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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Un elogio a Tommaso Cerno

25 ottobre 2014

Tommaso Cerno è un giornalista che molti di voi conoscono, ci siamo incontrati in tante trasmissioni tv, ci siamo annusati, ho stima di lui a pelle, credo ricambiata. Da qualche giorno è stato nominato direttore di uno dei più importanti quotidiani del Nord, il Messaggero Veneto, gruppo l'Espresso. Sulle unioni omosessuali la pensa diversamente da me, molto diversamente. Mi ha chiesto di scrivere per il suo giornale un editoriale che oggi trovate in prima pagina. Tommaso è iscritto nella casella "gay". A me pare semplicemente un buon direttore, che vuole far sentire ai suoi lettori tutte le voci, tutte le posizioni. Ce ne fossero come Tommaso Cerno.


NON SOLTANTO I CATTOLICI DICONO STOP
di Mario Adinolfi per il Messaggero Veneto

E' d'accordo Silvio Berlusconi, l'ha proposto l'Imperatore d'Italia Matteo Renzi, dunque ormai (forse) si faranno: le unioni civili alla tedesca, dedicate in particolare alle coppie omosessuali, potrebbero entrare davvero nel diritto di famiglia anche italiano. Secondo il sottosegretario alle Riforme, Ivan Scalfarotto, si tratterà semplicemente del "matrimonio gay con un altro nome, per non irritare i cattolici". Secondo altri si salvaguarderanno solo le due richieste fondamentali del mondo Lgbt: il diritto alla reversibilità della pensione e il diritto a "farsi una famiglia". Con che modalità ci si potrà "fare una famiglia" essendo a una coppia omosessuale negata, secondo le dichiarazioni di Renzi, l'adozione di bambini, come peraltro recita il modello tedesco? L'artificio un po' ipocrita è legato ad un'espressione anglofona. Si tratta della "stepchild adoption", cioè la possibilità del partner di adottare il figlio del compagno o della compagna omosessuale, in assenza di altro genitore biologico. Nel caso di una coppia gay i figli nascono utilizzando (all'estero, perché in Italia è illegale, di qui l'ipocrisia tutta italica) le procedure note come "utero in affitto".

Berlusconi e Renzi avrebbero stipulato dunque un "nuovo patto del Nazareno" sulle unioni civili omosessuali, la loro approvazione in Parlamento visti i numeri di cui i due dispongono potrebbe essere istantanea. Però. C'è un però. Quel però è l'opinione degli italiani.

Tanti italiani su questo tema vogliono procedere con i piedi di piombo. I sondaggi dicono ad esempio che la stragrande maggioranza è contraria all'utero in affitto e hai voglia a chiamarla stepchild adoption, una coppia gay per arrivarci deve passare dall'affitto di un utero. E se cerchi una donna che ti doni un ovulo per poi impiantarlo nell'utero affittato di un'altra donna, la signora in questione deve essere sottoposta a settimane di bombardamenti ormonali, affinché il suo ovulo diventi grande poco meno di un chicco d'uva, per poi essere agoaspirato in sedazione profonda. Esiste secondo voi qualche donna in natura che si sottoporrebbe a tale procedura gratuitamente? Nella neolingua di questi falsi miti di progresso la chiamano "donazione di ovuli", nella realtà è una compravendita. L'ipocrisia italica nel caso di fecondaziona eterologa parla di rimborsi spese per le donatrici. Non è vero, è salario mascherato. Nelle procedure di utero in affitto, dopo la finta donazione, c'è la reale locazione dell'intimità più profonda di un'altra donna fino alla consegna del prodotto: il figlio, ormai ridotto come la donna a cosa, che viene partorito e strappato al seno della madre non appena vi si avvicina, per consegnarlo alla coppia acquirente. La stepchild adoption all'interno delle unioni civili renzian-berlusconiane legittimerebbe tutto questo. La riduzione di un bimbo a una cosa da acquistare, ovviamente se in perfette condizioni.

Ma le persone non sono cose e i figli non si pagano. Il coro parlamentare potrà essere pure univoco a favore delle unioni civili alla tedesca, ma fuori dal coro a difesa dei soggetti più deboli, che sono sempre i bambini che hanno diritto a non essere privati della loro mamma, canta un pezzo d'Italia. Sono i cattolici, certo, ma non solo.

Tanti italiani, anche di sinistra come chi scrive, che sono prontissimi a riconoscere agli omosessuali il sacrosanto diritto a essere vicino al proprio compagno quando va in ospedale o nel malaugurato caso dovesse finire in carcere, che sono pronti a riconoscere ogni possibile diritto individuale, che sono contrari a qualsiasi discriminazione nei confronti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei transessuali. Tanti italiani che però si fermano quando si parla di famiglia e di figli. I figli, tutti i figli, tutti noi siamo nati da un uomo e da una donna, da un padre e una madre, non da un genitore 1 e genitore 2. E alle nostre spalle abbiamo migliaia e migliaia di anni in cui una sequenza infinita di incontri tra un uomo e una donna hanno portato al nostro essere e al mondo come è ora. Non sarà il 2014, anno prima dell'era renzian-berlusconiana, a bloccare questa sequenza e a inventarsi una realtà che non c'è. Non sarà un nuovo patto del Nazareno a impedire a molti italiani di cantare fuori dal coro. E, a proposito, almeno cambiategli nome. Il Nazareno lasciatelo stare.




permalink | inviato da marioadinolfi il 25/10/2014 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

Contro il patto Berlusconi-Renzi sulle unioni gay

24 ottobre 2014

ALMENO LASCIATE STARE IL NAZARENO
di Mario Adinolfi per La Croce

Lo definiscono "il nuovo patto del Nazareno" e Silvio Berlusconi l'ha annunciando dicendosi favorevole a varare con Matteo Renzi una legge di equiparazione al matrimonio per le unioni gay, con tanto di "stepchild adoption", cioè con il via libera all'utero in affitto anche se (ipocritamente) solo se utilizzato per operazioni di compravendita di neonati realizzate fuori dai confini nazionali. La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo la notizia è stata: almeno cambiategli nome a questo patto scellerato. Almeno lasciate stare il Nazareno.

Le seconda cosa l'ho pensata mentre vedevo, incontrando centinaia e centinaia di persone insieme ad altre firme de La Croce (Costanza Miriano, padre Maurizio Botta, Marco Scicchitano), un pezzetto di popolo passare da una sorta di mesta rassegnazione ad un qualche civile entusiasmo e ad una grande voglia di battersi. Questo giornale, lo dico sempre nelle iniziative pubbliche, nasce per avviare un "corpo a corpo" con i sostenitori delle tristi idee omosessualiste proprie della lobby Lgbt e non degli omosessuali, che nella loro vita reale offrono uno spaccato assai più complesso e molto spesso sorprendente. Ebbene, mentre ragionavo di questo spiegando perché sono contrario all'equiparazione delle unioni gay al matrimonio, pensavo a quanta ipocrisia c'era nelle dichiarazioni di Berlusconi che ha richiamato più volte i "valori cristiani" e la "tutela della famiglia tradizionale" e a quanta ce n'è anche nel mio amico Renzi, le cui radici so essere ancorate al terreno dal popolarismo cattolico, però evidentemente il cinismo del potere prevale e le rende secche. Due leader che si richiamano esplicitamente a valori precisi, li violano platealmente nel nome di una comune plateale cedevolezza a idee caotiche e prive di senso, che produrranno l'effetto di trasformare le persone in cose. Perché, si sappia: equiparano l'unione gay al matrimonio solo per ottenere due precisi "diritti". Il primo è quello alla reversibilità della pensione, che travolgerà il sistema previdenziale e provocherà la cancellazione o l'estrema riduzione della pensione di reversibilità per tutti. Il secondo presunto diritto è quello a "farsi una famiglia". E, di grazia, come se la fanno questa famiglia due gay se l'adozione è vietata ed è concessa invece la "stepchild adoption"? Ovvio, due gay hanno una strada sola: il ricorso all'utero in affitto. Che è una terrificante pratica di umiliazione del corpo della donna, di violazione della sua sfera più intima dietro compenso in denaro, di compravendita di un neonato. Una pratica vergognosa, da mondo della schiavitù di epoca pre-cristiana. Poi arrivò un uomo sulla croce e cambiò tutto, cancellò la schiavitù, disse che chi avesse scandalizzato i bambini meglio se si mettesse una macina di mulino al collo e si gettasse in mare. 

Ecco cosa diceva il Nazareno. A questo scellerato patto contro le donne e gli uomini, contro i bambini trasformati in scandaloso oggetto di compravendita, almeno cambiategli il nome.


SAREMO IN EDICOLA DAL 13 GENNAIO
Dopo il patto Renzi-Berlusconi sulle unioni gay sarà sempre più dura cantare fuori dal coro. Noi lo faremo, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto per (r)esistere. Il quotidiano La Croce sarà in edicola dal 13 gennaio 2015. Abbiamo aperto la campagna abbonamenti e ringraziamo i tanti che già ci hanno inviato la concreta adesione al nostro giornale pro life e contro i falsi miti di progresso. Ci si abbona a La Croce con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, se volete aiutarci con qualcosa in più potete inviare una donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla nostra consueta email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano. Alcuni ci dicono che è un'impresa pazza, noi diciamo che è semplicemente necessaria. Vedremo chi avrà avuto ragione. Se volete darci una mano condividete questo link www.facebook.com/lacrocequotidiano che è quello della pagina Facebook de La Croce sul vostro profilo personale e invitate i vostri amici a fare un "mi piace".



permalink | inviato da marioadinolfi il 24/10/2014 alle 7:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

VLM in tutta Italia, appuntamenti 2014

21 ottobre 2014

DA GENOVA A MATERA, LE ULTIME 25 TAPPE DEL TOUR DEI 100 GIORNI

Voglio la mamma sta per chiudere il suo tour dei 100 giorni con le ultime 25 tappe dopo mesi intensissimi. Giovedì a Roma (via degli Olivi) e domenica al PalaRossini di Ancona sarò insieme ai miei amici Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e Marco Scicchitano per dire ancora qualcosa "contro i falsi miti di progresso". Poi da lunedì comincerà l'ultima "gamba" del tour dei 100 giorni: 25 incontri in un mese e mezzo per toccare anche regioni in cui ancora non siamo stati. Partiremo da Genova, città disastrata dall'alluvione e dalle istituzioni disattente e corrotte; arriveremo a Matera, città europea della cultura 2019. Alfa e omega non casuali, un percorso nel percorso. Questo il dettaglio delle tappe previste dal tour VLM:

27 ottobre: Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato (3 incontri)
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
4 novembre: Napoli 
7 novembre: Pescara
8 novembre: Loreto 
9 novembre: Modena 
16 novembre: Agropoli
16 novembre: Salerno 
19 novembre: Bologna 
21 novembre: Montevarchi
22 novembre: Reggio Calabria 
24 novembre: Imola 
27 novembre: Torino 
28 novembre: Chiusi
29 novembre: Treviso
2 dicembre: Campobasso
11 dicembre: Palermo (2 incontri)
12 dicembre: Canicattì 
13 dicembre: Matera

Nel corso di questi ultimi 25 incontri del tour presenteremo VLM sull'onda dell'azione dei circoli territoriali e chiunque voglia creare circoli VLM non ha che da segnalarsi a adinolfivogliolamamma@gmail.com (la stessa email dove possono essere ordinate copie del libro). Saranno anche incontri per presentare il nostro prossimo faticoso sforzo editoriale, lo strumento che riteniamo necessario per il "corpo a corpo" di cui parliamo nelle serate VLM dedicate ai temi essenziali: La Croce - Quotidiano, il giornale che dal 13 gennaio tutti i giorni sarà in edicola e di cui abbiamo avviato la campagna abbonamenti. Dal 13 dicembre al 13 gennaio, come è naturale, ci concentreremo solo sull'uscita del quotidiano, il cui lancio è complicatissimo e ovviamente economicamente molto dispendioso. Dalla seconda metà di gennaio comincerà il tour 2015, che sarà caratterizzato da una serie di sorprese, a partire dal nome. Ma non chiederete mica che tutto sia svelato oggi, vero?


POST SCRIPTUM: Oggi il prof. Massimo Adinolfi dell'università di Cassino ha ricevuto una strana missiva contenente una forma di minaccioso insulto particolarmente greve. La lettera era indirizzata a Mario Adinolfi, inviata da Milano con francobolli afghani. Probabilmente, alla caccia di un indirizzo pubblico dell'autore di Voglio la mamma hanno trovato quello di un prof e con la disattenzione propria dei vigliacchi e degli accecati dall'odio hanno equivocato. Bene. Il tour dei 100 giorni è stato caratterizzato da una massiccia mobilitazione delle forze dell'ordine a difesa del nostro diritto di parola. Ma il clima di violenza nei nostri confronti cresce e il pensiero va immediatamente alle Sentinelle In Piedi verso cui si teorizza che "prenderle a calci nel culo" è cosa buona e giusta (e così ne hanno mandate alcune all'ospedale e hanno tirato bottigliate persino addosso a bambine di sei anni), ma anche ai Giuristi per la Vita il cui leader, l'avvocato Gianfranco Amato, in un confronto in un liceo con Ivan Scalfarotto è stato pesantemente ingiuriato dall'esponente delle istituzioni. Resosi conto di quel che aveva combinato, Scalfarotto ha negato l'autorizzazione alla diffusione delle riprese dell'incontro-scontro con Amato, autorizzazione che Amato non ha avuto esitazione a dare. Perciò del dialogo esiste una strana versione che ha solo immagini e voce di Amato. Scalfarotto ha temuto se stesso, il suo ufficio stampa nega l'ok alla diffusione della registrazione. Chissà perché. E penso a Saviano che dice che siamo "portatori di violenza culturale". Intanto ci insultano, ci minacciano, ci percuotono pure. Ma bisogna continuare e noi continuiamo. Ciao, ci si vede in giro.




permalink | inviato da marioadinolfi il 21/10/2014 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

Sulla Relatio Synodi e altre questioni

19 ottobre 2014

NON ERA VERO
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano?

C'è un motivo sempre più evidente per cui dal 13 gennaio ci sobbarcheremo questa enorme fatica (professionale, economica, persino fisica) di proseguire il corpo a corpo sui temi essenziali annunciato fin dall'uscita di Voglio la mamma? con uno strumento come un quotidiano cartaceo da mandare in edicola e ogni giorno a mezzanotte nelle caselle email dei nostri abbonati. Il motivo è che ogni giorno gli altri giornali, i più letti, al mattino battono la grancassa a cui fanno adeguare poi tutto il sistema dell'informazione e della comunicazione in Italia. E lo fanno raccontando qualcosa che non era vero.

Prendiamo solo l'ultima settimana. Lunedì 13 ottobre al Sinodo dei Vescovi esce un documento di lavoro, una base su cui discutere, la "Relatio post disceptationem". Per tutti i giornali è la prova della "svolta gay" della Chiesa. Non c'è sito web che non la annunci come l'indicazione dell'accettazione delle unioni civili tra omosessuali, come il via libera a una legge del genere anche in Italia. Non era vero. 

Era solo un documento di lavoro, non diceva nulla di nuovo sulle unioni civili tra omosessuali, calcava forse qualche accento e apriva una discussione. Dopo i siti web dei quotidiani on line è stato il giorno dei quotidiani cartacei, quelli dove dovrebbe essere un surplus di approfondimento. Martedì 14 ottobre non c'era quotidiano che non avesse almeno un editorialista impegnato a commentare i paragrafi 50, 51 e 52 della Relatio affermando che si trattava di una "svolta storica di apertura ai gay". Non era vero. Non era vero, semplicemente perché verso i gay la Chiesa non ha mai avuto una linea di chiusura. Chiunque abbia frequentato una comunità parrocchiale sa che non c'è luogo più aperto: ci si ritrova, ognuno con le proprie imperfezioni che noi cattolici chiamiamo peccati. Ma se c'è un luogo che abbraccia gli imperfetti, quello è una parrocchia. Se cercate un luogo aperto a tutti, cercate una chiesa. Ma quale "svolta storica di apertura" ai gay o ai divorziati risposati o a chicchessia. Non era vero.

Mercoledì 15 ottobre si riusciva finalmente a capire il perché di tutti quegli editoriali e di tutte quelle chiacchiere sulla "svolta gay". Nel giorno in cui gli angeli del fango spalavano a Genova e in cui un'altra alluvione meno raccontata (l'esondazione del torrente Elsa) uccideva due anziani in Maremma, nell'immediata vigilia di una manovra economica da 36 miliardi di euro che rischia di mettere in ginocchio la Sanità in molte regioni, Repubblica apriva il suo quotidiano con la notizia a tutta pagina secondo cui entro fine mese il governo avrebbe depositato il ddl sul matrimonio gay, solo linguisticamente definito sulle "unioni civili" (ci pensava il sottosegretario Ivan Scalfarotto a spiegarlo: "Quelle unioni civili sono il matrimonio egualitario con un altro nome"). Repubblica non si fermava qui. Affermava senza condizionali che la legge del governo era stata annunciata da Renzi in persona "senza incontrare opposizioni" all'inizio di settembre all'Ambasciata della Santa Sede ai piedi dei Parioli al segretario di Stato cardinale Parolin, al presidente della Cei cardinale Bagnasco e al segretario del Sinodo cardinale Baldisseri, a cui erano stati offerti in cambio 500 milioni di euro per politiche familiari. Non era vero. 

Non c'era stato alcun via libera episcopale o vaticano a Renzi e Renzi stesso ha annunciato che la legge la farà sì, ma dopo la fine del percorso della riforme costituzionali. Che sarebbe a dire, alle calende greche. Allora giovedì 16 ottobre i giornali si impegnavano a descrivere una Chiesa "dilaniata dalle polemiche" nei circuli minores in cui il Sinodo s'era diviso, dieci commissioni che hanno discusso come dovevano la Relatio di cui sopra. Non era vero. La discussione era quella giusta e inevitabile, la Chiesa cattolica è un corpo che comprende un miliardo di individui, che sanno confrontarsi con franchezza. Ma la divisione e la frantumazione di quel corpo è un obiettivo perseguito da chi sta fuori, non da chi sta dentro la Chiesa, pur con opinioni che possono essere legittimamente diverse. Nessuna Chiesa dilaniata. Non era vero.

Venerdì 17 ottobre i giornali passavano ai tecnicismi, in particolare fioccavano articoli sulla "stepchild adoption" che veniva tradotta sic et simpliciter con "adozione gay". La legge sulle unioni civili che Scalfarotto ci ha rivelato essere la legge sul matrimonio gay con un altro nome va addirittura oltre la legge sul Mariage pour tous francese, usando la "stepchild adoption" come formula fumosa e in lingua straniera per legittimare la pratica dell'utero in affitto. La stepchild adoption è un artificio giuridico con cui il partner omosessuale può adottare il figlio biologico dell'altro partner, in assenza di altro genitore biologico. In una coppia gay, quale fattispecie soddisfa queste condizioni? Solo e soltanto la pratica dell'utero in affitto. Vi hanno raccontato sui giornali che la stepchild adoption serviva a consentire l'adozione agli omosessuali. Non era vero.

La stepchild adoption è un'altra cosa e si è capito sabato 18 ottobre quando Ignazio Marino ha messo in scena la carnevalata al Campidoglio dei finti matrimoni omosessuali, strombazzati in ogni singolo anfratto dell'informazione italiana, che però erano carta straccia senza alcun valore legale. Non lo diciamo noi, lo diceva in una delle infinite interviste una coppia gay con "figlia" di tre anni: "Oggi a noi non cambia niente, non faremo festa, non ci sarà nessuna cerimonia particolare, forse andremo a pranzo con qualche amico e poi a lavorare. Noi abbiamo festeggiato tre anni fa quando ci siamo sposati all'estero. Noi vogliamo il diritto per nostra figlia ad avere due papà, anche se è figlia biologica di uno solo di noi". Chiaro, lineare. Hanno pagato un'agenzia specializzata che ha fatto bombardare una donna di ormoni fino a trasformare un suo ovulo in un chicco d'uva, l'hanno mandata in sedazione profonda e gliel'hanno agoaspirato, l'hanno fecondato e poi inserito nell'utero affittato di un'altra donna, che l'ha cresciuto nel suo ventre, l'ha partorito e poi quando il neonato ha cercato il seno della madre gliel'hanno strappato e se lo sono portato via perché se l'erano comprato. Questa è la pratica dell'utero in affitto che la stepchild adoption vuole legalizzare. Ma le legge sul matrimonio omosessuale ancora non c'è e la stepchild adoption manco. Ignazio Marino ha messo la sua firma, sotto i flash dei fotografi e strumentalizzando le coppie omosessuali, su una pergamena del comune di Roma con su scritto "Atto di Matrimonio". Non era vero.

Non era un vero atto di matrimonio ovviamente. E' carta straccia per farsi propaganda e far dimenticare di essere un sindaco odiato dai romani. E tutti quei giornali che in questi giorni avevano scritto che la Chiesa aveva dato il via libera alla legge sulle unioni gay, che addirittura c'era stato un vertice con Renzi in cui il presidente della Cei non si era opposto al progetto, oggi domenica 19 ottobre hanno dovuto riportare la reazione indignata della Conferenza episcopale italiana e del Vicariato di Roma alla pagliacciata di Marino. E allora oggi Repubblica s'è inventata il nuovo fronte di divisione: Papa Benedetto contro Papa Francesco. Anche 'sta robaccia sparata in prima pagina, con editoriale di supporto. Le legioni di Ratzinger contro le legioni di Bergoglio, l'un contro l'altro armate nel Sinodo, con la finale genuflessione del tedesco all'argentino. Secondo voi, può essere vero?

E' vero il documento finale dell'assemblea sinodale, la Relatio Synodi, che al punto 55 dichiara: "Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia". E allo stesso tempo dichiara ovviamente lo spirito di apertura e accoglienza "con rispetto e delicatezza" nei confronti delle persone omosessuali, perché la Chiesa apre le sue braccia a tutti noi imperfetti. 

E' vero il discorso di Papa Francesco che ha concluso il Sinodo: "Mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni". La Chiesa è un luogo in cui si discute liberamente. Molto più liberamente che a Repubblica, probabilmente. 

Non era vero che la Chiesa apriva alle unioni omosessuali, non era vero il vertice del via libera di Bagnasco e Parolin a Renzi per una legge sul matrimonio gay con un altro nome, non era vero il baratto tra questa legge e i 500 milioni di euro per le politiche familiari, non era vero che la stepchild adoption avesse a che fare con l'adozione di bimbi dagli orfanotrofi (sempre l'illuminante Scalfarotto: "I gay vogliono farsi il figlio, non adottarlo"), non era vero che il premier avrebbe presentato una legge contenente la stepchild adoption entro questo mese dopo l'ok del Sinodo, non era vero il matrimonio gay targato Marino e non era vero il via libera della Chiesa su tali unioni tanto che la reazione agli atti del sindaco di Roma da parte di Cei e Vicariato è stata nettissima, non era vero che c'era Ratzinger contro Bergoglio, non era vero che il Sinodo avrebbe rivoluzionato la dottrina cattolica in materia di famiglia. 

Così come non era vero la settimana prima che le Sentinelle sono "fautrici di violenza" (copyright Roberto Saviano) e così come non era vero che "prenderle a calci nel culo" (copyright Selvaggia Lucarelli) fosse accettabile. Così come non è vera ogni insopportabile strumentalizzazione delle parole di Papa Francesco, utilizzato come un supporter da tirare per la mantella per perseguire con finalità che nulla hanno a che fare con quelle della Chiesa.

Se sapremo con attenzione discernere il vero dal falso, questo tempo faticoso lo vivremo con consapevolezza, pronti a combattere la buona battaglia, sfuggendo a millantatori e costruttori di barriere fumogene, che le utilizzando soprattutto per scoraggiare i testimoni di verità e far credere loro che tutto sia perduto. Nulla è perduto, nulla di quel che conta, anche se il tempo è difficile. Ne siamo consapevoli, ma non rinunciamo a lottare, prima di tutto contro gli spacciatori di bugie.



permalink | inviato da marioadinolfi il 19/10/2014 alle 7:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

Matrimonio gay, no a qualsiasi baratto

15 ottobre 2014

ORA TUTTI IN PIAZZA
di Mario Adinolfi per La Croce 

Ora il disegno è chiaro. Ora si capisce perché ieri tutte quelle paginate sulla "svolta pro gay" al Sinodo. Ve l'avevamo detto subito da queste colonne: occhio alla trappola, occhio che vogliono dividerci. Non immaginavamo che tutto si sarebbe consumato in 24 ore. Ieri Repubblica racconta all'Italia la falsità di una Chiesa pronta a legittimare le unioni omosessuali. Oggi Repubblica anticipa un ddl di iniziativa governativa per il matrimonio gay con la mera mascheratura lessicale del richiamo alle "civil partnerships": unioni civili tra omosessuali riconosciute, diritto alla reversibilità della pensione, diritto a adottare il figlio del partner (stepchild adoption) cioè legalizzazione dell'utero in affitto. Per capirci, la stepchild adoption è questo: il senatore del Pd Sergio Lo Giudice che s'è comprato un bambino in America sfruttando la condizione di bisogno di due donne (una fornitrice di ovulo, l'altra affittatrice di utero) pagate da un'agenzia specializzata che c'ha lucrato sopra, potrà dichiarare quel bambino figlio suo pur non avendo alcun legame biologico con lui, solo perché il legame ce l'ha il compagno gay che ha donato lo sperma per fecondare l'ovulo acquistato.

Repubblica fa tre pagine e un editoriale su questa novità. In ogni pagina si ripete ossessivamente che tutto questo orrore avverrà con il via libera della Chiesa e della Conferenza episcopale italiana. E che anzi la Chiesa è "più avanti", avete visto il Sinodo no? Tutti citano il Sinodo, tutti esperti di questioni ecclesiali. Lo cita Ivan Scalfarotto, lo cita Concita De Gregorio nell'editoriale di prima pagina a supporto, lo cita Francesco Bei nel pezzo che racconta la notizia. Bei fa di più. Cita i particolari. E parla di un baratto: cinquecento milioni alle famiglie numerose in cambio del via libera silenzioso della Chiesa e della Conferenza episcopale italiana al ddl sul matrimonio gay. Citiamo testualmente Repubblica: "Ai primi di settembre all'ambasciata italiana presso la Santa Sede, ai piedi dei Parioli, Renzi incontrò il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, il segretario del Sinodo Lorenzo Baldisseri e il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco. E durante il pranzo annunciò la novità in arrivo, senza incontrare opposizioni. Del resto Papa Bergoglio stava già preparando la rivoluzione del Sinodo, dove l'apertura ai gay è risultata il piatto forte dell'assemblea".

Sia chiaro, non ci crediamo. Nulla può essere vero di quello che leggiamo. La strategia mediatica di prendere un foglio di lavoro come la "Relatio post disceptationem" del cardinale Erdo e spacciarla come nuova posizione pro gay della Chiesa ci è apparsa immediatamente in tutta la sua malafede e ne abbiamo dato immediatamente conto. Certo, ora ci aspettiamo una risposta chiara e ferma. Cominciamo a darla noi.

Questo giornale di laici, credenti e non, peccatori incalliti e quasi santi, nasce dall'esperienza associativa dei circoli Voglio la mamma che a partire da un piccolo libro hanno animato nel paese un dibattito in preparazione di questo temuto colpo di mano. Lo stesso hanno fatto tante altre realtà laicali, di credenti e non, di peccatori e quasi santi. E' il tempo che tutte le persone di buona volontà si assumano le proprie responsabilità: una legge del tutto equiparativa, se non nel nome, dell'unione omosessuale rispetto al matrimonio è semplicemente inaccettabile. Con la stepchild adoption si va addirittura oltre il Mariage pour Tous che in Francia ha legalizzato il matrimonio gay, perché persino nella laicissima Francia quando si è trattato di dare il via libera all'utero in affitto si è sollevato tutto il popolo e migliaia di intellettuali di sinistra capitanati da Jacques Delors e Lionel Jospin si sono uniti all'indignazione popolare chiedendo con una lettera a François Hollande di fermarsi. La stepchild adoption è, lo ripetiamo, la legalizzazione dell'utero in affitto. Vai all'estero, ti compri un bambino, lo dichiara figlio proprio un partner, l'altro lo adotta. Vai in India (il discount dell'affitto degli uteri è lì) bombardi una povera donna di ormoni finché il suo ovulo non diventa grande come un chicco d'uva, glielo strappi in sedazione profonda con agoaspirazione, le molli una manciata di rupie, fecondi l'ovulo e lo infili nell'utero di una donna che per un'altra manciata di rupie te lo affitta. Lo avrà già affittato altre dodici, tredici volte: in India ci sono città intere che si basano sull'indotto degli occidentali che vengono a comprarsi i figli. La donna partorisce, immediatamente dopo il parto prima che il neonato si attacchi al seno, ti prendi il bambino che ti sei comprato, verifichi che sia tutto a posto altrimenti per contratto se ha problemi lo puoi lasciare lì come "prodotto fallato", te lo porti in Italia e te lo dichiari figlio tuo e adottato dal partner gay. Davvero l'idea di famiglia a cui il Sinodo ha dato il via libera può essere questa?

Per ora siamo alle indiscrezioni di Repubblica. Ma da subito ci mobiliteremo per un'iniziativa di popolo contro questa follia. Riteniamo che sia il tempo della mobilitazione dei laici, di tutte le persone di buona volontà. La protesta popolare contro una legge violenta come questa si fa un piazza. Ora, tutti in piazza. Con le modalità che valuteremo insieme e con spirito di unità, il popolo italiano contro la violazione della sua Costituzione e delle sue leggi, a difesa del diritto di famiglia e dei diritti dei più deboli a partire dalle mamme e dai bambini, si farà sentire.



SAREMO IN EDICOLA DAL 13 GENNAIO
Il quotidiano La Croce sarà in edicola dal 13 gennaio 2015, ma intanto vi stiamo spiegando chi siamo. Abbiamo aperto la campagna abbonamenti e ringraziamo i tanti che già ci hanno inviato la concreta adesione al nostro giornale pro life e contro i falsi miti di progresso. Ci si abbona a La Croce con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, se volete aiutarci con qualcosa in più potete inviare una donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla nostra consueta email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano. Alcuni ci dicono che è un'impresa pazza, noi diciamo che è semplicemente necessaria. Vedremo chi avrà avuto ragione. Se volete darci una mano condividete questo linkwww.facebook.com/lacrocequotidiano che è quello della pagina Facebook de La Croce sul vostro profilo personale e invitate i vostri amici a fare un "mi piace".



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Sulla "Relatio post disceptationem"

14 ottobre 2014

NON CI DIVIDERETE
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

La Chiesa ha "aperto ai gay"? Le titolazioni dei quotidiani sembrano non riuscire a trovare altra sintesi dopo la lettura della "Relatio post disceptationem" del cardinale Peter Erdo al Sinodo sulla famiglia. Con la profonda ignoranza e quel pizzico di malafede che concorrono alla costruzione di un racconto della vita ecclesiale che deve per forza somigliare a una telenovela, Repubblica e Corriere della Sera, la Stampa e il Messaggero, fino al modernissimo Huffington Post, con sorprendente povertà di vocabolario usano tutti lo stesso schema: Papa Francesco è buono, deve combattere con quei cattivoni dei cardinali ladri e dei vescovi ipocriti e dei cattolici "conservatori", comunque il suo Sinodo fa la rivoluzione. E, dunque, vai con il titolo emblematico: la Chiesa apre ai gay.

La Chiesa è mai stata chiusa ai gay? C'è stato anche solo un passaggio del catechismo, del magistero, di qualsiasi discorso papale degli anni e dei decenni passati che mi possa essere letto in cui si affermava che gli omosessuali non devono essere accolti nella Chiesa? Gli ignoranti conditi di malafede possono affermarlo. Chi conosce le cose, no.

E allora veniamo a questi benedetti tre paragrafi della "Relatio post disceptationem" che fanno fare al Tempo un grande titolo sfottente ("Famiglia cristiana") con una foto di gay abbracciati, che fanno gridare Luigi Accattoli sul Corriere della Sera alle "parole mai dette", che fanno esultare Repubblica sulla "svolta" di una Chiesa pro gay, che fanno titolare persino al Foglio su un "cambio di dottrina e prassi". Intanto ricordiamo che la "Relatio" non è un documento dottrinale, ma un mero brogliaccio di lavoro, ricco di punti interrogativi da sottoporre alla discussione sinodale. Così è. Ma fingiamo pure che sia invece un documento che sancisca irrimediabilmente la linea della Chiesa. Cosa c'è scritto?

I paragrafi citati da tutti i giornali sono il 50, il 51, il 52 racchiusi nel titolo: "Accogliere le persone omosessuali". La Chiesa ha mai rifiutato accoglienza in passato ai gay? No, non è mai accaduto. Davanti ad un espandersi del protagonismo Lgbt, giustamente la Chiesa si pone alcuni interrogativi e li affida alla discussione sinodale. Primi due interrogativi, paragrafo 50: "Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?". Le risposte le daranno i vescovi e gli altri membri del Sinodo. Per quanto mi riguarda sono due sì grandi come una casa, perché ho già visto accolte queste persone in tutte le comunità parrocchiali che ho frequentato e perché credo che siano state "case accoglienti", a patto di non compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio. Esattamente quel che scrive il cardinale Erdo nella "Relatio". A patto di non compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio.

Il paragrafo 51 parla di una "sfida educativa" posta dalla questione omosessuale e ci mancherebbe che non fossimo pronti a raccogliere questa sfida anche partendo dalla "dimensione sessuale" della questione. Come vuole raccogliere la sfida la Chiesa di Francesco? La "Relatio" scrive testualmente: "La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender". Non possono essere equiparate al matrimonio. Non è accettabile l'ideologia del gender. Mi pare chiaro, no?

Nel paragrafo 52 si afferma una presa d'atto dell'esistenza di coppie omosessuali (e ci mancherebbe altro, la Chiesa non nega mai la realtà) e si aggiunge: "Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli". Anche qui, ci mancherebbe altro: sempre prima i più deboli, sempre prima i bambini. Frase che fa da premessa a tutto al paragrafo 52: "Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali". D'accordo? Senza negare le problematiche morali. Punto.

Eccoli qua i tre paragrafi. Tre paragrafi di un documento vasto e complesso (i paragrafi in tutto sono 58, abbiamo pubblicato il testo integrale già ieri sulla pagina Fb del nostro quotidiano) che va letto e sedimentato nella riflessione senza reazioni "di pancia", ricordando che abbiamo tutti il dovere di non essere superficiali e emotivi, ricordando che è comunque solo un testo di lavoro per avviare una discussione. E comunque i tre paragrafi sono quelli. Certo, ci sono stati poi tanti commenti, c'è stato qualche accento forse discutibile del teologo Bruno Forte durante la conferenza stampa di presentazione della "Relatio", ci sono elementi spinosi anche in altri paragrafi non attenzioni dalla stampa, ma è un documento e sarà discusso.

Quello che non riuscirete a fare è usare questo documento per dividerci, per dividere il popolo di Cristo. Fatevelo dire da me che sono l'ultimo dei peccatori, un divorziato risposato che manco può fare la comunione e non aspetta certo da questo Sinodo un'amnistia per le proprie colpe, da uno che sa che la comunione ai divorziati e l'ultimo dei problemi ed è invece un altro dei grimaldelli che certa stampa sta usando per perseguire il suo scopo: indebolire la Chiesa, dividendola, frantumandola in correnti e schegge impazzite l'un contro l'altra armate.

No, non ci dividerete. Non vincerà lo "schema Crozza". Avete presente quei venti minuti che domenica scorsa Maurizio Crozza ha avuto in tv per prendere per il culo il Sinodo sulla famiglia? Non l'avete visto? Ve lo racconto. Crozza si fa Papa. Si, insomma, si traveste da Papa Francesco. Come in passato si travestiva da Papa Benedetto simulandone una sorta di omosessualità. Adesso si è travestito da Papa Francesco, con attorno i Cardinali e le famiglie cattoliche. Il Papa Francesco di Crozza chiedeva ai Cardinali di poter incontrare delle famiglie all'interno dell'assemblea sinodale. Gli venivano fatte incontrare famiglie cattoliche che sostenevano la finalità procreativa della sessualità, che facevano pellegrinaggi a Santiago de Compostela o a Medjugorie, che addirittura praticavano la castità nel matrimonio. Il Papa Francesco di Crozza le scacciava inorridito e invocava "famiglie normali". Quali sono le famiglie normali secondo il Papa Francesco di Crozza? "Quelle come Gigi Buffon e Alena Seredova, dove Buffon lascia la Seredova per mettersi con Ilaria D'Amico". Testuale. I Cardinali tentavano una blanda opposizione, allora Papa Francesco ricordava loro che erano tutti pedofili e corrotti e li scacciava e restava solo.

No, non ci dividerete. Lo schema Crozza, le "svolte" di Repubblica, le "parole mai dette" del Corriere della Sera sono tutte letture finalizzate ad un unico obiettivo: frantumare l'unità della Chiesa. Non prevarranno. Ve lo scrive un povero peccatore, sempre pieno di dubbi, ma certo di una cosa: il popolo di Cristo si ritrova unito e accogliente, come è sempre stato, con i propri pastori e al fianco del proprio Papa non per giudicare il mondo, ma per salvarlo. Si fa irridere, insultare, mistificare talvolta. Ma non si fa dividere. Poi, discuteremo di tutto, in libertà e anche con accenti e preoccupazioni diverse: perché noi siamo abituati alla libertà. Non ci fa paura.


SAREMO IN EDICOLA DAL 13 GENNAIO
Il quotidiano La Croce sarà in edicola dal 13 gennaio 2015, ma intanto vi stiamo spiegando chi siamo. Abbiamo aperto la campagna abbonamenti e ringraziamo i tanti che già ci hanno inviato la concreta adesione al nostro giornale pro life e contro i falsi miti di progresso. Ci si abbona a La Croce con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, se volete aiutarci con qualcosa in più potete inviare una donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla nostra consueta email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano. Alcuni ci dicono che è un'impresa pazza, noi diciamo che è semplicemente necessaria. Vedremo chi avrà avuto ragione. Se volete darci una mano condividete questo linkwww.facebook.com/lacrocequotidiano che è quello della pagina Facebook de La Croce sul vostro profilo personale e invitate i vostri amici a fare un "mi piace".




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Aperti davvero a tutti e campagna abbonamenti

10 ottobre 2014

"LA CROCE": UN QUOTIDIANO APERTO A TUTTI
di Mario Adinolfi

Il 13 gennaio 2015 uscirà in edicola il primo numero de La Croce - Quotidiano. Oggi comincia il nostro road show di presentazione: è nata la pagina Facebook (dai, fate un "mi piace"), da oggi ci si può abbonare, negli incontri organizzati dai circoli Voglio la mamma in cui a un certo punto si discute sempre degli strumenti con cui resistere ai falsi miti di progresso, diremo che mettiamo a disposizione un nuovo strumento. Uno strumento che ha una forza in più rispetto al libro, che è inevitabilmente un atto solitario proposto a un pubblico in una logica top-down. Un quotidiano consente di aprire la produzione dei contenuti di resistenza a tutti. E "La Croce" sarà così: un quotidiano aperto a tutti. L'associazione Voglio la mamma è stato il primo passo di costruzione di una comunità di resistenti che produce contenuti, il quotidiano ingaggerà fisicamente e tutti i giorni il corpo-a-corpo di cui spesso abbiamo parlato per produrre persuasione, raccontando prevalentemente storie intrise di umanità e narrando quel che ogni giorno accade.

Avete imparato a conoscerci con il modo con cui abbiamo raccontato la violenza subita dalle Sentinelle In Piedi, con un pezzo pieno di grazia scritto dalla penna senza pari di Costanza Miriano sulla differenza tra maschile e femminile contro ogni ideologia gender, in questi mesi sulla pagina Facebook vi presenteremo piano piano i tanti protagonisti di questa iniziativa che ci aiuteranno ad avere ogni giorno le parole per dirlo. Parole semplici, parole popolari, parole per tutti perché a tutti vogliamo parlare. Non vogliamo fare esercizi di bravura. Saremo un giornale pop. E proveremo a dire sempre la verità, sapendo che c'è una verità da dire.

Il quotidiano in edicola costerà 1.50 euro. Che tipo di quotidiano sarà lo abbiamo raccontato nei dettagli nei giorni scorsi, vogliamo che sia un "primo giornale" in cui troverete tutta l'informazione necessaria, programmi tv inclusi. Nella campagna di abbonamento che ci porterà all'uscita del 13 gennaio vogliamo però dare a tutti la possibilità di leggere i primi numeri del giornale per dedicarci. L'abbonamento annuale dunque costerà 180 euro (ogni copia, meno di un caffè) e per chi non volesse darci fiducia per un anno intero abbiamo previsto anche un abbonamento semestrale a 99 euro. Speriamo anche di avere degli abbonati sostenitori che pagheranno il prezzo pieno a 500 euro. E dei donatori che colgano quanto costosa sarà questa impresa e vorranno donare magari anche di più per dare un futuro solido a questa iniziativa. Ci si abbona con un bonifico da inviare al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla nostra consueta email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano.

Scegliere lo strumento del quotidiano cartaceo è vista da alcuni come una follia dal punto di vista economico, ci hanno messo in guardia tanti e hanno ragione. Sappiamo che alla fine dovremo metterci le mani nelle tasche per andare avanti. Ma poiché l'offensiva dell'informazione che spaccia i falsi miti di progresso è incessante e dotata delle corazzate della grande stampa e praticamente di tutti i programmi tv, non potevano continuare solo con la cerbottana degli articoli su Facebook. Il corpo a corpo ha bisogno di uno strumento adeguato. Non abbiamo finanziatori occulti ("ti paga il Vaticano", "ti paga la Cei", "ti paga l'Opus Dei", "ti paga CL"...magari lo facessero, ma non è successo e non succederà) e abbiamo anche l'ardire di rifiutare qualsiasi finanziamento pubblico, troveremmo ingiusto prelevare denaro dalla fiscalità generale, quando una delle battaglie principali de "La Croce" sarà quella dell'abbattimento del carico fiscale che schiaccia la famiglia con figli e premia i single. Dunque siamo poveri, ma è scritto che non dobbiamo preoccuparci e c'è chi pensa ai gigli dei campi e agli uccelli del cielo. Avremo tutto l'occorrente, ne sono certo.

E adesso, basta chiacchiere. Gambe in spalla, la strada è lunga.




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Perché fondiamo il quotidiano La Croce

7 ottobre 2014

Saremo in edicola dal 13 gennaio. Se lo fossimo oggi avremmo raccontato così, in una paginata, le violenze subite da Sentinelle In Piedi che sono state umiliate anche un'informazione che le ha raccontate come carnefici ("antigay", "fascisti", fautrici di una "violenza culturale") quando sono state unicamente, platealmente e violentemente vittime. Se ribaltano così la verità, tutti, dal tg di Mentana a Repubblica e non riescono a vedere i bambini intimiditi e insultati, le donne incinte spintonate, anziani sacerdoti mandati al 118 come un ragazzo con la faccia spaccata, vuol dire che c'è veramente bisogno del nostro quotidiano: "La Croce", in edicola dal 13 gennaio 2015, oggi avrebbe raccontato così quel che è successo.

IL CALZINO FICCATO IN GOLA
di Mario Adinolfi per la Croce

Qualcuno ce lo spiegherà il perché. Ce lo spiegherà magari Roberto Saviano, l'istigatore di tutta la violenza subita in una domenica pomeriggio da mamme e papà molti con i loro bambini, da ragazze e ragazzi, da sacerdoti e persone anziane che avevano deciso di vegliare per la libertà d'espressione di tutti per un'ora zitti in piedi leggendo un libro. Ce lo spiegherà Roberto, che ha scritto che le Sentinelle in Piedi sono fautrici di una "violenza culturale", se è contento di aver sentito nei megafoni in cento piazze d'Italia che avrebbero "ficcato un calzino in gola" a chi in realtà manifestava senza dire neanche una parola.

Ce lo spiegherà Saviano perché a Rovereto hanno picchiato donne e sacerdoti, hanno spaccato la faccia a un ragazzo. La veglia era fissata per le ore 16. Verso le 15.30 gli organizzatori arrivano in piazza con il banner delle Sentinelle, il materiale da distribuire ai passanti e il megafono. Le forze dell'ordine sono completamente assenti. Non vi sono volanti di polizia o carabinieri che garantiscano la sicurezza e l'incolumità dei manifestanti, pur avendo loro regolare autorizzazione della Questura (nella quale vi è una specifica disposizione che prevede il dispiegamento di mezzi a difesa di chi manifesta). Tutto procede tranquillamente fino alle ore 15.45 circa, quando un commando di decine di anarchici fa irruzione in piazza Loreto da un vicolo secondario, tutti vestiti di nero, a volto scoperto e assai incattiviti. Ingiuriano gli organizzatori, dicendo espressamente loro di andarsene via. Li apostrofano con epiteti quali "omofobi" e "fascisti", poi iniziano a lanciare uova sugli stessi, sul referente di Rovereto e su un sacerdote che viene colpito a una tempia. Era presente anche la referente di Trento, la quale è stata accerchiata da tre anarchici che l'hanno strattonata e minacciata. Il gruppo di facinorosi ha poi commesso un furto, appropriandosi dello zaino di questa ragazza contenente altro materiale necessario per la manifestazione. Il referente di Rovereto, una ragazza e gli altri organizzatori si rifugiano in un bar prospiciente la piazza mentre il titolare dello stesso si prodiga (con successo) per bloccare l'entrata agli aggressori. Una sentinella intervenuta per difendere la ragazza riceve una testata sul setto nasale e finisce in ospedale con la faccia spaccata. Il referente di Rovereto viene a sua volta strattonato e colpito alla spalla. Il blitz termina e gli anarchici abbandonano con calma la piazza, uscendo dal vicolo da dove erano entrati. Il sacerdote colpito alla tempia viene portato via dal 118. La polizia arriverà mezz'ora dopo i fatti.

Sarà contento Roberto Saviano di sapere che la sua tirata contro le Sentinelle ha fatto sì che a Torino, Bologna, Milano, Pisa, Genova, Trieste, Napoli, Padova, Modena, Reggio Emilia, Bergamo si siano radunate centinaia di persone che hanno provato violentemente a impedire a migliaia di Sentinelle di manifestare il loro pensiero, che veramente hanno provato a "ficcare il calzino in gola". A Torino solo un lavoro straordinario delle forze dell'ordine a piazza Carignano ha evitato il contatto con decine di svalvolati che al megafono urlavano tutto il loro odio, insultavano, bestemmiavano con una rabbia incontrollata galvanizzati dai flash dei fotografi. Sarà contento di sapere che alla fine una mamma non ce l'ha fatta più e ha portato via il figlio di dieci anni da quella gazzarra: lo aveva condotto a una veglia silenziosa, non a sentire ogni dettaglio di un atto sessuale sparato in un megafono e le più fantasiose invettive. A casa il bimbo è rimasto in stato di shock per tutto il pomeriggio. A Milano l'intelligenza di Raffaella Frullone ha fatto sì che si strappassero i megafoni ai disturbatori del calzino in bocca. A Bologna invece i vigliacchi si sono presentati in quattrocento contro cinquanta padri e madri di famiglia, mobilitando la violenza dei centri sociali e lo scontro fisico è finito a manganellate con teste spaccate e sangue. Contro le Sentinelle sono state lanciate bottiglie di vetro e una è passata a due centimetri dalla testa di una bambina di sei anni. La scena sarebbe piaciuta a Saviano. E avrebbe apprezzato anche il fotogramma successivo in cui una mamma che spingeva una carrozzina con un bambino di un anno è stata ricoperta di insulti e sputi. Quasi sembrava più accettabile la "contromanifestazione" di Napoli: "solo" lancio di uova sui manifestanti, bestemmie urlate al megafono, solita fantasia di insulti e gay tutti a baciarsi davanti ai bimbi dopo aver lanciato anche addosso a loro preservativi pieni (si spera) d'acqua. Il tutto con il coro incessante che declinava l'aulico verso "la gente come voi non scopa mai". Almeno non è successo come a Pisa, dove se la sono presa con una mamma che aveva portato alla veglia i suoi cinque figli. Hanno circondato il minore, 11 anni, che leggeva tranquillamente accanto ad uno dei suoi fratelli, e lo hanno assalito: "Che razza di genitori hai che ti portano in questo posto? fanno schifo i tuoi!", "per cosa manifesti?", "che ne sai tu dell'amore?", finché non è scoppiato in lacrime. A questo punto hanno esclamato: "Bene che pianga". Più umani i contestatori di Pisa? Quelli che hanno circondato le Sentinelle, le hanno fisicamente cacciate dalla piazza con la violenza, insultando e spintonando persino una ragazza incinta di Viareggio nell'assenza di reazione, pur avvertite dagli organizzatori ma presenti in maniera esigua?

Caro Roberto, cari articolisti di Repubblica e del Corriere, dei tanti giornali locali che hanno dato tutti addosso alle Sentinelle, nel più classico scambio tra vittime e carnefici, fermatevi e ragionate. Le Sentinelle in Piedi perché provocano in voi tanta agitazione? Perché attraggono tutto questo odio così visceralmente e violentemente espresso? Se dicessero che "l'asino vola" le ignorereste. Evidentemente non dicono castronerie, evidentemente sentite minacciato il vostro castello di carte costruito sul nulla, evidentemente la modalità così pacifica di esprimere con il silenzio e la lettura una forma di resistenza ve la sentite addosso urticante come è urticante spesso la verità.

E allora vai con il calzino ficcato in gola. E persino dopo che bambini, mamme, anziani sono stati insultati, violati, scioccati, nei casi che ho raccontato anche malmenati, non avete una parola di condanna per tutta questa violenza completamente insensata che migliaia di persone libere e silenziose ieri hanno subito. A quelle persone resta il plauso, sono state figura cristologica, hanno perdonato loro perché non sapevano quello che facevano. Con questo hanno vinto, silenziosamente hanno gridato il loro anelito d'amore e libertà, unica ricetta salvifica contro il caos doloroso impersonato dai violenti che hanno provato invano a farli tacere.

Saremo in edicola dal 13 gennaio. Se lo fossimo oggi avremmo raccontato così, in una paginata, le violenze subite da Sentinelle In PiediIL CALZINO FICCATO IN GOLAdi Mario Adinolfi per la Croce Qualcuno ce lo spiegherà il perché. Ce lo spiegherà magari Roberto Saviano, l'istigatore di tutta la violenza subita in una domenica pomeriggio da mamme e papà molti con i loro bambini, da ragazze e ragazzi, da sacerdoti e persone anziane che avevano deciso di vegliare per la libertà d'espressione di tutti per un'ora zitti in piedi leggendo un libro. Ce lo spiegherà Roberto, che ha scritto che le Sentinelle in Piedi sono fautrici di una "violenza culturale", se è contento di aver sentito nei megafoni in cento piazze d'Italia che avrebbero "ficcato un calzino in gola" a chi in realtà manifestava senza dire neanche una parola.Ce lo spiegherà Saviano perché a Rovereto hanno picchiato donne e sacerdoti, hanno spaccato la faccia a un ragazzo. La veglia era fissata per le ore 16. Verso le 15.30 gli organizzatori arrivano in piazza con il banner delle Sentinelle, il materiale da distribuire ai passanti e il megafono. Le forze dell'ordine sono completamente assenti. Non vi sono volanti di polizia o carabinieri che garantiscano la sicurezza e l'incolumità dei manifestanti, pur avendo loro regolare autorizzazione della Questura (nella quale vi è una specifica disposizione che prevede il dispiegamento di mezzi a difesa di chi manifesta). Tutto procede tranquillamente fino alle ore 15.45 circa, quando un commando di decine di anarchici fa irruzione in piazza Loreto da un vicolo secondario, tutti vestiti di nero, a volto scoperto e assai incattiviti. Ingiuriano gli organizzatori, dicendo espressamente loro di andarsene via. Li apostrofano con epiteti quali "omofobi" e "fascisti", poi iniziano a lanciare uova sugli stessi, sul referente di Rovereto e su un sacerdote che viene colpito a una tempia. Era presente anche la referente di Trento, la quale è stata accerchiata da tre anarchici che l'hanno strattonata e minacciata. Il gruppo di facinorosi ha poi commesso un furto, appropriandosi dello zaino di questa ragazza contenente altro materiale necessario per la manifestazione. Il referente di Rovereto, una ragazza e gli altri organizzatori si rifugiano in un bar prospiciente la piazza mentre il titolare dello stesso si prodiga (con successo) per bloccare l'entrata agli aggressori. Una sentinella intervenuta per difendere la ragazza riceve una testata sul setto nasale e finisce in ospedale con la faccia spaccata. Il referente di Rovereto viene a sua volta strattonato e colpito alla spalla. Il blitz termina e gli anarchici abbandonano con calma la piazza, uscendo dal vicolo da dove erano entrati. Il sacerdote colpito alla tempia viene portato via dal 118. La polizia arriverà mezz'ora dopo i fatti.Sarà contento Roberto Saviano di sapere che la sua tirata contro le Sentinelle ha fatto sì che a Torino, Bologna, Milano, Pisa, Genova, Trieste, Napoli, Padova, Modena, Reggio Emilia, Bergamo si siano radunate centinaia di persone che hanno provato violentemente a impedire a migliaia di Sentinelle di manifestare il loro pensiero, che veramente hanno provato a "ficcare il calzino in gola". A Torino solo un lavoro straordinario delle forze dell'ordine a piazza Carignano ha evitato il contatto con decine di svalvolati che al megafono urlavano tutto il loro odio, insultavano, bestemmiavano con una rabbia incontrollata galvanizzati dai flash dei fotografi. Sarà contento di sapere che alla fine una mamma non ce l'ha fatta più e ha portato via il figlio di dieci anni da quella gazzarra: lo aveva condotto a una veglia silenziosa, non a sentire ogni dettaglio di un atto sessuale sparato in un megafono e le più fantasiose invettive. A casa il bimbo è rimasto in stato di shock per tutto il pomeriggio. A Milano l'intelligenza di Raffaella Frullone ha fatto sì che si strappassero i megafoni ai disturbatori del calzino in bocca. A Bologna invece i vigliacchi si sono presentati in quattrocento contro cinquanta padri e madri di famiglia, mobilitando la violenza dei centri sociali e lo scontro fisico è finito a manganellate con teste spaccate e sangue. Contro le Sentinelle sono state lanciate bottiglie di vetro e una è passata a due centimetri dalla testa di una bambina di sei anni. La scena sarebbe piaciuta a Saviano. E avrebbe apprezzato anche il fotogramma successivo in cui una mamma che spingeva una carrozzina con un bambino di un anno è stata ricoperta di insulti e sputi. Quasi sembrava più accettabile la "contromanifestazione" di Napoli: "solo" lancio di uova sui manifestanti, bestemmie urlate al megafono, solita fantasia di insulti e gay tutti a baciarsi davanti ai bimbi dopo aver lanciato anche addosso a loro preservativi pieni (si spera) d'acqua. Il tutto con il coro incessante che declinava l'aulico verso "la gente come voi non scopa mai". Almeno non è successo come a Pisa, dove se la sono presa con una mamma che aveva portato alla veglia i suoi cinque figli. Hanno circondato il minore, 11 anni, che leggeva tranquillamente accanto ad uno dei suoi fratelli, e lo hanno assalito: "Che razza di genitori hai che ti portano in questo posto? fanno schifo i tuoi!", "per cosa manifesti?", "che ne sai tu dell'amore?", finché non è scoppiato in lacrime. A questo punto hanno esclamato: "Bene che pianga". Più umani i contestatori di Pisa? Quelli che hanno circondato le Sentinelle, le hanno fisicamente cacciate dalla piazza con la violenza, insultando e spintonando persino una ragazza incinta di Viareggio nell'assenza di reazione, pur avvertite dagli organizzatori ma presenti in maniera esigua?Caro Roberto, cari articolisti di Repubblica e del Corriere, dei tanti giornali locali che hanno dato tutti addosso alle Sentinelle, nel più classico scambio tra vittime e carnefici, fermatevi e ragionate. Le Sentinelle in Piedi perché provocano in voi tanta agitazione? Perché attraggono tutto questo odio così visceralmente e violentemente espresso? Se dicessero che "l'asino vola" le ignorereste. Evidentemente non dicono castronerie, evidentemente sentite minacciato il vostro castello di carte costruito sul nulla, evidentemente la modalità così pacifica di esprimere con il silenzio e la lettura una forma di resistenza ve la sentite addosso urticante come è urticante spesso la verità.E allora vai con il calzino ficcato in gola. E persino dopo che bambini, mamme, anziani sono stati insultati, violati, scioccati, nei casi che ho raccontato anche malmenati, non avete una parola di condanna per tutta questa violenza completamente insensata che migliaia di persone libere e silenziose ieri hanno subito. A quelle persone resta il plauso, sono state figura cristologica, hanno perdonato loro perché non sapevano quello che facevano. Con questo hanno vinto, silenziosamente hanno gridato il loro anelito d'amore e libertà, unica ricetta salvifica contro il caos doloroso impersonato dai violenti che hanno provato invano a farli tacere.



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Veglie, botte e disinformazione sistematica

6 ottobre 2014

QUELLA VIOLENZA OSCENA CONTRO LE SENTINELLE 
di Mario Adinolfi 

Le cento piazze delle Sentinelle in piedi, le cento piazze dove si è svolta una veglia silenziosa per la libertà d'espressione di tutti e per il nostro diritto di affermare che un bimbo nasce sempre da un uomo e da una donna, sono state prese d'assalto da una violenza oscena che mi prenderò la briga di raccontare analiticamente quando avrò finito di raccogliere da voi anche qui i dettagli di quel che è avvenuto città per città. Posso dirvi che a Rovereto hanno spaccato la faccia a un manifestante e preso d'assalto addirittura un sacerdote, che a Bologna centri sociali e lobby Lgbt hanno picchiato indiscriminatamente padri e madri di famiglia, che a Torino hanno tentato di non far svolgere la veglia con fumogeni e bestemmie ripetute al megafono. L'elenco di questa violenza cieca e oscena è infinito.

L'informazione vergognosa che abbiamo in questo paese ha fatto il resto. Repubblica racconta la veglia delle Sentinelle a Bologna come un "sit in anti-gay" organizzato da "ultracattolici" e offre l'ultima parola a questi vigliacchi che sono andati in quattrocento contro qualche decina di padri e madri di famiglia: "Abbiamo cacciato i fascisti" dice l'assalitore alla compiaciuta giornalista di Repubblica che racconta le Sentinelle sempre oscillando tra il sostantivo "guardiani" e gli aggettivi "ultracattolici" e "postfascisti". 

In qualsiasi nazione libera la violenza deliberata e pianificata contro la manifestazione del pensiero, svolta addirittura in forma silenziosa, sarebbe stigmatizzata. La stampa e la televisione italiane hanno scelto o di ignorarla o di sottolinearla con compiacimento. È stata violenza cieca e oscena che otterrà un solo risultato. Renderci più decisi nella battaglia al fianco dei soggetti più deboli della società a partire dai bambini e dalle mamme. Non ci faremo piegare né dalla vostra violenza, né dalla vostra disinformazione più violenta ancora perché deliberata e sistematica. Roberto Saviano ha scritto che le Sentinelle praticano una forma di "violenza culturale". Non gli è scappato da ridere mentre pensava questa minchiata? E oggi che la violenza contro le Sentinelle è stata fisica e pesantissima e organizzata secondo voi chiederà scusa o si renderà conto dell'istigazione che le sue parole ieri hanno rappresentato? Non vi aspettate sorprese.



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Con le Sentinelle in piedi il 5 ottobre

2 ottobre 2014

Tempi, il settimanale diretto da Luigi Amicone, è in edicola con un numero dedicato a Sentinelle In Piedi, per la mobilitazione del 5 ottobre in 100 piazze che i circoli Voglio la mamma sosterranno ovunque. Su Tempi ho scritto un articolo che trovate qui linkato. Ricordatevi che stasera ci vediamo alle 20.45 a Bergamo, domani alle 18 a Trieste e alle 21 a Pordenone. http://www.tempi.it/io-co-fondatore-del-pd-dico-che-quella-delle-sentinelle-in-piedi-e-una-battaglia-di-sinistra#.VCzwlKAgg4a



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Voglio la mamma in tutta Italia

1 ottobre 2014

CI FARANNO CONTINUARE IL TOUR DEI CENTO GIORNI?
di Mario Adinolfi

Domani, giovedì, da Bergamo riparte il tour dei cento giorni di Voglio la mamma. Ci troviamo alle 20.45 all'Auditorium della Casa del Giovane di via Gavazzeni, sempre che la gazzarra annunciata con manifesti violenti dagli Lgbt (una immagine mia con gli occhi cavati e insanguinati e la scritta "Adinolfi, no grazie) ci permetta di esporre le nostre idee. Venerdì saremo invece prima a Trieste alle 18 alla Piccola Fenice di via San Francesco 5 alle 18, poi a Pordenone alle 21 alla Sala Consiliare della Provincia a largo San Giorgio, anche qui i circoli VLM hanno dovuto fronteggiare polemiche perché c'era chi non voleva che parlassimo in una sede istituzionale. Il 4 ottobre a rappresentare le posizioni dell'associazione VLM sarà a Matera il grande Mirko De Carli, poi l'8 e il 9 ottobre ci saranno le nostre due iniziative piemontesi, in risposta a chi con un atto prepotente ha imposto la cancellazione della presentazione di Voglio la mamma nel circolo del Partito democratico di Ciriè dove eravamo stati invitati. L'8 saremo a Fossano, poi con una grande mobilitazione il 9 a Torino a via Sostegno 50 alle 20.45. Per far capire che noi prepotenze non ne subiremo, torneremo a Torino anche il 14 novembre in piazza dei Mestieri. Per un evento cancellato a Ciriè, ne facciamo tre nel torinese in poco più di trenta giorni. Il 10 ottobre VLM fa tappa a Monza alla sala conferenze de "Il Cittadino" in via Longhi, il 15 il circolo Voglio la mamma organizza a Cremona una mobilitazione straordinaria, con il patrocinio del Comune e in collaborazione con l'ufficio della pastorale familiare della diocesi, che ci vedrà insieme dalle 21 a Palazzo Cittanova. Il giorno dopo si prende un aereo e si va a Cagliari e la sera si parla nell'aula magna della facoltà teologica della Sardegna, poi magicamente poche ore dopo, il 17 ottobre, spunteremo a Bolzano con manovre ai limiti del dono dell'ubiquità. Sarà poi la volta di due grandi eventi con i Quattro Moschettieri (Costanza Miriano, Marco Scicchitano, padre Maurizio Botta) una a Roma a Centocelle per mantenere la promessa fatta all'Antonianum di portare le nostre parole contro i falsi miti di progresso anche in periferia, un'altra a Ancona rispettivamente il 23 e il 26 ottobre. Il 27 ancora un aereo e stavolta si vola a Genova per parlare alle 18 alla Sala Quadrivium di piazza Santa Marta. Il 28 ottobre esageriamo e faremo ben tre incontri a Casale Monferrato (due all'Auditorium San Filippo, uno alla chiesa Cuore Immacolato di Maria) per poi chiudere il mese con due eventi in Toscana, il 29 a Castelfiorentino e il 31 ottobre a Pontedera. Poi si passa a novembre, su cui comunicheremo i dettagli a inizio mese. Il tour dei cento giorni proseguirà per tutto dicembre, quando poi tireremo un po' il fiato perché il 13 gennaio ci aspetta la nuova tappa di questo viaggio: l'uscita in edicola del primo numero del quotidiano La Croce.

Chiunque voglia prenotare una data del tour può scrivere una proposta da inserire in calendario a adinolfivogliolamamma@gmail.com (la stessa email dove potete ordinare copie se ne avete bisogno) ovviamente tenendo presente le date già impegnate. Speriamo di poter svolgere il nostro tour con serenità, anche se già da domani a Bergamo sono annunciate contestazioni. Non le temiamo, ma sappiamo che ormai dobbiamo allertare la Digos ad ogni appuntamento e i circoli VLM sul territorio si sono dovuti abituare a queste procedure. Mi pare incredibile che per noi, come per i ragazzi di Manif pour tous e di Sentinelle in Piedi (a proposito, tutti i circoli sono mobilitati il 5 ottobre a sostegno della loro iniziativa nazionale), si pongano sempre problemi di ordine pubblico dovuti al fatto che c'è gente che vuole toglierci addirittura il diritto di parola. Mi pare davvero troppo per soggetti che dichiarano di essere contro le discriminazioni. Gli Lgbt sono contro le discriminazioni, ma discriminano e addirittura tentano di non far svolgere le iniziative di chi non la pensa come loro. Un paradosso che dovrebbe far riflettere tutti.

Ok, bando alle ciance, ho una valigia perenne da preparare. Ciao, ci si vede in giro.

2 ottobre: Bergamo 
3 ottobre: Trieste
3 ottobre: Pordenone
4 ottobre: Matera (Mirko De Carli)
5 ottobre: Mobilitazione in tutta Italia con le Sentinelle in Piedi
8 ottobre: Fossano
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
15 ottobre: Cremona
16 ottobre: Cagliari
17 ottobre: Bolzano
23 ottobre: Roma (evento con Costanza MirianoMarco Scicchitano e padre Botta)
26 ottobre: Ancona (idem, evento Contro i falsi miti di progresso)
27 ottobre; Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
4 novembre: Napoli 
6 novembre: Campobasso
7 novembre: Pescara
8 novembre: Teramo
9 novembre: Family Day (Modena)
14 novembre: Torino 
16 novembre: Agropoli 
16 novembre: Salerno 
22 novembre: Montevarchi
28 novembre: Chiusi




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Se essere "cattolica" diventa un insulto

30 settembre 2014

QUEL VERGOGNOSO ATTACCO DI LUXURIA A AGNESE RENZI
di Mario Adinolfi

La novità di giornata è Vladimir Luxuria che in un'intervista al Fatto Quotidiano santifica Francesca Pascale ("è una donna coraggiosa") e malmena Agnese Renzi perché "è una cattolica osservante" e dunque va ascritta al campo dei "bigotti" nemici del progresso.

Premessa. Io non conosco Agnese Renzi. Conosco Matteo, ma non la moglie, che dai giornali appare una persona discreta e concreta, madre di tre figli avuti in giovane età, impegnata a gestire una famiglia non comune. Che la logica sia capovolta è provato dal fatto che Luxuria trovi disdicevole il modo d'essere di una madre composta e autorevole, di una giovane moglie che mai ha avuto un comportamento fuori posto, mentre consideri esaltante una ragazzina che da Telecafone è passata a "fidanzarsi" a ventotto anni con un uomo entrato ieri nel settantanovesimo anno d'età per motivazioni che francamente si fa fatica a immaginare dettate da amore disinteressato. Ma il mondo ormai è capovolto e dal suo punto d'osservazione capovolto anch'esso Luxuria può lanciarsi all'arma bianca contro Agnese, che peraltro è talmente schiva da non essere mai entrata neanche in mezza discussione di carattere pubblico, mentre si coccola le puttanate espresse dalla neopensatrice della destra italiana Francesca Pascale. Il tutto perché "forse" Agnese è contraria al matrimonio gay (non l'ha mai detto, non ha mai pronunciato mezza parola sull'argomento, lo ripeto).

La vera colpa di Agnese Renzi per Luxuria? Essere "una cattolica osservante". La Pascale invece che è? Mordiamoci la lingua, va. Attenzione, badate bene. In più di una intervista Luxuria ha ribadito di considerarsi in piena osservanza dei precetti del cattolicesimo, tanto da ricevere l'Eucaristia direttamente dalle mani del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ai funerali di don Gallo.

Ma si sa, la confusione regna sovrana nelle menti di coloro che si sono persi. Per cui Luxuria usa l'espressione "cattolica osservante" come insulto contro Agnese Renzi e poi alla prossima photo opportunity andrà cercando di nuovo la Comunione da sbandierare a mezzo stampa. Speriamo trovi un prete che si ricordi di questa intervista in cui insultava una madre di tre figli e esaltava la favorita del Sultano.




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I Quattro Moschettieri tornano a Roma

30 settembre 2014

Save the date.




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Ecco come opera la lobby Lgbt

27 settembre 2014

Volete sapere come lavora la liberticida lobby Lgbt? Dovete leggere Enrico. Ve lo racconta per filo e per segno questo esponente dei Giovani democratici di Torino che ha dato una mano a organizzare l'evento a Ciriè che poi le pressioni degli impauriti sono riusciti ieri sera a far cancellare. Vi racconta le mezze tacche, i portaborse, i donabbondio, la violenza di quelli con mezz'etto di potere, i prepotenti, i vigliacchi che pubblicano i post di insulti e poi li cancellano, i caporali che scrivono sull'Huffington e i kapò finiti per caso all'Europarlamento, i deputati, i loro addetti stampa e l'intero circo conseguente: questa è la lobby Lgbt che ha agito per far sì che Voglio la mamma non fosse presentato al circolo Pd di Ciriè, ventimila anime l'8 ottobre. E noi allora lo presenteremo a Fossano l'8 e poi a Torino in una location da mille persone il 9. Alla faccia di questi censori senza qualità, di questi piccoli burocrati di partito, di questi generali di una battaglia senza popolo, fatta solo da un club di carrieristi. Eppure tutta insieme questa umanità mediocre, che è anche una umanità dolente, suscita in noi solo grande tenerezza, non riusciamo a volerle male. Un piccolo libro li atterrisce. Vuol dire che veramente le loro insicurezze sono immense. 

Grazie allora ad Enrico che ci ha raccontato quel che è accaduto a Ciriè per far sì che VLM non fosse presentato, affermando da giovane democratico coraggioso: "La cosa sorprendente è però questa, che in tutta la valanga di pubblicità che è stata fatta all'evento poi annullato (forse è per questo che hanno chiesto di annullarlo, ci sarebbe andata troppa gente, infatti non se ne farà più uno, ma due l'8 e il 9) non esiste una che sia una argomentazione sul perchè quel libro debba essere censurato ed etichettato come omofobo e misogino! L'avete letto quel libro? Sapete cosa c'è scritto dentro? Sapete cosa pensa Adinolfi e MOLTISSIMI altri militanti del PD che andrebbero espulsi? Io sono un GD di Torino e la penso uguale uguale uguale a Mario Adinolfi e sono fiero di poterlo andare a sentire (dopo tra l'altro aver letto il suo bellissimo libro di cui vi consiglio la lettura)". 

Che fate, cari kapò Lgbt, chiederete l'espulsione di Enrico ora?

http://kikocara.blogspot.it/2014/09/biofobia-cristianofobia-e-diaforofobia.html



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I 322 morti al mese della Chiesa

26 settembre 2014

COSI' E' MORTO GIOVEDI' MATTINA ZAFAR IL CRISTIANO
di Mario Adinolfi

Doveva essere una vigilia di speranza, questo 25 settembre per Zafar il cristiano, rinchiuso da due anni in una cella pakistana per aver "inviato sms offensivi nei confronti della madre del profeta Maometto" e dunque passibile per la legge di Islamabad di condanna a morte. Per la verità Zafar divideva la cella con Muhammad che la condanna a morte per blasfermia già l'aveva subita e stava attendendo solo il giorno dell'esecuzione, rallentato per via della fortuna di essere cittadino britannico. Zafar no. Zafar era solo un cristiano, in Pakistan. Domani, 26 settembre, sarebbe apparso davanti ai giudici e avrebbe tentato di far valere le sue ragioni: quegli sms contro la madre di Maometto non li aveva mai mandati, qualcuno che voleva fargli del male si era impadronito del suo telefono e poi lo aveva denunciato. Le autorità pakistane sono solerti quando c'è da arrestare un cristiano.

Zafar era innocente, lo sapevano tutti. Anche le guardie della prigione. Che per questo lo odiavano di più. Lo odiavano perché era cristiano e lo odiavano perché probabilmente domani sarebbe uscito e un secondino incattivito odia la libertà ritrovata del detenuto.

Zafar aspettava in cella e studiava le carte del suo processo. A un certo punto la porta con le grate e la finestrella si spalanca e una guardia gli scarichi addosso un intero caricatore. Una pioggia di proiettili, alcuni dei quali feriscono anche Muhammad, il compagno di prigionia. Per settimane Zafar era stato fatto oggetto di minacce di morte da parte degli altri detenuti e dei secondini. Gli avvocati di Zafar avevano denunciato questo clima. Niente, nessun esito. E alla vigilia della seduta che avrebbe potuto liberarlo, Zafar il cristiano è stato ucciso dal suo secondino.

Ogni mese mediamente vengono uccisi 322 cristiani, senza contare l'immane e non ancora contabilizzata strage di cristiani compiuta dall'Isis a Mosul e dintorni. Vengono uccisi per la loro fede, spesso vengono psicologicamente e fisicamente torturati per ottenere un'apostasia, loro resistono e muoiono stringendo in mano la croce. Voi ne sareste capaci? Io ammetto la mia paura e credo di no.

Di questa strage silenziosa non sapete quasi nulla, Zafar non è un'orsa e dunque non se ne parlerà né in tv, né sui giornali, né ci sarà alcuna ondata di emozione qui sui social e sul web. Sarà solo uno dei 322 cristiani uccisi a settembre, nell'indifferenza generale. Così, al volo, come si chiamavano le tre suore italiane uccise in Burundi? Non ve lo ricordate. Ricordate invece come si chiamava l'orsa.

Queste storie noi le racconteremo, ogni giorno, sul quotidiano "La Croce", in edicola dal 13 gennaio 2015. Perché questi martiri siano testimonianza e rendano meno fiacche le nostre debolezze.




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Ecco come sarà il quotidiano "La Croce"

24 settembre 2014

COME SARA' "LA CROCE"
di Mario Adinolfi

Quando ho cominciato a scrivere Voglio la mamma decisi che i primi passi del libro sarebbero stati pubblici: raccontai della decisione di mettermi a lavorare a quel volume e poi i primi capitoli abbozzati finirono qui sui social. Per carità, si aprirono le cataratte del cielo e venne giù il mondo (cominciò allora la sequela di insulti degli haters del web che da allora mi accompagna incessantemente ad ogni ora del giorno e della notte), ma se il libro ha scosso più di qualcuno lo devo anche a quella decisione di un work in progress messo da subito in comune.

Con "La Croce", il quotidiano con cui dal 13 gennaio saremo in edicola per intraprendere il nostro corpo-a-corpo ogni giorno sui temi essenziali del nascere-amare-morire, faremo insieme lo stesso percorso. Anche perché la notizia dell'uscita di questo giornale incuriosisce tanti per i più svariati motivi, mi scrivete in privato in centinaia e io non ho il tempo fisico di rispondere a tutti anche se ci provo. Stasera peraltro sarò a Pavia nell'aula magna dell'università (che onore) a presentare VLM, domani sarò a Siena e dunque il tempo per il direct messaging è davvero ridotto. Spero che capirete e vi "accontenterete" di queste info pubbliche.

Insomma, come sarà "La Croce"? Intanto, dal punto di vista estetico, avrà il formato che il gergo giornalistico chiama broadsheet: formato 43x58, il più grande che una rotativa possa tollerare. Dal punto di vista sostanziale, punta ad essere un "primo giornale", che sempre nel gergo del mio mestiere significa che offrirà tutte le notizie, anche quelle dell'attualità più stretta, con l'obiettivo di sostituirsi all'acquisto di un quotidiano tradizionale: puntiamo a farvi mollare la lettura di Repubblica, Corriere della Sera o Giornale. Su "La Croce" troverete tutto quello che serve, anche i programmi della tv e le notizie di cronaca. Ma l'attenzione e l'approfondimento saranno dedicati a ciò che è essenziale. Ribalteremo le priorità ma vorremmo essere l'acquisto esclusivo in edicola. Per questo non usciremo la domenica, che è tradizionalmente il giorno di massima vendita di Avvenire, perché vorremmo che quel giorno il ruolo di primo giornale sia del quotidiano ufficiale della Chiesa italiana. Ma avendo allenato un segmento di cittadini all'idea che non serve leggere una stampa che è astiosa e mistificatrice sui temi della dignità della vita e della famiglia. Credo che farà bene anche a quella stampa lì, sarà obbligata a approfondire, a smettere di essere superficiale con le sue tirate a favore di qualsiasi obbrobrio, di qualsiasi falso mito di progresso.

La prima pagina dunque conterrà tutte le principali notizie del giorno e fotografie che spero vi colpiranno e una vignetta che spero vi farà sorridere e speriamo anche un piccolo box di pubblicità, che aiuti "La Croce" tutti i giorni a compiere la fatica del coprire i costi. Pagina due e tre approfondiranno i temi essenziali: racconteremo quel che accade rispetto alle questioni che i lettori di Voglio la mamma ormai conoscono bene. Ci saranno poi tante storie. Il racconto delle storie del bello di chi sceglie sempre la vita e dell'orrore di chi vuole portare l'umanità sul crepaccio della negazione di sé. A pagina quattro ci occuperemo di attualità e politica italiana, a pagina cinque di attualità e cronaca internazionale con particolare attenzione alla persecuzione dei cristiani nel mondo, a quella strage silenziosa che provoca 322 morti mediamente ogni mese uccisi perché amano la croce. La testimoniano fino al martirio e nessuno ne parla. Noi sì. A pagina sei ci occuperemo di economia e lavoro, in particolare condurremo campagne a favore di un fisco favorevole alla famiglia con figli e di sostegno alla donna che vuole essere madre, racconteremo le storture di un mercato disumanizzato, indicheremo tutti i giorni le aziende che assumono e le modalità operative per trovare un'occupazione, pubblicando gratuitamente gli annunci delle imprese che cercano personale. Pagina sette sarà dedicata alla Chiesa: seguiremo tutti i giorni Papa Francesco (il Papa si ama e si rispetta, non ci annovereranno mai tra i suoi detrattori, siamo pecore umili del suo gregge e avremo analogo sguardo d'amore per il pastore Papa Benedetto, di cui ripercorreremo passaggi del suo straordinario Magistero), così come racconteremo le dinamiche vaticane e della Cei, oltre alla Chiesa del quotidiano, Ogni giorno visiteremo una parrocchia cominciando da quelle di Roma e fotograferemo anche la bellezza, perché nelle chiese è contenuto il più colossale patrimonio artistico dell'umanità ed entrare in una chiesa significa entrare anche gratuitamente in uno straordinario museo, solo che in pochi lo sanno. Io stesso entrando nella chiesa che è più prossima a casa mia, quella di Santa Maria sopra Minerva, ho scoperto solo pochi anni fa la presenza di un affresco straordinario di Melozzo da Forlì, di cui esistono pochissime opere visibili. Facendo altri pochi passi a San Luigi dei Francesi porto sempre i miei amici a osservare tre splendidi Caravaggio che farebbero la fortuna di qualsiasi museo. Sono lì, gratis, pochissimi lo sanno. Con "La Croce" scoprirete anche questi tesori, accanto al testo del Vangelo del giorno e alla vita del Santo del giorno. Spesso sono vite incredibili, straordinarie, racconti cinematografici. Noi ve li offriremo. La pagina otto infine sarà la nostra "ricreazione": sport e spettacoli. Vi parleremo quotidianamente di quel grande romanzo popolare che è il calcio, recensiremo trasmissioni televisive e opere cinematografiche, sì ci sarà anche l'elenco dei programmi tv accompagnati dalle nostre valutazioni.

Vi piace il vostro nuovo giornale? A mezzanotte gli abbonati lo riceveranno nella propria casella di posta o potranno leggerlo sul sito attraverso i codici. Avranno così gli strumenti per affrontare la giornata in cui in ufficio o a scuola si discuteranno i temi essenziali essendo stati aiutati ad avere le parole per dirlo: per dirlo che la vita viene prima, la famiglia è una ed è quella, le persone non sono cose, i figli non si pagano. A ogni ennesimo caso di falso mito di progresso narrato come conquista dell'umanità, spiegheremo puntualmente perché non lo è, ma con parole semplici e comprensibili a tutti, con moltissimi dati incontrovertibili e tanti link per chi su internet vorrà procedere con ulteriori approfondimenti. Chi comprerà in edicola il quotidiano cartaceo o chi sarà abbonato avrà uno strumento fisico per il corpo-a-corpo. Con lo sguardo rivolto alla Croce, a questa umanità dolente e sofferente che nella Croce si specchia, alla ricerca di un senso che va semplicemente riscoperto, perché un senso c'è. Il senso c'è.

Tra 109 giorni "La Croce" sarà in edicola. Le cose da fare per arrivarci sono innumerevoli, non immaginate neanche quante e quanto complicate. Ma con il vostro aiuto ce la faremo. Intanto dite: vi piace il vostro nuovo giornale?




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Dal 13 gennaio in edicola

23 settembre 2014

PERCHE' "LA CROCE"
di Mario Adinolfi

Dal 13 gennaio il gruppo di Voglio la mamma, cioè quelle ragazze e quei ragazzi che hanno dato vita a una realtà associativa figlia di un piccolo libro dedicato ai temi essenziali del nascere-amare-morire, manderà in edicola e sui vostri computer o tablet uno strumento quotidiano di informazione intitolato "La Croce". Perché?

Perché è necessario. Perché non passa giorno senza che non venga tirata una picconata potenzialmente mortale alla dignità della persona umana. Si propone la trasformazione della persona in cosa, se ne propone l'acquistabilità e la vendibilità, la deteriorabilità e dunque l'eliminabilità, lo si fa in maniera garrula e spiegandoci che è tutto bello e buono e giusto: un nascituro è down e lo si uccide "per il suo bene", un anziano malato è faticoso da curare e allora lo si sopprime "per il suo bene", si eliminano gli imperfetti per il loro bene e si vuole creare una generazione di perfetti selezionati eugeneticamente con pratiche a pagamento da reparto nazista. Si mina la famiglia, se ne propone la caricatura, si dissolve la figura materna, si spiega che siamo figli di un genitore 1 e genitore 2 impedendo scientemente persino l'uso della parola mamma, perché solo se bombardi fino allo sfinimento il ruolo della madre puoi immaginare possibile che un bambino nasca da due padri. Cosa che non accade mai. Diremo che due più due fa quattro, le pagine de "La Croce" serviranno a dare ogni giorno le parole per dirlo. Perché scegliere le parole giuste per dirlo, quotidianamente e efficacemente rispondendo ai casi concreti e alle storie che la quotidianità ci sottopone, è insieme difficilissimo e decisivo.

Perché ci chiameremo "La Croce"? Perché vogliamo smettere di vergognarci della croce. Perché nel giorno in cui i terroristi dell'Isis proclamano che arriveranno a Roma per spezzare le nostre croci e prendersi le nostre donne, con le nostre donne ne innalziamo una per dire con forza: noi non abbiamo paura. Noi non abbiamo paura a dirci cristiani, noi non ci camuffiamo. Noi siamo convinti che solo in quel simbolo si trova riparo al nostro infinito dolore.

L'umanità è dolente, l'umanità soffre e nella croce si guarda allo specchio. L'umanità che abbiamo davanti, l'umanità che affitta gli uteri e seleziona gli embrioni, l'umanità delle cantanti con la barba all'Eurofestival e delle centinaia di migliaia di aborti l'anno, l'umanità che vuole sopprimere i propri anziani malati o dissolvere persino la parola "mamma" per legittimare i propri desideri che chiama diritti, non è un'umanità felice. Al contrario. E' un'umanità che sprofonda in un abisso di dolore e annaspando in qualche modo chiede aiuto. La nostra coscienza quotidianamente addolorata e affaticata cerca luoghi in cui fraternamente ritrovarsi per ritrovare un senso.

Un gruppo di peccatori che per questo non vi faranno mai la morale, di persone certamente piene di contraddizioni, ma animate dalla sincera volontà di provare a raccontare che una prospettiva sensata c'è ancora, basta osservare la realtà e essere disposti ad ammettere che le foglie sono verdi d'estate, ogni giorno metterà su carta quel che accade e quel che è. Vi daremo le parole per dirlo, in maniera semplice e diretta, in maniera speriamo efficace. Per non dovervi camuffare lo faremo nel segno della croce, perché solo da quel segno troviamo l'ispirazione e la forza per sottoporci a questo ulteriore sforzo immane, costosissimo e faticoso. Ma necessario.

Quel simbolo che qualcuno odia al punto da volerlo cancellare dalla faccia della terra, che altri più modestamente vorrebbero togliere da ospedali e aule scolastiche, che altri ancora irridono o di cui alcuni (persino cristiani) si vergognano, per noi sarà scudo e pungolo. Tenteremo di essere, laicamente e senza confessionalismi di cui proprio non siamo capaci, degni dell'ispirazione che ci siamo scelti. Ma solo da quell'ispirazione può arrivare una risposta complessiva e sensata al mare di dolore del nostro tempo terribile che spinge l'umanità fino al crepaccio della negazione di sé.

"La Croce" dal 13 gennaio sarà in edicola perché se non ci fosse sentiremo di non aver risposto alla voce che ci ha chiamati. Balbetteremo le nostre parole. Voi aiutateci a dire.




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Sui dettagli del Sinodo sulla famiglia

21 settembre 2014

SU DIVORZIATI RISPOSATI, SCALFARI E PROSSIMO SINODO
di Mario Adinolfi

Se ne scrive il bigamo Eugenio Scalfari, ateo e disinteressato all'Eucaristia, posso scriverne anch'io che sono solo divorziato e risposato, ma cristiano e interessatissimo alla comunione con Gesù e la mia Chiesa. Insomma oggi su Repubblica il "papa laico" si lancia in un'omelia di duecento righe per dettare la linea al prossimo sinodo sulla famiglia che, drammaticamente, è diventato per i media solo una riunione in cui si dovrà decidere se dare o meno l'ostia ai divorziati come me. I giornali si sono già inventati le cordate di cardinali l'una contrapposta all'altra, i tifosi delle varie squadre e Scalfari ci tiene a far sapere che anche San Pietro aveva abbandonato la propria moglie, dunque era un divorziato ante litteram. Poi si mette a parlare del grado di parentela con Gesù di San Giacomo, sul ruolo di Paolo che s'è "inventato" apostolo, sulle persecuzioni dei cristiani che non ci sono state (se non una "piccola" sotto Nerone) e tutta una serie di castronerie miste a dicerie e a qualche verità, dettate però con il tono del Rivelatore. Ovviamente Scalfari vuole vedere la Chiesa dilaniata dallo scontro all'arma bianca tra cardinali e tifa per l'ammissione al Sacramento dei divorziati risposati.

Io spero due cose. La prima è che il prossimo Sinodo sulla famiglia si occupi della famiglia e non si faccia condizionare da queste trombonate mediatiche. Il tema è talmente decisivo che stare concentrati solo su un dettaglio, perché dare la comunione o no ai divorziati è un dettaglio se paragonato alla vastità dei problemi che riguardano oggi la famiglia, mi parrebbe non aver compreso quanto pericoloso sia l'attacco di chi vuole semplicemente distruggere la cellula base su cui si fonda il tessuto connettivo della società.

La seconda è che sul dettaglio, se proprio si dovrà decidere qualcosa, non si ceda alla tentazione dell'escamotage. Leggo sui giornali che l'idea sarebbe di rendere "più snelle" le procedure che portano alla possibilità di annullare i matrimoni contratti in Chiesa, sì da poter procedere poi ad un nuovo matrimonio pienamente valido anche per il contesto ecclesiastico.

Non lo so, non mi convince. Io ho contratto matrimonio davanti a Dio che ero molto giovane, in una fase della mia vita estremamente complessa, sicuramente se mi presentassi davanti alla Rota Romana potrei sperare di ottenere l'accertamento della nullità del mio vincolo matrimoniale, se le procedure dovessero essere "snellite" la probabilità diventerebbe quasi certezza. Eppure.

Eppure l'impressione che ho è che semplificare in questa fase le procedure per ottenere l'annullamento del matrimonio potrebbe essere una grave errore. Io non ho mai chiesto l'annullamento perché sono convinto che giurare fedeltà davanti a Dio e poi spergiurare sia peccato indelebile, che resta marchiato a fuoco. La sanzione è l'allontanamento dall'eucaristia. E' una sanzione che in un cattolico provoca dolore, che in me provoca dolore. Ad ogni Santa Messa quando si forma la fila di chi va a ricevere l'Eucaristia e parte il canto e io sono costretto nel mio banco e non mi posso muovere, quel dolore si rinnova, solo in parte consolato dal pensiero delle mie due figlie meravigliose nate dai due diversi matrimoni e dalle parole che pronuncio qualche istante prima: "O Signore non sono degno di partecipare alla Tua mensa, ma di' soltanto un parola ed io sarò salvato". Quel dolore (e anche quell'imbarazzo) sono la mia sanzione per aver spergiurato e per aver diviso quel che Dio aveva voluto unire, pur in una mia condizione personale di immaturità. Ma non bisogna cercare scusanti. L'errore c'è, deve esserci la sanzione. Così come c'è la certezza di essere accolto comunque con amore nella mia Chiesa, dai miei fratelli e dalle mie sorelle, dai miei pastori, che mi amano e non mi giudicano. L'idea di aggirare però errore e sanzione con un escamotage mi pare in questo tempo complicato carica di conseguenze pericolose pur sapendo che le storie sono diverse, caso per caso.

Voleva questo essere il mio piccolo contributo, da soggetto interessato, ad una questione che spero resterà assolutamente marginale rispetto alla vastità dei temi che dovranno essere affrontati nel Sinodo che si apre il 5 ottobre. Però, ho pensato, se ne parla Scalfari il bigamo forse ho diritto a parlarne anch'io. 

Qualsiasi cosa deciderà poi la mia Chiesa, io obbediente la recepirò. Il Magistero detterà le regole, le regole vanno seguite, se si infrangono si incorre in sanzioni. Poi, sul piano personale, per i miei errori (che non camufferò mai) mi affido alla Sua misericordia. Sua di Dio, non di Scalfari.



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Grazie, Costanza Miriano

19 settembre 2014

Poi un giorno capita che scriva di te la migliore penna in circolazione e resti senza parole. Grazie, Costanza Miriano.


Scrivono di alcuni progetti anche su Libero, su Dagospia, sul Giornale...ma, potrete notarlo, con parole povere.




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Ministro Lorenzin, lo scambio di gameti si può fare?

18 settembre 2014

L'ETEROLOGA INCROCIATA, BIMBI NATI DA UN CLUB PER SCAMBISTI
di Mario Adinolfi 

Alla ricerca di effetti speciali sempre più spettacolari per attirare clienti al supermarket della genesi umana, all'ospedale di Cattolica hanno trovato una nuova attrazione per il circo (anche mediatico): l'eterologa incrociato. Cos'è? Di fatto è come trasformare le sale asettiche di un centro di fecondazione assistita in un club per scambi di coppia. Ci si scambia i gameti come ci si scambierebbe i partner. Lui non "funziona"? L'altro marito ci mette lo sperma. Per non esser da meno lei regala un suo ovocita all'altra e così si fa conto pari. Nasceranno due bimbi che saranno geneticamente gemelli. Ma non si conosceranno mai. Una delle mamme dice garrula: "Il codice genetico non è così importante". Testuale, nella consueta intervista a Repubblica. Non è così importante? E cosa cazzo è più importante per capire la radice e la unicità di un essere umano?

Con l'assoluta superficialità che è loro propria, la giornalista di turno di Repubblica domanda lieve: "I bambini saranno gemelli dal punto di vista genetico, non le fa impressione?". Proprio così, parla così. La mamma dice che no, nessuna impressione, i figli sono di chi li cresce, la genetica non è importante, ma che poi glielo dirà al bimbo che ha un gemello in giro per il mondo, ma non sa quando.

Così un bimbo nascerà e non sarà chi è il vero padre, un altro nascerà dall'ovulo di un'altra madre, madri e padri si saranno scambiati i gameti, i figli cresceranno e saranno gemelli ma non potranno mai incontrarsi, sapranno e si struggeranno nel sapere di un essere identico a sé in giro per il mondo, tutto questo con un bel timbro di Stato e il beneplacito della coscienza progressista incarnata da Repubblica. Un altro mito di progresso realizzato.

Piccolo particolare. Tutto questo non è ancora avvenuto. E' progettato all'ospedale di Cattolica, dovrebbe avvenire tra un mese. Ministro Lorenzin, lei ha niente da dire?



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Il Policlinico Gemelli non farà l'eterologa

18 settembre 2014

C'E' CHI DICE NO
di Mario Adinolfi 

Il Policlinico Gemelli di Roma ha detto che non farà l'eterologa. Pur essendo tra i 21 centri autorizzati dalla Regione Lazio a tutte le pratiche di fecondazione artificiale, l'importante struttura della Capitale ha detto sì solo alla omologa, non praticherà né l'eterologa né la Fivet. Insomma, non farà mercato dei gameti, non venderà figli con genitore inconoscibile, non si piegherà alla moda corrente. E' una delle realtà sanitarie più rinomate d'Europa, quindi non diventerà una fabbrica di bambini purchessia.

C'è ancora chi dice no e lo noto con un sospiro di sollievo. Non è obbligatorio adeguarsi al pensiero unico e questa risposta è anche la nostra di Voglio la mamma e dei suoi circoli. Per ribadire il nostro no a una cultura mortifera della persona come cosa, come merce acquistabile, manipolabile, eliminabile; per ribadire il nostro sì alla vita e alla famiglia, alla gioia dello stare insieme in un progetto sensato ripartiamo con il nostro tour dei 100 giorni di VLM: oggi a Roma dalle 18 al teatro don Orione di via Tortona, venerdì 19 all'Auditorium della Parrocchia di San Pio X in viale Fratelli Rosselli a Massa, sabato 20 a Verona alle 11 alla Basilica di Santa Teresa del Bambino Gesù in via Volturno e a Rovereto alle 20.45 all'Auditorium della Fondazione Cassa di Risparmio in piazza Rosmini, mercoledì 24 alle 21 nell'aula magna dell'Università di Pavia, giovedì 25 a Siena a Palazzo Patrizi alle 21 in via di Città 75.

Il tour continuerà fino a dicembre, ricordo sempre che l'email adinolfivogliolamamma@gmail.com è a disposizione per chi voglia aprire circoli VLM sul proprio territorio, ordinare copie del libro, proporsi per l'organizzazione di date del tour nella propria città. Nei limiti delle umane possibilità cercheremo di andare ad abbracciare tutti ovunque, perché questa è una battaglia per la dignità dell'uomo che non si combatte comodamente nel virtuale con qualche chiacchiera su Facebook, ma ha bisogno della fatica e dell'incontro, di guardarci negli occhi e di abbracciarci per darci forza. Solo così, insieme e fisicamente, diventiamo capaci di sostenere il soggetto più debole resistendo al pensiero unico e alle mode correnti. Come hanno fatto al Policlinico Gemelli, dicendo un no che è anche un sì. Un sì al diritto del bambino ad avere un papà e una mamma, conoscibili. Un sì all'importanza decisiva dell'avere delle radici, di non negarle per un gioco di società a pagamento.



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Il coraggio di Galantino e le parole per dirlo

17 settembre 2014

Ieri sera con grande coraggio mons. Galantino, segretario generale della Cei, in prima serata da Floris ha voluto introdurre (non richiesto) il tema della tutela della vita nascente contro l'avanzare di una tecnologia cieca. Il conduttore, dichiarando che avrebbe dovuto lanciare la pubblicità ma preferiva cogliere la palla al balzo, gli chiedeva il più classico dei "che male c'è": che male c'è se due persone dello stesso sesso si amano e vogliono vivere insieme? Domanda surrettizia, Floris non aveva il coraggio di pronunciare la parola "matrimonio", mons. Galantino avrebbe voluto dire (si è capito) la contrarietà della Chiesa al matrimonio gay, ma gli sono mancate le parole giuste per dirlo ed è uscita una risposta confusa. 

Ecco, con grande umiltà, Voglio la mamma e i circoli VLM sono nati per questo: per dare, con parole semplici e immediate, risposte su questi delicatissimi temi. Se due si vogliono bene non c'è niente di male, se vivono insieme non c'è niente di male. Ma il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna, non va confuso con altro genere di legame. Solo dall'unione di un uomo e di una donna nascono figli, questa è una verità incancellabile dettata dall'esperienza di ciascuno di noi. Due persone dello stesso sesso non possono avere figli, è un limite di natura invalicabile. Possono comprarseli, questo sì, con meccanismi che negano diritti ai bambini che vanno dalla fecondazione eterologa all'oscenità dell'utero in affitto. Ma le persone non sono cose e i figli non si pagano. Non è progresso riportare l'umanità a duemila anni fa, quando un uomo in croce spiegò che ogni persona ha dentro la dignità di Dio, è libera e non può essere comprata, venduta, uccisa, eliminata perché "deteriorata". Quella rivoluzione progressista che spazzò via la schiavitù si chiama cristianesimo e l'Occidente su quella rivoluzione è fondato. Con parole semplici anche Floris avrebbe capito.

VLM e il quotidiano La Croce che sarà in edicola dal 13 gennaio sono questo: strumenti per dare a tutti le parole per rispondere, che ognuno possa agevolmente comprendere. Accompagnando così al proprio coraggio e alla propria sapienza, mons. Galantino ne ha più di noi, anche una capacità comunicativa efficace che sappia instillare dubbi di verità persino in chi ha pregiudizi e fa domande con malizia. Ci si vede domani alla presentazione di Voglio la mamma a Roma, al teatro don Orione di via Tortona. E venerdì a Massa. E sabato prima a Verona e poi a Rovereto. E si continua ad andare, sapendo che vogliamo con umiltà ritrovarci ovunque in tanti per darci forza.



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Il corpo a corpo, anche a La Zanzara

16 settembre 2014

Chi ha seguito anche solo una tappa del tour di Voglio la mamma sa che quando parlo degli strumenti da adottare per contrastare la marea montante della paccottiglia LGBT io affermo che sono due: lo strumento dell'informazione-formazione (libri come VLM da diffondere, il prossimo quotidiano La Croce che manderemo in edicola dal 13 gennaio, le occasioni di incontro sul territorio) e quello che io chiamo del corpo a corpo. Il corpo a corpo avviene nei luoghi di lavoro con i nostri colleghi, a scuola con i genitori dei compagni di classe dei figli e con i docenti, nelle istituzioni con coloro che ci rappresentano. Il corpo a corpo è una battaglia d'amore, è un far l'amore con l'altro intrecciando le idee e non i genitali. Con fermezza, affermando le proprie: le persone non sono cose, i figli non si pagano. Le nostre risposte a chi ci dice: che male c'è?


Ieri il "che male c'è" riguardava la trascrizione dei sedicenti "matrimoni gay" al comune di Bologna, voluta dal sindaco e resa nulla dal prefetto. Con il sindaco costretto ad ammettere la carnevalata: "Sono atti senza effetto legale". Abbiamo adottato un doppio strumento: quello di informazione-formazione scrivendo subito dell'argomento e diffondendo lo scritto grazie alla capacità di condivisione che ognuno di voi sta dimostrando, avendo compreso dunque in maniera piena la potenzialità dell'uso del social network. Condividete, condividete, condividete. E le idee si diffonderanno.


Poi c'è stato un corpo a corpo un po' particolare, con due colleghi, in una condizione in cui sembrava impossibile spuntarla: i colleghi sono David Parenzo e Giuseppe Cruciani, la trasmissione è la Zanzara su Radio 24, che mi hanno accolto con un bel "califfo Al Adinolf", una foto sul sito Facebook della trasmissione che ha provocato 119 commenti su quanto io sia ciccione, una vignetta che mi rappresentava con un clericalissimo Papinolfi, oltre all'urlo di Cruciani "dillo che ti fanno schifo i froci".


No, non mi fanno schifo. Non ho alcun problema di natura omofoba. Ma poiché tra le tre (sì, tutto 'sto casino per tre dicasi tre sedicenti matrimoni gay) coppie che si sono fantaregistrate a Bologna c'è anche una composta da un senatore del Pd che ha comprato a suon di migliaia di euro un bambino con la pratica dell'utero in affitto, pratica illegale in Italia e oscena da ogni punto di vista, affermando che lui è genitore di quel bambino quando è solo l'acquirente (sperma e anagrafe dicono che è figlio del compagno), io ho voluto ribadire che sono contrario al matrimonio gay perché le persone non sono cose e i figli non si pagano.


E' stato un corpo a corpo complicato e giocato totalmente fuori casa (la trasmissione è la loro, la conducono loro, i toni sono scivolosissimi, è difficile uscirne in piedi) ma credo completamente vinto. Sapete come? Ricordando a Giuseppe Cruciani sua figlia. Parlando, come ha detto un ascoltatore, da padre a padre.


Il corpo a corpo si combatte così. Con durezza e con tanta umanità. Ascoltate il podcast qui  http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idpuntata=gSLAHzWal&date=2014-09-15&idprogramma=lazanzara (il confronto è tutto nella prima mezz'ora di trasmissione) e datemi la vostra opinione. Per me è importante. 




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La carnevalata di Merola a Bologna

15 settembre 2014

QUELLA SERA A PIACENZA, QUEL PREFETTO A BOLOGNA
di Mario Adinolfi 

Felicità è la lotta, scriveva Karl Marx. Visto che noi stiamo lottando potremmo dichiararci persino felici dopo una sera come quella passata a Piacenza, con una piazza piena per Voglio la mamma, il battesimo del circolo cittadino, il vescovo della città a introdurci e il sindaco (del Pd) rimasto tutte le due ore ad ascoltare e qualche volta pure ad applaudire. E' la prima volta che accade in una grande città. Prima volta in piazza, prima volta con il vescovo, prima volta con il sindaco. Ho condiviso il palco volentieri con Egle e Mario Sberna. Conoscevo Mario come parlamentare popolare, ho scoperto un uomo di una dolcezza e di una tenacia straordinarie, innamorato della moglie come trent'anni fa, con tanti figli e tante storie diverse da raccontare per ogni figlio. La cornice era la Festa della Famiglia a Piacenza, a introdurci Carlo Dionedi, dell'Associazione famiglie numerose, quelle che pagano il prezzo più alto. Perché hai voglia a dire sulle discriminazioni, chi paga concretamente e di tasca propria è la famiglia che ha tanti figli: l'ho scritto in Voglio la mamma, è ingiusto che un single che sfama con il suo stipendio solo se stesso e un padre che con lo stesso stipendio sfama sette o otto persone paghino le stesse tasse. Questa è la vera discriminazione.

Dopo la tappa di Piacenza in tour dei 100 giorni di VLM si prepara alle nuove tappe: giovedì a Roma, venerdì a Massa, sabato mattina a Verona, sabato sera a Rovereto, domenica a Milano per una prima serata televisiva, poi mercoledì 24 a Pavia e giovedì 25 a Siena. Sette eventi in otto giorni. L'ultima data di settembre sarà a Latina (28), ottobre partirà da Bergamo (2) e una doppietta Trieste-Pordenone (il 3). Teniamo un ritmo faticosissimo e peraltro inseriamo due nuove date per le Marche, regione ancora non toccata da VLM: 8 novembre a Loreto e una straordinaria trasferta con Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e Marco Scicchitano il 26 ottobre a Ancona.

Perché facciamo tutto questo? Perché felicità è la lotta. E noi lottiamo per far emergere una opinione pubblica laica e cristiana che è maggioranza assoluta nel paese ma che è rimasta timida e silente per troppo tempo sui temi nevralgici della vita, della famiglia, del diritto dei più deboli a partire dal nascituro e dal malato, dal moribondo e dall'affetto da grave disabilità, dal bisognoso e da tutte le mamme bistrattate da legislazioni lesive della loro diginità. Per questo siamo in tour, per questo abbiamo scritto Voglio la mamma e abbiamo visto spuntare circoli in tutta Italia, per questo dal 13 gennaio manderemo in edicola il quotidiano La Croce. Perché l'opinione pubblica non è solo quella rappresentata da Repubblica e Fabio Fazio, dal Tg3 e da Roberto Saviano. Perché persino a sinistra abbiamo aperto un dibattito che non si aspettavano.

Ed è vero che il sindaco a Bologna da oggi fa trascrivere i cosiddetti "matrimoni gay", ma sempre oggi il prefetto della stessa città scrive al Comune affinché ritiri il provvedimento "non previsto dall'ordinamento italiano". E il sindaco è costretto ad ammettere la carnevalata: "La trascrizione non ha effetti legali". Insomma, c'è sempre un giudice a Berlino e per fortuna anche un prefetto a Bologna. Anche riempiendo teatri e piazze come quella di Piacenza facciamo sapere al prefetto di Bologna, Ennio Maria Sodano, che non è solo. Parla a nome di tutti noi.



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I dieci libri che

12 settembre 2014

Il mio amico Ugo mi "nomina" in questo nuovo giochino della rete, i-dieci-libri-che. Odio le catene di Sant'Antonio, non nominerò altri per spezzare anche questa, ma ho già rifiutato di gettarmi l'acqua gelata in testa. Insomma, non voglio sembrare snob e poi Ugo è un amico e allora obbedisco. Non ho ancora capito bene cosa voglia 'sta catena da me. Devo indicare i dieci libri che mi sono piaciuti di più? I dieci libri meglio scritti? I dieci libri che porterei su un'isola deserta? Nel dubbio irrisolto vi indicherò i dieci libri che hanno inciso in maniera piuttosto significativa sulla mia vita, invitandovi a leggerli per vedere se incideranno in maniera significativa anche nella vostra.

1. La Bibbia (autori vari), non credo debba spiegarvi il perché.
2. Il giocatore (Fedor Dostoevsky), e pure qui...
3. Pensieri (Blaise Pascal), in particolare per il pensiero 233
4. Alexis (Marguerite Yourcenar), perché parla della lotta vana
5. Il Mito di Sisifo (Albert Camus), perché immagina Sisifo felice 
6. Filumena Marturano (Eduardo de Filippo), perché i figli non si pagano
7. La versione di Barney (Mordechai Richler), perché finirò così
8. Film (Samuel Beckett), perché è la sceneggiatura di un film con una sola parola
9. Macbeth (William Shakespeare), perché spiega come il potere faccia impazzire
10. Enrico IV (Luigi Pirandello), perché racconta che il potere può essere simulato e irriso

Avendo più spazio avrei voluto inserire anche tutta la storia d'Italia di Indro Montanelli, tutta la produzione di Emilio Salgari, l'Igiene dell'assassino di Amélie Nothomb, i libri di Gilbert Keith Chesterton e di Costanza Miriano, qualche Andrea Camilleri, Cuore di Tenebra di Joseph Conrad perché il mio professore di filosofia al liceo diceva che ero il colonnello Kurtz. Si sbagliava, ma quella definizione me la sono portata a lungo per strada. Considero infine lavoro di grande scrittura che ha inciso sul mio immaginario la sceneggiatura di Zelig (Film, Woody Allen), Lost (Serie tv, JJ Abrahms) e The Big Bang Theory (Sitcom, Chuck Lorre).

Dimmi cosa hai letto e ti dirò chi sei. Se non hai letto niente, non sei niente.



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Il disco per Iris, la mamma di Bono

10 settembre 2014

U2 E LE CANZONI DELL'INNOCENZA
di Mario Adinolfi 

Non volevo crederci. Mi pareva impossibile, mi pareva che anche il mio inglese fosse improvvisamente diventato renziano, che avessi capito fischi per fiaschi. Stavo seguendo in diretta la presentazione dell'iPhone 6 (molto fiacca, sembra che improvvisamente alla Apple si siano messi a copiare il Samsung Galaxy: stessa scocca arrotondata in plastica, stesso padellone da cinquepolliciemezzo, stesso abbinamento all'orologio che i coreani chiamano Gear e ieri chiamavano iWatch) che tutto d'un colpo s'è materializzato il miracolo. Ripeto, mi pareva d'aver perso la padronanza della lingua d'Albione, ma lì dal palco il pallido e imbarazzante imitatore di Steve Jobs nell'annunciare gli U2 presenti live aveva proprio detto che il nuovo attesissimo loro cd sarebbe stato immediatamente disponibile per i possessori di iTunes in maniera totalmente gratuita. Capito? Un disco che aspettavamo da sei anni, che nessuno sapeva quando cacchio avrebbe visto la luce ed aveva avuto una genesi raccontata come laboriosissima, era già nei nostri iPhone. Bastava cliccare: download. Ho cliccato.

Era tutto vero. Gli undici brani avvolti in una copertina eterea, completamente bianca, il titolo scritto come su un vinile: Songs of innocence. Canzoni dell'innocenza. Tutte completamente gratis per tutti sul web come fossero un Voglio la mamma qualsiasi (a proposito, vedete che si può fare, non è una follia?). Decine di milioni di fans sfamati in un'istante in ogni angolo del globo. Gratis et amore dei.

Così ho passato la notte attaccato a queste canzoni. Sono andato a giocare a poker, sono uscito dal circolo, mi sono appoggiato a una macchina e ho fatto sgorgare dal mio iPhone nel cuore di una Roma spettrale e infinitamente buia la voce di Bono e la chitarra di The Edge. Non sono un musicologo, anzi considero la musica un'arte minore nella sua declinazione contemporanea, ma loro mi hanno rubato il cuore da ragazzino mettendo in musica il salmo 40 (Fourty) e raccontando la lotta dolorosa dei cattolici in Irlanda del Nord (Sunday Bloody Sunday), scrivendo la più bella canzone su Dio (One, no, non è una canzone d'amore, non in senso canzonettistico classico) e quella sul dolore infinito di chi si suicida (Stay), Io sono fedele alle mie passioni da ragazzino. E come un ragazzino mi sono riascoltato dieci volte l'intero disco.

Un disco che si apre con la parola "Miracolo" e si chiude con la parola "Problemi". Tra The Miracle e The Troubles, canzone uno e canzone undici del cd, quasi un'ora di esplosioni di inventiva. Non è The Joshua Tree (l'immenso album che rivelò più di un quarto di secolo fa la forza religiosa e profetica degli U2 al mondo decretandone l'immortalità) ma è veramente qualcosa da ascoltare con attenzione.

C'è la straordinaria Iris (Hold me close), la canzone dedicata da Bono a sua madre, cavolo 'sta mamma torna sempre, in cui le ripete una dozzina di volte che la vita di lei è in lui. Iris Rankin, madre di Paul Hewson oggi noto al mondo come Bono, morì il 10 settembre 1974. Esattamente quarant'anni fa. Morì colpita da un aneurisma cerebrale il giorno del funerale del padre, il nonno di Bono. Lui aveva quattordici anni. 

C'è la canzone intitolata con la via della casa natia, Cedarwood Road, e c'è la canzone che ricorda come un'autobomba l'abbia sfiorato da bimbo, Raised by Wolves; c'è la canzone (dura) per far dormire sonni tranquilli, Sleep like a baby tonight e poi c'è Song for someone. La canzone per qualcuno. Quella che impareremo a memoria, la nuova ballata.

Io ho avuto l'impressione che fosse una canzone per me. Comunque, questo disco è un regalo. Piovuto dal cielo.



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Due parole su una serata bresciana

6 settembre 2014

Quando dopo l'uscita di Voglio la mamma cominciarono a nascere i circoli VLM un po' a sostegno dei temi trattati nel libro e un po' per farmi sentire meno solo nel fronteggiare la marea urlante degli haters che quotidianamente potete leggere qui o su twitter, in molti mi chiesero: ma a che servono questi circoli? Diciamo che ieri i circoli lombardi di VLM, guidati da Massimiliano Esposito, a Brescia hanno dato la risposta. Servono a ritrovarci tutti insieme in ogni città per celebrare la festa della vita e della libertà di pensiero.


E' inutile che racconti la sorpresa nel trovare il teatro Paolo VI preso d'assalto, più di cinquecento persone che sono entrate in una sala da trecento posti, trenta persone che sono rimaste fuori ad ascoltare di fatto solo l'audio senza poter vedere niente (a cui va un ringraziamento particolare, eroici). No, non credevo che la prima data del tour dei 100 giorni organizzata dai circoli VLM a Brescia potesse avere questa risposta così massiccia. Mi avete sorpreso e mi avete scaldato il cuore. Mi è piaciuto come avete ascoltato con l'attenzione dello scolaro più diligente la lezione importantissima del prof. Massimo Gandolfini sulle due parole che a noi piacciono tanto: mamma e papà. Su come il bimbo immediatamente li riconosca, su quanta violenza ci sia nel negargli deliberatamente il rapporto con un genitore.


Poi mi è piaciuto l'affetto che avete riversato sui quaranta minuti del mio intervento, mi sono piaciute le vostre risate e i momenti di silenzio attonito, mi sono piaciute le innumerevoli vostre domande, anche quelle "puntute" nei confronti di un uomo di sinistra come me che ha chiesto persino al mondo cattolico di svegliarsi, m'è piaciuto ascoltare l'intervento di una diciottenne carica di timidezza e curiosità come le tirate più sicure di molte figure storiche dell'associazionismo bresciano. Mi è piaciuto avere in platea il presidente del Consiglio comunale e un assessore, entrambi del Pd, oltre che una figura forte del civismo locale. M'è dispiaciuto che non ci fosse il mio amico sindaco Emilio Del Bono, martinazzoliano storico, ma forse non voleva imbarazzi. M'è dispiaciuto che il Giornale di Brescia abbia ignorato l'avvenimento, perché se il giornale-cardine della città fa finta che non esistano oltre cinquecento persone che fanno mezzanotte in un teatro, non fa il suo mestiere. M'è piaciuto che BresciaOggi, il quotidiano rivale, abbia dato grande attenzione sia alla vigilia dell'avvenimento che oggi in sede di cronaca, pur partendo da posizioni evidentemente ostili.


Queste poche righe sono di ringraziamento per avermi incitato: battersi per i diritti dei più deboli, dei bambini e delle mamme, dei malati e degli anziani, non è un esercizio inutile. Dire a quelli come Roberto Saviano che ci dipingono come "retrogradi" e "bigotti" e "barbari", che la regressione è la loro perché vogliono portarci a duemila anni fa, quando un uomo morto sulla Croce spiegò al mondo che le persone non sono cose, non si potevano vendere e comprare, usare e fare schiave e poi eliminare, ma ognuno è un miracolo e come tale va trattato, forse ha davvero senso. Dotarci di strumenti per andare in battaglia contro questi regressisti (VLM è uno, dal 13 gennaio avremo anche il quotidiano "La Croce" a cui per la prima volta a Brescia ho fatto cenno in pubblico) serve a dire che non ci arrendiamo. 


Grazie Brescia, la città di Mino Martinazzoli e Paolo VI, del mio maestro politico e del mio primo papa, mi ha emozionato. Non succede facilmente. Il tour dei cento giorni continua. Lunedì sera ci vediamo a Modena. Sempre con la valigia in mano e con tanta gratitudine nel cuore




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Se Saviano scrive di stepchild adoption

3 settembre 2014

IN RISPOSTA A ROBERTO SAVIANO
di Mario Adinolfi

Caro Roberto, negli anni ci siamo sfiorati, annusati, scritti. In qualche modo abbiamo pensato di avere una qualche sintonia, ci siamo ritrovati a discutere persino di poker. Oggi voglio tornare a interloquire con te, stavolta in pubblico, stavolta da scrittore a scrittore. Certo, tu hai scritto Gomorra e io ho scritto Voglio la mamma?, tu hai venduto milioni di copie, io meno, però sono sicuro che condividiamo un punto di partenza: vediamo lo sfacelo attorno a noi, il tempo tragico toccato alla nostra generazione e combattiamo per porvi rimedio. Rifiutiamo entrambi una cultura di morte e siamo convinti che le nostre parole, i nostri racconti, possano servire a indicare una via. Siamo entrambi, insomma, piuttosto presuntuosetti.

La pensiamo invece in maniera diametralmente opposta in materia di "genitorialità gay". Ieri tu hai scritto a favore della "stepchild adoption", io ieri in tv a Raitre mi sono anche alterato perché con un filmato promozionale hanno provato a vendere l'utero in affitto come una grande conquista di civiltà. Tu dici che quelli che la pensano come me sono vittime di "reazionaria miopia", io mi considero un uomo di sinistra e ritengo reazionaria e regressista una cultura che vuole trasformare le persone in cose, cioè in oggetti acquistabili, desiderabili, eventualmente eliminabili se il "prodotto" non raggiunge certi standard.

Vedi Roberto, io credo che il reazionario sia tu: tu che dici che chi si oppone a "nuove forme di amore familiare" agisce solo "per bigottismo e paura"; tu che citi uno "studio" dell'università di Melbourne (dove insegnano persino due ricercatori italiani che sono ben oltre la cultura dell'aborto, sono favorevoli anche all'infanticidio del neonato con gravi problemi di salute) senza capire che quel tipo di "studi" sono esercitazioni a tesi, dove prima viene la tesi da dimostrare, poi si prova a appiccicare sopra un campione da analizzare che corrisponda ai criteri necessari all'obiettivo; tu che dici di "rispettare chi crede nella famiglia tradizionale" e quindici righe sopra scrivi che questo tipo di opinione "è una barbarie".

Siamo barbari Roberto? Siamo barbari perché sappiamo che novantanove volte su cento la stepchild adoption nelle coppie gay è richiesta per coprire una situazione illegale di affitto dell'utero e non per una adozione di un bimbo rimasto senza un genitore? Siamo barbari perché riteniamo intollerabile che il corpo delle donne sia violato da gente ricca che paga per bombardarlo di ormoni e prendergli gli ovuli, paga per il suo utero, paga per stappare dal suo seno il figlio che ha appena partorito con una violenza indicibile nei confronti del neonato? Siamo barbari se ti diciamo che queste pratiche vedono protagonisti ricchi occidentali che sfruttano così lo stato di bisogno di donne povere spesso in paesi in via di sviluppo? Siamo barbari noi, Roberto, o tu che senza rifletterci segui l'onda del pensiero debole e facile, dando la tua benedizione a una pratica vergognosa?

Caro Roberto, se nell'atto più sacro (anche civilmente sacro) che è il dare la vita inseriamo elementi di mercimonio (un bimbo generato attraverso l'affitto di un utero costa almeno centomila euro, se non ci si rivolge al discount delle "fabbriche di neonati" in India), la persona diventa una cosa. E se la persona è una cosa, la cultura occidentale regredisce di duemila anni. I retrogradi e i reazionari siete voi che non ve ne rendete conto e inseguite solo l'applauso facile. 

Ti so meno banale di così. Spero tu possa riflettere, capire che la questione di cui stiamo discutendo è enorme, vale cento volte la tua Gomorra per gravità delle implicazioni, dunque studiala di più e meglio. Poi, scrivi di nuovo. Non è necessario che tu risponda a me, ma scrivi dopo aver studiato il tema, conoscendolo nel profondo, così come hai avuto conoscenza assoluta dei fenomeni che hai descritto nei tuoi libri. Non apprezzeresti la superficialità in chi se ne dovesse occupare per un articoletto o un post su Facebook che riguardi camorra, mafia o 'ndrangheta. Io non ho apprezzato la tua superficialità nel sentenziare su argomenti che evidentemente non padroneggi.

So che farai meglio, la prossima volta. Senza essere permaloso. Non serve, io cerco sempre di non esserlo. Aiuta.



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Forza Juventus

30 agosto 2014

Ripartiamo da qui, dal mio grande amore e dall'ennesima impresa leggendaria che racconteremo ai nipotini, dai 102 punti e dal terzo scudetto consecutivo di mister Conte. Non sono ottimista, non credo che rivinceremo, ma sono tifoso e dunque da oggi sempre e solo forza Juventus. La Roma si illude, non vincerà lo scudetto. Mi piace molto la Fiorentina se ritrova un Rossi in piena efficienza. Mi incuriosisce l'Inter, Osvaldo e Icardi è una coppia gol feroce. Chissà il Milan con Torres. Avrei detto Napoli per lo scudetto, fino alla notte di Bilbao. Troppo imbarazzante. Mi farà piacere se Lotito avrà una stagione importante, la nuova Lazio mi piace. Ma comunque, ballerete sempre attorno a noi, andrete a guardare sempre quel che abbiamo fatto noi, odierete noi e spererete di far meglio di noi. Cosa, peraltro, impossibile. Voi con i vostri rossi, i vostri azzurri, i vostri gialli. Noi con il nostro bianco e il nostro nero: i colori assoluti, che tutti li contengono e li annullano. Buon campionato a tutti e forza ragazzi. Vi voglio bene e sempre grazie per le gioie che mi avete regalato, fa niente se quest'anno non sarete un rullo compressore: la gratitudine resta immensa.



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Ci si vede in teatri, auditorium e piazze

29 agosto 2014

SEI MESI FA VLM NON ESISTEVA
di Mario Adinolfi

Sei mesi fa Voglio la mamma non esisteva. Il 19 marzo è uscito ufficialmente il libro. Il 28 marzo lo abbiamo presentato al pubblico a Roma, con padre Maurizio Botta. Poi è partito il primo tour: Lecce, Cisternino, Palagiano...i mitologici viaggi in Smart rossa per vedere l'effetto che fa e se c'entravo. Poi le date sono diventate venti, trenta, quaranta, ci sono state le esperienze dei Quattro Moschettieri "contro i falsi miti di progresso" (con un grazie speciale a Costanza Miriano e Marco Scicchitano oltre al già citato padre Maurizio deiCinque Passi) e questo mio piccolo libro l'avete amato, odiato, studiato, sezionato, insultato, contestato. Qualcuno l'ha pure comprato (parecchi, racconta Il Foglio qui http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119827/rubriche/crisi-editoria-adinolfi.htm e ve ne sono grato), anche se basta cliccare sulle note del mio profilo per leggerlo tutto e gratis. Sono nati i circoli VLM, in tutta Italia: i pionieri di Lorenzo Ciampoli e Voglio La Mamma - Roma, i meridionali orgogliosi di Luigi Mercogliano che dirige Vlm Napoli, i lombardi attivissimi di Massimiliano Max Esposito con Voglio La Mamma - Lombardia,Voglio la mamma - BergamoVoglio La MAMMA Cremona-MantovaVoglio la mamma - Brescia, i preziosi amici di Mirko De Carli con Circolo Voglio La MAMMA - Ravenna, di Andrea Tosini con Circolo Voglio la mamma - Ferrara, del giovanissimo e brillante Federico Ferrara con Voglio la mamma - Torino e ancora fatemi citare Voglio la Mamma - VeneziaVoglio la mamma - VeronaVoglio la mamma - Parma scusandomi con chi ho dimenticato. E non ho dimenticato Luigi Martina che guida gli studenti diVoglio la Mamma Universitari, il gruppo in assoluto più forte, alla soglia delle 1.500 unità.

In tanti hanno fatto tanto per scaldarmi il cuore, visto che per gli argomenti e le idee esposti in VLM ho subito attacchi di una violenza incredibile. Ora voglio restituire qualcosa di questa vostra generosità. E allora per i prossimi cento giorni girerò l'Italia per incontrare tutti gli amici dei circoli e non solo (per aprire un circolo VLM basta scrivere a adinolfivogliolamamma@gmail.com dove potete anche ordinare copie del libro o chiedere le modalità per organizzare una presentazione) che mi hanno ricoperto d'affetto e si sono resi disponibili a una battaglia di persone coraggiose per la vita e la libertà, contro la cultura della morte e del conformismo illiberale.

Sono affezionato alla prima parte del tour, ci siamo visti in librerie e piccoli luoghi di realtà associative. E' stato un contatto molto intimo. Il tour dei cento giorni che sta per partire sarà diverso, perché sei mesi fa VLM non esisteva, ora siamo davvero tanti e allora ci ritroveremo in teatri, auditorium, piazze. Si parte il 5 settembre dal teatro Paolo VI di piazza Arnaldo a Brescia, poi l'8 settembre ci si vede a Modena al teatro Sacro Cuore, il 10 a Pistoia all'Auditorium Bcc di via IV novembre 108 (località Quarrata), l'11 a Piacenza in piazza Sant'Antonino (se piove ci spostiamo all'auditorium di via Garibaldi 17), il 18 ci si rivede a Roma all'auditorium Inps di via Ballarin 42. Andremo avanti fino all'inizio di dicembre e poi a questa vita con l'eterna valigia in mano dirò basta per un po'. Ma prima avrò avuto modo di abbracciare tanti di voi ed esprimervi tutta la mia gratitudine.

Queste le date del tour dei cento giorni fino ad oggi fissate:

5 settembre: Brescia
8 settembre: Modena
10 settembre: Pistoia (Quarrata)
11 settembre: Piacenza
18 settembre: Roma
19 settembre: Massa
20 settembre: Verona (mattina)
20 settembre: Rovereto (sera)
24 settembre: Pavia 
25 settembre: Siena 
28 settembre: Latina 
2 ottobre: Bergamo 
3 ottobre: Trieste
4 ottobre: Matera 
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
15 ottobre: Cremona
16 ottobre: Cagliari
17 ottobre: Bolzano
27 ottobre; Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
6 novembre: Campobasso
7 novembre: Pescara
9 novembre: Family Day (Modena)
28 novembre: Chiusi



permalink | inviato da marioadinolfi il 29/8/2014 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

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