amato dai giovani, che piace anche a me per via della gara tra talenti musicali, che si era aperto con una canzone "contro l'omofobia degli estremisti cattolici" e si era snodato con continui quanto generici attacchi alla religione e al Vaticano. 

Guardavo sgomento le Femen, Giulia Innocenzi?, Fedez?, Hozier?, il rapper gayfriendly e tutti avevano un solo obiettivo: demolire la Chiesa, tra applausi obbligatori, senza dissenso possibile. Con la giovane conduttrice a ripetere quattro volte come un'ossessa davanti a qualche ragazzo dubbioso in studio: "Non capisco come un giovane italiano del 2014 possa essere contrario alle Femen". E io, che pure in Chiesa sono pecora nera, mi chiedevo: "Non è che è finita, non è che abbiamo già perso?".

Pensavo alle mazzate che ho preso per aver chiesto alla tv dei vescovi di non srotolare per favore il tappeto rosso davanti a Luxuria che già parla a reti unificate, pensavo a quelle istantanee che ho preso sui social per aver protestato con undici parole contro lo show delle Femen, pensavo all'autocensura che mi ero imposto quando ho saputo che l'arcidiocesi di Milano aveva "chiesto scusa" (chiesto scusa) per aver cercato di sapere a tutela delle famiglie in quali scuole si insegnassero ai bimbi dai quattro ai sei anni o appena più grandicelli le virtù del sesso anale e il fatto che maschio e femmina sono convenzioni sociali intercambiabili secondo la più bieca ideologia del gender, pensavo alla censura che avevo imposto io a un amico che aveva scritto un ottimo pezzo sulle sentenza della Cassazione che ha definito la pratica dell'utero in affitto "contraria alla dignità umana" e di conseguenza ha tolto un bambino ad una coppia che se l'era andato a comprare in Ucraina, non volevo che ti colpissero le stesse grandinate di insulti che colpiscono me, scusa Lorenzo Ciampoli?.

Pensavo che abbiamo una grande responsabilità, grava personalmente su ciascuno di noi, dobbiamo decidere. Sono due le strade possibili: o pensiamo che la caotica paccottiglia ideologica a favore del matrimonio gay, dell'utero in affitto, delle teorie del gender sia ormai inarrestabile ed è inutile mettersi di traverso, dunque prepariamoci a vedere nel 2015 varate in Italia normative sul "matrimonio egualitario" e la "stepchild adoption", solo come primo assaggio di una devastazione antropologica che trasformerà le persone in cose, i bambini in oggetto di compravendita, gli uteri in oggetti di locazione, il diritto di un figlio ad aver una madre e un padre in un vago ricordo da sacrificare sull'altare della nuova idolatria del genitore 1 e 2; oppure pensiamo che contro questa folle, insensata deriva ci batteremo con tutte le forze e susciteremo un'opinione pubblica in grado di resistere e dire no a questa paccottiglia ideologica, senza remore e senza autocensure, senza complessi d'inferiorità o tentazioni d'ossequio al pensiero unico che sembra imperante e invece è violento perché è fragile.

Per quanto mi riguarda c'è una sola strada e non me ne frega niente se testimoniare la verità espone al massacro, magari anche a dover star sotto al fuoco amico. Sappiatelo, però: se vorrete percorrere quella strada, nella bisaccia dovete mettere tanto coraggo. Una delle più note soubrette italiane, solo per aver retwittato un video da me postato per informare con puntualità sull'eutanasia, è da giorni sotto la gragnuola di insulti della teppaglia Lgbt che con violenza si è organizzata in rete per mandare un messaggio chiaro e ridurre al silenzio chiunque osi mettere in discussione i loro dogmi: o ti uniformi al pensiero unico o da mattina a sera ti faremo sentire reietta. La soubrette, comunque, è strutturata e resiste.

C'è una sola strada e nel tempo degli strani inviti a Luxuria, delle arcidiocesi che chiedono scusa, di Repubblica che racconta che sulle unioni gay c'è l'ok dei massimi vertici ecclesiali e manco arriva una smentita, in questo tempo faticosissimo abbiamo capito che quella strada dovremo percorrerla "a spalle scoperte". Però grazie a questo piccolo quotidiano che non è neanche ancora uscito in edicola e ha già attorno tanto affetto, grazie al tour di Voglio la mamma? in cui ho incontrato decine di migliaia di persone in teatri e palazzetti, grazie al coraggio che mettete battendovi come leoni anche sui social network, ho capito che le spalle ce le copriamo insieme.

C'è una sola strada, perché se stiamo zitti passano le leggi e passano subito. Poi non meravigliamoci, non scandalizziamoci, non lanciamo allarmi se leggiamo che in Germania i genitori che non mandano i bambini di quattro anni a lezione di sesso anale e ideologia del gender vengono arrestati e tradotti in carcere, che in Francia hanno arrestato padri di famiglia per la sola colpa di aver addosso la maglietta di Manif pour tous che riproduce i bambini con mamma e papà e dunque è omofoba, se in Gran Bretagna si viene arrestati per omofobia in base al principio per cui "sei omofobo se la vittima ritiene che sei omofobo". Non lamentiamoci perché sono dirette e logiche conseguenze delle norme emanate. Se la mobilitazione delle Sentinelle In Piedi?, dei circoli VLM, di La Manif Pour Tous Italia?, di Costanza Miriano?, di Marco Scicchitano?, di padre Maurizio Botta dei Cinque Passi? (oggi alle 17 alla Chiesa Nuova alle 21 ripartono, non mancate), di tanto popolo coraggioso non ci fosse stata, oggi il ddl Scalfarotto sarebbe legge e quegli arresti con condanne fino a sei anni di carcere ci sarebbero anche in Italia. Certo che la mobilitazione costa, le Sentinelle sono state massacrate di botte in alcune piazze e hanno raccontato che erano "fautrici di violenza". Il primo prezzo da pagare è che ribalteranno la verità, diranno a Davide che è Golia. Siete disposti a lottare come Davide, anche con un po' d'astuzia e di baldanza contro la forza brutale del pensiero unico? Siete disposti a farlo senza avere neanche le spalle coperte? Per me non c'è alternativa. O questo o le norme che da questo pensiero unico violento e irrazionale saranno rapidamente partorite, contro i bambini, contro la vita, contro la famiglia. C'è una sola strada.

Guardavo le Femen insultare la Chiesa e Papa Francesco e pensavo. Pensavo anch'io: l'irrazionale è ineluttabile, ciò che è senza senso e dunque ingiusto sta prevalendo. Era mezzanotte, quasi m'addormentavo addolorato. Meno male che è arrivato Gilbert Keith Chesterton a svegliarmi: "La cosa più saggia è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale". C'è una sola strada. Non subiremo, non sussurreremo.



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Manganellato dall'Espresso

13 novembre 2014

Un po' mi dispiace per la manganellatura presa dall'Espresso, come m'è dispiaciuto che nelle stesso ore Selvaggia Lucarelli di Libero facesse la stessa operazione via web. Poi ho pensato che se da destra e da sinistra arrivano mazzate, vuol dire due cose: che si preoccupano e che stiamo facendo bene, senza "cercare di compiacere il mondo". Dunque, andiamo avanti. Una sola doverosa precisazione a Luca Sappino, collega che peraltro stimo: le Sentinelle non hanno idoli. Noi non abbiamo idoli. Crediamo nella verità e la testimoniamo, tutto qui. http://espresso.repubblica.it/…/mario-adinolfi-l-idolo-dell…



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Se il modello è Madonna

11 novembre 2014

CON PIU' FANTASIA, NON CON MENO

di Mario Adinolfi per La Croce 


Vladimir Luxuria opinionista alla tv dei vescovi nel giorno in cui il Cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, afferma che le nozze gay sono "un cavallo di Troia", somiglia decisamente alla sventurata mossa che pose fine al più epico dei conflitti: portare il cavallo dentro le mura, pensare che fosse un dono, restare addormentati e disarmati. La mia amica Elisa Calessi scrive che è una gran mossa editoriale invece, perché mai s'è parlato così tanto di Tv2000, la tv dei vescovi appunto. Vero, ha ragione Elisa. Se ne è parlato. Ne stiamo parlando anche qui, persino su un giornale che per ora non esiste se non sui social network (dal 13 gennaio siamo in edicola però, fate un circoletto rosso sul calendario).

Il problema è la banalità. Il problema è che Paolo Ruffini e Alessandro Sortino, direttore e vicedirettore di Tv2000 che hanno fatto tanta televisione, ci ripropongono lo schema della televisione a cui sono abituati. Vuoi far parlare? Gioca con il "contrasto di sapori", con "quello che non t'aspetti". Ficca la suora nel talent show decotto che altrimenti nessuno guarderebbe. Poi vuoi farle vendere il disco? Falle cantare "Like a Virgin", gioca sull'ambiguità, in fondo la cantava Madonna, che con i video che simulavano atti sessuali in chiesa e canzoni come "Like a prayer" ha costruito un impero. Metti il prete accanto al cruciverbone, alle tette e ai culi, manda frate Cionfoli nel regno delle canzonette sceme. Così quello impazzisce e noi con lui. Ma l'effetto è garantito. Sono trent'anni che funziona così la televisione e il mondo dell'intrattenimento, tutti vogliono fare Madonna: zozzerie in paramento sacro. Per far soldi e "far parlare".

Ho fatto tv molto a lungo, come Ruffini e come Sortino, ne conosco i meccanismi. Ho avuto Luxuria ospite quando conducevo la prima trasmissione "seria" mandata in prima serata da Mtv. La recita era sempre la stessa: allora Luxuria era "il trans in Parlamento". Il contrasto di sapori, quello che non t'aspetti. Funzionava. Come Madonna, ci ha costruito su, sapientemente. Ieri appena ha saputo del mio disappunto per l'invito a diventare opinionista della tv dei vescovi, ha subito twittato dicendomene peste e corna, facendosi seguire da quello stormo di teppisti Lgbt della rete che ormai intimidiscono chiunque osi opporre un ragionamento contrario al pensiero unico sull'argomento. Luxuria twittandomi direttamente contro sperava di ottenere repliche e scatenare un "flame", una polemica. Mi sono astenuto da qualsiasi replica. Ho fatto tv molto a lungo e più a lungo ho frequentato la rete. Ripeto, ne conosco i meccanismi. La ricerca ossessiva di visibilità di questi figuri mi ha stancato. Ormai non replico mai.

Insomma, possiamo decidere questo, d'essere "più papisti del Papa" in una traduzione libera e offensiva del magistero di Papa Francesco, che per me invece è il Pontefice che alla conclusione del sinodo dei vescovi ammoniva a "resistere alla tentazione di scendere dalla Croce per compiacere il mondo". Oppure possiamo scegliere anche mediaticamente la via più stretta, quella di parlare con il cuore, di non fare giochini da esperti di televisione, di non essere banali. Alla fine di ogni serata di presentazione di Voglio la mamma o di ogni evento con i miei amici moschettieri contro i falsi miti di progresso, scendo dal palco del teatro o del palazzetto che ci ospita fradicio di sudore. Non è molto televisivo, il sudore. Di solito c'è una truccatrice pronta a tamponartelo a ogni break, non devi mai "sembrare lucido" (è il gergo televisivo, ma pare un invito ad essere sempre ambigui, confusi). Proprio ieri mi ha scritto una ragazza che ha assistito alla serata al Palacongressi di Loreto: "Mi hai conquistata, ma non perché parli bene, tanti sono capaci di farlo. Mi hai conquistata perché parli con il cuore e si vede".

Capisco il lavoro che stanno facendo Ruffini e Sortino, devono far parlare di Tv2000, devono sorprendere. Ma sommessamente consiglio di farlo con più fantasia, non con meno. E' banalotto l'escamotage di far fare a Luxuria l'opinionista alla tv dei vescovi, a un trans che non più tardi di tre settimane fa accusava la moglie del premier Agnese Renzi di essere "una cattolica bigotta" responsabile del mancato via libera del marito alla legge sulle unioni gay (la poverina sull'argomento non ha mai fiatato) esaltando invece dal gay village Francesca Pascale che sul tema aveva preso il dominio di Silvio Berlusconi. Ruffini e Sortino, è una scelta priva di cuore, priva di sudore, solo un trucchetto tecnico per far parlare. E' Madonna, è la suora al talent show. Sì, se ne parla. Sì, dà una riattizzata agli ascolti. Ma è un trucco.

Il cuore e il sudore sono senza trucco. Sulle questioni nodali della nascita, dell'amore e della morte meglio far parlare il cuore e il sudore. Se i cattolici italiani si faranno prendere da questi complessi per cui bisogna stare attenti a non irritare la lobby Lgbt da cui anzi secondo alcuni bisogna prendere esempio per l'efficacia dei metodi comunicativi, bisogna addirittura compiacerla e stendere tappeti rossi, allora arriveranno normative che devasteranno l'idea di tutela dei soggetti più deboli, di difesa del bambino che ha diritto sempre ad una mamma perché sempre da una mamma nasce, di mantenimento di una distinzione tra maschile e femminile. Il cavallo di Troia s'aprirà, il "dono" si rivelerà per quel che è. Se per sembrare non banali (e in realtà essendolo) ci faremo dare le opinioni da un transgender che è a favore del ddl 405 con il quale si potrebbe cambiare sesso a piacere senza neanche seguire percorsi medico-chirurgici, poi non lamentiamoci se nelle scuole trionferà l'ideologia del gender, saremo stati noi stessi ad aver dato il via libera.

Nessuno vuole negare a Luxuria il diritto ad esprimersi, che è più che tutelato, possiamo apprezzarne le qualità a qualsiasi latitudine mediatica, in radio e in tv e su internet. Mi piacerebbe che analogo diritto fosse tutelato anche da Fazio e Gramellini su Raitre, nel programma che fu inventato proprio da Paolo Ruffini, magari presentando i libri di Costanza Miriano, che vende decine di migliaia di copie lo stesso, ma la discriminazione colpisce Costanza, mica Luxuria. Inutile chiedere una par condicio che non avremo mai, il pensiero unico mica lo chiamano così per caso.

Possiamo chiedere invece, innanzi tutto a noi stessi e a chi ha a cuore la difesa dei soggetti più deboli, a partire dal bambino e da sua mamma, a chi è contrario all'ideologia del gender e alla sua deriva che porta alla compravendita di esseri umani e alla cultura dello scarto su cui ci mette sempre in guardia Papa Francesco, di parlare forte e chiaro. Con più fantasia, non con meno. Con più cuore e più sudore, non con qualche trucchetto che serve a far chiacchierare i critici e gli addetti ai lavori per un po' di giorni, ma poi l'effetto finisce e la ferita rimane.




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Sortino, si fa bella tv pure senza Luxuria

10 novembre 2014

"Il Cardinale Bagnasco ha perfettamente ragione, le nozze gay sono un cavallo di troia. Cari Ruffini e Sortino, cari giornalisti della tv dei vescovi italiani, scegliere come opinionista Vladimir Luxuria somiglia tanto a far entrare il cavallo di Troia in città e scambiarlo per un dono. Non siamo all'Isola dei Famosi o al Grande Fratello, non occorre essere proni al politically correct più deteriore per fare buona e vivace tv. Si può avere un altro opinionista a Tv2000 per favore?". 

Nicola ci segnala l'email segreteria@tv2000.it e sarà il caso di mandare qualche messaggio di questo tenore a Paolo Ruffini e Alessandro Sortino, che guidano la tv dei vescovi italiani e hanno deciso di ospitare Luxuria a commento delle notizie. Non cediamo al consueto giochino dell'épater les bourgeois, non quando si tratta dei temi essenziali. Bisogna provare ad essere più fantasiosi, non bisogna esserlo meno.

Per chi ha poca fantasia, può tagliare e incollare il testo e pigiare poi il tasto invio dell'email.



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Contro il ddl 405 e l'ideologia gender

6 novembre 2014

Il nuovo capolavoro dell'ideologia gender è la campagna per la legge sul cambio di sesso "a richiesta". Il disegno di legge 405 giace al Senato, per fortuna non ancora calendarizzato, opera di un parlamentare Pd già noto per aver attivato una compravendita di bambino all'estero attraverso la pratica dell'utero in affitto, illegale in Italia. Il suo disegno di legge 405 chiede che si possa cambiare sesso a piacere. Sei nato maschio? Maschio con tutti gli attributi? Ti senti femmina? Vai all'anagrafe e chiedi i documenti da femmina. Ma quali ormoni, ma quale operazione. Una semplice dichiarazione e via. Si fa. L'indifferenziazione sessuale è cosa fatta, maschile e femminile saranno termini generici, mamma e papà pure, siamo tutta una stessa pappa e il sesso si cambia come si cambia l'abito al mattino. E guai, guai a insegnare ai bimbi che la principessa aspetta il suo principe azzurro, è una favola da bulli omofobi. Adesso per essere politically correct bisogna dire che Luca ha due papà, non ha nessuna mamma e per lui è un gran bene che la mamma si sia affittata l'utero e venduta suo figlio. Che poi manco era proprio proprio suo figlio, l'ovulo se l'era venduto un'altra, così le tracce di figura materna al povero Luca sono state sminuzzate. Ma poi chi se ne frega: mamma, papà, sono concetti superati. C'è il genitore 1 e c'è il genitore 2. Di che sesso sono chi se ne frega. Il sesso è indifferenziato, siamo tutti un po' maschi e un po' femmine e sui documenti se passa il ddl 405 possiamo cambiarlo come si cambia l'automobile. Ovviamente un magistrato a Trento ha già consentito al cambio di sesso di un signore che a 45 anni ha deciso di sentirsi signora, di non aver voglia di sottoporsi ad alcun trattamento medico-chirurgico, di pretendere però documenti da femmina. Detto, fatto. Sentenza passata in giudicato. Il ddl 405 è stato applicato senza che fosse legge, senza che neanche fosse calendarizzato al Senato, in spregio alle legge vigente numero 164 del 1982 che regola il cambio di sesso e prevede un percorso medico-chirurgico. Sentenza contra legem dunque. Altro falso mito di progresso celebrato illegalmente per via giudiziaria.

Il 9 dicembre esce "Voglio la mamma 2015 - La notte in cui tutte le vacche sono nere". Un regalo di Natale riservato agli abbonati a La Croce - Quotidiano, una nuova edizione di VLM con 4 capitoli nuovi e la riscrittura e l'aggiornamento dei dati dei 15 capitoli "storici" del libro. La copertina non sarà più rossa.




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Brittany, il cavallo di Troia dell'eutanasia

5 novembre 2014

Ero a Radio 24 stamattina e sono stato interrogato sul caso Brittany, la ragazza malata di tumore che si è suicidata in Oregon nel plauso generale di stampa, televisioni, radio di tutto il mondo: "Perché il Vaticano ha detto che Brittany è morta senza dignità?". Domanda secca, senza via d'uscita. Immaginavo la domanda prima del collegamento e m'ero andato a prendere il testuale di quanto detto "dal Vaticano", cioè dal presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Carrasco de Paula: "Il suicidio assistito è un'assurdità, la dignità è un'altra cosa rispetto a mettere fine alla propria vita. Non giudichiamo le persone ma il gesto in sé è da condannare. Non sappiamo cosa sia successo nella coscienza, noi scegliamo sempre cercando il bene, il guaio è quando sbagliamo. Questa donna lo ha fatto pensando di morire dignitosamente, ma è qui l'errore, suicidarsi non è una cosa buona".

Allora diciamolo chiaramente. Il caso Brittany è stato uno spot mondiale a favore di una legge sull'eutanasia, un classico spottone da pensiero unico: suicidio assistito a tutte le latitudini, please, pagato e garantito dallo Stato. Se non la pensi così, sei contro la povera Brittany.

Io la penso esattamente come monsignor Carrasco de Paula, ritengo che il suicidio assistito sia un'assurdità e ho trovato intollerabile che ogni giornale italiano abbia scritto che "Brittany ha scelto di morire con dignità". Fatemi capire bene. Noi che abbiamo tenuto la mano ai nostri nonni fino al momento in cui hanno esalato l'ultimo respiro, malati di malattie incurabili e anche dolorose, li abbiamo consegnati a una morte senza dignità?

La morte è brutta, è oscena, è fatta di dolore e cose indicibili, odori forti, difficoltà nel respirare, nel mangiare, nel digerire, nell'evacuare, impossibilità di muoversi, piaghe da decubito e altre piacevolezze. Sì, la morte per malattia è fatta così, La malattia è fatta così. Di malattia spesso si guarisce, alcune volte no. Alcune volte le malattie sono brevi, altre volte sono lunghe, infinite, penose. Che soluzione ci propone il pensiero unico contemporaneo? Usare la malattia come veicolo rapido verso la soppressione delle persone quando entrano nella fase della loro estrema debolezza?

Visto che attraverso il cavallo di Troia della morte "dignitosa" di Brittany vogliono far entrare nelle nostre coscienze l'idea che sopprimere un malato che soffre molto sia cosa buona e giusta, l'ennesimo omicidio compiuto per il bene dell'ucciso, io voglio rispondere con estrema nettezza e trovo persino troppo tenera l'uscita di Carrasco de Paula. L'eutanasia, il suicidio assistito, sono il modo con cui si condurrà l'umanità dentro una logica infernale: l'ho scritto in Voglio la mamma, ho pubblicato le statistiche di Belgio e Olanda, i due paese europei che hanno leggi per l'eutanasia di Stato anche pediatrica. Su un territorio che complessivamente ha meno della metà della popolazione dell'Italia sono state soppresse per eutanasia ventimila persone. Ventimila. Davvero pensate che sono tutti casi Brittany?

Guardatevi questo documentario di un'ora che racconta l'eutanasia in Belgio. L'eutanasia dove esiste. Dura un'ora, è in francese, il circoloVoglio La Mamma - Roma ha lavorato gratuitamente (grazie Lorenzo Ciampoli) per darvene una versione totalmente sottotitolata in italiano. Guardatelo a questo link http://youtu.be/i-bR53nANUI e capirete tutto. Capirete come funziona.

Se l'eutanasia, attraverso i casi Brittany, entrerà prima nelle coscienze e poi nei sistemi giuridici del mondo occidentale saremo tutti come l'infermiera del documentario, che parla a viso scoperto (mica quelle interviste camuffate tipiche delle "inchieste" all'italiana) e dice: quando sarò malata e vecchia, non mi farò mai ricoverare, perché so come andrebbe a finire.

Ha ragione Carrasco de Paula, non giudichiamo le persone, ma l'eutanasia è un'assurdità. Si parte dal caso Brittany e si arriva all'eliminazione dei sofferenti (anche di chi soffre "psicologicamente", perché in Belgio e Olanda la sofferenza non deve essere necessariamente fisica) sapete perché? Perché sopprimere costa infinitamente meno di curare.

Sopprimere costa infinitamente meno di curare. Ricordatelo, la scorciatoia che l'eutanasia propone è la scorciatoia di chi non vuole più opporre la fatica della cura alla tragedia della malattia. E allora addio alla ricerca (costosa) sulla terapia del dolore, addio alla ricerca (costosa) sulle cure palliative. Zac. Soppressione. Meno fatica, meno costi.

Sono contrario a qualsiasi accanimento terapeutico, il tratto finale della nostra esistenza va accompagnato senza inutili invasioni del corpo, ma senza alcuna tentazione di scorciatoie, quelle sì non dignitose. Norme sull'eutanasia di Stato innestate su sistemi sanitari in perenne emergenza economica, come quello italiano, produrrebbero una catastrofe di cui ognuno di noi potrebbe essere vittima. Riflettiamoci, senza tic giornalistici, senza l'obbligo di inginocchiarci al pensiero unico, anche quando è rappresentato da una triste storia come quella di Brittany.

Le sia lieve la terra.




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In difesa di Moncler (un paese in cupio dissolvi)

4 novembre 2014

Ma l'uovo che ha composto la vostra colazione mattutina, in forma propria o dissolto in biscotti e alimenti vari, come credete che venga ottenuto? Sì, in coltivazioni intensive in batteria. Volete una telecamera che vi faccia vedere come funziona? E il pollo nella vostra insalata low calories dell'ora di pranzo sapete come vive e come muore? E i vitelli, poveri vitelli e vitelloni e manzi per i milioni di fettine, bistecche, filetti, tagliate, hamburger che ogni giorno consumate pensate abbiano morte migliore? E avete mai visto scannare il maiale, le urla che lancia prima di diventare salame, prosciutto crudo e cotto, salsiccia, prelibato culatello. Potremmo anche decidere di abbattere l'industria agroalimentare con gli stessi identici mezzi che vi hanno tanto impressionato per via delle piume d'oca. Ah, peraltro anche l'industria agroalimentare è ampiamente delocalizzata e compra dal produttore a 1 qualcosa che rivende mediamente a 30, infatti i produttori sono sempre incazzati, ma i trasportatori anche, i distributori pure, i lavoratori delle aziende agroalimentari non ne parliamo e gli industriali dicono che c'è la crisi e tutti hanno ragione, perché i costi sono diventati abnormi e la concorrenza estera è terrificante. 

Dobbiamo puntare sull'eccellenza, come fa Moncler, ma abbiamo appena abbattuto anche quell'azienda: -5% in borsa, miliardi di valore bruciati e in prossima combustione, posti di lavoro che se ne vanno e filiera distributiva che dà ricchezza e lavoro a tanti (in Italia e nel mondo) messa in discussione. Ma Moncler è brutta e cattiva, spiuma le oche e delocalizza, poi fa pagare a 30 qualcosa che compra a 1 (ma si dovrebbe sapere che il costo non è quell'1, il costo reale è 5-6). Ce l'abbiamo invece un orgoglio nazionale: la pizza. Ma cosa dico mai, anche quella gli amici di Report ci hanno spiegato che non dobbiamo mangiarla perché i pizzaioli la cuociono male e ci fa male. E ci hanno spiegato anche i danni che facciamo se ci beviamo un caffè al bar, un'altra puntata era tutta contro i baristi. Il 90% di bar e pizzerie secondo Report andrebbe chiuso per gravi inadempienze contro la salute dei clienti e così piegheremmo definitivamente l'economia del paese, forza, proviamoci. Negli Stati Uniti, dove la carne fa schifo rispetto all'Italia e la pizza per loro è Pizza Hut, una trasmissione che minasse sistematicamente il tessuto produttivo del Paese sarebbe considerata dannosa. Qui ci piace devastare persino quel poco di buono che produttivamente abbiamo. Nel plauso popolare. Auguri, Italia. Sei un paese in cupio dissolvi.



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Un elogio a Tommaso Cerno

25 ottobre 2014

Tommaso Cerno è un giornalista che molti di voi conoscono, ci siamo incontrati in tante trasmissioni tv, ci siamo annusati, ho stima di lui a pelle, credo ricambiata. Da qualche giorno è stato nominato direttore di uno dei più importanti quotidiani del Nord, il Messaggero Veneto, gruppo l'Espresso. Sulle unioni omosessuali la pensa diversamente da me, molto diversamente. Mi ha chiesto di scrivere per il suo giornale un editoriale che oggi trovate in prima pagina. Tommaso è iscritto nella casella "gay". A me pare semplicemente un buon direttore, che vuole far sentire ai suoi lettori tutte le voci, tutte le posizioni. Ce ne fossero come Tommaso Cerno.


NON SOLTANTO I CATTOLICI DICONO STOP
di Mario Adinolfi per il Messaggero Veneto

E' d'accordo Silvio Berlusconi, l'ha proposto l'Imperatore d'Italia Matteo Renzi, dunque ormai (forse) si faranno: le unioni civili alla tedesca, dedicate in particolare alle coppie omosessuali, potrebbero entrare davvero nel diritto di famiglia anche italiano. Secondo il sottosegretario alle Riforme, Ivan Scalfarotto, si tratterà semplicemente del "matrimonio gay con un altro nome, per non irritare i cattolici". Secondo altri si salvaguarderanno solo le due richieste fondamentali del mondo Lgbt: il diritto alla reversibilità della pensione e il diritto a "farsi una famiglia". Con che modalità ci si potrà "fare una famiglia" essendo a una coppia omosessuale negata, secondo le dichiarazioni di Renzi, l'adozione di bambini, come peraltro recita il modello tedesco? L'artificio un po' ipocrita è legato ad un'espressione anglofona. Si tratta della "stepchild adoption", cioè la possibilità del partner di adottare il figlio del compagno o della compagna omosessuale, in assenza di altro genitore biologico. Nel caso di una coppia gay i figli nascono utilizzando (all'estero, perché in Italia è illegale, di qui l'ipocrisia tutta italica) le procedure note come "utero in affitto".

Berlusconi e Renzi avrebbero stipulato dunque un "nuovo patto del Nazareno" sulle unioni civili omosessuali, la loro approvazione in Parlamento visti i numeri di cui i due dispongono potrebbe essere istantanea. Però. C'è un però. Quel però è l'opinione degli italiani.

Tanti italiani su questo tema vogliono procedere con i piedi di piombo. I sondaggi dicono ad esempio che la stragrande maggioranza è contraria all'utero in affitto e hai voglia a chiamarla stepchild adoption, una coppia gay per arrivarci deve passare dall'affitto di un utero. E se cerchi una donna che ti doni un ovulo per poi impiantarlo nell'utero affittato di un'altra donna, la signora in questione deve essere sottoposta a settimane di bombardamenti ormonali, affinché il suo ovulo diventi grande poco meno di un chicco d'uva, per poi essere agoaspirato in sedazione profonda. Esiste secondo voi qualche donna in natura che si sottoporrebbe a tale procedura gratuitamente? Nella neolingua di questi falsi miti di progresso la chiamano "donazione di ovuli", nella realtà è una compravendita. L'ipocrisia italica nel caso di fecondaziona eterologa parla di rimborsi spese per le donatrici. Non è vero, è salario mascherato. Nelle procedure di utero in affitto, dopo la finta donazione, c'è la reale locazione dell'intimità più profonda di un'altra donna fino alla consegna del prodotto: il figlio, ormai ridotto come la donna a cosa, che viene partorito e strappato al seno della madre non appena vi si avvicina, per consegnarlo alla coppia acquirente. La stepchild adoption all'interno delle unioni civili renzian-berlusconiane legittimerebbe tutto questo. La riduzione di un bimbo a una cosa da acquistare, ovviamente se in perfette condizioni.

Ma le persone non sono cose e i figli non si pagano. Il coro parlamentare potrà essere pure univoco a favore delle unioni civili alla tedesca, ma fuori dal coro a difesa dei soggetti più deboli, che sono sempre i bambini che hanno diritto a non essere privati della loro mamma, canta un pezzo d'Italia. Sono i cattolici, certo, ma non solo.

Tanti italiani, anche di sinistra come chi scrive, che sono prontissimi a riconoscere agli omosessuali il sacrosanto diritto a essere vicino al proprio compagno quando va in ospedale o nel malaugurato caso dovesse finire in carcere, che sono pronti a riconoscere ogni possibile diritto individuale, che sono contrari a qualsiasi discriminazione nei confronti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei transessuali. Tanti italiani che però si fermano quando si parla di famiglia e di figli. I figli, tutti i figli, tutti noi siamo nati da un uomo e da una donna, da un padre e una madre, non da un genitore 1 e genitore 2. E alle nostre spalle abbiamo migliaia e migliaia di anni in cui una sequenza infinita di incontri tra un uomo e una donna hanno portato al nostro essere e al mondo come è ora. Non sarà il 2014, anno prima dell'era renzian-berlusconiana, a bloccare questa sequenza e a inventarsi una realtà che non c'è. Non sarà un nuovo patto del Nazareno a impedire a molti italiani di cantare fuori dal coro. E, a proposito, almeno cambiategli nome. Il Nazareno lasciatelo stare.




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Contro il patto Berlusconi-Renzi sulle unioni gay

24 ottobre 2014

ALMENO LASCIATE STARE IL NAZARENO
di Mario Adinolfi per La Croce

Lo definiscono "il nuovo patto del Nazareno" e Silvio Berlusconi l'ha annunciando dicendosi favorevole a varare con Matteo Renzi una legge di equiparazione al matrimonio per le unioni gay, con tanto di "stepchild adoption", cioè con il via libera all'utero in affitto anche se (ipocritamente) solo se utilizzato per operazioni di compravendita di neonati realizzate fuori dai confini nazionali. La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo la notizia è stata: almeno cambiategli nome a questo patto scellerato. Almeno lasciate stare il Nazareno.

Le seconda cosa l'ho pensata mentre vedevo, incontrando centinaia e centinaia di persone insieme ad altre firme de La Croce (Costanza Miriano, padre Maurizio Botta, Marco Scicchitano), un pezzetto di popolo passare da una sorta di mesta rassegnazione ad un qualche civile entusiasmo e ad una grande voglia di battersi. Questo giornale, lo dico sempre nelle iniziative pubbliche, nasce per avviare un "corpo a corpo" con i sostenitori delle tristi idee omosessualiste proprie della lobby Lgbt e non degli omosessuali, che nella loro vita reale offrono uno spaccato assai più complesso e molto spesso sorprendente. Ebbene, mentre ragionavo di questo spiegando perché sono contrario all'equiparazione delle unioni gay al matrimonio, pensavo a quanta ipocrisia c'era nelle dichiarazioni di Berlusconi che ha richiamato più volte i "valori cristiani" e la "tutela della famiglia tradizionale" e a quanta ce n'è anche nel mio amico Renzi, le cui radici so essere ancorate al terreno dal popolarismo cattolico, però evidentemente il cinismo del potere prevale e le rende secche. Due leader che si richiamano esplicitamente a valori precisi, li violano platealmente nel nome di una comune plateale cedevolezza a idee caotiche e prive di senso, che produrranno l'effetto di trasformare le persone in cose. Perché, si sappia: equiparano l'unione gay al matrimonio solo per ottenere due precisi "diritti". Il primo è quello alla reversibilità della pensione, che travolgerà il sistema previdenziale e provocherà la cancellazione o l'estrema riduzione della pensione di reversibilità per tutti. Il secondo presunto diritto è quello a "farsi una famiglia". E, di grazia, come se la fanno questa famiglia due gay se l'adozione è vietata ed è concessa invece la "stepchild adoption"? Ovvio, due gay hanno una strada sola: il ricorso all'utero in affitto. Che è una terrificante pratica di umiliazione del corpo della donna, di violazione della sua sfera più intima dietro compenso in denaro, di compravendita di un neonato. Una pratica vergognosa, da mondo della schiavitù di epoca pre-cristiana. Poi arrivò un uomo sulla croce e cambiò tutto, cancellò la schiavitù, disse che chi avesse scandalizzato i bambini meglio se si mettesse una macina di mulino al collo e si gettasse in mare. 

Ecco cosa diceva il Nazareno. A questo scellerato patto contro le donne e gli uomini, contro i bambini trasformati in scandaloso oggetto di compravendita, almeno cambiategli il nome.


SAREMO IN EDICOLA DAL 13 GENNAIO
Dopo il patto Renzi-Berlusconi sulle unioni gay sarà sempre più dura cantare fuori dal coro. Noi lo faremo, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto per (r)esistere. Il quotidiano La Croce sarà in edicola dal 13 gennaio 2015. Abbiamo aperto la campagna abbonamenti e ringraziamo i tanti che già ci hanno inviato la concreta adesione al nostro giornale pro life e contro i falsi miti di progresso. Ci si abbona a La Croce con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, se volete aiutarci con qualcosa in più potete inviare una donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla nostra consueta email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano. Alcuni ci dicono che è un'impresa pazza, noi diciamo che è semplicemente necessaria. Vedremo chi avrà avuto ragione. Se volete darci una mano condividete questo link www.facebook.com/lacrocequotidiano che è quello della pagina Facebook de La Croce sul vostro profilo personale e invitate i vostri amici a fare un "mi piace".



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VLM in tutta Italia, appuntamenti 2014

21 ottobre 2014

DA GENOVA A MATERA, LE ULTIME 25 TAPPE DEL TOUR DEI 100 GIORNI

Voglio la mamma sta per chiudere il suo tour dei 100 giorni con le ultime 25 tappe dopo mesi intensissimi. Giovedì a Roma (via degli Olivi) e domenica al PalaRossini di Ancona sarò insieme ai miei amici Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e Marco Scicchitano per dire ancora qualcosa "contro i falsi miti di progresso". Poi da lunedì comincerà l'ultima "gamba" del tour dei 100 giorni: 25 incontri in un mese e mezzo per toccare anche regioni in cui ancora non siamo stati. Partiremo da Genova, città disastrata dall'alluvione e dalle istituzioni disattente e corrotte; arriveremo a Matera, città europea della cultura 2019. Alfa e omega non casuali, un percorso nel percorso. Questo il dettaglio delle tappe previste dal tour VLM:

27 ottobre: Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato (3 incontri)
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
4 novembre: Napoli 
7 novembre: Pescara
8 novembre: Loreto 
9 novembre: Modena 
16 novembre: Agropoli
16 novembre: Salerno 
19 novembre: Bologna 
21 novembre: Montevarchi
22 novembre: Reggio Calabria 
24 novembre: Imola 
27 novembre: Torino 
28 novembre: Chiusi
29 novembre: Treviso
2 dicembre: Campobasso
11 dicembre: Palermo (2 incontri)
12 dicembre: Canicattì 
13 dicembre: Matera

Nel corso di questi ultimi 25 incontri del tour presenteremo VLM sull'onda dell'azione dei circoli territoriali e chiunque voglia creare circoli VLM non ha che da segnalarsi a adinolfivogliolamamma@gmail.com (la stessa email dove possono essere ordinate copie del libro). Saranno anche incontri per presentare il nostro prossimo faticoso sforzo editoriale, lo strumento che riteniamo necessario per il "corpo a corpo" di cui parliamo nelle serate VLM dedicate ai temi essenziali: La Croce - Quotidiano, il giornale che dal 13 gennaio tutti i giorni sarà in edicola e di cui abbiamo avviato la campagna abbonamenti. Dal 13 dicembre al 13 gennaio, come è naturale, ci concentreremo solo sull'uscita del quotidiano, il cui lancio è complicatissimo e ovviamente economicamente molto dispendioso. Dalla seconda metà di gennaio comincerà il tour 2015, che sarà caratterizzato da una serie di sorprese, a partire dal nome. Ma non chiederete mica che tutto sia svelato oggi, vero?


POST SCRIPTUM: Oggi il prof. Massimo Adinolfi dell'università di Cassino ha ricevuto una strana missiva contenente una forma di minaccioso insulto particolarmente greve. La lettera era indirizzata a Mario Adinolfi, inviata da Milano con francobolli afghani. Probabilmente, alla caccia di un indirizzo pubblico dell'autore di Voglio la mamma hanno trovato quello di un prof e con la disattenzione propria dei vigliacchi e degli accecati dall'odio hanno equivocato. Bene. Il tour dei 100 giorni è stato caratterizzato da una massiccia mobilitazione delle forze dell'ordine a difesa del nostro diritto di parola. Ma il clima di violenza nei nostri confronti cresce e il pensiero va immediatamente alle Sentinelle In Piedi verso cui si teorizza che "prenderle a calci nel culo" è cosa buona e giusta (e così ne hanno mandate alcune all'ospedale e hanno tirato bottigliate persino addosso a bambine di sei anni), ma anche ai Giuristi per la Vita il cui leader, l'avvocato Gianfranco Amato, in un confronto in un liceo con Ivan Scalfarotto è stato pesantemente ingiuriato dall'esponente delle istituzioni. Resosi conto di quel che aveva combinato, Scalfarotto ha negato l'autorizzazione alla diffusione delle riprese dell'incontro-scontro con Amato, autorizzazione che Amato non ha avuto esitazione a dare. Perciò del dialogo esiste una strana versione che ha solo immagini e voce di Amato. Scalfarotto ha temuto se stesso, il suo ufficio stampa nega l'ok alla diffusione della registrazione. Chissà perché. E penso a Saviano che dice che siamo "portatori di violenza culturale". Intanto ci insultano, ci minacciano, ci percuotono pure. Ma bisogna continuare e noi continuiamo. Ciao, ci si vede in giro.




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Sulla Relatio Synodi e altre questioni

19 ottobre 2014

NON ERA VERO
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano?

C'è un motivo sempre più evidente per cui dal 13 gennaio ci sobbarcheremo questa enorme fatica (professionale, economica, persino fisica) di proseguire il corpo a corpo sui temi essenziali annunciato fin dall'uscita di Voglio la mamma? con uno strumento come un quotidiano cartaceo da mandare in edicola e ogni giorno a mezzanotte nelle caselle email dei nostri abbonati. Il motivo è che ogni giorno gli altri giornali, i più letti, al mattino battono la grancassa a cui fanno adeguare poi tutto il sistema dell'informazione e della comunicazione in Italia. E lo fanno raccontando qualcosa che non era vero.

Prendiamo solo l'ultima settimana. Lunedì 13 ottobre al Sinodo dei Vescovi esce un documento di lavoro, una base su cui discutere, la "Relatio post disceptationem". Per tutti i giornali è la prova della "svolta gay" della Chiesa. Non c'è sito web che non la annunci come l'indicazione dell'accettazione delle unioni civili tra omosessuali, come il via libera a una legge del genere anche in Italia. Non era vero. 

Era solo un documento di lavoro, non diceva nulla di nuovo sulle unioni civili tra omosessuali, calcava forse qualche accento e apriva una discussione. Dopo i siti web dei quotidiani on line è stato il giorno dei quotidiani cartacei, quelli dove dovrebbe essere un surplus di approfondimento. Martedì 14 ottobre non c'era quotidiano che non avesse almeno un editorialista impegnato a commentare i paragrafi 50, 51 e 52 della Relatio affermando che si trattava di una "svolta storica di apertura ai gay". Non era vero. Non era vero, semplicemente perché verso i gay la Chiesa non ha mai avuto una linea di chiusura. Chiunque abbia frequentato una comunità parrocchiale sa che non c'è luogo più aperto: ci si ritrova, ognuno con le proprie imperfezioni che noi cattolici chiamiamo peccati. Ma se c'è un luogo che abbraccia gli imperfetti, quello è una parrocchia. Se cercate un luogo aperto a tutti, cercate una chiesa. Ma quale "svolta storica di apertura" ai gay o ai divorziati risposati o a chicchessia. Non era vero.

Mercoledì 15 ottobre si riusciva finalmente a capire il perché di tutti quegli editoriali e di tutte quelle chiacchiere sulla "svolta gay". Nel giorno in cui gli angeli del fango spalavano a Genova e in cui un'altra alluvione meno raccontata (l'esondazione del torrente Elsa) uccideva due anziani in Maremma, nell'immediata vigilia di una manovra economica da 36 miliardi di euro che rischia di mettere in ginocchio la Sanità in molte regioni, Repubblica apriva il suo quotidiano con la notizia a tutta pagina secondo cui entro fine mese il governo avrebbe depositato il ddl sul matrimonio gay, solo linguisticamente definito sulle "unioni civili" (ci pensava il sottosegretario Ivan Scalfarotto a spiegarlo: "Quelle unioni civili sono il matrimonio egualitario con un altro nome"). Repubblica non si fermava qui. Affermava senza condizionali che la legge del governo era stata annunciata da Renzi in persona "senza incontrare opposizioni" all'inizio di settembre all'Ambasciata della Santa Sede ai piedi dei Parioli al segretario di Stato cardinale Parolin, al presidente della Cei cardinale Bagnasco e al segretario del Sinodo cardinale Baldisseri, a cui erano stati offerti in cambio 500 milioni di euro per politiche familiari. Non era vero. 

Non c'era stato alcun via libera episcopale o vaticano a Renzi e Renzi stesso ha annunciato che la legge la farà sì, ma dopo la fine del percorso della riforme costituzionali. Che sarebbe a dire, alle calende greche. Allora giovedì 16 ottobre i giornali si impegnavano a descrivere una Chiesa "dilaniata dalle polemiche" nei circuli minores in cui il Sinodo s'era diviso, dieci commissioni che hanno discusso come dovevano la Relatio di cui sopra. Non era vero. La discussione era quella giusta e inevitabile, la Chiesa cattolica è un corpo che comprende un miliardo di individui, che sanno confrontarsi con franchezza. Ma la divisione e la frantumazione di quel corpo è un obiettivo perseguito da chi sta fuori, non da chi sta dentro la Chiesa, pur con opinioni che possono essere legittimamente diverse. Nessuna Chiesa dilaniata. Non era vero.

Venerdì 17 ottobre i giornali passavano ai tecnicismi, in particolare fioccavano articoli sulla "stepchild adoption" che veniva tradotta sic et simpliciter con "adozione gay". La legge sulle unioni civili che Scalfarotto ci ha rivelato essere la legge sul matrimonio gay con un altro nome va addirittura oltre la legge sul Mariage pour tous francese, usando la "stepchild adoption" come formula fumosa e in lingua straniera per legittimare la pratica dell'utero in affitto. La stepchild adoption è un artificio giuridico con cui il partner omosessuale può adottare il figlio biologico dell'altro partner, in assenza di altro genitore biologico. In una coppia gay, quale fattispecie soddisfa queste condizioni? Solo e soltanto la pratica dell'utero in affitto. Vi hanno raccontato sui giornali che la stepchild adoption serviva a consentire l'adozione agli omosessuali. Non era vero.

La stepchild adoption è un'altra cosa e si è capito sabato 18 ottobre quando Ignazio Marino ha messo in scena la carnevalata al Campidoglio dei finti matrimoni omosessuali, strombazzati in ogni singolo anfratto dell'informazione italiana, che però erano carta straccia senza alcun valore legale. Non lo diciamo noi, lo diceva in una delle infinite interviste una coppia gay con "figlia" di tre anni: "Oggi a noi non cambia niente, non faremo festa, non ci sarà nessuna cerimonia particolare, forse andremo a pranzo con qualche amico e poi a lavorare. Noi abbiamo festeggiato tre anni fa quando ci siamo sposati all'estero. Noi vogliamo il diritto per nostra figlia ad avere due papà, anche se è figlia biologica di uno solo di noi". Chiaro, lineare. Hanno pagato un'agenzia specializzata che ha fatto bombardare una donna di ormoni fino a trasformare un suo ovulo in un chicco d'uva, l'hanno mandata in sedazione profonda e gliel'hanno agoaspirato, l'hanno fecondato e poi inserito nell'utero affittato di un'altra donna, che l'ha cresciuto nel suo ventre, l'ha partorito e poi quando il neonato ha cercato il seno della madre gliel'hanno strappato e se lo sono portato via perché se l'erano comprato. Questa è la pratica dell'utero in affitto che la stepchild adoption vuole legalizzare. Ma le legge sul matrimonio omosessuale ancora non c'è e la stepchild adoption manco. Ignazio Marino ha messo la sua firma, sotto i flash dei fotografi e strumentalizzando le coppie omosessuali, su una pergamena del comune di Roma con su scritto "Atto di Matrimonio". Non era vero.

Non era un vero atto di matrimonio ovviamente. E' carta straccia per farsi propaganda e far dimenticare di essere un sindaco odiato dai romani. E tutti quei giornali che in questi giorni avevano scritto che la Chiesa aveva dato il via libera alla legge sulle unioni gay, che addirittura c'era stato un vertice con Renzi in cui il presidente della Cei non si era opposto al progetto, oggi domenica 19 ottobre hanno dovuto riportare la reazione indignata della Conferenza episcopale italiana e del Vicariato di Roma alla pagliacciata di Marino. E allora oggi Repubblica s'è inventata il nuovo fronte di divisione: Papa Benedetto contro Papa Francesco. Anche 'sta robaccia sparata in prima pagina, con editoriale di supporto. Le legioni di Ratzinger contro le legioni di Bergoglio, l'un contro l'altro armate nel Sinodo, con la finale genuflessione del tedesco all'argentino. Secondo voi, può essere vero?

E' vero il documento finale dell'assemblea sinodale, la Relatio Synodi, che al punto 55 dichiara: "Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia". E allo stesso tempo dichiara ovviamente lo spirito di apertura e accoglienza "con rispetto e delicatezza" nei confronti delle persone omosessuali, perché la Chiesa apre le sue braccia a tutti noi imperfetti. 

E' vero il discorso di Papa Francesco che ha concluso il Sinodo: "Mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni". La Chiesa è un luogo in cui si discute liberamente. Molto più liberamente che a Repubblica, probabilmente. 

Non era vero che la Chiesa apriva alle unioni omosessuali, non era vero il vertice del via libera di Bagnasco e Parolin a Renzi per una legge sul matrimonio gay con un altro nome, non era vero il baratto tra questa legge e i 500 milioni di euro per le politiche familiari, non era vero che la stepchild adoption avesse a che fare con l'adozione di bimbi dagli orfanotrofi (sempre l'illuminante Scalfarotto: "I gay vogliono farsi il figlio, non adottarlo"), non era vero che il premier avrebbe presentato una legge contenente la stepchild adoption entro questo mese dopo l'ok del Sinodo, non era vero il matrimonio gay targato Marino e non era vero il via libera della Chiesa su tali unioni tanto che la reazione agli atti del sindaco di Roma da parte di Cei e Vicariato è stata nettissima, non era vero che c'era Ratzinger contro Bergoglio, non era vero che il Sinodo avrebbe rivoluzionato la dottrina cattolica in materia di famiglia. 

Così come non era vero la settimana prima che le Sentinelle sono "fautrici di violenza" (copyright Roberto Saviano) e così come non era vero che "prenderle a calci nel culo" (copyright Selvaggia Lucarelli) fosse accettabile. Così come non è vera ogni insopportabile strumentalizzazione delle parole di Papa Francesco, utilizzato come un supporter da tirare per la mantella per perseguire con finalità che nulla hanno a che fare con quelle della Chiesa.

Se sapremo con attenzione discernere il vero dal falso, questo tempo faticoso lo vivremo con consapevolezza, pronti a combattere la buona battaglia, sfuggendo a millantatori e costruttori di barriere fumogene, che le utilizzando soprattutto per scoraggiare i testimoni di verità e far credere loro che tutto sia perduto. Nulla è perduto, nulla di quel che conta, anche se il tempo è difficile. Ne siamo consapevoli, ma non rinunciamo a lottare, prima di tutto contro gli spacciatori di bugie.



permalink | inviato da marioadinolfi il 19/10/2014 alle 7:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

Matrimonio gay, no a qualsiasi baratto

15 ottobre 2014

ORA TUTTI IN PIAZZA
di Mario Adinolfi per La Croce 

Ora il disegno è chiaro. Ora si capisce perché ieri tutte quelle paginate sulla "svolta pro gay" al Sinodo. Ve l'avevamo detto subito da queste colonne: occhio alla trappola, occhio che vogliono dividerci. Non immaginavamo che tutto si sarebbe consumato in 24 ore. Ieri Repubblica racconta all'Italia la falsità di una Chiesa pronta a legittimare le unioni omosessuali. Oggi Repubblica anticipa un ddl di iniziativa governativa per il matrimonio gay con la mera mascheratura lessicale del richiamo alle "civil partnerships": unioni civili tra omosessuali riconosciute, diritto alla reversibilità della pensione, diritto a adottare il figlio del partner (stepchild adoption) cioè legalizzazione dell'utero in affitto. Per capirci, la stepchild adoption è questo: il senatore del Pd Sergio Lo Giudice che s'è comprato un bambino in America sfruttando la condizione di bisogno di due donne (una fornitrice di ovulo, l'altra affittatrice di utero) pagate da un'agenzia specializzata che c'ha lucrato sopra, potrà dichiarare quel bambino figlio suo pur non avendo alcun legame biologico con lui, solo perché il legame ce l'ha il compagno gay che ha donato lo sperma per fecondare l'ovulo acquistato.

Repubblica fa tre pagine e un editoriale su questa novità. In ogni pagina si ripete ossessivamente che tutto questo orrore avverrà con il via libera della Chiesa e della Conferenza episcopale italiana. E che anzi la Chiesa è "più avanti", avete visto il Sinodo no? Tutti citano il Sinodo, tutti esperti di questioni ecclesiali. Lo cita Ivan Scalfarotto, lo cita Concita De Gregorio nell'editoriale di prima pagina a supporto, lo cita Francesco Bei nel pezzo che racconta la notizia. Bei fa di più. Cita i particolari. E parla di un baratto: cinquecento milioni alle famiglie numerose in cambio del via libera silenzioso della Chiesa e della Conferenza episcopale italiana al ddl sul matrimonio gay. Citiamo testualmente Repubblica: "Ai primi di settembre all'ambasciata italiana presso la Santa Sede, ai piedi dei Parioli, Renzi incontrò il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, il segretario del Sinodo Lorenzo Baldisseri e il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco. E durante il pranzo annunciò la novità in arrivo, senza incontrare opposizioni. Del resto Papa Bergoglio stava già preparando la rivoluzione del Sinodo, dove l'apertura ai gay è risultata il piatto forte dell'assemblea".

Sia chiaro, non ci crediamo. Nulla può essere vero di quello che leggiamo. La strategia mediatica di prendere un foglio di lavoro come la "Relatio post disceptationem" del cardinale Erdo e spacciarla come nuova posizione pro gay della Chiesa ci è apparsa immediatamente in tutta la sua malafede e ne abbiamo dato immediatamente conto. Certo, ora ci aspettiamo una risposta chiara e ferma. Cominciamo a darla noi.

Questo giornale di laici, credenti e non, peccatori incalliti e quasi santi, nasce dall'esperienza associativa dei circoli Voglio la mamma che a partire da un piccolo libro hanno animato nel paese un dibattito in preparazione di questo temuto colpo di mano. Lo stesso hanno fatto tante altre realtà laicali, di credenti e non, di peccatori e quasi santi. E' il tempo che tutte le persone di buona volontà si assumano le proprie responsabilità: una legge del tutto equiparativa, se non nel nome, dell'unione omosessuale rispetto al matrimonio è semplicemente inaccettabile. Con la stepchild adoption si va addirittura oltre il Mariage pour Tous che in Francia ha legalizzato il matrimonio gay, perché persino nella laicissima Francia quando si è trattato di dare il via libera all'utero in affitto si è sollevato tutto il popolo e migliaia di intellettuali di sinistra capitanati da Jacques Delors e Lionel Jospin si sono uniti all'indignazione popolare chiedendo con una lettera a François Hollande di fermarsi. La stepchild adoption è, lo ripetiamo, la legalizzazione dell'utero in affitto. Vai all'estero, ti compri un bambino, lo dichiara figlio proprio un partner, l'altro lo adotta. Vai in India (il discount dell'affitto degli uteri è lì) bombardi una povera donna di ormoni finché il suo ovulo non diventa grande come un chicco d'uva, glielo strappi in sedazione profonda con agoaspirazione, le molli una manciata di rupie, fecondi l'ovulo e lo infili nell'utero di una donna che per un'altra manciata di rupie te lo affitta. Lo avrà già affittato altre dodici, tredici volte: in India ci sono città intere che si basano sull'indotto degli occidentali che vengono a comprarsi i figli. La donna partorisce, immediatamente dopo il parto prima che il neonato si attacchi al seno, ti prendi il bambino che ti sei comprato, verifichi che sia tutto a posto altrimenti per contratto se ha problemi lo puoi lasciare lì come "prodotto fallato", te lo porti in Italia e te lo dichiari figlio tuo e adottato dal partner gay. Davvero l'idea di famiglia a cui il Sinodo ha dato il via libera può essere questa?

Per ora siamo alle indiscrezioni di Repubblica. Ma da subito ci mobiliteremo per un'iniziativa di popolo contro questa follia. Riteniamo che sia il tempo della mobilitazione dei laici, di tutte le persone di buona volontà. La protesta popolare contro una legge violenta come questa si fa un piazza. Ora, tutti in piazza. Con le modalità che valuteremo insieme e con spirito di unità, il popolo italiano contro la violazione della sua Costituzione e delle sue leggi, a difesa del diritto di famiglia e dei diritti dei più deboli a partire dalle mamme e dai bambini, si farà sentire.



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Il quotidiano La Croce sarà in edicola dal 13 gennaio 2015, ma intanto vi stiamo spiegando chi siamo. Abbiamo aperto la campagna abbonamenti e ringraziamo i tanti che già ci hanno inviato la concreta adesione al nostro giornale pro life e contro i falsi miti di progresso. Ci si abbona a La Croce con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, se volete aiutarci con qualcosa in più potete inviare una donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla nostra consueta email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano. Alcuni ci dicono che è un'impresa pazza, noi diciamo che è semplicemente necessaria. Vedremo chi avrà avuto ragione. Se volete darci una mano condividete questo linkwww.facebook.com/lacrocequotidiano che è quello della pagina Facebook de La Croce sul vostro profilo personale e invitate i vostri amici a fare un "mi piace".



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Sulla "Relatio post disceptationem"

14 ottobre 2014

NON CI DIVIDERETE
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

La Chiesa ha "aperto ai gay"? Le titolazioni dei quotidiani sembrano non riuscire a trovare altra sintesi dopo la lettura della "Relatio post disceptationem" del cardinale Peter Erdo al Sinodo sulla famiglia. Con la profonda ignoranza e quel pizzico di malafede che concorrono alla costruzione di un racconto della vita ecclesiale che deve per forza somigliare a una telenovela, Repubblica e Corriere della Sera, la Stampa e il Messaggero, fino al modernissimo Huffington Post, con sorprendente povertà di vocabolario usano tutti lo stesso schema: Papa Francesco è buono, deve combattere con quei cattivoni dei cardinali ladri e dei vescovi ipocriti e dei cattolici "conservatori", comunque il suo Sinodo fa la rivoluzione. E, dunque, vai con il titolo emblematico: la Chiesa apre ai gay.

La Chiesa è mai stata chiusa ai gay? C'è stato anche solo un passaggio del catechismo, del magistero, di qualsiasi discorso papale degli anni e dei decenni passati che mi possa essere letto in cui si affermava che gli omosessuali non devono essere accolti nella Chiesa? Gli ignoranti conditi di malafede possono affermarlo. Chi conosce le cose, no.

E allora veniamo a questi benedetti tre paragrafi della "Relatio post disceptationem" che fanno fare al Tempo un grande titolo sfottente ("Famiglia cristiana") con una foto di gay abbracciati, che fanno gridare Luigi Accattoli sul Corriere della Sera alle "parole mai dette", che fanno esultare Repubblica sulla "svolta" di una Chiesa pro gay, che fanno titolare persino al Foglio su un "cambio di dottrina e prassi". Intanto ricordiamo che la "Relatio" non è un documento dottrinale, ma un mero brogliaccio di lavoro, ricco di punti interrogativi da sottoporre alla discussione sinodale. Così è. Ma fingiamo pure che sia invece un documento che sancisca irrimediabilmente la linea della Chiesa. Cosa c'è scritto?

I paragrafi citati da tutti i giornali sono il 50, il 51, il 52 racchiusi nel titolo: "Accogliere le persone omosessuali". La Chiesa ha mai rifiutato accoglienza in passato ai gay? No, non è mai accaduto. Davanti ad un espandersi del protagonismo Lgbt, giustamente la Chiesa si pone alcuni interrogativi e li affida alla discussione sinodale. Primi due interrogativi, paragrafo 50: "Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?". Le risposte le daranno i vescovi e gli altri membri del Sinodo. Per quanto mi riguarda sono due sì grandi come una casa, perché ho già visto accolte queste persone in tutte le comunità parrocchiali che ho frequentato e perché credo che siano state "case accoglienti", a patto di non compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio. Esattamente quel che scrive il cardinale Erdo nella "Relatio". A patto di non compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio.

Il paragrafo 51 parla di una "sfida educativa" posta dalla questione omosessuale e ci mancherebbe che non fossimo pronti a raccogliere questa sfida anche partendo dalla "dimensione sessuale" della questione. Come vuole raccogliere la sfida la Chiesa di Francesco? La "Relatio" scrive testualmente: "La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender". Non possono essere equiparate al matrimonio. Non è accettabile l'ideologia del gender. Mi pare chiaro, no?

Nel paragrafo 52 si afferma una presa d'atto dell'esistenza di coppie omosessuali (e ci mancherebbe altro, la Chiesa non nega mai la realtà) e si aggiunge: "Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli". Anche qui, ci mancherebbe altro: sempre prima i più deboli, sempre prima i bambini. Frase che fa da premessa a tutto al paragrafo 52: "Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali". D'accordo? Senza negare le problematiche morali. Punto.

Eccoli qua i tre paragrafi. Tre paragrafi di un documento vasto e complesso (i paragrafi in tutto sono 58, abbiamo pubblicato il testo integrale già ieri sulla pagina Fb del nostro quotidiano) che va letto e sedimentato nella riflessione senza reazioni "di pancia", ricordando che abbiamo tutti il dovere di non essere superficiali e emotivi, ricordando che è comunque solo un testo di lavoro per avviare una discussione. E comunque i tre paragrafi sono quelli. Certo, ci sono stati poi tanti commenti, c'è stato qualche accento forse discutibile del teologo Bruno Forte durante la conferenza stampa di presentazione della "Relatio", ci sono elementi spinosi anche in altri paragrafi non attenzioni dalla stampa, ma è un documento e sarà discusso.

Quello che non riuscirete a fare è usare questo documento per dividerci, per dividere il popolo di Cristo. Fatevelo dire da me che sono l'ultimo dei peccatori, un divorziato risposato che manco può fare la comunione e non aspetta certo da questo Sinodo un'amnistia per le proprie colpe, da uno che sa che la comunione ai divorziati e l'ultimo dei problemi ed è invece un altro dei grimaldelli che certa stampa sta usando per perseguire il suo scopo: indebolire la Chiesa, dividendola, frantumandola in correnti e schegge impazzite l'un contro l'altra armate.

No, non ci dividerete. Non vincerà lo "schema Crozza". Avete presente quei venti minuti che domenica scorsa Maurizio Crozza ha avuto in tv per prendere per il culo il Sinodo sulla famiglia? Non l'avete visto? Ve lo racconto. Crozza si fa Papa. Si, insomma, si traveste da Papa Francesco. Come in passato si travestiva da Papa Benedetto simulandone una sorta di omosessualità. Adesso si è travestito da Papa Francesco, con attorno i Cardinali e le famiglie cattoliche. Il Papa Francesco di Crozza chiedeva ai Cardinali di poter incontrare delle famiglie all'interno dell'assemblea sinodale. Gli venivano fatte incontrare famiglie cattoliche che sostenevano la finalità procreativa della sessualità, che facevano pellegrinaggi a Santiago de Compostela o a Medjugorie, che addirittura praticavano la castità nel matrimonio. Il Papa Francesco di Crozza le scacciava inorridito e invocava "famiglie normali". Quali sono le famiglie normali secondo il Papa Francesco di Crozza? "Quelle come Gigi Buffon e Alena Seredova, dove Buffon lascia la Seredova per mettersi con Ilaria D'Amico". Testuale. I Cardinali tentavano una blanda opposizione, allora Papa Francesco ricordava loro che erano tutti pedofili e corrotti e li scacciava e restava solo.

No, non ci dividerete. Lo schema Crozza, le "svolte" di Repubblica, le "parole mai dette" del Corriere della Sera sono tutte letture finalizzate ad un unico obiettivo: frantumare l'unità della Chiesa. Non prevarranno. Ve lo scrive un povero peccatore, sempre pieno di dubbi, ma certo di una cosa: il popolo di Cristo si ritrova unito e accogliente, come è sempre stato, con i propri pastori e al fianco del proprio Papa non per giudicare il mondo, ma per salvarlo. Si fa irridere, insultare, mistificare talvolta. Ma non si fa dividere. Poi, discuteremo di tutto, in libertà e anche con accenti e preoccupazioni diverse: perché noi siamo abituati alla libertà. Non ci fa paura.


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Aperti davvero a tutti e campagna abbonamenti

10 ottobre 2014

"LA CROCE": UN QUOTIDIANO APERTO A TUTTI
di Mario Adinolfi

Il 13 gennaio 2015 uscirà in edicola il primo numero de La Croce - Quotidiano. Oggi comincia il nostro road show di presentazione: è nata la pagina Facebook (dai, fate un "mi piace"), da oggi ci si può abbonare, negli incontri organizzati dai circoli Voglio la mamma in cui a un certo punto si discute sempre degli strumenti con cui resistere ai falsi miti di progresso, diremo che mettiamo a disposizione un nuovo strumento. Uno strumento che ha una forza in più rispetto al libro, che è inevitabilmente un atto solitario proposto a un pubblico in una logica top-down. Un quotidiano consente di aprire la produzione dei contenuti di resistenza a tutti. E "La Croce" sarà così: un quotidiano aperto a tutti. L'associazione Voglio la mamma è stato il primo passo di costruzione di una comunità di resistenti che produce contenuti, il quotidiano ingaggerà fisicamente e tutti i giorni il corpo-a-corpo di cui spesso abbiamo parlato per produrre persuasione, raccontando prevalentemente storie intrise di umanità e narrando quel che ogni giorno accade.

Avete imparato a conoscerci con il modo con cui abbiamo raccontato la violenza subita dalle Sentinelle In Piedi, con un pezzo pieno di grazia scritto dalla penna senza pari di Costanza Miriano sulla differenza tra maschile e femminile contro ogni ideologia gender, in questi mesi sulla pagina Facebook vi presenteremo piano piano i tanti protagonisti di questa iniziativa che ci aiuteranno ad avere ogni giorno le parole per dirlo. Parole semplici, parole popolari, parole per tutti perché a tutti vogliamo parlare. Non vogliamo fare esercizi di bravura. Saremo un giornale pop. E proveremo a dire sempre la verità, sapendo che c'è una verità da dire.

Il quotidiano in edicola costerà 1.50 euro. Che tipo di quotidiano sarà lo abbiamo raccontato nei dettagli nei giorni scorsi, vogliamo che sia un "primo giornale" in cui troverete tutta l'informazione necessaria, programmi tv inclusi. Nella campagna di abbonamento che ci porterà all'uscita del 13 gennaio vogliamo però dare a tutti la possibilità di leggere i primi numeri del giornale per dedicarci. L'abbonamento annuale dunque costerà 180 euro (ogni copia, meno di un caffè) e per chi non volesse darci fiducia per un anno intero abbiamo previsto anche un abbonamento semestrale a 99 euro. Speriamo anche di avere degli abbonati sostenitori che pagheranno il prezzo pieno a 500 euro. E dei donatori che colgano quanto costosa sarà questa impresa e vorranno donare magari anche di più per dare un futuro solido a questa iniziativa. Ci si abbona con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla nostra consueta email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano.

Scegliere lo strumento del quotidiano cartaceo è vista da alcuni come una follia dal punto di vista economico, ci hanno messo in guardia tanti e hanno ragione. Sappiamo che alla fine dovremo metterci le mani nelle tasche per andare avanti. Ma poiché l'offensiva dell'informazione che spaccia i falsi miti di progresso è incessante e dotata delle corazzate della grande stampa e praticamente di tutti i programmi tv, non potevano continuare solo con la cerbottana degli articoli su Facebook. Il corpo a corpo ha bisogno di uno strumento adeguato. Non abbiamo finanziatori occulti ("ti paga il Vaticano", "ti paga la Cei", "ti paga l'Opus Dei", "ti paga CL"...magari lo facessero, ma non è successo e non succederà) e abbiamo anche l'ardire di rifiutare qualsiasi finanziamento pubblico, troveremmo ingiusto prelevare denaro dalla fiscalità generale, quando una delle battaglie principali de "La Croce" sarà quella dell'abbattimento del carico fiscale che schiaccia la famiglia con figli e premia i single. Dunque siamo poveri, ma è scritto che non dobbiamo preoccuparci e c'è chi pensa ai gigli dei campi e agli uccelli del cielo. Avremo tutto l'occorrente, ne sono certo.

E adesso, basta chiacchiere. Gambe in spalla, la strada è lunga.




permalink | inviato da marioadinolfi il 10/10/2014 alle 9:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

Perché fondiamo il quotidiano La Croce

7 ottobre 2014

Saremo in edicola dal 13 gennaio. Se lo fossimo oggi avremmo raccontato così, in una paginata, le violenze subite da Sentinelle In Piedi che sono state umiliate anche un'informazione che le ha raccontate come carnefici ("antigay", "fascisti", fautrici di una "violenza culturale") quando sono state unicamente, platealmente e violentemente vittime. Se ribaltano così la verità, tutti, dal tg di Mentana a Repubblica e non riescono a vedere i bambini intimiditi e insultati, le donne incinte spintonate, anziani sacerdoti mandati al 118 come un ragazzo con la faccia spaccata, vuol dire che c'è veramente bisogno del nostro quotidiano: "La Croce", in edicola dal 13 gennaio 2015, oggi avrebbe raccontato così quel che è successo.

IL CALZINO FICCATO IN GOLA
di Mario Adinolfi per la Croce

Qualcuno ce lo spiegherà il perché. Ce lo spiegherà magari Roberto Saviano, l'istigatore di tutta la violenza subita in una domenica pomeriggio da mamme e papà molti con i loro bambini, da ragazze e ragazzi, da sacerdoti e persone anziane che avevano deciso di vegliare per la libertà d'espressione di tutti per un'ora zitti in piedi leggendo un libro. Ce lo spiegherà Roberto, che ha scritto che le Sentinelle in Piedi sono fautrici di una "violenza culturale", se è contento di aver sentito nei megafoni in cento piazze d'Italia che avrebbero "ficcato un calzino in gola" a chi in realtà manifestava senza dire neanche una parola.

Ce lo spiegherà Saviano perché a Rovereto hanno picchiato donne e sacerdoti, hanno spaccato la faccia a un ragazzo. La veglia era fissata per le ore 16. Verso le 15.30 gli organizzatori arrivano in piazza con il banner delle Sentinelle, il materiale da distribuire ai passanti e il megafono. Le forze dell'ordine sono completamente assenti. Non vi sono volanti di polizia o carabinieri che garantiscano la sicurezza e l'incolumità dei manifestanti, pur avendo loro regolare autorizzazione della Questura (nella quale vi è una specifica disposizione che prevede il dispiegamento di mezzi a difesa di chi manifesta). Tutto procede tranquillamente fino alle ore 15.45 circa, quando un commando di decine di anarchici fa irruzione in piazza Loreto da un vicolo secondario, tutti vestiti di nero, a volto scoperto e assai incattiviti. Ingiuriano gli organizzatori, dicendo espressamente loro di andarsene via. Li apostrofano con epiteti quali "omofobi" e "fascisti", poi iniziano a lanciare uova sugli stessi, sul referente di Rovereto e su un sacerdote che viene colpito a una tempia. Era presente anche la referente di Trento, la quale è stata accerchiata da tre anarchici che l'hanno strattonata e minacciata. Il gruppo di facinorosi ha poi commesso un furto, appropriandosi dello zaino di questa ragazza contenente altro materiale necessario per la manifestazione. Il referente di Rovereto, una ragazza e gli altri organizzatori si rifugiano in un bar prospiciente la piazza mentre il titolare dello stesso si prodiga (con successo) per bloccare l'entrata agli aggressori. Una sentinella intervenuta per difendere la ragazza riceve una testata sul setto nasale e finisce in ospedale con la faccia spaccata. Il referente di Rovereto viene a sua volta strattonato e colpito alla spalla. Il blitz termina e gli anarchici abbandonano con calma la piazza, uscendo dal vicolo da dove erano entrati. Il sacerdote colpito alla tempia viene portato via dal 118. La polizia arriverà mezz'ora dopo i fatti.

Sarà contento Roberto Saviano di sapere che la sua tirata contro le Sentinelle ha fatto sì che a Torino, Bologna, Milano, Pisa, Genova, Trieste, Napoli, Padova, Modena, Reggio Emilia, Bergamo si siano radunate centinaia di persone che hanno provato violentemente a impedire a migliaia di Sentinelle di manifestare il loro pensiero, che veramente hanno provato a "ficcare il calzino in gola". A Torino solo un lavoro straordinario delle forze dell'ordine a piazza Carignano ha evitato il contatto con decine di svalvolati che al megafono urlavano tutto il loro odio, insultavano, bestemmiavano con una rabbia incontrollata galvanizzati dai flash dei fotografi. Sarà contento di sapere che alla fine una mamma non ce l'ha fatta più e ha portato via il figlio di dieci anni da quella gazzarra: lo aveva condotto a una veglia silenziosa, non a sentire ogni dettaglio di un atto sessuale sparato in un megafono e le più fantasiose invettive. A casa il bimbo è rimasto in stato di shock per tutto il pomeriggio. A Milano l'intelligenza di Raffaella Frullone ha fatto sì che si strappassero i megafoni ai disturbatori del calzino in bocca. A Bologna invece i vigliacchi si sono presentati in quattrocento contro cinquanta padri e madri di famiglia, mobilitando la violenza dei centri sociali e lo scontro fisico è finito a manganellate con teste spaccate e sangue. Contro le Sentinelle sono state lanciate bottiglie di vetro e una è passata a due centimetri dalla testa di una bambina di sei anni. La scena sarebbe piaciuta a Saviano. E avrebbe apprezzato anche il fotogramma successivo in cui una mamma che spingeva una carrozzina con un bambino di un anno è stata ricoperta di insulti e sputi. Quasi sembrava più accettabile la "contromanifestazione" di Napoli: "solo" lancio di uova sui manifestanti, bestemmie urlate al megafono, solita fantasia di insulti e gay tutti a baciarsi davanti ai bimbi dopo aver lanciato anche addosso a loro preservativi pieni (si spera) d'acqua. Il tutto con il coro incessante che declinava l'aulico verso "la gente come voi non scopa mai". Almeno non è successo come a Pisa, dove se la sono presa con una mamma che aveva portato alla veglia i suoi cinque figli. Hanno circondato il minore, 11 anni, che leggeva tranquillamente accanto ad uno dei suoi fratelli, e lo hanno assalito: "Che razza di genitori hai che ti portano in questo posto? fanno schifo i tuoi!", "per cosa manifesti?", "che ne sai tu dell'amore?", finché non è scoppiato in lacrime. A questo punto hanno esclamato: "Bene che pianga". Più umani i contestatori di Pisa? Quelli che hanno circondato le Sentinelle, le hanno fisicamente cacciate dalla piazza con la violenza, insultando e spintonando persino una ragazza incinta di Viareggio nell'assenza di reazione, pur avvertite dagli organizzatori ma presenti in maniera esigua?

Caro Roberto, cari articolisti di Repubblica e del Corriere, dei tanti giornali locali che hanno dato tutti addosso alle Sentinelle, nel più classico scambio tra vittime e carnefici, fermatevi e ragionate. Le Sentinelle in Piedi perché provocano in voi tanta agitazione? Perché attraggono tutto questo odio così visceralmente e violentemente espresso? Se dicessero che "l'asino vola" le ignorereste. Evidentemente non dicono castronerie, evidentemente sentite minacciato il vostro castello di carte costruito sul nulla, evidentemente la modalità così pacifica di esprimere con il silenzio e la lettura una forma di resistenza ve la sentite addosso urticante come è urticante spesso la verità.

E allora vai con il calzino ficcato in gola. E persino dopo che bambini, mamme, anziani sono stati insultati, violati, scioccati, nei casi che ho raccontato anche malmenati, non avete una parola di condanna per tutta questa violenza completamente insensata che migliaia di persone libere e silenziose ieri hanno subito. A quelle persone resta il plauso, sono state figura cristologica, hanno perdonato loro perché non sapevano quello che facevano. Con questo hanno vinto, silenziosamente hanno gridato il loro anelito d'amore e libertà, unica ricetta salvifica contro il caos doloroso impersonato dai violenti che hanno provato invano a farli tacere.

Saremo in edicola dal 13 gennaio. Se lo fossimo oggi avremmo raccontato così, in una paginata, le violenze subite da Sentinelle In PiediIL CALZINO FICCATO IN GOLAdi Mario Adinolfi per la Croce Qualcuno ce lo spiegherà il perché. Ce lo spiegherà magari Roberto Saviano, l'istigatore di tutta la violenza subita in una domenica pomeriggio da mamme e papà molti con i loro bambini, da ragazze e ragazzi, da sacerdoti e persone anziane che avevano deciso di vegliare per la libertà d'espressione di tutti per un'ora zitti in piedi leggendo un libro. Ce lo spiegherà Roberto, che ha scritto che le Sentinelle in Piedi sono fautrici di una "violenza culturale", se è contento di aver sentito nei megafoni in cento piazze d'Italia che avrebbero "ficcato un calzino in gola" a chi in realtà manifestava senza dire neanche una parola.Ce lo spiegherà Saviano perché a Rovereto hanno picchiato donne e sacerdoti, hanno spaccato la faccia a un ragazzo. La veglia era fissata per le ore 16. Verso le 15.30 gli organizzatori arrivano in piazza con il banner delle Sentinelle, il materiale da distribuire ai passanti e il megafono. Le forze dell'ordine sono completamente assenti. Non vi sono volanti di polizia o carabinieri che garantiscano la sicurezza e l'incolumità dei manifestanti, pur avendo loro regolare autorizzazione della Questura (nella quale vi è una specifica disposizione che prevede il dispiegamento di mezzi a difesa di chi manifesta). Tutto procede tranquillamente fino alle ore 15.45 circa, quando un commando di decine di anarchici fa irruzione in piazza Loreto da un vicolo secondario, tutti vestiti di nero, a volto scoperto e assai incattiviti. Ingiuriano gli organizzatori, dicendo espressamente loro di andarsene via. Li apostrofano con epiteti quali "omofobi" e "fascisti", poi iniziano a lanciare uova sugli stessi, sul referente di Rovereto e su un sacerdote che viene colpito a una tempia. Era presente anche la referente di Trento, la quale è stata accerchiata da tre anarchici che l'hanno strattonata e minacciata. Il gruppo di facinorosi ha poi commesso un furto, appropriandosi dello zaino di questa ragazza contenente altro materiale necessario per la manifestazione. Il referente di Rovereto, una ragazza e gli altri organizzatori si rifugiano in un bar prospiciente la piazza mentre il titolare dello stesso si prodiga (con successo) per bloccare l'entrata agli aggressori. Una sentinella intervenuta per difendere la ragazza riceve una testata sul setto nasale e finisce in ospedale con la faccia spaccata. Il referente di Rovereto viene a sua volta strattonato e colpito alla spalla. Il blitz termina e gli anarchici abbandonano con calma la piazza, uscendo dal vicolo da dove erano entrati. Il sacerdote colpito alla tempia viene portato via dal 118. La polizia arriverà mezz'ora dopo i fatti.Sarà contento Roberto Saviano di sapere che la sua tirata contro le Sentinelle ha fatto sì che a Torino, Bologna, Milano, Pisa, Genova, Trieste, Napoli, Padova, Modena, Reggio Emilia, Bergamo si siano radunate centinaia di persone che hanno provato violentemente a impedire a migliaia di Sentinelle di manifestare il loro pensiero, che veramente hanno provato a "ficcare il calzino in gola". A Torino solo un lavoro straordinario delle forze dell'ordine a piazza Carignano ha evitato il contatto con decine di svalvolati che al megafono urlavano tutto il loro odio, insultavano, bestemmiavano con una rabbia incontrollata galvanizzati dai flash dei fotografi. Sarà contento di sapere che alla fine una mamma non ce l'ha fatta più e ha portato via il figlio di dieci anni da quella gazzarra: lo aveva condotto a una veglia silenziosa, non a sentire ogni dettaglio di un atto sessuale sparato in un megafono e le più fantasiose invettive. A casa il bimbo è rimasto in stato di shock per tutto il pomeriggio. A Milano l'intelligenza di Raffaella Frullone ha fatto sì che si strappassero i megafoni ai disturbatori del calzino in bocca. A Bologna invece i vigliacchi si sono presentati in quattrocento contro cinquanta padri e madri di famiglia, mobilitando la violenza dei centri sociali e lo scontro fisico è finito a manganellate con teste spaccate e sangue. Contro le Sentinelle sono state lanciate bottiglie di vetro e una è passata a due centimetri dalla testa di una bambina di sei anni. La scena sarebbe piaciuta a Saviano. E avrebbe apprezzato anche il fotogramma successivo in cui una mamma che spingeva una carrozzina con un bambino di un anno è stata ricoperta di insulti e sputi. Quasi sembrava più accettabile la "contromanifestazione" di Napoli: "solo" lancio di uova sui manifestanti, bestemmie urlate al megafono, solita fantasia di insulti e gay tutti a baciarsi davanti ai bimbi dopo aver lanciato anche addosso a loro preservativi pieni (si spera) d'acqua. Il tutto con il coro incessante che declinava l'aulico verso "la gente come voi non scopa mai". Almeno non è successo come a Pisa, dove se la sono presa con una mamma che aveva portato alla veglia i suoi cinque figli. Hanno circondato il minore, 11 anni, che leggeva tranquillamente accanto ad uno dei suoi fratelli, e lo hanno assalito: "Che razza di genitori hai che ti portano in questo posto? fanno schifo i tuoi!", "per cosa manifesti?", "che ne sai tu dell'amore?", finché non è scoppiato in lacrime. A questo punto hanno esclamato: "Bene che pianga". Più umani i contestatori di Pisa? Quelli che hanno circondato le Sentinelle, le hanno fisicamente cacciate dalla piazza con la violenza, insultando e spintonando persino una ragazza incinta di Viareggio nell'assenza di reazione, pur avvertite dagli organizzatori ma presenti in maniera esigua?Caro Roberto, cari articolisti di Repubblica e del Corriere, dei tanti giornali locali che hanno dato tutti addosso alle Sentinelle, nel più classico scambio tra vittime e carnefici, fermatevi e ragionate. Le Sentinelle in Piedi perché provocano in voi tanta agitazione? Perché attraggono tutto questo odio così visceralmente e violentemente espresso? Se dicessero che "l'asino vola" le ignorereste. Evidentemente non dicono castronerie, evidentemente sentite minacciato il vostro castello di carte costruito sul nulla, evidentemente la modalità così pacifica di esprimere con il silenzio e la lettura una forma di resistenza ve la sentite addosso urticante come è urticante spesso la verità.E allora vai con il calzino ficcato in gola. E persino dopo che bambini, mamme, anziani sono stati insultati, violati, scioccati, nei casi che ho raccontato anche malmenati, non avete una parola di condanna per tutta questa violenza completamente insensata che migliaia di persone libere e silenziose ieri hanno subito. A quelle persone resta il plauso, sono state figura cristologica, hanno perdonato loro perché non sapevano quello che facevano. Con questo hanno vinto, silenziosamente hanno gridato il loro anelito d'amore e libertà, unica ricetta salvifica contro il caos doloroso impersonato dai violenti che hanno provato invano a farli tacere.



permalink | inviato da marioadinolfi il 7/10/2014 alle 5:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

Veglie, botte e disinformazione sistematica

6 ottobre 2014

QUELLA VIOLENZA OSCENA CONTRO LE SENTINELLE 
di Mario Adinolfi 

Le cento piazze delle Sentinelle in piedi, le cento piazze dove si è svolta una veglia silenziosa per la libertà d'espressione di tutti e per il nostro diritto di affermare che un bimbo nasce sempre da un uomo e da una donna, sono state prese d'assalto da una violenza oscena che mi prenderò la briga di raccontare analiticamente quando avrò finito di raccogliere da voi anche qui i dettagli di quel che è avvenuto città per città. Posso dirvi che a Rovereto hanno spaccato la faccia a un manifestante e preso d'assalto addirittura un sacerdote, che a Bologna centri sociali e lobby Lgbt hanno picchiato indiscriminatamente padri e madri di famiglia, che a Torino hanno tentato di non far svolgere la veglia con fumogeni e bestemmie ripetute al megafono. L'elenco di questa violenza cieca e oscena è infinito.

L'informazione vergognosa che abbiamo in questo paese ha fatto il resto. Repubblica racconta la veglia delle Sentinelle a Bologna come un "sit in anti-gay" organizzato da "ultracattolici" e offre l'ultima parola a questi vigliacchi che sono andati in quattrocento contro qualche decina di padri e madri di famiglia: "Abbiamo cacciato i fascisti" dice l'assalitore alla compiaciuta giornalista di Repubblica che racconta le Sentinelle sempre oscillando tra il sostantivo "guardiani" e gli aggettivi "ultracattolici" e "postfascisti". 

In qualsiasi nazione libera la violenza deliberata e pianificata contro la manifestazione del pensiero, svolta addirittura in forma silenziosa, sarebbe stigmatizzata. La stampa e la televisione italiane hanno scelto o di ignorarla o di sottolinearla con compiacimento. È stata violenza cieca e oscena che otterrà un solo risultato. Renderci più decisi nella battaglia al fianco dei soggetti più deboli della società a partire dai bambini e dalle mamme. Non ci faremo piegare né dalla vostra violenza, né dalla vostra disinformazione più violenta ancora perché deliberata e sistematica. Roberto Saviano ha scritto che le Sentinelle praticano una forma di "violenza culturale". Non gli è scappato da ridere mentre pensava questa minchiata? E oggi che la violenza contro le Sentinelle è stata fisica e pesantissima e organizzata secondo voi chiederà scusa o si renderà conto dell'istigazione che le sue parole ieri hanno rappresentato? Non vi aspettate sorprese.



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Con le Sentinelle in piedi il 5 ottobre

2 ottobre 2014

Tempi, il settimanale diretto da Luigi Amicone, è in edicola con un numero dedicato a Sentinelle In Piedi, per la mobilitazione del 5 ottobre in 100 piazze che i circoli Voglio la mamma sosterranno ovunque. Su Tempi ho scritto un articolo che trovate qui linkato. Ricordatevi che stasera ci vediamo alle 20.45 a Bergamo, domani alle 18 a Trieste e alle 21 a Pordenone. http://www.tempi.it/io-co-fondatore-del-pd-dico-che-quella-delle-sentinelle-in-piedi-e-una-battaglia-di-sinistra#.VCzwlKAgg4a



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Voglio la mamma in tutta Italia

1 ottobre 2014

CI FARANNO CONTINUARE IL TOUR DEI CENTO GIORNI?
di Mario Adinolfi

Domani, giovedì, da Bergamo riparte il tour dei cento giorni di Voglio la mamma. Ci troviamo alle 20.45 all'Auditorium della Casa del Giovane di via Gavazzeni, sempre che la gazzarra annunciata con manifesti violenti dagli Lgbt (una immagine mia con gli occhi cavati e insanguinati e la scritta "Adinolfi, no grazie) ci permetta di esporre le nostre idee. Venerdì saremo invece prima a Trieste alle 18 alla Piccola Fenice di via San Francesco 5 alle 18, poi a Pordenone alle 21 alla Sala Consiliare della Provincia a largo San Giorgio, anche qui i circoli VLM hanno dovuto fronteggiare polemiche perché c'era chi non voleva che parlassimo in una sede istituzionale. Il 4 ottobre a rappresentare le posizioni dell'associazione VLM sarà a Matera il grande Mirko De Carli, poi l'8 e il 9 ottobre ci saranno le nostre due iniziative piemontesi, in risposta a chi con un atto prepotente ha imposto la cancellazione della presentazione di Voglio la mamma nel circolo del Partito democratico di Ciriè dove eravamo stati invitati. L'8 saremo a Fossano, poi con una grande mobilitazione il 9 a Torino a via Sostegno 50 alle 20.45. Per far capire che noi prepotenze non ne subiremo, torneremo a Torino anche il 14 novembre in piazza dei Mestieri. Per un evento cancellato a Ciriè, ne facciamo tre nel torinese in poco più di trenta giorni. Il 10 ottobre VLM fa tappa a Monza alla sala conferenze de "Il Cittadino" in via Longhi, il 15 il circolo Voglio la mamma organizza a Cremona una mobilitazione straordinaria, con il patrocinio del Comune e in collaborazione con l'ufficio della pastorale familiare della diocesi, che ci vedrà insieme dalle 21 a Palazzo Cittanova. Il giorno dopo si prende un aereo e si va a Cagliari e la sera si parla nell'aula magna della facoltà teologica della Sardegna, poi magicamente poche ore dopo, il 17 ottobre, spunteremo a Bolzano con manovre ai limiti del dono dell'ubiquità. Sarà poi la volta di due grandi eventi con i Quattro Moschettieri (Costanza Miriano, Marco Scicchitano, padre Maurizio Botta) una a Roma a Centocelle per mantenere la promessa fatta all'Antonianum di portare le nostre parole contro i falsi miti di progresso anche in periferia, un'altra a Ancona rispettivamente il 23 e il 26 ottobre. Il 27 ancora un aereo e stavolta si vola a Genova per parlare alle 18 alla Sala Quadrivium di piazza Santa Marta. Il 28 ottobre esageriamo e faremo ben tre incontri a Casale Monferrato (due all'Auditorium San Filippo, uno alla chiesa Cuore Immacolato di Maria) per poi chiudere il mese con due eventi in Toscana, il 29 a Castelfiorentino e il 31 ottobre a Pontedera. Poi si passa a novembre, su cui comunicheremo i dettagli a inizio mese. Il tour dei cento giorni proseguirà per tutto dicembre, quando poi tireremo un po' il fiato perché il 13 gennaio ci aspetta la nuova tappa di questo viaggio: l'uscita in edicola del primo numero del quotidiano La Croce.

Chiunque voglia prenotare una data del tour può scrivere una proposta da inserire in calendario a adinolfivogliolamamma@gmail.com (la stessa email dove potete ordinare copie se ne avete bisogno) ovviamente tenendo presente le date già impegnate. Speriamo di poter svolgere il nostro tour con serenità, anche se già da domani a Bergamo sono annunciate contestazioni. Non le temiamo, ma sappiamo che ormai dobbiamo allertare la Digos ad ogni appuntamento e i circoli VLM sul territorio si sono dovuti abituare a queste procedure. Mi pare incredibile che per noi, come per i ragazzi di Manif pour tous e di Sentinelle in Piedi (a proposito, tutti i circoli sono mobilitati il 5 ottobre a sostegno della loro iniziativa nazionale), si pongano sempre problemi di ordine pubblico dovuti al fatto che c'è gente che vuole toglierci addirittura il diritto di parola. Mi pare davvero troppo per soggetti che dichiarano di essere contro le discriminazioni. Gli Lgbt sono contro le discriminazioni, ma discriminano e addirittura tentano di non far svolgere le iniziative di chi non la pensa come loro. Un paradosso che dovrebbe far riflettere tutti.

Ok, bando alle ciance, ho una valigia perenne da preparare. Ciao, ci si vede in giro.

2 ottobre: Bergamo 
3 ottobre: Trieste
3 ottobre: Pordenone
4 ottobre: Matera (Mirko De Carli)
5 ottobre: Mobilitazione in tutta Italia con le Sentinelle in Piedi
8 ottobre: Fossano
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
15 ottobre: Cremona
16 ottobre: Cagliari
17 ottobre: Bolzano
23 ottobre: Roma (evento con Costanza MirianoMarco Scicchitano e padre Botta)
26 ottobre: Ancona (idem, evento Contro i falsi miti di progresso)
27 ottobre; Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
4 novembre: Napoli 
6 novembre: Campobasso
7 novembre: Pescara
8 novembre: Teramo
9 novembre: Family Day (Modena)
14 novembre: Torino 
16 novembre: Agropoli 
16 novembre: Salerno 
22 novembre: Montevarchi
28 novembre: Chiusi




permalink | inviato da marioadinolfi il 1/10/2014 alle 5:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

Se essere "cattolica" diventa un insulto

30 settembre 2014

QUEL VERGOGNOSO ATTACCO DI LUXURIA A AGNESE RENZI
di Mario Adinolfi

La novità di giornata è Vladimir Luxuria che in un'intervista al Fatto Quotidiano santifica Francesca Pascale ("è una donna coraggiosa") e malmena Agnese Renzi perché "è una cattolica osservante" e dunque va ascritta al campo dei "bigotti" nemici del progresso.

Premessa. Io non conosco Agnese Renzi. Conosco Matteo, ma non la moglie, che dai giornali appare una persona discreta e concreta, madre di tre figli avuti in giovane età, impegnata a gestire una famiglia non comune. Che la logica sia capovolta è provato dal fatto che Luxuria trovi disdicevole il modo d'essere di una madre composta e autorevole, di una giovane moglie che mai ha avuto un comportamento fuori posto, mentre consideri esaltante una ragazzina che da Telecafone è passata a "fidanzarsi" a ventotto anni con un uomo entrato ieri nel settantanovesimo anno d'età per motivazioni che francamente si fa fatica a immaginare dettate da amore disinteressato. Ma il mondo ormai è capovolto e dal suo punto d'osservazione capovolto anch'esso Luxuria può lanciarsi all'arma bianca contro Agnese, che peraltro è talmente schiva da non essere mai entrata neanche in mezza discussione di carattere pubblico, mentre si coccola le puttanate espresse dalla neopensatrice della destra italiana Francesca Pascale. Il tutto perché "forse" Agnese è contraria al matrimonio gay (non l'ha mai detto, non ha mai pronunciato mezza parola sull'argomento, lo ripeto).

La vera colpa di Agnese Renzi per Luxuria? Essere "una cattolica osservante". La Pascale invece che è? Mordiamoci la lingua, va. Attenzione, badate bene. In più di una intervista Luxuria ha ribadito di considerarsi in piena osservanza dei precetti del cattolicesimo, tanto da ricevere l'Eucaristia direttamente dalle mani del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ai funerali di don Gallo.

Ma si sa, la confusione regna sovrana nelle menti di coloro che si sono persi. Per cui Luxuria usa l'espressione "cattolica osservante" come insulto contro Agnese Renzi e poi alla prossima photo opportunity andrà cercando di nuovo la Comunione da sbandierare a mezzo stampa. Speriamo trovi un prete che si ricordi di questa intervista in cui insultava una madre di tre figli e esaltava la favorita del Sultano.




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I Quattro Moschettieri tornano a Roma

30 settembre 2014

Save the date.




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Ecco come opera la lobby Lgbt

27 settembre 2014

Volete sapere come lavora la liberticida lobby Lgbt? Dovete leggere Enrico. Ve lo racconta per filo e per segno questo esponente dei Giovani democratici di Torino che ha dato una mano a organizzare l'evento a Ciriè che poi le pressioni degli impauriti sono riusciti ieri sera a far cancellare. Vi racconta le mezze tacche, i portaborse, i donabbondio, la violenza di quelli con mezz'etto di potere, i prepotenti, i vigliacchi che pubblicano i post di insulti e poi li cancellano, i caporali che scrivono sull'Huffington e i kapò finiti per caso all'Europarlamento, i deputati, i loro addetti stampa e l'intero circo conseguente: questa è la lobby Lgbt che ha agito per far sì che Voglio la mamma non fosse presentato al circolo Pd di Ciriè, ventimila anime l'8 ottobre. E noi allora lo presenteremo a Fossano l'8 e poi a Torino in una location da mille persone il 9. Alla faccia di questi censori senza qualità, di questi piccoli burocrati di partito, di questi generali di una battaglia senza popolo, fatta solo da un club di carrieristi. Eppure tutta insieme questa umanità mediocre, che è anche una umanità dolente, suscita in noi solo grande tenerezza, non riusciamo a volerle male. Un piccolo libro li atterrisce. Vuol dire che veramente le loro insicurezze sono immense. 

Grazie allora ad Enrico che ci ha raccontato quel che è accaduto a Ciriè per far sì che VLM non fosse presentato, affermando da giovane democratico coraggioso: "La cosa sorprendente è però questa, che in tutta la valanga di pubblicità che è stata fatta all'evento poi annullato (forse è per questo che hanno chiesto di annullarlo, ci sarebbe andata troppa gente, infatti non se ne farà più uno, ma due l'8 e il 9) non esiste una che sia una argomentazione sul perchè quel libro debba essere censurato ed etichettato come omofobo e misogino! L'avete letto quel libro? Sapete cosa c'è scritto dentro? Sapete cosa pensa Adinolfi e MOLTISSIMI altri militanti del PD che andrebbero espulsi? Io sono un GD di Torino e la penso uguale uguale uguale a Mario Adinolfi e sono fiero di poterlo andare a sentire (dopo tra l'altro aver letto il suo bellissimo libro di cui vi consiglio la lettura)". 

Che fate, cari kapò Lgbt, chiederete l'espulsione di Enrico ora?

http://kikocara.blogspot.it/2014/09/biofobia-cristianofobia-e-diaforofobia.html



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I 322 morti al mese della Chiesa

26 settembre 2014

COSI' E' MORTO GIOVEDI' MATTINA ZAFAR IL CRISTIANO
di Mario Adinolfi

Doveva essere una vigilia di speranza, questo 25 settembre per Zafar il cristiano, rinchiuso da due anni in una cella pakistana per aver "inviato sms offensivi nei confronti della madre del profeta Maometto" e dunque passibile per la legge di Islamabad di condanna a morte. Per la verità Zafar divideva la cella con Muhammad che la condanna a morte per blasfermia già l'aveva subita e stava attendendo solo il giorno dell'esecuzione, rallentato per via della fortuna di essere cittadino britannico. Zafar no. Zafar era solo un cristiano, in Pakistan. Domani, 26 settembre, sarebbe apparso davanti ai giudici e avrebbe tentato di far valere le sue ragioni: quegli sms contro la madre di Maometto non li aveva mai mandati, qualcuno che voleva fargli del male si era impadronito del suo telefono e poi lo aveva denunciato. Le autorità pakistane sono solerti quando c'è da arrestare un cristiano.

Zafar era innocente, lo sapevano tutti. Anche le guardie della prigione. Che per questo lo odiavano di più. Lo odiavano perché era cristiano e lo odiavano perché probabilmente domani sarebbe uscito e un secondino incattivito odia la libertà ritrovata del detenuto.

Zafar aspettava in cella e studiava le carte del suo processo. A un certo punto la porta con le grate e la finestrella si spalanca e una guardia gli scarichi addosso un intero caricatore. Una pioggia di proiettili, alcuni dei quali feriscono anche Muhammad, il compagno di prigionia. Per settimane Zafar era stato fatto oggetto di minacce di morte da parte degli altri detenuti e dei secondini. Gli avvocati di Zafar avevano denunciato questo clima. Niente, nessun esito. E alla vigilia della seduta che avrebbe potuto liberarlo, Zafar il cristiano è stato ucciso dal suo secondino.

Ogni mese mediamente vengono uccisi 322 cristiani, senza contare l'immane e non ancora contabilizzata strage di cristiani compiuta dall'Isis a Mosul e dintorni. Vengono uccisi per la loro fede, spesso vengono psicologicamente e fisicamente torturati per ottenere un'apostasia, loro resistono e muoiono stringendo in mano la croce. Voi ne sareste capaci? Io ammetto la mia paura e credo di no.

Di questa strage silenziosa non sapete quasi nulla, Zafar non è un'orsa e dunque non se ne parlerà né in tv, né sui giornali, né ci sarà alcuna ondata di emozione qui sui social e sul web. Sarà solo uno dei 322 cristiani uccisi a settembre, nell'indifferenza generale. Così, al volo, come si chiamavano le tre suore italiane uccise in Burundi? Non ve lo ricordate. Ricordate invece come si chiamava l'orsa.

Queste storie noi le racconteremo, ogni giorno, sul quotidiano "La Croce", in edicola dal 13 gennaio 2015. Perché questi martiri siano testimonianza e rendano meno fiacche le nostre debolezze.




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Ecco come sarà il quotidiano "La Croce"

24 settembre 2014

COME SARA' "LA CROCE"
di Mario Adinolfi

Quando ho cominciato a scrivere Voglio la mamma decisi che i primi passi del libro sarebbero stati pubblici: raccontai della decisione di mettermi a lavorare a quel volume e poi i primi capitoli abbozzati finirono qui sui social. Per carità, si aprirono le cataratte del cielo e venne giù il mondo (cominciò allora la sequela di insulti degli haters del web che da allora mi accompagna incessantemente ad ogni ora del giorno e della notte), ma se il libro ha scosso più di qualcuno lo devo anche a quella decisione di un work in progress messo da subito in comune.

Con "La Croce", il quotidiano con cui dal 13 gennaio saremo in edicola per intraprendere il nostro corpo-a-corpo ogni giorno sui temi essenziali del nascere-amare-morire, faremo insieme lo stesso percorso. Anche perché la notizia dell'uscita di questo giornale incuriosisce tanti per i più svariati motivi, mi scrivete in privato in centinaia e io non ho il tempo fisico di rispondere a tutti anche se ci provo. Stasera peraltro sarò a Pavia nell'aula magna dell'università (che onore) a presentare VLM, domani sarò a Siena e dunque il tempo per il direct messaging è davvero ridotto. Spero che capirete e vi "accontenterete" di queste info pubbliche.

Insomma, come sarà "La Croce"? Intanto, dal punto di vista estetico, avrà il formato che il gergo giornalistico chiama broadsheet: formato 43x58, il più grande che una rotativa possa tollerare. Dal punto di vista sostanziale, punta ad essere un "primo giornale", che sempre nel gergo del mio mestiere significa che offrirà tutte le notizie, anche quelle dell'attualità più stretta, con l'obiettivo di sostituirsi all'acquisto di un quotidiano tradizionale: puntiamo a farvi mollare la lettura di Repubblica, Corriere della Sera o Giornale. Su "La Croce" troverete tutto quello che serve, anche i programmi della tv e le notizie di cronaca. Ma l'attenzione e l'approfondimento saranno dedicati a ciò che è essenziale. Ribalteremo le priorità ma vorremmo essere l'acquisto esclusivo in edicola. Per questo non usciremo la domenica, che è tradizionalmente il giorno di massima vendita di Avvenire, perché vorremmo che quel giorno il ruolo di primo giornale sia del quotidiano ufficiale della Chiesa italiana. Ma avendo allenato un segmento di cittadini all'idea che non serve leggere una stampa che è astiosa e mistificatrice sui temi della dignità della vita e della famiglia. Credo che farà bene anche a quella stampa lì, sarà obbligata a approfondire, a smettere di essere superficiale con le sue tirate a favore di qualsiasi obbrobrio, di qualsiasi falso mito di progresso.

La prima pagina dunque conterrà tutte le principali notizie del giorno e fotografie che spero vi colpiranno e una vignetta che spero vi farà sorridere e speriamo anche un piccolo box di pubblicità, che aiuti "La Croce" tutti i giorni a compiere la fatica del coprire i costi. Pagina due e tre approfondiranno i temi essenziali: racconteremo quel che accade rispetto alle questioni che i lettori di Voglio la mamma ormai conoscono bene. Ci saranno poi tante storie. Il racconto delle storie del bello di chi sceglie sempre la vita e dell'orrore di chi vuole portare l'umanità sul crepaccio della negazione di sé. A pagina quattro ci occuperemo di attualità e politica italiana, a pagina cinque di attualità e cronaca internazionale con particolare attenzione alla persecuzione dei cristiani nel mondo, a quella strage silenziosa che provoca 322 morti mediamente ogni mese uccisi perché amano la croce. La testimoniano fino al martirio e nessuno ne parla. Noi sì. A pagina sei ci occuperemo di economia e lavoro, in particolare condurremo campagne a favore di un fisco favorevole alla famiglia con figli e di sostegno alla donna che vuole essere madre, racconteremo le storture di un mercato disumanizzato, indicheremo tutti i giorni le aziende che assumono e le modalità operative per trovare un'occupazione, pubblicando gratuitamente gli annunci delle imprese che cercano personale. Pagina sette sarà dedicata alla Chiesa: seguiremo tutti i giorni Papa Francesco (il Papa si ama e si rispetta, non ci annovereranno mai tra i suoi detrattori, siamo pecore umili del suo gregge e avremo analogo sguardo d'amore per il pastore Papa Benedetto, di cui ripercorreremo passaggi del suo straordinario Magistero), così come racconteremo le dinamiche vaticane e della Cei, oltre alla Chiesa del quotidiano, Ogni giorno visiteremo una parrocchia cominciando da quelle di Roma e fotograferemo anche la bellezza, perché nelle chiese è contenuto il più colossale patrimonio artistico dell'umanità ed entrare in una chiesa significa entrare anche gratuitamente in uno straordinario museo, solo che in pochi lo sanno. Io stesso entrando nella chiesa che è più prossima a casa mia, quella di Santa Maria sopra Minerva, ho scoperto solo pochi anni fa la presenza di un affresco straordinario di Melozzo da Forlì, di cui esistono pochissime opere visibili. Facendo altri pochi passi a San Luigi dei Francesi porto sempre i miei amici a osservare tre splendidi Caravaggio che farebbero la fortuna di qualsiasi museo. Sono lì, gratis, pochissimi lo sanno. Con "La Croce" scoprirete anche questi tesori, accanto al testo del Vangelo del giorno e alla vita del Santo del giorno. Spesso sono vite incredibili, straordinarie, racconti cinematografici. Noi ve li offriremo. La pagina otto infine sarà la nostra "ricreazione": sport e spettacoli. Vi parleremo quotidianamente di quel grande romanzo popolare che è il calcio, recensiremo trasmissioni televisive e opere cinematografiche, sì ci sarà anche l'elenco dei programmi tv accompagnati dalle nostre valutazioni.

Vi piace il vostro nuovo giornale? A mezzanotte gli abbonati lo riceveranno nella propria casella di posta o potranno leggerlo sul sito attraverso i codici. Avranno così gli strumenti per affrontare la giornata in cui in ufficio o a scuola si discuteranno i temi essenziali essendo stati aiutati ad avere le parole per dirlo: per dirlo che la vita viene prima, la famiglia è una ed è quella, le persone non sono cose, i figli non si pagano. A ogni ennesimo caso di falso mito di progresso narrato come conquista dell'umanità, spiegheremo puntualmente perché non lo è, ma con parole semplici e comprensibili a tutti, con moltissimi dati incontrovertibili e tanti link per chi su internet vorrà procedere con ulteriori approfondimenti. Chi comprerà in edicola il quotidiano cartaceo o chi sarà abbonato avrà uno strumento fisico per il corpo-a-corpo. Con lo sguardo rivolto alla Croce, a questa umanità dolente e sofferente che nella Croce si specchia, alla ricerca di un senso che va semplicemente riscoperto, perché un senso c'è. Il senso c'è.

Tra 109 giorni "La Croce" sarà in edicola. Le cose da fare per arrivarci sono innumerevoli, non immaginate neanche quante e quanto complicate. Ma con il vostro aiuto ce la faremo. Intanto dite: vi piace il vostro nuovo giornale?




permalink | inviato da marioadinolfi il 24/9/2014 alle 6:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

Dal 13 gennaio in edicola

23 settembre 2014

PERCHE' "LA CROCE"
di Mario Adinolfi

Dal 13 gennaio il gruppo di Voglio la mamma, cioè quelle ragazze e quei ragazzi che hanno dato vita a una realtà associativa figlia di un piccolo libro dedicato ai temi essenziali del nascere-amare-morire, manderà in edicola e sui vostri computer o tablet uno strumento quotidiano di informazione intitolato "La Croce". Perché?

Perché è necessario. Perché non passa giorno senza che non venga tirata una picconata potenzialmente mortale alla dignità della persona umana. Si propone la trasformazione della persona in cosa, se ne propone l'acquistabilità e la vendibilità, la deteriorabilità e dunque l'eliminabilità, lo si fa in maniera garrula e spiegandoci che è tutto bello e buono e giusto: un nascituro è down e lo si uccide "per il suo bene", un anziano malato è faticoso da curare e allora lo si sopprime "per il suo bene", si eliminano gli imperfetti per il loro bene e si vuole creare una generazione di perfetti selezionati eugeneticamente con pratiche a pagamento da reparto nazista. Si mina la famiglia, se ne propone la caricatura, si dissolve la figura materna, si spiega che siamo figli di un genitore 1 e genitore 2 impedendo scientemente persino l'uso della parola mamma, perché solo se bombardi fino allo sfinimento il ruolo della madre puoi immaginare possibile che un bambino nasca da due padri. Cosa che non accade mai. Diremo che due più due fa quattro, le pagine de "La Croce" serviranno a dare ogni giorno le parole per dirlo. Perché scegliere le parole giuste per dirlo, quotidianamente e efficacemente rispondendo ai casi concreti e alle storie che la quotidianità ci sottopone, è insieme difficilissimo e decisivo.

Perché ci chiameremo "La Croce"? Perché vogliamo smettere di vergognarci della croce. Perché nel giorno in cui i terroristi dell'Isis proclamano che arriveranno a Roma per spezzare le nostre croci e prendersi le nostre donne, con le nostre donne ne innalziamo una per dire con forza: noi non abbiamo paura. Noi non abbiamo paura a dirci cristiani, noi non ci camuffiamo. Noi siamo convinti che solo in quel simbolo si trova riparo al nostro infinito dolore.

L'umanità è dolente, l'umanità soffre e nella croce si guarda allo specchio. L'umanità che abbiamo davanti, l'umanità che affitta gli uteri e seleziona gli embrioni, l'umanità delle cantanti con la barba all'Eurofestival e delle centinaia di migliaia di aborti l'anno, l'umanità che vuole sopprimere i propri anziani malati o dissolvere persino la parola "mamma" per legittimare i propri desideri che chiama diritti, non è un'umanità felice. Al contrario. E' un'umanità che sprofonda in un abisso di dolore e annaspando in qualche modo chiede aiuto. La nostra coscienza quotidianamente addolorata e affaticata cerca luoghi in cui fraternamente ritrovarsi per ritrovare un senso.

Un gruppo di peccatori che per questo non vi faranno mai la morale, di persone certamente piene di contraddizioni, ma animate dalla sincera volontà di provare a raccontare che una prospettiva sensata c'è ancora, basta osservare la realtà e essere disposti ad ammettere che le foglie sono verdi d'estate, ogni giorno metterà su carta quel che accade e quel che è. Vi daremo le parole per dirlo, in maniera semplice e diretta, in maniera speriamo efficace. Per non dovervi camuffare lo faremo nel segno della croce, perché solo da quel segno troviamo l'ispirazione e la forza per sottoporci a questo ulteriore sforzo immane, costosissimo e faticoso. Ma necessario.

Quel simbolo che qualcuno odia al punto da volerlo cancellare dalla faccia della terra, che altri più modestamente vorrebbero togliere da ospedali e aule scolastiche, che altri ancora irridono o di cui alcuni (persino cristiani) si vergognano, per noi sarà scudo e pungolo. Tenteremo di essere, laicamente e senza confessionalismi di cui proprio non siamo capaci, degni dell'ispirazione che ci siamo scelti. Ma solo da quell'ispirazione può arrivare una risposta complessiva e sensata al mare di dolore del nostro tempo terribile che spinge l'umanità fino al crepaccio della negazione di sé.

"La Croce" dal 13 gennaio sarà in edicola perché se non ci fosse sentiremo di non aver risposto alla voce che ci ha chiamati. Balbetteremo le nostre parole. Voi aiutateci a dire.




permalink | inviato da marioadinolfi il 23/9/2014 alle 5:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

Sui dettagli del Sinodo sulla famiglia

21 settembre 2014

SU DIVORZIATI RISPOSATI, SCALFARI E PROSSIMO SINODO
di Mario Adinolfi

Se ne scrive il bigamo Eugenio Scalfari, ateo e disinteressato all'Eucaristia, posso scriverne anch'io che sono solo divorziato e risposato, ma cristiano e interessatissimo alla comunione con Gesù e la mia Chiesa. Insomma oggi su Repubblica il "papa laico" si lancia in un'omelia di duecento righe per dettare la linea al prossimo sinodo sulla famiglia che, drammaticamente, è diventato per i media solo una riunione in cui si dovrà decidere se dare o meno l'ostia ai divorziati come me. I giornali si sono già inventati le cordate di cardinali l'una contrapposta all'altra, i tifosi delle varie squadre e Scalfari ci tiene a far sapere che anche San Pietro aveva abbandonato la propria moglie, dunque era un divorziato ante litteram. Poi si mette a parlare del grado di parentela con Gesù di San Giacomo, sul ruolo di Paolo che s'è "inventato" apostolo, sulle persecuzioni dei cristiani che non ci sono state (se non una "piccola" sotto Nerone) e tutta una serie di castronerie miste a dicerie e a qualche verità, dettate però con il tono del Rivelatore. Ovviamente Scalfari vuole vedere la Chiesa dilaniata dallo scontro all'arma bianca tra cardinali e tifa per l'ammissione al Sacramento dei divorziati risposati.

Io spero due cose. La prima è che il prossimo Sinodo sulla famiglia si occupi della famiglia e non si faccia condizionare da queste trombonate mediatiche. Il tema è talmente decisivo che stare concentrati solo su un dettaglio, perché dare la comunione o no ai divorziati è un dettaglio se paragonato alla vastità dei problemi che riguardano oggi la famiglia, mi parrebbe non aver compreso quanto pericoloso sia l'attacco di chi vuole semplicemente distruggere la cellula base su cui si fonda il tessuto connettivo della società.

La seconda è che sul dettaglio, se proprio si dovrà decidere qualcosa, non si ceda alla tentazione dell'escamotage. Leggo sui giornali che l'idea sarebbe di rendere "più snelle" le procedure che portano alla possibilità di annullare i matrimoni contratti in Chiesa, sì da poter procedere poi ad un nuovo matrimonio pienamente valido anche per il contesto ecclesiastico.

Non lo so, non mi convince. Io ho contratto matrimonio davanti a Dio che ero molto giovane, in una fase della mia vita estremamente complessa, sicuramente se mi presentassi davanti alla Rota Romana potrei sperare di ottenere l'accertamento della nullità del mio vincolo matrimoniale, se le procedure dovessero essere "snellite" la probabilità diventerebbe quasi certezza. Eppure.

Eppure l'impressione che ho è che semplificare in questa fase le procedure per ottenere l'annullamento del matrimonio potrebbe essere una grave errore. Io non ho mai chiesto l'annullamento perché sono convinto che giurare fedeltà davanti a Dio e poi spergiurare sia peccato indelebile, che resta marchiato a fuoco. La sanzione è l'allontanamento dall'eucaristia. E' una sanzione che in un cattolico provoca dolore, che in me provoca dolore. Ad ogni Santa Messa quando si forma la fila di chi va a ricevere l'Eucaristia e parte il canto e io sono costretto nel mio banco e non mi posso muovere, quel dolore si rinnova, solo in parte consolato dal pensiero delle mie due figlie meravigliose nate dai due diversi matrimoni e dalle parole che pronuncio qualche istante prima: "O Signore non sono degno di partecipare alla Tua mensa, ma di' soltanto un parola ed io sarò salvato". Quel dolore (e anche quell'imbarazzo) sono la mia sanzione per aver spergiurato e per aver diviso quel che Dio aveva voluto unire, pur in una mia condizione personale di immaturità. Ma non bisogna cercare scusanti. L'errore c'è, deve esserci la sanzione. Così come c'è la certezza di essere accolto comunque con amore nella mia Chiesa, dai miei fratelli e dalle mie sorelle, dai miei pastori, che mi amano e non mi giudicano. L'idea di aggirare però errore e sanzione con un escamotage mi pare in questo tempo complicato carica di conseguenze pericolose pur sapendo che le storie sono diverse, caso per caso.

Voleva questo essere il mio piccolo contributo, da soggetto interessato, ad una questione che spero resterà assolutamente marginale rispetto alla vastità dei temi che dovranno essere affrontati nel Sinodo che si apre il 5 ottobre. Però, ho pensato, se ne parla Scalfari il bigamo forse ho diritto a parlarne anch'io. 

Qualsiasi cosa deciderà poi la mia Chiesa, io obbediente la recepirò. Il Magistero detterà le regole, le regole vanno seguite, se si infrangono si incorre in sanzioni. Poi, sul piano personale, per i miei errori (che non camufferò mai) mi affido alla Sua misericordia. Sua di Dio, non di Scalfari.



permalink | inviato da marioadinolfi il 21/9/2014 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa

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