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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


Il corpo a corpo, anche a La Zanzara

16 settembre 2014

Chi ha seguito anche solo una tappa del tour di Voglio la mamma sa che quando parlo degli strumenti da adottare per contrastare la marea montante della paccottiglia LGBT io affermo che sono due: lo strumento dell'informazione-formazione (libri come VLM da diffondere, il prossimo quotidiano La Croce che manderemo in edicola dal 13 gennaio, le occasioni di incontro sul territorio) e quello che io chiamo del corpo a corpo. Il corpo a corpo avviene nei luoghi di lavoro con i nostri colleghi, a scuola con i genitori dei compagni di classe dei figli e con i docenti, nelle istituzioni con coloro che ci rappresentano. Il corpo a corpo è una battaglia d'amore, è un far l'amore con l'altro intrecciando le idee e non i genitali. Con fermezza, affermando le proprie: le persone non sono cose, i figli non si pagano. Le nostre risposte a chi ci dice: che male c'è?


Ieri il "che male c'è" riguardava la trascrizione dei sedicenti "matrimoni gay" al comune di Bologna, voluta dal sindaco e resa nulla dal prefetto. Con il sindaco costretto ad ammettere la carnevalata: "Sono atti senza effetto legale". Abbiamo adottato un doppio strumento: quello di informazione-formazione scrivendo subito dell'argomento e diffondendo lo scritto grazie alla capacità di condivisione che ognuno di voi sta dimostrando, avendo compreso dunque in maniera piena la potenzialità dell'uso del social network. Condividete, condividete, condividete. E le idee si diffonderanno.


Poi c'è stato un corpo a corpo un po' particolare, con due colleghi, in una condizione in cui sembrava impossibile spuntarla: i colleghi sono David Parenzo e Giuseppe Cruciani, la trasmissione è la Zanzara su Radio 24, che mi hanno accolto con un bel "califfo Al Adinolf", una foto sul sito Facebook della trasmissione che ha provocato 119 commenti su quanto io sia ciccione, una vignetta che mi rappresentava con un clericalissimo Papinolfi, oltre all'urlo di Cruciani "dillo che ti fanno schifo i froci".


No, non mi fanno schifo. Non ho alcun problema di natura omofoba. Ma poiché tra le tre (sì, tutto 'sto casino per tre dicasi tre sedicenti matrimoni gay) coppie che si sono fantaregistrate a Bologna c'è anche una composta da un senatore del Pd che ha comprato a suon di migliaia di euro un bambino con la pratica dell'utero in affitto, pratica illegale in Italia e oscena da ogni punto di vista, affermando che lui è genitore di quel bambino quando è solo l'acquirente (sperma e anagrafe dicono che è figlio del compagno), io ho voluto ribadire che sono contrario al matrimonio gay perché le persone non sono cose e i figli non si pagano.


E' stato un corpo a corpo complicato e giocato totalmente fuori casa (la trasmissione è la loro, la conducono loro, i toni sono scivolosissimi, è difficile uscirne in piedi) ma credo completamente vinto. Sapete come? Ricordando a Giuseppe Cruciani sua figlia. Parlando, come ha detto un ascoltatore, da padre a padre.


Il corpo a corpo si combatte così. Con durezza e con tanta umanità. Ascoltate il podcast qui  http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idpuntata=gSLAHzWal&date=2014-09-15&idprogramma=lazanzara (il confronto è tutto nella prima mezz'ora di trasmissione) e datemi la vostra opinione. Per me è importante. 




permalink | inviato da marioadinolfi il 16/9/2014 alle 7:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa

La carnevalata di Merola a Bologna

15 settembre 2014

QUELLA SERA A PIACENZA, QUEL PREFETTO A BOLOGNA
di Mario Adinolfi 

Felicità è la lotta, scriveva Karl Marx. Visto che noi stiamo lottando potremmo dichiararci persino felici dopo una sera come quella passata a Piacenza, con una piazza piena per Voglio la mamma, il battesimo del circolo cittadino, il vescovo della città a introdurci e il sindaco (del Pd) rimasto tutte le due ore ad ascoltare e qualche volta pure ad applaudire. E' la prima volta che accade in una grande città. Prima volta in piazza, prima volta con il vescovo, prima volta con il sindaco. Ho condiviso il palco volentieri con Egle e Mario Sberna. Conoscevo Mario come parlamentare popolare, ho scoperto un uomo di una dolcezza e di una tenacia straordinarie, innamorato della moglie come trent'anni fa, con tanti figli e tante storie diverse da raccontare per ogni figlio. La cornice era la Festa della Famiglia a Piacenza, a introdurci Carlo Dionedi, dell'Associazione famiglie numerose, quelle che pagano il prezzo più alto. Perché hai voglia a dire sulle discriminazioni, chi paga concretamente e di tasca propria è la famiglia che ha tanti figli: l'ho scritto in Voglio la mamma, è ingiusto che un single che sfama con il suo stipendio solo se stesso e un padre che con lo stesso stipendio sfama sette o otto persone paghino le stesse tasse. Questa è la vera discriminazione.

Dopo la tappa di Piacenza in tour dei 100 giorni di VLM si prepara alle nuove tappe: giovedì a Roma, venerdì a Massa, sabato mattina a Verona, sabato sera a Rovereto, domenica a Milano per una prima serata televisiva, poi mercoledì 24 a Pavia e giovedì 25 a Siena. Sette eventi in otto giorni. L'ultima data di settembre sarà a Latina (28), ottobre partirà da Bergamo (2) e una doppietta Trieste-Pordenone (il 3). Teniamo un ritmo faticosissimo e peraltro inseriamo due nuove date per le Marche, regione ancora non toccata da VLM: 8 novembre a Loreto e una straordinaria trasferta con Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e Marco Scicchitano il 26 ottobre a Ancona.

Perché facciamo tutto questo? Perché felicità è la lotta. E noi lottiamo per far emergere una opinione pubblica laica e cristiana che è maggioranza assoluta nel paese ma che è rimasta timida e silente per troppo tempo sui temi nevralgici della vita, della famiglia, del diritto dei più deboli a partire dal nascituro e dal malato, dal moribondo e dall'affetto da grave disabilità, dal bisognoso e da tutte le mamme bistrattate da legislazioni lesive della loro diginità. Per questo siamo in tour, per questo abbiamo scritto Voglio la mamma e abbiamo visto spuntare circoli in tutta Italia, per questo dal 13 gennaio manderemo in edicola il quotidiano La Croce. Perché l'opinione pubblica non è solo quella rappresentata da Repubblica e Fabio Fazio, dal Tg3 e da Roberto Saviano. Perché persino a sinistra abbiamo aperto un dibattito che non si aspettavano.

Ed è vero che il sindaco a Bologna da oggi fa trascrivere i cosiddetti "matrimoni gay", ma sempre oggi il prefetto della stessa città scrive al Comune affinché ritiri il provvedimento "non previsto dall'ordinamento italiano". E il sindaco è costretto ad ammettere la carnevalata: "La trascrizione non ha effetti legali". Insomma, c'è sempre un giudice a Berlino e per fortuna anche un prefetto a Bologna. Anche riempiendo teatri e piazze come quella di Piacenza facciamo sapere al prefetto di Bologna, Ennio Maria Sodano, che non è solo. Parla a nome di tutti noi.



permalink | inviato da marioadinolfi il 15/9/2014 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

I dieci libri che

12 settembre 2014

Il mio amico Ugo mi "nomina" in questo nuovo giochino della rete, i-dieci-libri-che. Odio le catene di Sant'Antonio, non nominerò altri per spezzare anche questa, ma ho già rifiutato di gettarmi l'acqua gelata in testa. Insomma, non voglio sembrare snob e poi Ugo è un amico e allora obbedisco. Non ho ancora capito bene cosa voglia 'sta catena da me. Devo indicare i dieci libri che mi sono piaciuti di più? I dieci libri meglio scritti? I dieci libri che porterei su un'isola deserta? Nel dubbio irrisolto vi indicherò i dieci libri che hanno inciso in maniera piuttosto significativa sulla mia vita, invitandovi a leggerli per vedere se incideranno in maniera significativa anche nella vostra.

1. La Bibbia (autori vari), non credo debba spiegarvi il perché.
2. Il giocatore (Fedor Dostoevsky), e pure qui...
3. Pensieri (Blaise Pascal), in particolare per il pensiero 233
4. Alexis (Marguerite Yourcenar), perché parla della lotta vana
5. Il Mito di Sisifo (Albert Camus), perché immagina Sisifo felice 
6. Filumena Marturano (Eduardo de Filippo), perché i figli non si pagano
7. La versione di Barney (Mordechai Richler), perché finirò così
8. Film (Samuel Beckett), perché è la sceneggiatura di un film con una sola parola
9. Macbeth (William Shakespeare), perché spiega come il potere faccia impazzire
10. Enrico IV (Luigi Pirandello), perché racconta che il potere può essere simulato e irriso

Avendo più spazio avrei voluto inserire anche tutta la storia d'Italia di Indro Montanelli, tutta la produzione di Emilio Salgari, l'Igiene dell'assassino di Amélie Nothomb, i libri di Gilbert Keith Chesterton e di Costanza Miriano, qualche Andrea Camilleri, Cuore di Tenebra di Joseph Conrad perché il mio professore di filosofia al liceo diceva che ero il colonnello Kurtz. Si sbagliava, ma quella definizione me la sono portata a lungo per strada. Considero infine lavoro di grande scrittura che ha inciso sul mio immaginario la sceneggiatura di Zelig (Film, Woody Allen), Lost (Serie tv, JJ Abrahms) e The Big Bang Theory (Sitcom, Chuck Lorre).

Dimmi cosa hai letto e ti dirò chi sei. Se non hai letto niente, non sei niente.



permalink | inviato da marioadinolfi il 12/9/2014 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

Il disco per Iris, la mamma di Bono

10 settembre 2014

U2 E LE CANZONI DELL'INNOCENZA
di Mario Adinolfi 

Non volevo crederci. Mi pareva impossibile, mi pareva che anche il mio inglese fosse improvvisamente diventato renziano, che avessi capito fischi per fiaschi. Stavo seguendo in diretta la presentazione dell'iPhone 6 (molto fiacca, sembra che improvvisamente alla Apple si siano messi a copiare il Samsung Galaxy: stessa scocca arrotondata in plastica, stesso padellone da cinquepolliciemezzo, stesso abbinamento all'orologio che i coreani chiamano Gear e ieri chiamavano iWatch) che tutto d'un colpo s'è materializzato il miracolo. Ripeto, mi pareva d'aver perso la padronanza della lingua d'Albione, ma lì dal palco il pallido e imbarazzante imitatore di Steve Jobs nell'annunciare gli U2 presenti live aveva proprio detto che il nuovo attesissimo loro cd sarebbe stato immediatamente disponibile per i possessori di iTunes in maniera totalmente gratuita. Capito? Un disco che aspettavamo da sei anni, che nessuno sapeva quando cacchio avrebbe visto la luce ed aveva avuto una genesi raccontata come laboriosissima, era già nei nostri iPhone. Bastava cliccare: download. Ho cliccato.

Era tutto vero. Gli undici brani avvolti in una copertina eterea, completamente bianca, il titolo scritto come su un vinile: Songs of innocence. Canzoni dell'innocenza. Tutte completamente gratis per tutti sul web come fossero un Voglio la mamma qualsiasi (a proposito, vedete che si può fare, non è una follia?). Decine di milioni di fans sfamati in un'istante in ogni angolo del globo. Gratis et amore dei.

Così ho passato la notte attaccato a queste canzoni. Sono andato a giocare a poker, sono uscito dal circolo, mi sono appoggiato a una macchina e ho fatto sgorgare dal mio iPhone nel cuore di una Roma spettrale e infinitamente buia la voce di Bono e la chitarra di The Edge. Non sono un musicologo, anzi considero la musica un'arte minore nella sua declinazione contemporanea, ma loro mi hanno rubato il cuore da ragazzino mettendo in musica il salmo 40 (Fourty) e raccontando la lotta dolorosa dei cattolici in Irlanda del Nord (Sunday Bloody Sunday), scrivendo la più bella canzone su Dio (One, no, non è una canzone d'amore, non in senso canzonettistico classico) e quella sul dolore infinito di chi si suicida (Stay), Io sono fedele alle mie passioni da ragazzino. E come un ragazzino mi sono riascoltato dieci volte l'intero disco.

Un disco che si apre con la parola "Miracolo" e si chiude con la parola "Problemi". Tra The Miracle e The Troubles, canzone uno e canzone undici del cd, quasi un'ora di esplosioni di inventiva. Non è The Joshua Tree (l'immenso album che rivelò più di un quarto di secolo fa la forza religiosa e profetica degli U2 al mondo decretandone l'immortalità) ma è veramente qualcosa da ascoltare con attenzione.

C'è la straordinaria Iris (Hold me close), la canzone dedicata da Bono a sua madre, cavolo 'sta mamma torna sempre, in cui le ripete una dozzina di volte che la vita di lei è in lui. Iris Rankin, madre di Paul Hewson oggi noto al mondo come Bono, morì il 10 settembre 1974. Esattamente quarant'anni fa. Morì colpita da un aneurisma cerebrale il giorno del funerale del padre, il nonno di Bono. Lui aveva quattordici anni. 

C'è la canzone intitolata con la via della casa natia, Cedarwood Road, e c'è la canzone che ricorda come un'autobomba l'abbia sfiorato da bimbo, Raised by Wolves; c'è la canzone (dura) per far dormire sonni tranquilli, Sleep like a baby tonight e poi c'è Song for someone. La canzone per qualcuno. Quella che impareremo a memoria, la nuova ballata.

Io ho avuto l'impressione che fosse una canzone per me. Comunque, questo disco è un regalo. Piovuto dal cielo.



permalink | inviato da marioadinolfi il 10/9/2014 alle 7:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

Due parole su una serata bresciana

6 settembre 2014

Quando dopo l'uscita di Voglio la mamma cominciarono a nascere i circoli VLM un po' a sostegno dei temi trattati nel libro e un po' per farmi sentire meno solo nel fronteggiare la marea urlante degli haters che quotidianamente potete leggere qui o su twitter, in molti mi chiesero: ma a che servono questi circoli? Diciamo che ieri i circoli lombardi di VLM, guidati da Massimiliano Esposito, a Brescia hanno dato la risposta. Servono a ritrovarci tutti insieme in ogni città per celebrare la festa della vita e della libertà di pensiero.


E' inutile che racconti la sorpresa nel trovare il teatro Paolo VI preso d'assalto, più di cinquecento persone che sono entrate in una sala da trecento posti, trenta persone che sono rimaste fuori ad ascoltare di fatto solo l'audio senza poter vedere niente (a cui va un ringraziamento particolare, eroici). No, non credevo che la prima data del tour dei 100 giorni organizzata dai circoli VLM a Brescia potesse avere questa risposta così massiccia. Mi avete sorpreso e mi avete scaldato il cuore. Mi è piaciuto come avete ascoltato con l'attenzione dello scolaro più diligente la lezione importantissima del prof. Massimo Gandolfini sulle due parole che a noi piacciono tanto: mamma e papà. Su come il bimbo immediatamente li riconosca, su quanta violenza ci sia nel negargli deliberatamente il rapporto con un genitore.


Poi mi è piaciuto l'affetto che avete riversato sui quaranta minuti del mio intervento, mi sono piaciute le vostre risate e i momenti di silenzio attonito, mi sono piaciute le innumerevoli vostre domande, anche quelle "puntute" nei confronti di un uomo di sinistra come me che ha chiesto persino al mondo cattolico di svegliarsi, m'è piaciuto ascoltare l'intervento di una diciottenne carica di timidezza e curiosità come le tirate più sicure di molte figure storiche dell'associazionismo bresciano. Mi è piaciuto avere in platea il presidente del Consiglio comunale e un assessore, entrambi del Pd, oltre che una figura forte del civismo locale. M'è dispiaciuto che non ci fosse il mio amico sindaco Emilio Del Bono, martinazzoliano storico, ma forse non voleva imbarazzi. M'è dispiaciuto che il Giornale di Brescia abbia ignorato l'avvenimento, perché se il giornale-cardine della città fa finta che non esistano oltre cinquecento persone che fanno mezzanotte in un teatro, non fa il suo mestiere. M'è piaciuto che BresciaOggi, il quotidiano rivale, abbia dato grande attenzione sia alla vigilia dell'avvenimento che oggi in sede di cronaca, pur partendo da posizioni evidentemente ostili.


Queste poche righe sono di ringraziamento per avermi incitato: battersi per i diritti dei più deboli, dei bambini e delle mamme, dei malati e degli anziani, non è un esercizio inutile. Dire a quelli come Roberto Saviano che ci dipingono come "retrogradi" e "bigotti" e "barbari", che la regressione è la loro perché vogliono portarci a duemila anni fa, quando un uomo morto sulla Croce spiegò al mondo che le persone non sono cose, non si potevano vendere e comprare, usare e fare schiave e poi eliminare, ma ognuno è un miracolo e come tale va trattato, forse ha davvero senso. Dotarci di strumenti per andare in battaglia contro questi regressisti (VLM è uno, dal 13 gennaio avremo anche il quotidiano "La Croce" a cui per la prima volta a Brescia ho fatto cenno in pubblico) serve a dire che non ci arrendiamo. 


Grazie Brescia, la città di Mino Martinazzoli e Paolo VI, del mio maestro politico e del mio primo papa, mi ha emozionato. Non succede facilmente. Il tour dei cento giorni continua. Lunedì sera ci vediamo a Modena. Sempre con la valigia in mano e con tanta gratitudine nel cuore




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Se Saviano scrive di stepchild adoption

3 settembre 2014

IN RISPOSTA A ROBERTO SAVIANO
di Mario Adinolfi

Caro Roberto, negli anni ci siamo sfiorati, annusati, scritti. In qualche modo abbiamo pensato di avere una qualche sintonia, ci siamo ritrovati a discutere persino di poker. Oggi voglio tornare a interloquire con te, stavolta in pubblico, stavolta da scrittore a scrittore. Certo, tu hai scritto Gomorra e io ho scritto Voglio la mamma?, tu hai venduto milioni di copie, io meno, però sono sicuro che condividiamo un punto di partenza: vediamo lo sfacelo attorno a noi, il tempo tragico toccato alla nostra generazione e combattiamo per porvi rimedio. Rifiutiamo entrambi una cultura di morte e siamo convinti che le nostre parole, i nostri racconti, possano servire a indicare una via. Siamo entrambi, insomma, piuttosto presuntuosetti.

La pensiamo invece in maniera diametralmente opposta in materia di "genitorialità gay". Ieri tu hai scritto a favore della "stepchild adoption", io ieri in tv a Raitre mi sono anche alterato perché con un filmato promozionale hanno provato a vendere l'utero in affitto come una grande conquista di civiltà. Tu dici che quelli che la pensano come me sono vittime di "reazionaria miopia", io mi considero un uomo di sinistra e ritengo reazionaria e regressista una cultura che vuole trasformare le persone in cose, cioè in oggetti acquistabili, desiderabili, eventualmente eliminabili se il "prodotto" non raggiunge certi standard.

Vedi Roberto, io credo che il reazionario sia tu: tu che dici che chi si oppone a "nuove forme di amore familiare" agisce solo "per bigottismo e paura"; tu che citi uno "studio" dell'università di Melbourne (dove insegnano persino due ricercatori italiani che sono ben oltre la cultura dell'aborto, sono favorevoli anche all'infanticidio del neonato con gravi problemi di salute) senza capire che quel tipo di "studi" sono esercitazioni a tesi, dove prima viene la tesi da dimostrare, poi si prova a appiccicare sopra un campione da analizzare che corrisponda ai criteri necessari all'obiettivo; tu che dici di "rispettare chi crede nella famiglia tradizionale" e quindici righe sopra scrivi che questo tipo di opinione "è una barbarie".

Siamo barbari Roberto? Siamo barbari perché sappiamo che novantanove volte su cento la stepchild adoption nelle coppie gay è richiesta per coprire una situazione illegale di affitto dell'utero e non per una adozione di un bimbo rimasto senza un genitore? Siamo barbari perché riteniamo intollerabile che il corpo delle donne sia violato da gente ricca che paga per bombardarlo di ormoni e prendergli gli ovuli, paga per il suo utero, paga per stappare dal suo seno il figlio che ha appena partorito con una violenza indicibile nei confronti del neonato? Siamo barbari se ti diciamo che queste pratiche vedono protagonisti ricchi occidentali che sfruttano così lo stato di bisogno di donne povere spesso in paesi in via di sviluppo? Siamo barbari noi, Roberto, o tu che senza rifletterci segui l'onda del pensiero debole e facile, dando la tua benedizione a una pratica vergognosa?

Caro Roberto, se nell'atto più sacro (anche civilmente sacro) che è il dare la vita inseriamo elementi di mercimonio (un bimbo generato attraverso l'affitto di un utero costa almeno centomila euro, se non ci si rivolge al discount delle "fabbriche di neonati" in India), la persona diventa una cosa. E se la persona è una cosa, la cultura occidentale regredisce di duemila anni. I retrogradi e i reazionari siete voi che non ve ne rendete conto e inseguite solo l'applauso facile. 

Ti so meno banale di così. Spero tu possa riflettere, capire che la questione di cui stiamo discutendo è enorme, vale cento volte la tua Gomorra per gravità delle implicazioni, dunque studiala di più e meglio. Poi, scrivi di nuovo. Non è necessario che tu risponda a me, ma scrivi dopo aver studiato il tema, conoscendolo nel profondo, così come hai avuto conoscenza assoluta dei fenomeni che hai descritto nei tuoi libri. Non apprezzeresti la superficialità in chi se ne dovesse occupare per un articoletto o un post su Facebook che riguardi camorra, mafia o 'ndrangheta. Io non ho apprezzato la tua superficialità nel sentenziare su argomenti che evidentemente non padroneggi.

So che farai meglio, la prossima volta. Senza essere permaloso. Non serve, io cerco sempre di non esserlo. Aiuta.



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Forza Juventus

30 agosto 2014

Ripartiamo da qui, dal mio grande amore e dall'ennesima impresa leggendaria che racconteremo ai nipotini, dai 102 punti e dal terzo scudetto consecutivo di mister Conte. Non sono ottimista, non credo che rivinceremo, ma sono tifoso e dunque da oggi sempre e solo forza Juventus. La Roma si illude, non vincerà lo scudetto. Mi piace molto la Fiorentina se ritrova un Rossi in piena efficienza. Mi incuriosisce l'Inter, Osvaldo e Icardi è una coppia gol feroce. Chissà il Milan con Torres. Avrei detto Napoli per lo scudetto, fino alla notte di Bilbao. Troppo imbarazzante. Mi farà piacere se Lotito avrà una stagione importante, la nuova Lazio mi piace. Ma comunque, ballerete sempre attorno a noi, andrete a guardare sempre quel che abbiamo fatto noi, odierete noi e spererete di far meglio di noi. Cosa, peraltro, impossibile. Voi con i vostri rossi, i vostri azzurri, i vostri gialli. Noi con il nostro bianco e il nostro nero: i colori assoluti, che tutti li contengono e li annullano. Buon campionato a tutti e forza ragazzi. Vi voglio bene e sempre grazie per le gioie che mi avete regalato, fa niente se quest'anno non sarete un rullo compressore: la gratitudine resta immensa.



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Ci si vede in teatri, auditorium e piazze

29 agosto 2014

SEI MESI FA VLM NON ESISTEVA
di Mario Adinolfi

Sei mesi fa Voglio la mamma non esisteva. Il 19 marzo è uscito ufficialmente il libro. Il 28 marzo lo abbiamo presentato al pubblico a Roma, con padre Maurizio Botta. Poi è partito il primo tour: Lecce, Cisternino, Palagiano...i mitologici viaggi in Smart rossa per vedere l'effetto che fa e se c'entravo. Poi le date sono diventate venti, trenta, quaranta, ci sono state le esperienze dei Quattro Moschettieri "contro i falsi miti di progresso" (con un grazie speciale a Costanza Miriano e Marco Scicchitano oltre al già citato padre Maurizio deiCinque Passi) e questo mio piccolo libro l'avete amato, odiato, studiato, sezionato, insultato, contestato. Qualcuno l'ha pure comprato (parecchi, racconta Il Foglio qui http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119827/rubriche/crisi-editoria-adinolfi.htm e ve ne sono grato), anche se basta cliccare sulle note del mio profilo per leggerlo tutto e gratis. Sono nati i circoli VLM, in tutta Italia: i pionieri di Lorenzo Ciampoli e Voglio La Mamma - Roma, i meridionali orgogliosi di Luigi Mercogliano che dirige Vlm Napoli, i lombardi attivissimi di Massimiliano Max Esposito con Voglio La Mamma - Lombardia,Voglio la mamma - BergamoVoglio La MAMMA Cremona-MantovaVoglio la mamma - Brescia, i preziosi amici di Mirko De Carli con Circolo Voglio La MAMMA - Ravenna, di Andrea Tosini con Circolo Voglio la mamma - Ferrara, del giovanissimo e brillante Federico Ferrara con Voglio la mamma - Torino e ancora fatemi citare Voglio la Mamma - VeneziaVoglio la mamma - VeronaVoglio la mamma - Parma scusandomi con chi ho dimenticato. E non ho dimenticato Luigi Martina che guida gli studenti diVoglio la Mamma Universitari, il gruppo in assoluto più forte, alla soglia delle 1.500 unità.

In tanti hanno fatto tanto per scaldarmi il cuore, visto che per gli argomenti e le idee esposti in VLM ho subito attacchi di una violenza incredibile. Ora voglio restituire qualcosa di questa vostra generosità. E allora per i prossimi cento giorni girerò l'Italia per incontrare tutti gli amici dei circoli e non solo (per aprire un circolo VLM basta scrivere a adinolfivogliolamamma@gmail.com dove potete anche ordinare copie del libro o chiedere le modalità per organizzare una presentazione) che mi hanno ricoperto d'affetto e si sono resi disponibili a una battaglia di persone coraggiose per la vita e la libertà, contro la cultura della morte e del conformismo illiberale.

Sono affezionato alla prima parte del tour, ci siamo visti in librerie e piccoli luoghi di realtà associative. E' stato un contatto molto intimo. Il tour dei cento giorni che sta per partire sarà diverso, perché sei mesi fa VLM non esisteva, ora siamo davvero tanti e allora ci ritroveremo in teatri, auditorium, piazze. Si parte il 5 settembre dal teatro Paolo VI di piazza Arnaldo a Brescia, poi l'8 settembre ci si vede a Modena al teatro Sacro Cuore, il 10 a Pistoia all'Auditorium Bcc di via IV novembre 108 (località Quarrata), l'11 a Piacenza in piazza Sant'Antonino (se piove ci spostiamo all'auditorium di via Garibaldi 17), il 18 ci si rivede a Roma all'auditorium Inps di via Ballarin 42. Andremo avanti fino all'inizio di dicembre e poi a questa vita con l'eterna valigia in mano dirò basta per un po'. Ma prima avrò avuto modo di abbracciare tanti di voi ed esprimervi tutta la mia gratitudine.

Queste le date del tour dei cento giorni fino ad oggi fissate:

5 settembre: Brescia
8 settembre: Modena
10 settembre: Pistoia (Quarrata)
11 settembre: Piacenza
18 settembre: Roma
19 settembre: Massa
20 settembre: Verona (mattina)
20 settembre: Rovereto (sera)
24 settembre: Pavia 
25 settembre: Siena 
28 settembre: Latina 
2 ottobre: Bergamo 
3 ottobre: Trieste
4 ottobre: Matera 
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
15 ottobre: Cremona
16 ottobre: Cagliari
17 ottobre: Bolzano
27 ottobre; Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato
29 ottobre: Castelfiorentino
31 ottobre: Pontedera
6 novembre: Campobasso
7 novembre: Pescara
9 novembre: Family Day (Modena)
28 novembre: Chiusi



permalink | inviato da marioadinolfi il 29/8/2014 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

I mezzucci di largo Fochetti (attento Francesco)

19 agosto 2014

REPUBBLICA, ETEROLOGA, POLIAMORI, CROCE E PUBBLICITA'
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma ha per fortuna un Osservatorio attivo anche quando io vado in ferie, che segnala dai quotidiani nazionali e internazionali (cartacei e on line) notizie meritevoli dell'attenzione dell'opinione pubblica. Oggi la notizia non è nel quotidiano, è il quotidiano stesso: la Repubblica.

Sappiamo tutti che il giornale fondato da Eugenio Scalfari e diretto da Ezio Mauro ha avuto sempre una linea giacobina e anticristiana, ma confesso che la consuetudine che recentemente si è instaurata con Papa Francesco pensavo portasse con sé un minimo di rispetto in più per una riflessione che dai cattolici ormai si sta espandendo anche in molti segmenti del laicato di sinistra sui principi fondanti dell'esistenza che noi di VLM abbiamo sintetizzato nella frase: le persone non sono cose e i figli non si pagano. Invece.

Invece siamo sempre all'anno zero e allo schema consolidato. A pagina 17 Repubblica coglie l'occasione di due ordinanze gemelle del tribunale di Bologna su due casi di fecondazione assistita per un primo titolo ideologico: "Il giudice sdogana l'eterologa: si può partire". A nulla serve che il presidente del tribunale di Bologna, Francesco Scutellari, dichiari: "Queste due ordinanze valgono solo per i casi reali e concreti ai quali si riferiscono, non in assoluto". Per Repubblica i principi del diritto sono un optional, le regole della democrazia pure. Il Parlamento deve legiferare in materia di eterologa, il ministro Lorenzin ha detto che non si può partire prima della legge, il presidente del Tribunale dice che le ordinanze valgono solo per i due casi specifici. Niente, Repubblica sente l'associazione Luca Coscioni del Partito radicale, sente la coppia che ha avuto l'ordinanza favorevole e, capolavoro, sente "i direttori" dei centri di fecondazione assistita che a suon di decine di migliaia di euro hanno praticato l'eterologa alle due coppie che hanno ottenuto l'ordinanza bolognese. Strana dichiarazione queste da "i direttori", non citati, di Tecnobios e Sismer, i due centri che hanno incassato soldi per fare l'eterologa. Perché non ne fa i nomi? Perché la dichiarazione virgolettata viene assegnata a "i direttori"? Hanno parlato all'unisono?

Per la risposta, come in un giallo, basta sfogliare le pagine e andare avanti nella lettura. A pagina 22 di Repubblica mezza pagina di pubblicità a pagamento (a occhio e croce diecimila euro di costo commerciale), fantomaticamente intitolata "Procreazione assistita: la ricerca è made in Italy". L'inserzione pubblicitaria si apre con la frase: "Con la decisione della Corte costituzionale dello scorso 9 aprile la fecondazione eterologa è una strada nuovamente percorribile anche in Italia". Segue lunga intervista sempre all'interno dell'inserzione pubblicitaria indovinate a chi? A Andrea Borini. E chi è Andrea Borini? Avete indovinato, è il misterioso direttore di Tecnobios di Bologna non nominato a pagina 17. Piccolo ulteriore particolare: fare pubblicità in questa forma a strutture sanitarie è vietato dalla legge ed è ribadito persino dal codice deontologico dello stesso Ordine dei Medici che al punto secondo delle sue linee guida scrive esplicitamente che "non è ammessa la pubblicazione di notizie che rivestono i caratteri di pubblicità personale surrettizia, artificiosamente mascherata da informazione sanitaria". 

Ricapitoliamo. Repubblica titola su un fantomatico via libera alla fecondazione eterologa per via di due ordinanze del tribunale di Bologna, il presidente del tribunale di Bologna nega valenza assoluta e nazionale alle ordinanze e precisa che sono valide solo per i due casi specifici, Repubblica se ne fotte e dice che valgono per tutti, intervista senza contraddittorio a sostegno della tesi falsa: i radicali, la coppia che ha ottenuto l'ordinanza favorevole e il medico che dirige il centro che ha incassato i soldi facendo l'eterologa, ne omette il nome poi però sfogli il giornale e trovi mezza pagina a pagamento con la pubblicità del centro privato di quel medico e con intervista al medico, pubblicità che legalmente e deontologicamente non si può fare. 

Poi a pagina 18 mettono un'altra articolessa contro gli insegnanti di religione che sarebbero troppi, con una bella foto di una croce che "opprime" un'aula scolastica e si chiude in bellezza con un'intervista delirante dell'economista francese Jacques Attali intitolata: "Addio monogamia, benvenuto poliamore". Una pagina intera di cretinate stimolata da domande come "La fedeltà è un valore reclamato con violenza nella coppia, come testimonia la cronaca nera quotidiana" che offrono il destro a risposte di questo tenore: "In analogia con il networking ci sarà il netloving: un circuito amoroso in cui si potranno avere relazioni simultanee e trasparenti con più individui, che a loro volta avranno molti partner. Il poliamore rappresenterà la punta più avanzata delle società sviluppate".

Ebbi modo di gridarlo in una puntata de "La Zanzara" che forse qualcuno di voi ha ascoltato: a voi piace un mondo così? A me fa cagare un mondo così. Un mondo (e una informazione) fatto di figli comprati e venduti, di medici avidi, di giornali e giornalisti marchettari, di cretinate spacciate per grandi idee innovative e progressiste, di simboli religiosi di liberazione spacciati per mezzi d'oppressione.

Fossi Papa Francesco, prima di dare la prossima intervista a Repubblica (e di costringere padre Lombardi alla solita precisazione e smentita), ci penserei bene. O, almeno, chiederei conto.



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La mia generazione ha vinto

18 agosto 2014

LA MIA GENERAZIONE HA VINTO
di Mario Adinolfi 

Non so se ve ne siete accorti, ma nell'anno di grazia 2014 la mia generazione, quella dei nati negli anni Settanta, ha vinto. Il simbolo fin troppo evidente è il potere imperiale assegnato a Matteo Renzi (1975) non tanto da Napolitano a febbraio quando l'ha nominato presidente del Consiglio, quanto dai cittadini che l'hanno plebiscitato alle elezioni di maggio, consegnandogli insieme alla carta bianca anche il Parlamento più tremebondo della storia, con senatori tanto impauriti di perdere la loro poltrona da votare in massa per la cancellazione della stessa. Un piccolo capolavoro di divertente violenza.

Sì, per carità, è una generalizzazione. Ogni discorso generazionale lo è. Ed è vero che ogni generazione prima o poi coglie il suo momento. Nessuna però dopo lo scontro all'arma bianca con il sistema più gerontocratico del mondo che è quello italiano. Far saltare il "tappo" ci ha costretto a una lotta feroce, forse ci ha anche incattivito.

Chi è nato nel 1970 ha oggi 44 anni, chi è nato nel 1979 ne ha 35. Siamo stati i fanti mandati al macello. Quando penso alla mia generazione penso a quei soldati che devono sbarcare in Normandia (sono i nostri nonni, sono quasi tutti morti, è l'unica generazione precedente che stimo). Siamo stati come quei ragazzi della prima ondata raccontata perfettamente dal film Salvate il soldato Ryan: le navi da sbarco ci hanno portato sulla spiaggia, si sono aperti i portelloni e pum pum pum, pioggia di piombo nazista. Sopravvivere era un'impresa. Ma chi è sopravvissuto ha vinto.

Anche per noi si sono aperti i portelloni e siamo stati esposti a una pioggia di fuoco: siamo stati la prima generazione esposta alla precarizzazione di massa, senza che nessuno si occupasse di pensare a tutele che solo oggi vengono immaginate; siamo stati la prima generazione obbligata al contributivo integrale, pagando in termini previdenziali tutto il prezzo delle pensioni ricche e giovani che i nostri padri hanno continuato a prendersi. Niente casa di proprietà, niente lavoro stabile, niente futuro sereno garantito dalla pensione. Il tfr se lo sono preso e ce l'hanno messo nei fondi. Pure quando volevamo far l'amore ci siamo beccati l'incubo dell'Aids, prima generazione terrorizzata da quell'alone viola della pubblicità che diceva sesso uguale morte. Mica c'erano i farmaci retrovirali. Siamo stati la prima generazione a pagare il prezzo delle leggi dissolutorie della famiglia: divorzio (1970) e aborto (1978). Siamo stati la prima generazione a vedere i rapporti interpersonali e molti mestieri cannibalizzati da internet. Pum pum pum. Spari in faccia, nessuna protezione. Tutto nuovo, tutto da inventare, tutto più difficile, molto più difficile.

Per difenderci da quegli spari abbiamo alzato lo scudo. Mi ha sempre impressionato la dichiarazione di Paolo Sorrentino (1970) secondo cui l'essere rimasto orfano di entrambi i genitori a 17 anni per uno stupido incidente con il riscaldamento in una casa di montagna, ha trasformato la sua vita: "Avrei fatto il bancario, invece da quella tragedia ho trovato l'incoscienza di provare a fare il regista". Questa è una generazione forgiata in un fuoco particolare. E Sorrentino in quest'anno di grazia 2014 ha portato l'Italia sul tetto del mondo, con l'Oscar a La Grande Bellezza.

La mia generazione ha vinto con Gomorra che non è più solo il capolavoro scritto da Roberto Saviano (1979) e non devo aggiungere molto sul tipo di fuoco anche amico a cui lo scrittore è stato sottoposto, ma anche la serie televisiva che sta lasciando a bocca aperta il mondo intero voluta dall'uomo che sta dietro a tutte le produzioni più importanti d'Italia, il vicepresidente di Sky Andrea Scrosati (1972).

La mia generazione ha vinto con Luca Medici (1977) che ha sbancato i botteghini facendo storcere la bocca ai critici parrucchini, con numeri che il cinema italiano non ha mai visto e salutateci Benigni. Stessa bocca storta riservata dalla giornalista agée e signora-mia di Repubblica e Francesco Mandelli (1979) e Fabrizio Biggio (1974) per la loro geniale satira targata I Soliti Idioti. Per non parlare di quello che dicono di Fabio Volo (1972) e Benedetta Parodi (1972) che però continuano a farli soffrire vendendo milioni di copie dei loro libri.

La mia generazione ha vinto con tutti leader di partito che, ognuno a modo suo, hanno dovuto uccidere i padri da Matteo Salvini (1973) a Giorgia Meloni (1977), da Angelino Alfano (1970) a Matteo Orfini (1974). E la politica estera italiana la fa la bistrattata Federica Mogherini (1973), che corre per l'incarico più prestigioso della Commissione europea, così come se in Forza Italia ogni tanto si alza qualche schiena si trova l'intelligenza anch'essa troppo spessa insultata di Mara Carfagna (1975) e Daniele Capezzone (1972).

La mia generazione ha vinto con il direttore di giornale più bravo e silenzioso, Mario Calabresi (1970), che sarebbe ora di vedere al timone del Corriere della Sera dopo tanti anni a La Stampa. E ha vinto con il genio produttivo di Lorenzo Mieli (1973) a cui dobbiamo il racconto più preciso che c'è dell'Italia ed è la serie tv Boris, con Pietro Sermonti (1971) e Caterina Guzzanti (1976); un Mieli che si appresta a sbarcare anche in America lì dove la serialità televisiva è una religione, con The Young Pope, diretto da Sorrentino. A proposito di religione, vince anche lì con una serie di sacerdoti di impressionante bravura che posso unificare in padre Maurizio Botta (1975) e guardate questa intervista a Le Iene http://vimeo.com/66649497per capire come un pensiero possa essere cristallino e urticante, un po' come quello di Costanza Miriano (1970) che con i suoi libri cristianamente ispirati ha rischiato di finire in carcere in Spagna, ma ha ora ovunque un successo travolgente. Un po' come quello di Andrea Scanzi (1974) e Selvaggia Lucarelli (1974) che magari non apprezzeranno il parallelo (Scanzi poi non condivide l'assunto di questo articolo, lui dice che la nostra generazione ha perso, ma è troppo gaberiano anche se io lo stimo anche per questo), ma la forza di questa vittoria è anche qui: è una vittoria di persone diverse unite in una generazione, non di gente generazionalmente massificata che si è data bordone perché hanno fatto il Sessantotto e altri disastri insieme, tradendo poi tutti gli ideali di cui andavano borbottando.

La mia generazione ha cominciato a vincere una sera a Berlino, quando scese in campo dopo aver subito mesi di cannonate con tanto di ministri che chiedevano che non si presentassero ai mondiali per la vergogna. E invece Gigi Buffon (1978), Alessandro Del Piero (1974), Fabio Cannavaro (1973), Andrea Pirlo (1979) e Fabio Grosso (1977) insieme a tutti gli altri scesero in campo, vinsero, fecero impazzire di gioia l'Italia. Per ringraziarli li mandarono in serie B. Gli undici che entrarono in campo all'Olympiastadion a Berlino contro la Francia erano tutti nati negli anni Settanta. E fu Francesco Totti (1976) a toglierci la castagne dal fuoco contro l'Australia quando tutti avevano paura a tirare quel rigore contro l'Australia e fu Marco Materazzi (1973) a essere il capocannoniere azzurro di quel mondiale, segnando in finale e provocando Zidane fino a farsi dare la capocciata in pieno sterno, fu Rino Gattuso (1978) a rappresentare anche plasticamente l'anima umile e di acciaio di cui erano fatti quei ragazzi, di cui siamo fatti noi. Riguardatevi i mondiali in Brasile, pensate a Mario Balotelli, capirete facilmente la differenza.

La mia generazione ha vinto con la clamorosa novità rappresentata dal Movimento Cinque Stelle, certo inventato dalla forza di Grillo e Casaleggio, ma oggi imperniato su volti noti di Alessandro Di Battista (1978) e Federico Pizzarotti (1973), Roberta Lombardi (1973) e Vito Crimi (1972). La mia generazione ha vinto con la perfidia carica d'umanità dei racconti per immagini di Pif (1972) e Valerio Mastandrea (1972). La mia generazione ha vinto perché vorreste tutti farvi intervistare per il Corriere della Sera da Vittorio Zincone (1971). La mia generazione ha vinto anche se Mentana, Santoro e Vespa sono sempre lì, ma intanto alla conduzione dei programmi di approfondimento sono arrivati Luca Telese (1970), Gianluigi Paragone (1971) e Salvo Sottile (1973), mentre a dirigere il telegiornale più obiettivo e pervasivo d'Italia, in onda 24 ore su 24 su Sky, c'è Sarah Varetto (1972) e persino nel calcio, universo tipicamente maschile, si è affermata su quella rete la forza di rompere lo schema di Ilaria D'Amico (1973). E in radio dominano Alessandro Milan (1970), David Parenzo (1976) e Rossella Brescia (1971).

La mia generazione ha vinto anche se non abbiamo Gaber, De André e Guccini ma dobbiamo accontentarci di J Ax (1972), dei Negramaro di Giuliano Sangiorgi (1979) e dei milioni di dischi venduti da Laura Pausini (1974). La mia generazione ha vinto anche se a X Factor vince sempre Morgan (1972). La mia generazione ha vinto anche se non usa più il talento di Andrea Pezzi (1973). La mia generazione ha vinto anche se ne faccio parte io, Mario Adinolfi (1971), che ho dedicato alla "generazione invisibile" il mio primo romanzo ("Email) e poi però qualche idea alla necessità di riscatto conflittuale dei miei coetanei ho provato ad apportarla, con l'intuizione di Democrazia Diretta che è stata d'ispirazione per il M5S, con Generazione U e con quella fucina di idee che è stata il settimanale The Week, che portava persino nella testata la dedica ai "nati dopo il 1970", fino al tentativo di ragionamento sui temi essenziali di Voglio la mamma.

La mia generazione ha vinto, ma non ha ancora convinto. Il nostro limite è di apparire una generazione "leggera", incapace di complessità, forse superficiale. Dobbiamo ragionarci sopra, non rifiutare sdegnosamente l'accusa, per recuperare densità. Dobbiamo migliorare ed essere più credibili, studiare forse di più, leggere certamente di più, anche scrivere di più, per fare meglio. Abbiamo sulle spalle una responsabilità immensa. Vogliamo cambiare profondamente l'Italia, riscriverne la Costituzione, modificarne i parametri persino dell'immaginario, raccontarla senza pietà per poterla trasformare meglio e in meglio. 

Possiamo farcela perché, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, siamo stati i primi a stare peggio dei nostri padri e a dover avere a che fare con condizioni di sopravvivenza feroci. Diciamolo bene: i nostri padri ci hanno consegnato un'Italia peggiore di quella che hanno avuto in eredità dai nostri nonni, non ne hanno avuto cura, si sono mangiati tutto e ci hanno lasciato solo briciole e disastri. Il minimo che si sono meritati è la rottamazione. Ricordiamocelo. Noi non dobbiamo fare lo stesso. Dobbiamo caricarci i sacrifici, per consegnare un'Italia splendida ai nostri figli e alle nostre figlie.

Solo così avremo vinto davvero.



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Venti per Ryanair, 11mila per XFactor

16 agosto 2014

Mi ha sconvolto la notizia secondo cui qualche giorno fa a Bologna a una selezione per hostess e steward da assumere in Ryanair si siano presentati in 20. Bologna è una città ancora ricca, ma in cui la disoccupazione avanza con dati che cominciano a essere clamorosi: 98mila persone cercano lavoro, almeno sulla carta. Una buona parte di costoro hanno affollato tra il 7 e il 9 giugno i provini per far parte del cast della trasmissione X Factor: 11mila persone si sono messe in fila e hanno animato l'Unipol Arena di Casalecchio per inseguire il proprio sogno. Erano quasi tutti tatuati o col piercing.


Particolare non irrilevante perché alla selezione di Ryanair la presenza di tatuaggi era causa ostativa: una ragazza con un cuoricino tatuato sul braccio è stata subito esclusa. Meno uno. Diciannove. Poi è stata testata la conoscenza della lingua inglese. Altro disastro. Alla fine i selezionatori se ne sono andati sconsolati: "Mai vista così poca gente a una selezione per hostess e steward". Danno appuntamento a Bergamo per una nuova occasione per i giovani italiani. Sapranno coglierla?.


La questione l'aveva posta bene Riccardo Illy in un'intervista a luglio andata un po' sotto silenzio: "Conosco genitori che hanno preferito tenere a casa i figli pasticcieri o camerieri piuttosto che farli alzare alle cinque ogni mattina o farli stancare troppo. Per non parlare dei neet, quelli che non studiano e non lavorano. Il problema va affrontato con nonni e genitori che li mantengono: un ragazzo che arriva a 30 anni senza aver studiato o lavorato ma chi lo assumerà mai?”. John Elkann è stato crocifisso per aver detto: "Se guardo a molte iniziative che ci sono non vedo nei giovani la voglia di cogliere queste opportunità perchè da un lato non c’è una situazione di bisogno oppure non c’è l’ambizione a fare certe cose". Eppure il dato è statisticamente certificato dall'Istat: due milioni di giovani italiani sono "inattivi per scelta", cioè non hanno voglia di fare un cazzo. Giovanni Pagotto di Arredo Plast, gruppo che fattura 230 milioni di euro, dà lavoro a migliaia di operai e dicono che la paga è molto buona. Ormai assume solo stranieri. E i ragazzi italiani? "Uno che viene al colloquio di lavoro accompagnato dalla mamma, l’altro che, al telefono, ti risponde che è interessato ma non prima di tre mesi perché sta studiando per la patente. Ma si può?. Rifiutano di lavorare sui tre turni, rifiutano di lavorare il sabato e la domenica, ma le macchine non si possono mai fermare. Io a 16 anni facevo 60 chilometri al giorno in bicicletta per andare a lavorare alla Zanussi".


Nel mio piccolo, era l'agosto di 23 anni fa quando decisi di andar via da casa dei miei genitori. Avevo 20 anni e già lavoravo da tre. Piccole cose nel giornalismo, trecentomila lire di stipendio medio raccolto, facendo servizi radiofonici a trentamila lire a pezzo, spesso ne spendevo ventimila per far tutto quello che bisognava per far uscire bene il lavoro (telefonate, viaggi sul posto ecc.). Per quasi nove anni nella professione ho fatto "l'abusivo", cioè niente contratto e paga da fame, nelle redazioni trattato da schiavo. Per quaranta mesi consecutivi in una di queste non ho mai avuto un giorno di ferie o di malattia, ho lavorato dodici ore al giorno, tutti i giorni, con il solo riposo domenicale. La mia prima casa era un posto letto con un materassaccio di gomma piuma insieme a altri dieci animali. Il posto letto costava duecentosettantamila lire e con le trecentomila di stipendio avanzavano mille lire al giorno: mangiavo scatolette di lenticchie o fagioli (480 lire, della De Rica, ottima qualità) condite con olio d'oliva rubato ai coinquilini e due rosette (100 lire). Tutti i giorni, per un anno. Da quel 1991 non ho mai chiesto una lira ai miei o a nessun altro, mai. Ho campato con le sole mie forze, nel 1993 mi sono sposato, nel 1996 sono diventato padre e sul sagrato della chiesa in cui avevo appena battezzato mia figlia mi telefonò il direttore del giornale per cui lavoravo (è il giornale dei quaranta mesi, sì) per licenziarmi. Maniche rimboccate, bocca cucita per non far preoccupare la giovanissima famiglia e nessun aiuto chiesto. Ho ricominciato praticamente da zero e eccomi qui. Non è andata malaccio. Peraltro ricordo l'anno delle lenticchie e del materasso di gomma piuma come uno tra i più felici della mia vita. Il momento del licenziamento no, quello fu molto doloroso. Ma succede.


Ora incontro decine di ragazzi ogni anno che mi chiedono come diventare giornalisti. Li dissuado. Li vorrei accompagnare al McDonald dove implorai una direttrice di assumermi come cameriere anche se non ero militesente e esserlo era tra i requisiti. La convinsi, era una selezione tipo quella di Ryanair a Bologna ed eravamo una marea. Ragazzi, andate via di casa. Il welfare familiare all'italiana è alla base del disastro del nostro paese, che non produce più, non innova più, non fatica più. La dittatura della paghetta rammollisce e genitori e nonni con casa di proprietà, doppio stipendio e pensioni riversa risorse sulle giovani generazioni che non mordono più la vita. Si fanno i tatuaggi (non tatuatevi, è causa ostativa per una marea di mestieri) e pensano al lavoro come fatica. Hanno ragione, il lavoro è estremamente faticoso. Lo è quello di chi si deve "alzare alle cinque", per dirla con Illy, come quello di una mamma che deve crescere un bambino e dedicarsi a lui h24. Risultato? Non lavoriamo e non facciamo più figli. 


Abbiamo i livelli occupazionali giovanili e il tasso di natalità più bassi d'Europa: sono i due fattori che uccidono il futuro di questo paese. Come se ne esce? Riscoprendo il gusto del sacrificio. Della fatica assoluta, della paura di non farcela, ma dell'obbligo di dovercela fare per forza. Perché c'è una famiglia da sostenere. Non da cui essere sostenuti. Lavorate tanto, sposatevi e fate figli. L'Italia ripartirà solo se vi alzate da quel divano, ragazzi miei. Lasciate perdere X Factor e tutte le similari cazzate. Disponetevi al sacrificio. Amatelo. Pensate che c'è una ragione per cui lo fate.




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Ho barcollato, non ho mollato

14 agosto 2014

NEL MEZZO DEL CAMMIN
di Mario Adinolfi 

Tra qualche ora saranno 43, non è una gran notizia per voi, non lo è in fondo neanche per me, ma noi nati a Ferragosto abbiamo questo complesso del compleanno nel giorno della diaspora vacanziera per eccellenza. Due pensierini si fanno, perché la sensazione che si abbiano ormai più anni vissuti che da vivere si affaccia e dunque si gioca a fare il bilancio anno dopo anno. L'abbiamo fatto scorrere inutilmente o decentemente?

Non è stato un anno qualsiasi quello che si è appena chiuso, bisognava ristrutturarsi mentalmente dopo la fine dell'impegno da parlamentare. Intanto ho preso una decisione importante: basta con la politica attiva. E pur avendo affetto per il partito che ho contribuito a far nascere, di cui sono stato fondatore, dirigente e rappresentante alla Camera, ho deciso che la tessera del Pd non l'avrei più presa. Non avevo votato Pd alle elezioni, non condividevo come è noto in alcun modo la linea di Bersani che volevo rottamare, trovavo molto poco convincente l'azione del governo Letta. E dunque, dopo aver avuto una tessera di partito in tasca fin dal 1985 quando avevo 14 anni, quest'anno per la prima volta ho deciso che il tempo dell'appartenenza era finito. Per chi non ha familiarità con la passione politica può sembrare una decisione da poco. Chi ne ha forse ne capisce l'enormità. Ma serviva riprendersi una completa libertà di elaborazione e di pensiero.

L'ho messa a disposizione dei miei quotidiani ascoltatori a Citofonare Adinolfi, costruendo un luogo radiofonico che mi ha riempito di soddisfazione e di affetto, così come del pubblico più saltuario dei miei interventi televisivi. Soprattutto, mi è servita per portare a compimento il lavoro di Voglio la mamma, un libro che era seduto nelle retrovie della mia mente da anni e a cui finalmente ho potuto dare la luce libero da considerazioni di "opportunità politica". VLM è stato eppure il mio libro più politico, più capace di prendere alle viscere una comunità politica che finalmente si è sentita interrogata sui temi essenziali del nascere, dell'amare, del morire, sui temi della vita messi in antagonismo a una cultura della compravendita e della morte. Ho finalmente potuto affermare che "le persone non sono cose e i figli non si pagano" ponendo questa affermazione come un pugno sul tavolo, con un'irruenza che talvolta è stata pure eccessiva, ma che era comunque necessaria. La nascita dei circoli VLM e le settanta date del tour in tutta Italia per presentare il libro mi hanno poi dato una gioia che non vivevo da anni, con un contatto diretto con migliaia e migliaia di persone che condividevano angosce simili alle mie sulla direzione di marcia dell'umanità. La cosa più bella è stata capire che non ero solo e incontrare nuovi amici. Amici veri, con un'intensità di rapporto che non provavo forse dai tempi del liceo. 

Il bad boy che è in me comunque ha continuato a vivere, così ho passato qualche settimana a Sin City, la meravigliosa Las Vegas, così come ho girato l'Europa per le varie tappe del poker tour continentale. Ho portato a casa due trionfi che mi mancavano nel palmares, la vittoria in un evento Ipt (side a Saint Vincent) e una bandierina Wsop: ora ho iscritto il mio nome in tutti e quattro i circuiti più importanti (Ept, Wpt, Ipt e Wsop) e sono tra i cento giocatori italiani più vincenti di tutti i tempi secondo l'All Time Money List. E' la cosa di cui sono più grato al Signore: da bambino avevo il sogno di fare politica e mi ha portato fino al Parlamento, volevo fare il giornalista e nel mio mestiere sono tra i cinque volti nati dopo il 1970 che riconoscete se incontrate per strada, speravo di fare lo scrittore e quest'anno il mio ottavo libro è stato in classifica al fianco di colleghi delle corazzate editoriali, ho giocato a poker e mi ha fatto vincere tanto. E poi mi chiedono perché gioco con un'immagine di Papa Wojtyla sul tavolo. Davvero non è chiaro il perché? E' semplice gratitudine, la tengo lì per baciarla quando vengo eliminato da un torneo.

Io ho scommesso, continuo a scommettere, scommetterò sempre. Me lo ha insegnato la lettura di Blaise Pascal. Ma bisogna scommettere per vincere e sempre Pascal mi ha insegnato quale scommessa è per forza e sempre vincente. Quest'anno ho anche riunito la mia famiglia sotto lo stesso tetto, le mie due figlie vivono con me, con tutti i problemi splendidi e diversi di una diciottenne e di una quattrenne. L'incredibile Silvia Pardolesi che davvero non so dove trovi la forza di amare un tipo burbero, complicato, giramondo e sempre perso dietro alle parole come me, regola il traffico con gentilezza e attenzione. La ringrazio per tutto quello che fa per la famiglia, dimostrando come la donna sia l'architrave attorno a cui tutto si costruisce, se si vuole costruire una casa solida.

Nel mezzo del cammin di mia vita, credo d'essere uscito dalla selva oscura. Ho barcollato, non ho mollato. E ora vedo il cammino davanti a me. Non so se sarà breve, lungo o magari lunghissimo. So che la vita va e qualcosa bisogna farne. So che ci sarà dolore e ci sarà gioia, ma mi sono attrezzato per la buona e la cattiva sorte. So che serve ogni tanto fermarsi a pensare: che sto combinando? Una riflessione su noi stessi è il miglior regalo di compleanno. E' quello che io faccio anche a voi, che grazie a mister Zuckerberg e a questo mio scritto vi ricorderete che compio 43 anni a Ferragosto e con gentilezza mi farete gli auguri. Auguri anche a voi e grazie. Ricordatevi di scommettere sempre, di correre il rischio. Senza rischio, la vita è noiosa. E ricordatevi che la scommessa sempre vincente è una sola.

Buon Ferragosto, festa dell'Assunzione di Maria, a tutti.



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Su Tavecchio ha vinto il presidente della Lazio

11 agosto 2014

ELOGIO DI CLAUDIO LOTITO
di Mario Adinolfi 

Vive sotto scorta perché gli hanno minacciato anche la famiglia, mentre toglieva privilegi a "tifosi" o negava speranze a cordate che erano semplicemente gruppi di malavitosi, molti dei quali oggi abitano le patrie galere. Viene costantemente preso per il culo mediaticamente, accolto sempre da sorrisini (quando gli va bene), solo quando intervistano lui i giornalisti sportivi solitamente pecore dal belato facile scoprono una qualche verve polemica. Ha un modo di comunicare pessimo, il suo eloquio ha punte di ridicolo, ma intanto ogni domenica va allo stadio e si subisce la sua bisettimanale contestazione con urla e insulti da parte di una tifoseria nel ruolo del marito che per far dispetto alla moglie si taglia i noti gioielli.

Non è un eroe senza macchia e senza paura Claudio Lotito, il trionfatore vero della battaglia su Tavecchio presidente Figc. E' un imprenditore e si fa banalmente gli affari suoi. Solo che è bravissimo a farseli. Vuole, pensa un po' te, trarre profitto dall'impiego di denari suoi nel mondo del calcio. La tifoseria laziale non lo sopporta e invoca Cragnotti. Non aggiungo altro. Mettono in croce quel vecchio per una frase che razzista era e razzista resterà, ma era solo una frasaccia. Lotito lo difende contro tutto e contro tutti, quando tutti i pezzi da novanta si sfilano (Agnelli, la Roma degli americani, Cairo, Della Valle ecc.) lui intigna di più. Per i suoi interessi, sia chiaro. Ma deve fronteggiare una marea che sembra impossibile da fronteggiare, con i giornali che scrivono di tutti, soprattutto quelli che hanno a che fare con gli interessi economici citati. Ma lui, l'imprenditore delle pulizie che parla latino, non molla e vince. 

E' alla Lazio da dieci anni, negli ultimi dieci anni la Lazio è stata la quarta squadra più titolata (dopo Juve, Inter e Milan) a pari merito con la Roma, con la differenza che alla Roma ha "alzato la coppa in faccia" l'anno scorso. Un miracolo, se si pensa alla storia della Lazio, che ha vinto una scudetto leggendario nel 1974 e uno grazie ai soldi rubati del citato truffatore nel 2000. Nel palmares complessivo delle società italiane la Lazio è all'undicesimo posto, nel decennio di Lotito è quarta. Lo chiamano Lotirchio ma ha sotto contratto da anni uno dei pochissimi giocatori che hanno fatto la storia del calcio, il tedesco Klose e ha appena comprato un forte e giovane titolare dell'Olanda che ha fatto vedere il più bel calcio in Brasile. Nella finale del Maracanà la Lazio era la società italiana più rappresentata in campo nei 22 titolari (il citato Klose e l'argentino Biglia).

Ora con la resistenza su Tavecchio il ruolo di Lotito nel Palazzo del calcio cresce. Fossi un laziale sarei contento. Da juventino non ho mai pensato che fosse un male che la società per cui tifo si preoccupasse anche di non farsi calpestare e esprimesse una dirigenza muscolare. E' dovere di un dirigente, di qualsiasi comparto, non essere una mammoletta. Lotito non lo è. Ha vinto e ha dimostrato tenacia. Prima o poi qualcuno smetterà di trattarlo con i sorrisetti, di guardarlo dall'alto in basso, di contestarlo ogni domenica lasciando persino vuoto lo stadio, di contestargli il diritto che da imprenditore ha di voler guadagnare con la sua impresa. Forse qualcuno gli andrà pure a chiedere come si fa e mica farebbe male.



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Diventare automaticamente favorevoli alla morte

7 agosto 2014

CULTURAME E REDAZIONAME
di Mario Adinolfi 

Dopo l'articolo di oggi di Camillo Langone sul Foglio mi state scrivendo in troppi e allora provo a raggruppare le risposte in un unico post:

1. No, non conosco Camillo Langone. Non ci siamo mai incrociati, credo neanche per sbaglio. Ovviamente conosco i suoi scritti.

2. Sì, sono lieto che Langone si sia occupato di Voglio la mamma perché trovo la sua penna geniale e urticante, lo inserisco tra i dieci migliori polemisti italiani in circolazione. A chi mi ha inviato suoi scritti, anche dell'analoga rubrica oggi dedicata al mio libro, oggettivamente strepitosi nella loro brutalità chiedendomi se li condividevo o meno, rispondo che invidio molto la nettezza del tratto delle sue opinioni.

3. Per quanto il parallelo tra me e Giuliano Ferrara sia un tormentone da un paio di decenni (il primo articolo su Adinolfi come "il Giuliano Ferrara del Ppi" è del 1995 e uscì sull'Espresso), io non vedo grandi somiglianze né nella formazione, né nelle appartenenze politiche, né nella dimensione culturale. Il giochino sulla dimensione fisica lo lascio a voi. Ci tengo a dire che io non sono un ateo devoto: non sono ateo e dicono che non sia granché bravo in nessuna forma di devozione. Detto questo ritengo che il Foglio sia uno dei tre giornali italiani che vale la pena comprare in edicola (soprattutto per quel che scrive Giuliano Ferrara) e sono molto onorato che abbia trovato uno spazio per parlare del mio libro.

4. Sì, è vero, molti editori italiani hanno rifiutato VLM e alla fine ho scelto di usare lo strumento di self publishing di Youcanprint. Per onestà devo ammettere che ho presentato il manoscritto accompagnato da due condizioni: il libro doveva essere pubblicato integralmente sul web anche più volte a mia completa discrezione per la lettura gratuita di chi non avesse la possibilità di acquistarlo; volevo il controllo totale non solo del testo (a cui ovviamente non doveva essere toccata una virgola) ma anche dei dettagli del prodotto (copertina, formato, tipo di carta, formati ebook ecc.). Fanculo gli editor, mi bastava un correttore di bozze. Non ho ancora capito se il libro sia stato bocciato dagli editori più per via della prima o della seconda condizione.

5. Sì, è vero, il libro ha venduto abbastanza. Meno della metà comunque dei libri di Costanza Miriano che è brava il doppio di me e così di Sposati e sii sottomessa ha venduto più di ottantamila copie. Sappiate comunque che con i libri non si diventa ricchi. Grazie al self publishing ho preso come diritti più di quanto mi avrebbe dato un editore tradizionale, ma comunque più dell'ottanta per cento del fatturato finisce a editore (che pur non essendo tradizionale, c'è), distributore e libraio (fisico o on line). Su quel che resta paghi le tasse e alla fine a conti fatti resta uno stipendio da impiegato, manco da quadro, meno che mai da dirigente. I libri si scrivono perché hai qualcosa da dire, scrivere libri per farci i soldi è da scemi. Anche per questo ho voluto che VLM fosse in lettura gratuita per tutti su internet. Certo, i dieci scrittori che in Italia vendono più di duecentocinquantamila copie, ci si arricchiscono. Ma sono dieci, appunto.

6. Sì, mi stanno contattando ora molti editori chiedendo quali progetti librari io abbia per il futuro. Li ho accennati qui già nelle scorse settimane, li rivelo pienamente ora. Come ha scritto Langone, sono impegnato con delle ulteriori presentazioni, una trentina di date fino a metà novembre. A fine novembre uscirà una edizione aggiornata di VLM, con tre capitoli nuovi a cui sto lavorando e la riscrittura di molte parti, che si intitolerà "Voglio la mamma 2015". Da dicembre partirà un tour di VLM 2015 che occuperà tutto l'inverno. Poi in primavera conto di finire il mio prossimo romanzo: il mio ultimo, "La ricerca della costante", è del 2010. Questo si intitola "La totale indifferenza" e sarà in libreria per l'estate. Ricevo molte proposte da editori anche importanti, ma sto considerando l'ipotesi di continuare con il self publishing. Le due condizioni non le modificherò: sui miei libri voglio il totale controllo e mi sembra giusto pubblicarli in lettura gratuita sul web per chi non può permetterseli. Non credo troverò un editore disposto ad accettare queste condizioni. E allora viva il self publishing.

7. L'articolo di Langone è centrato sulla cecità di "culturame e redazioname". Espressione felicissima. Con il pezzo del Foglio sono tre i quotidiani che si sono occupati di VLM, nessun settimanale, una testata radiofonica, la tv non ha dedicato al libro neanche un minuto. Nonostante questo, nonostante culturame e redazioname abbiano fatto muro, io ho avuto voi che mi avete letto. In tanti comprando il libro ordinandone anche trenta copie a botta a adinolfivogliolamamma@gmail.com o prendendolo su Amazon o partecipando a una presentazione o intignando con il libraio, in tantissimi leggendone i capitoli gratis qui sul web. Siete stati quasi mezzo milione. Una moltitudine intensamente umana, che culturame e redazioname non sanno neanche vedere. Sono ciechi, veramente.

8. In molti hanno scritto di Voglio la mamma, moltissimo ne ho scritto io. Nessuno però ne ha centrato l'essenza come Camillo Langone: "Voglio la mamma è un libro contro l’abortismo, l’omosessualismo, lo schiavismo dei ventri in affitto, pertanto favorevole alla vita, mentre in Italia, chissà perché, basta prendere una laurea, leggere due libri e correggere tre bozze per diventare automaticamente favorevoli alla morte". Bellissimo. Grazie. Per leggere l'articolo del Foglio il link è questo http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119827/rubriche/crisi-editoria-adinolfi.htm



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Il Foglio e Camillo Langone su VLM

7 agosto 2014

Oggi il Foglio si occupa di Voglio la mamma con la penna pregevole di Camillo Langone. Da leggere. Buongiorno http://www.ilfoglio.it/articoli/vr/119827/rubriche/crisi-editoria-adinolfi.htm



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Questi gay che non sopportano la verità

6 agosto 2014

ALL'IRACONDO COMPAGNO DEL SENATORE LO GIUDICE
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma è stato accompagnato fin dal vagito delle prime pagine pubblicate qui sul web da valanghe quotidiane di insulti, a cui ovviamente sono stato accomunato io più come persona che come autore. Non mi sono mai attardato a rispondere, ma forse oggi è il caso di spiegare qualcosa al giovane compagno del cinquantaquattrenne senatore del Pd, Sergio Lo Giudice, che in un post si è lasciato andare ad una sequela di insulti attorno a me e al mio "libro vomitevole" (ipse dixit). A provocare tutto ciò, secondo il tipo, un inciso di una riga e mezzo nel mio post pubblicato sulla pagina Fb di VLM riguardo alla triste vicenda del bimbo down Gammy rifiutato dai genitori australiani che avevano usato in Thailandia un utero in affitto. Nell'inciso ricordavo che tale pratica è stata utilizzata in Italia dal sen. Lo Giudice e dal suo compagno, a suon di decine di migliaia di dollari e stigmatizzavo la compravendita.

Dopo aver letto VLM un amico parlamentare del Pd che mi giudica da sempre troppo scapestrato per poter stare in una organizzazione politica, mi ha detto: "Ti potevano perdonare tutto, ma non ti perdoneranno mai di aver scritto la verità". Si riferiva ai compagni di partito. Evvabbè, pazienza, farò parte per me stesso e morrò pecora nera. La tessera del Pd non l'ho ripresa, ma resto convinto che a sinistra di questa roba si debba discutere. Su Sergio Lo Giudice e sul suo compagno ho scritto solo la verità, in quell'inciso di una riga e mezza: hanno speso una montagna di soldi, si sono comprati un bimbo, l'hanno deliberatamente strappato a chi l'ha partorito e privato della madre. Io ho scritto Voglio la mamma, dunque è abbastanza noto che io sia contrario a tale disumana pratica. Si affastellano vicende che danno i brividi (Gammy, gli embrioni del Pertini ormai nascituri, il bimbo acquistato e rifiutato dalla conduttrice tv Sherri Shepherd) e dovrebbero crescere almeno i dubbi. Io, che il Pd l'ho fondato e di cui sono stato parlamentare mentre Lo Giudice lo contestava, continuo a scrivere e a pensare che in particolare una persona di sinistra debba provare orrore per una pratica di compravendita di un essere umano indifeso e di sfruttamento di una donna in stato di bisogno. Voglio almeno discuterne. Invece no. Il ragazzo del senatore, forte dei soldini e dell'immunità del compagno, viene a scrivere che Voglio la mamma è un "libro vomitevole". Che mi "augura il peggio". Poi arrivano i suoi amici a dargli conforto.

Per il suo amico Marco Saladini io sarei "un deficiente psicotico con gravi problemi di fondo a livello psicofisico". Per Vittorio Palumbo sarei "un opinionista di merda" (Severino Antinori più efficacemente qualche settimana fa aveva usato per me l'espressione "sacco di merda", oggi però è nei guai con i Nas). Per Nicola Gandolfi sono "un cesso col parrucchino" e minaccia bestemmie e denunce. Più prudentemente Michela Angelina auspica che "un giorno" io sia "denunciabile". Gianluigi Amadei in un'articolata filippica afferma che io rappresenterei "l'omofobia espressa a livello gastrico" che in una società moderna "non ha diritto di cittadinanza" (scritto in maiuscolo, a sottolineare) e che nel Pd sono stato "un'infestazione virale" ma, tranquilli, "ci sono anticorpi che stanno facendo pulizia". Ma la tirata che al ragazzo del senatore Lo Giudice è piaciuta di più, e l'ha sottolineata con un tenero cuoricino, l'ha scritta tal Myo Sotis per cui io sarei un "quaquaraquà oversize" che dovrebbe "vivere come le anatre obese nelle pozzanghere" anzi manco quello perché non vado bene "per il fois gras, per via del fegato steatosico".

Forse davvero a questa sinistra al fois gras non bisognerebbe rispondere, a questi lottatori contro le discriminazioni che attaccano sull'aspetto fisico toccherebbe regalare indifferenza, a questi campioni della libertà di pensiero che vogliono denunciarci, zittirci, impedirci di parlare e di scrivere dovremmo offrire solo uno schifato silenzio. Continueremo a farlo, come abbiamo fatto per mesi quotidianamente, nonostante la pioggia di insulti dalle prime ore del mattino a notte inoltrata. Solo una cosa ancora voglio dire al ragazzotto che s'è fatto comprare il figlio dal compagno ricco e potente: ragiona prima di scrivere. Perché se mi rimproveri di voler fare pubblicità al libro (sono reo confesso, ho scritto VLM perché volevo fosse letto, forse per questo ho pubblicato subito tutti i capitoli gratis su internet e per chi se li era persi da poco li ho ripubblicati) occhio a non andare oltre, occhio a non superare persino lo sloganismo dei pubblicitari, occhio a non scrivere due righe dopo #lucahaduepapà. Primo perché non è vero. Luca ha un papà solo, sei tu, anche per l'anagrafe ed ha comunque una mamma. Secondo perché chi accusa un altro di farsi pubblicità non trasforma suo figlio in un hashtag. Terzo perché i figli non si pagano. E se non lo sai tu che sei iracondo, se non lo sanno i tuoi amici insultatori, lo sa il senatore Sergio Lo Giudice, che di te si fa scudo ma se è davvero una persona di sinistra sa che affittare l'utero di una donna che se lo vende è una pratica vergognosa, comprarsi il figlio che partorisce è una pratica vergognosa, privarlo per contratto del decisivo contatto con la mamma è una pratica vergognosa e che tutto questo si faccia perché dei soggetti forti hanno potere e denaro e altri soggetti deboli sono costretti a subire è un insulto a due secoli di storia della sinistra, è un insulto all'umanità.

Potete anche avere il giornalista di Repubblica inginocchiato a cui con il ditino alzato fate scrivere che "non bisogna dire utero in affitto" e lui subito si pente e corregge (vedi intervista a Lo Giudice del 25 maggio 2014). Ma noi vi ripeteremo in faccia e senza paura delle vostre minacce e dei vostri insulti che gli uteri non si affittano, le persone non sono cose, i figli non si pagano. 

Senza astio personale, senza odio, volendo comunque bene a voi due e dando un abbraccio al piccolo Luca, a cui auguro davvero tutto il bene possibile, anche se tu a me caro Michele hai augurato il peggio.



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Sul bambino down rifiutato

5 agosto 2014

NOMI E NUMERI ATTORNO A GAMMY
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma, chi ha letto il libro lo sa, è stato scritto con una vera e propria ossessione per i numeri. Sì, per carità, ci sono le mie opinioni dentro ma se quel volume ha una qualità che è stata apprezzata veramente da tutti è che è zeppo di dati e riferimenti puntuali, con fonti certe citate. Anche per questa maniacalità ho voluto aspettare qualche giorno per dire la mia attorno alla vicenda di Gammy, il bambino down ordinato da una coppia australiana in Thailandia e poi rifiutato perché "difettoso", dopo che alla donna che lo aveva in grembo assieme alla sorellina gemella era stato chiesto di abortirlo selettivamente.

Oggi posso rivelarvi il nome, finora tenuto nascosto, dei due genitori australiani capaci di tanta oscenità: si tratta di David e Wendy Farnell, vivono a Bunbury, una piccola città di 57mila abitanti nel Western Australia, la parte occidentale del paese, a 175 chilometri da Perth. Lui è un ultracinquantenne con tre figli già grandi, lei è la seconda moglie cinese ultraquarantenne sposata nel 2004. Dieci anni senza figli, poi la scelta dell'utero in affitto (in Cina è di gran moda nella classe media, diecimila l'anno i bimbi nati così, terrificante la recentissima inchiesta del New York Times su questo boom), la decisione di usare la Thailandia che pubblicizza non solo gravidanze low cost ma anche la possibilità di scegliersi il sesso del nascituro. Sedicimila dollari pagati e vai con il contratto che prevede anche l'obbligo di abortire eventuali figli "malformati".

Il bimbo doveva essere solo uno, ma la natura non rispetta i contratti e alla prima ecografia si scopre che i figli sono due. La gestante, la ventunenne signorina Pattharamon proveniente da un poverissimo villaggio thailandese, viene informata della richiesta della coppia di genitori biologici di abortire uno dei due gemelli che la diagnosi prenatale rivela affetto da sindrome di Down e malformazioni cardiache. La donna rifiuta (c'è chi arriva a dire che rifiutando viene meno a una clausola contrattuale e il contratto è da ritenersi nullo), collocandosi così in una ristretta cerchia di donne coraggiose. Nel mondo il 97% dei bambini cui la diagnosi prenatale indichi la sindrome di Down viene abortito. Ma la donna thailandese, anche per via di convinzioni religiose profonde, non sente ragioni. La gravidanza si fa stressante e il parto avviene con due mesi d'anticipo sulla data prestabilita.

Un amico di famiglia di David e Wendy Farnell parlando al Bunbury Mail ha dichiarato che alla coppia è stato detto che Gammy avrebbe avuto solo un giorno di vita e che per questo lo hanno abbandonato. In realtà i due hanno dovuto aspettare un mese che anche la bambina, perfettamente sana ma nata prematura, potesse lasciare l'incubatrice. Dunque sapevano bene che Gammy aveva superato il fatidico singolo giorno di vita. Fatto sta che la coppia se ne torna a Bunbury solo con la sorellina. Ora i due vogliono far credere che la signorina Pattharamon stia strumentalizzando il caso di Gammy a fini economici. In effetti sono arrivati duecentoventimila dollari di donazioni in pochi giorni per curare il piccolo, affetto anche da una grave infezione polmonare. La disputa è tutto sommato poco interessante, i fatti sono evidenti: la bimba sana è con David e Wendy Farnell a Bunbury, Western Australia. Gammy è malconcio e malato con la sua madre non biologica, con la povera donna di cui era stato affittato l'utero e che gli ha salvato la vita.

I numeri dicono che tutti fanno a gara di commozione per il down Gammy, ma il 97% dei Gammy vengono abortiti. I numeri dicono anche che nel mondo ogni anno nascono con la pratica dell'utero in affitto circa ventimila bambini: gli acquirenti sono coppie eterosessuali con problemi e sempre di più coppie omosessuali. Diecimila nascono in Cina, duemila in India in vere e proprie "fabbriche dei bambini" che caratterizzano ormai l'economia di intere città, millecinquecento negli Stati Uniti (il 54enne senatore Pd Sergio Lo Giudice ha speso lì i suoi 150mila dollari per dotare il compagno trentenne di un bimbo nuovo di zecca), un migliaio in Thailandia e altrettanti in Ucraina, il resto in tanti paesi poveri dove neanche vengono censiti. Nel mondo nascono circa 75 milioni di bambini l'anno, dunque l'utero in affitto è ancora una pratica da zerovirgolazeroqualcosa, una pratica marginale. Sarà il caso di metterla politicamente, culturalmente, moralmente al bando prima che i numeri crescano esponenzialmente? Leggo che persino sull'Osservatore Romano si fa una piccola confusione, si dice che tutto questo nasca dal concetto di "diritto al figlio". No, il problema è più profondo: tutto questo nasce dalla riduzione della persona a cosa. E' dalla riduzione della persona a cosa che nascono tutti i drammi dell'epoca contemporanea: aborto, eutanasia, utero in affitto, pedofilia, turismo sessuale, fecondazione eterologa, neoeugenetica. E come si evidenzia questo passaggio della riduzione della persona a cosa? Dalla presenza del denaro. Io per generare le mie due splendide figlie ho fatto l'amore, in un impeto naturale. I figli nascono così. I figli non si pagano. Se nella procedura di genesi di una vita umana si inserisce un passaggio di denaro (gli ipocriti riescono anche a chiamarlo in Italia "rimborso spese") allora un figlio diventa semplicemente una cosa, un prodotto da acquistare. Ovviamente, se il prodotto è difettoso viene rifiutato, rispedito al mittente. Questo e non altro hanno fatto David e Wendy Farnell da Bunbury, Western Australia. Cent'anni in due, senza aver capito che le persone non sono cose e i figli non si pagano.



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Il 2 agosto degli assassini in libertà

1 agosto 2014

La notizia delle ultime ore è che la fantomatica "pista palestinese sulla strage di Bologna" si è dimostrata per quel che è: una bufala, costruita ad arte per far digerire l'indigeribile. E non far ricordare alla gente quel che è stato accertato da ben cinque processi e una miriade di giudici: gli assassini di Bologna sono Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. E gli assassini sono in libertà.


Questo povero paese senza giustizia, dove uccidere nella maniera più vigliacca con una bomba alla stazione anche donne e bambini è reato punito con una quindicina d'anni effettivi di carcere, perché basta un'intervista al Corriere della Sera ("Loro al governo, noi all'ergastolo", dopo che nel 1994 Gianfranco Fini portò il Msi al governo) per uscire di galera, oggi si deve ricordare anche di essere un paese senza giornalisti. Ancora il Corriere della Sera, vent'anni dopo a insistere. Infatti oggi Giovanni Bianconi, l'iniziatore della santificazione di Mambro e Fioravanti con il libro "A mano armata", chiude così il suo pezzo: "Un altro pezzo di inchiesta è chiuso. L'esigenza e la ricerca della verità, ancora no". 


I magistrati per la verità ripetono che la pista palestinese non esiste, che tutte le altre piste messe in campo in questi 34 anni sono inconsistenti e non c'è nessuna ipotesi alternativa alla responsabilità penale accertata degli attentatori Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, insieme a un altro esponente dei Nar, l'allora minorenne Luigi Ciavardini, anch'egli glorificato da apposito libro innocentista scritto da Gianluca Semprini. Ma Ciavardini ha una mobilitazione mediatico-politica meno efficace, per cui è ancora in semilibertà, mentre Mambro e Fioravanti sono completamente liberi.


Badate bene, la libertà è arrivata a Mambro e Fioravanti senza contropartita: non si sono pentiti, non si sono dissociati, non hanno mai fatto un nome, non hanno mai detto la verità. Hanno ammesso una serie infinita di omicidi, ferimenti, delitti di vario genere di cui sono stati responsabili. Hanno negato la responsabilità sulla strage di Bologna e l'hanno fatta franca, incredibilmente, nonostante le condanne passate in giudicato per il più tremendo crimine della storia italiana. Restando muti come pesci hanno avuto la libertà, si sono sposati, hanno avuto la gioia di avere una figlia, hanno avuto entrambi un lavoro ovviamente da un partito politico, da lì hanno continuato a tessere le loro relazioni (sono stati più volte intercettati al telefono con Gennaro Mockbel, sì quello dei 70 milioni di euro spariti, sì quello il cui braccio destro Enzo Fanella è stato appena ammazzato a pistolettate da un commando di "neri", all'interno del quale c'era un ex esponente di Casa Pound, sì quello che ha detto di aver speso due milioni di euro per corrompere magistrati per ottenere la liberazione di Mambro e Fioravanti).


In questo povero paese senza giustizia, gli assassini sono in libertà e scrivono su di loro libri agiografici.


E allora leggete bene chi sono veramente Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, condannati con sentenza passata in giudicato per la strage alla stazione di Bologna come esecutori materiali, 85 morti e 200 feriti. Liberi, nonostante abbiano compiuto quello e questi altri terribili crimini. Leggeteli, soffermatevi. Che almeno con la nostra lettura e memorizzazione di fatti ai più sconosciuti, si possano onorare le vittime di quei mostri sanguinari, visto che non viene resa loro giustizia da uno Stato infame.

28 febbraio 1978. Giusva Fioravanti ed altri notano due ragazzi seduti su una panchina che dall'aspetto (capelli lunghi e giornali) identificano come appartenenti alla sinistra. Fioravanti scende dall'auto, si dirige verso il gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, 24 anni, cade a terra ferito e Fioravanti gli monta a cavalcioni sulle spalle, lo schiaccia a terra, gli punta la pistola alla nuca e lo uccide con un colpo a bruciapelo. Poi, si gira verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza colpirla. 

9 gennaio 1979. Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede romana di Radio città futura dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. I terroristi fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai locali. L'incendio divampa e le impiegate tentano di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro rimangono ferite, di cui due gravemente. 

16 giugno 1979. Fioravanti guida l'assalto alla sezione comunista dell'Esquilino, a Roma. All'interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte. Sono presenti più di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25 feriti. Dario Pedretti, componente del commando, verrà redarguito da Fioravanti perché, nonostante il ricco armamentario "non c'era scappato il morto". Che Fioravanti fosse colui che ha guidato il commando è accertato dalle testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all'azione, e da una sentenza passata in giudicato. Ciononostante, Fioravanti ha sempre negato questo suo pesante precedente stragista. 

17 dicembre 1979. Fioravanti assieme ad altri vuole uccidere l'avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli, leader carismatico dell'eversione neofascista. Fioravanti non ha mai visto la vittima designata, ne conosce solo una sommaria descrizione. L'agguato viene teso sotto lo studio dell'avvocato, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido "avvocato!" lanciato da Fioravanti. 

6 febbraio 1980. Fioravanti uccide il poliziotto Maurizio Arnesano che ha solo 19 anni. Scopo dell'omicidio, impadronirsi del suo mitra M.12. Al sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, Cristiano Fioravanti - fratello di Valerio - dichiarerà: "La mattina dell'omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: "gratuitamente"; fece un sorriso ed io capii". 

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando "alla visione di una verità d'assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi". L'omicidio di Mario Amato avviene 40 giorni prima della strage di Bologna. Mambro e Fioravanti la sera dell'omicidio festeggiano ad ostriche e champagne. 

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna. 

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l'imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un'auto, "Spara, spara!". 

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un "infame delatore". Del commando omicida fa parte Mambro. 

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all'agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L'efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: "La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell'encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello". Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell'eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell'agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni. 

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Viene condannata come esecutrice dell'assassinio. Un cortometraggio che illustra un'altra versione di questo omicidio, con la Mambro che scambia il manico di un ombrello del ragazzo come l'impugnatura della pistola e gli spara a bruciapelo in testa dopo averlo ferito, è stato girato dal cugino di Alessandro Caravillani nel 2012. Francesca Mambro ne ha chiesto ai giudici il sequestro e il divieto di diffusione sul territorio nazionale.

Questi sono Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, assassini. Liberi e protetti. In qualsiasi altro paese al mondo sarebbero in carcere o almeno avrebbero dovuto dire tutto quello che sanno, per ottenere qualche sconto di pena. Invece sono stati capaci persino di insultare recentemente il presidente dell'associazione delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, che io da solo mi alzai a difendere con un intervento in Parlamento nell'agosto 2012. Che l'Italia più accorta almeno sappia chi sono Mambro e Fioravanti, cosa hanno fatto, quanti segreti conservano. E quanto, evidentemente, questi segreti valgono.




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E poi, qualche giorno di vacanza

1 agosto 2014

Le pagine Fb dei circoli Voglio la mamma sono ormai tante e cerco di segnalarvi le più attive: Voglio La Mamma - Roma Voglio la Mamma Universitari Voglio la Mamma - Venezia Voglio La Mamma - LombardiaVoglio la mamma - Torino Vlm Napoli Voglio la mamma - Parma Circolo Voglio La MAMMA - Ravenna Circolo Voglio la mamma - Ferrara Voglio la mamma - Verona Voglio La MAMMA Cremona-Mantova. Seguitele perché meritano, mi fa piacere in particolare lo sforzo del circolo dei nostri studenti universitari che in dieci giorni hanno superato i mille associati. Per formare il vostro circolo VLM sul territorio basta essere almeno in tre e scrivere a adinolfivogliolamamma@gmail.com (è lo stesso indirizzo a cui potete ordinare copie del libro per leggerlo magari durante le vostre ferie agostane, se non l'avete ancora fatto). Oggi è prevista la presentazione di VLM alla Summer School di The Post Internazionale. Poi qualche giorno di vacanza. Vacanza da lavori in corso, perché a settembre partiremo con una serie di attività nuove e un tour intensissimo. Queste le date finora ufficializzate:

5 settembre: Brescia
10 settembre: Pistoia (Quarrata)
11 settembre: Piacenza
18 settembre: Roma
19 settembre: Massa
20 settembre: Verona (mattina)
20 settembre: Rovereto (sera)
24 settembre: Pavia 
25 settembre: Siena 
26 settembre: Pontedera 
28 settembre: Latina 
2 ottobre: Bergamo 
3 ottobre: Trieste 
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
16 ottobre: Cagliari
17 ottobre: Bolzano
27 ottobre; Genova 
28 ottobre: Casale Monferrato
29 ottobre: Castelfiorentino
9 novembre: Modena

Ci si vede in giro.



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Qualche idea in risposta all'eNews di Matteo

31 luglio 2014

Ho ricevuto, come tanti, l'email di Matteo Renzi con la rivendicazione delle cose fatte, da fare e in corso d'opera. Sono certo sia stata scritta di suo pugno, scorgo l'impazienza e la bulimia proprie della persona che negli anni ho imparato a conoscere. E' impegnato nello sforzo sulle riforme, prende badilate di qua e di là, reagisce da par suo restituendone il doppio. Nell'email c'è anche una ricerca di confronto, non del tutto sincera e un po' recitata, ma so che alla fine quando qualche idea riesce a penetrare la sua corazza da decisore, la copia e la fa sua. Ora, poiché non ho mai avuto problema di copyright e idee buone ben utilizzate da altri ne ho seminata qualcuna in passato, invio questo scritto al premier invitandolo a leggerlo con attenzione a farne ottimo uso. Lo faccio per lui, a cui sono legato da affetto, ma soprattutto per il paese.

Ora, è chiaro che delle vicende delle riforme (elettorale e costituzionale) a noi cittadini interessa il giusto, cioè quasi niente. La mia esperienza di parlamentare è servita a convincermi di quanto teorizzavo già tredici anni fa quando presentammo alle elezioni le liste di Democrazia Diretta: il Parlamento è un'istituzione obsoleta, novecentesca. Sono e resto convinto che alle elezioni dovremmo votare per eleggere il governo, non per eleggere le Camere. Mentre facevo il deputato mi accorgevo che nessuna legge di iniziativa parlamentare veniva mai approvata, passavo il tempo a convertire in legge i decreti del governo, ad approvare leggi di iniziativa governativa, a votare la fiducia al governo. Tutte le decisioni erano prese a Palazzo Chigi, non a Montecitorio. Questa legislatura ha segnato addirittura il record assoluto: le leggi di iniziativa parlamentare approvate sono...zero.

Occorre dunque accapigliarsi tanto per l'abolizione di un ramo del Parlamento che già non conta niente? A Renzi serve, perché il ragazzo è, come ho detto, impaziente e bulinino. Poi, gli piacciono le prove di forza. Gli piace far vedere chi comanda. E, dal punto di vista istituzionale, resta un sindaco. E' abituato ad andare in giunta, varare la delibera, farla immediatamente ratificare dal Consiglio comunale. Anche da premier vuole lavorare così: elezione con premio di maggioranza che assicura blindatura degli equilibri politici, consiglio dei ministri con la Madia e la Boschi (dunque non faticosissimo sul piano politico e dialettico), poi dritti alla Camera a farsi approvare la legge. La dialettica parlamentare classica è vista come peso e perdita di tempo. Dunque, via il Senato. Tutto sommato sono d'accordo con lui. Vedo anche dei pericoli per la democrazia (e se dopo Renzi arriva un Barbablù?), ma ammetto che se fossi senatore voterei per autoabolirmi. Tanto sono già abolito de facto.

Tutta questa energia sulle riforme costituzionali e su quel pastrocchio chiamato Italicum, ha distratto il governo però dalla tragedia che si sta consumando: il collasso del sistema economico italiano. Il grido di dolore di Carlo Cottarelli va ascoltato bene: l'incaricato della spending review spiega che quello che lui recupera con i tagli viene subito speso con altra spesa pubblica. I dati che sono andato a recuperare sono impietosi. Pur in una condizione di entrate tributarie crescenti, il debito pubblico continua ad aumentare (record toccato qualche giorno fa a 2.166 miliardi di euro) e il fabbisogno statale anche. Renzi si vanta nelle intervista a Maria Teresa Meli di studiare i dossier e poter recitare a memoria i conti di finanza pubblica. Mi sa che era una delle sue sbruffonate, come quando dice a Alan Friedman che lo 0,2% o l'1,5% di aumento del Pil in fondo sono un po' la stessa cosa.

Matteo, mentre l'Italia è in stagnazione, rischia la deflazione, ha debito pubblico e spesa pubblica fuori controllo, ci sono paesi occidentali come gli Stati Uniti che nell'ultimo trimestre sono cresciuti del 4%. Mentre da noi la disoccupazione cresce e sfiora il 13%, negli Stati Uniti negli ultimi 52 mesi hanno creato dieci milioni di posti di lavoro. Ora, Senato o non Senato, il modello da seguire è quello statunitense di una economia che riparte e riparte veloce.

Come si fa? Si ripensano completamente i capitoli di spesa. Radicalmente, senza le cazzatelle della spending review. E senza controriforme, perché il segnale più insopportabile da digerire per me è stato vedere che questo governo ha cominciato a rimangiarsi il superamento delle quote per andare in pensione, peraltro privilegiando gli statali. Una controriforma delle pensioni ora è una follia. Serve l'esatto opposto.

I capitoli di spesa su cui intervenire sono tre: pensioni (300 miliardi di euro l'anno); istruzione e pubblica amministrazione (120 miliardi); sanità (110 miliardi). Queste tre voci compongono quasi i due terzi della spesa pubblica italiana. Da queste voci si possono e ormai si devono trarre risparmi per 100 miliardi l'anno. Come? Piuttosto semplice: con un contributo di solidarietà e bloccando le rivalutazioni di pensioni sopra i tremila euro (si incazzerà la Cgil, ma pazienza). E poi superando un blocco ideologico, Renzi ce la può fare: ampliando dunque la presenza dei privati nella scuola e nella sanità. E' provato che le poche scuole private paritarie garantiscono risparmi allo Stato pari a sei miliardi di euro l'anno. Cosa accadrebbe se l'integrazione pubblico-privato nella scuole fosse piena, quanto si risparmierebbe? Lo stesso nella sanità dove la piena integrazione con il sistema dell'accreditamento fa costare, dove adottato, un punto di Pil in meno rispetto alla media nazionale. L'alleggerimento della pubblica amministrazione, poi, deve partire dagli alti papaveri: possibile che il neopresidente della Corte costituzionale debba prendere quasi seicentomila euro, quando il suo collega della Corte Suprema americana prende un terzo? I limiti ai costi della macchina dello Stato vanno applicati con ferocia.

Cercando di risparmiare dieci milioni qua e dieci milioni là con la spending review non si risolve niente. Serve nelle riforme economiche il coraggio di una rivoluzione strutturale che non dovrebbe essere riservato solo alle riforme costituzionali ed elettorale. Serve anche farlo in fretta. Non c'è più tempo.

Per un paio di mesi non ho scritto di politique politicienne, convinto come sono (l'ho detto in qualche intervento pubblico) che le elezioni del 25 maggio abbiano consegnato a Matteo Renzi un potere imperiale. Può decidere tutto lui, da solo, non c'è nessuno che possa ostacolarlo e ha davanti a sé il Parlamento più debole della storia, a cui fare ingoiare qualsiasi cosa. Consigliare un potente così potente non è solo difficile, è inutile. Spero che utilizzi bene il suo potere, però, rivolgendo lo sguardo alla sofferenza dei più deboli, come un primo ministro dovrebbe sempre fare. E i più deboli della riforma del Senato e delle soglie di sbarramento dell'Italicum non sanno cosa farsene. Ora bisogna far ripartire l'economia e bisogna risistemare la spesa pubblica, il debito pubblico. Lo Stato non può mangiarsi per il suo funzionamento il futuro del paese.




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La vita, ai banconi del supermercato

30 luglio 2014

NON CI PIACE L'ETEROLOGA DELLA LORENZIN
di Mario Adinolfi

Beatrice Lorenzin ha presentato le linee guida sull'eterologa in Parlamento. Bene. Dico bene solo perché c'era gente del Pd, tipo il presidente della Regione Toscana o quel piccolo genio di Michela Marzano, che spiegava che non c'era bisogno di nessun intervento normativo sull'eterologa e che sostanzialmente ognuno potesse fare come gli pare. Almeno questo ci è stato risparmiato. Ci sarà un decreto legge. Ma il contenuto del decreto non ci piace. 

Non ci piace l'eterologa di Stato, pagata dal Servizio sanitario nazionale, con i centri autorizzati dunque che faranno lievitare i costi tanto paga Pantalone e il modo con cui li faranno lievitare neanche vogliamo immaginarli, sarà roba da film dell'orrore. Non ci piace il via libera alla doppia eterologa, cioè non appartiene alla coppia né il seme né l'ovulo, perché veramente non riusciamo a capire perché una coppia in queste condizioni non faccia una più semplice domanda d'adozione, ci sono tanti bimbi che hanno bisogno di un papà e di una mamma non biologici ma adottivi. Non ci piace il donatore da dieci figli e anche più se le coppie ne fanno richiesta. Non ci piace l'ipocrisia sui "rimborsi spese", tanto si sa che nessuna donna si sottoporrebbe mai a bombardamento ormonale per mesi, sedazione profonda e agoaspirazione per "donare" i suoi ovuli; se li vende, almeno fateci leggere un tariffario, fate capire a tutti che avete reso la vita un prodotto da supermercato. Non ci piace soprattutto che non si sia fatta chiarezza: questi poveri bimbi avranno diritto o no a sapere da dove e da chi provengono, biologicamente parlando? Ancora un non detto, ancora ipocrisia. 

I circoli di Voglio la mamma si oppongono a questo frullato di norme senza senso e chiedono a Beatrice Lorenzin un sussulto di coscienza, visto che il decreto deve essere ancora materialmente scritto. I figli non si pagano, l'eterologa di Stato è una vergogna. Ha perfettamente ragione il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che concludendo un nostro incontro alla Festa Di Avvenire a Lerici ha affermato che stiamo passando "dai banconi del laboratorio ai banconi del mercato", con la riproduzione umana che viene considerata non più come il frutto dell'incontro tra un uomo e una donna, ma biecamente come il più grande business del ventunesimo secolo. C'era la felice eccezione italiana, il baluardo Italia. Lo stanno sgretolando, tra poco non ci sarà più. Ma noi daremo battaglia.

Ora e sempre, resistenza.



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Nel centrosinistra, finalmente, si ragiona

29 luglio 2014

In un'intervista al quotidiano Avvenire oggi vi spiego quel che è accaduto e quel che accadrà su unioni civili e dintorni

MARIO ADINOLFI: "LA LEGGE NON SARA' APPROVATA, A SINISTRA SI RESPIRA ARIA NUOVA"
di Angelo Picariello per Avvenire

Mario Adinolfi, ex deputato tra i fondatori del Pd e oggi blogger di successo, boccia il modello tedesco delle unioni civili. Anzi, dalla festa di Avvenire a Lerici, dove ieri ha presentato il suo libro Voglio la mamma, scommette sul suo accantonamento.

Il Pd sembra aver fatto la sua scelta, sulle unioni civili.
Non credo proprio che il modello tedesco sarà mai approvato. Erano sicuri di tante cose: dicevano che entro l'estate la legge cosiddetta "antiomofobia" sarebbe stata definitivamente varata dal Senato. Io scommettevo che sarebbe stata accantonata. Avevo ragione. Accadrà lo stesso con la normativa sulle unioni civili. L'aria è cambiata.

In che senso?
Un anno fa il ddl Scalfarotto fu approvato alla Camera senza neanche un'astensione da parte del Pd, che apparve unanime e compatto sulla linea dell'Arcigay. Da allora però qualcosa si è mosso, anche nel centrosinistra. 

Davvero? Dicono che l'aria sia cambiata in tutt'altra direzione...
Invece è accaduto che gli eurodeputati del Pd hanno eletto come capodelegazione la cattolica Patrizia Toia, che due anni fa firmava con Silvia Costa un manifesto anti-matrimonio gay. E' accaduto che nei comuni dove sindaci in cerca di visibilità varano i fantomatici "registri delle unioni civili", molti coraggiosi consiglieri comunali del Pd sono in prima linea a opporsi, cito tra tanti Raffaella Santi Casali a Bologna, che ha ricevuto anche l'apprezzamento della sorella del premier, Benedetta Renzi, suscitando per questo le ire di Franco Grillini. E' accaduto che la legge Scalfarotto è stata praticamente messa in cantina al Senato. Stessa sorte tocca ora al ddl Cirinnà, per volere diretto di Matteo Renzi. 

Dicono che invece sia il segno di un impegno diretto del governo...
Si può far finta che non sia accaduto nulla. Invece è accaduto che anche nel centrosinistra, anche nel Pd, si è cominciato a ragionare.

Cosa c'è che non va nel modello tedesco?
I modelli non possono essere applicati tout court. Di certo io sono contrario a qualsiasi forma di stepchild adoption, contenuta nel modello tedesco, perché legittimerebbe di fatto il ricorso all'utero in affitto. Direbbe alle coppie gay: usate quella pratica all'estero, poi anagraficamente sistemate le cose in Italia adottando il figlio biologico del partner. Sarebbe un intollerabile mercato di bambini e di sfruttamento della donna, intollerabile vieppiù per chi si dice di sinistra. Il modello tedesco è un para-matrimonio e non sarà approvato. Sarà bloccato proprio da chi avrà coraggio nel Pd, da un ragionamento che siamo riusciti ad avviare nel centrosinistra. Traguardo importante, che sembrava irraggiungibile un anno fa.



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Le unioni civili? Ne parliamo dopo

27 luglio 2014

RENZI FERMA IL DDL CIRINNA': IL MATRIMONIO GAY NON SI FA PIÙ
di Mario Adinolfi 

In un'intervista al quotidiano Avvenire oggi Matteo Renzi annuncia lo stop al ddl Cirinnà. Il Comitato di controllo dell'attività delle assemblee elettive (CCAAE) dei circoli VLM aveva segnalato negli scorsi giorni come il testo di legge non solo fosse sbagliato e ingiusto, perché istituiva di fatto il matrimonio gay, ma anche giuridicamente scritto con i piedi, con errori grossolani e marchiani che abbiamo evidenziato con la matita blu. Ebbene, oggi Renzi dice che il ddl Cirinnà "sarà superato". Non solo. Dice che di unioni civili si discuterà "una volta che il Parlamento avrà terminato di votare le riforme costituzionali". Insomma, finisce tutto in cantina insieme al ddl Scalfarotto, anch'esso promesso per l'estate e poi accantonato. Mi piacerebbe che anche la stampa, terrorizzata dal non apparire gay friendly, se ne accorgesse. Ieri c'era un'intervista a Ivan Scalfarotto in cui Maria Corbi de la Stampa non e riuscita a fargli la domanda: "La sua legge che lei diceva sarebbe stata approvata entro l'estate è stata messa in naftalina. Come mai?".

La battaglia è vinta e sembrava davvero difficile. La guerra no. Renzi torna a parlare di "modello tedesco" e noi proveremo a spiegargli che non va bene. Ma almeno abbiamo conquistato spazio politico e tempo. Il club LGBT che sognava un autunno con fiori d'arancio e bavaglio alla bocca di noi "omofobi" dovrà rassegnarsi: il loro progetto liberticida non passa. E noi di VLM che abbiamo spiegato con ostinazione che il centrosinistra non era obbligato a farsi dettare l'agenda dall'Arcigay, che era un errore seguirla, abbiamo ricevuto ascolto. E abbiamo forse dato coraggio a tanti. Si è chiuso il tempo in cui il Pd alla Camera votava unanimemente sì al ddl Scalfarotto. Oggi il Pd elegge Patrizia Toia, cattolica e dunque automaticamente per gli LGBT "omofoba", capodelegazione dei suoi eurodeputati a Bruxelles. Oggi il Pd ha deputati che bloccano leggi cretinette e ideologiche come quella Marzano sul doppio cognome. Oggi il Pd ha tanti consiglieri comunali, cito tra tutti Raffaella Santi Casali a Bologna, che coraggiosamente si schierano contro i sindaci che inventano la pagliacciata della trascrizione dei matrimoni gay celebrati all'estero. Voglio dirlo anche al PD del primo municipio di Roma, che è il territorio dove vivo, dove è stato appena istituito un fantomatico registro delle unioni civili. Lo ha detto meglio di me un fine intellettuale democratico come Pio Cerocchi e lo ha ribadito un ex presidente democratico del primo municipio amato dai cittadini come Giuseppe Lobefaro insieme all'ex senatore democratico Lucio D'Ubaldo: evitate di cadere nel ridicolo. Non vi siete accorti che le priorità sono davvero altre? 

Teniamo alta la guardia. Ma sapendo che tutto quello che stiamo facendo con ostinazione, sta portando i suoi frutti. Non è un esercizio inutile.



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Toia capogruppo Pd in Europa, bene

25 luglio 2014

IL CORAGGIO DI PATRIZIA
di Mario Adinolfi 

Patrizia Toia è il nuovo capodelegazione del Pd in Europa. Conosco Patrizia da decenni da quando militavamo insieme nel Ppi, è una eurodeputata intelligente e accorta, ha grande esperienza e, sì, è cattolica. E' tra i pochi esponenti del Pd ad aver votato contro il rapporto Estrela e ha scritto due anni fa un'importante lettera-manifesto insieme a Silvia Costa contro il matrimonio gay. Ora guida gli eurodeputati democratici a Bruxelles e Strasburgo. Perché è una donna coraggiosa e il coraggio viene premiato. Talvolta.

Coraggiosamente Patrizia sta fronteggiando in queste ore un'offensiva, partita dall'Espresso e dai soliti noti del club Lgbt, che la contesta in quanto cattolica. In sostanza, scrive chi la offende, poiché Patrizia è contraria ai matrimoni gay è "un'omofoba" e poiché è cattolica è automaticamente "un'integralista, troppo integralista anche per la Merkel" (copyright di Franco Grillini, che d'altronde sostiene che noi di Voglio la mamma siamo dei nazisti).

Quando è uscito VLM, quando sono nati i primi circoli VLM, i soliti noti del club Lgbt hanno spiegato che, anche se io ero stato tra i fondatori e tra i parlamentari del Pd, la mia nel centrosinistra era una voce "isolatissima". Per la verità dopo aver chiuso nel 2013 la parentesi da deputato, io non ho neanche ripreso la tessera di un Pd che promuoveva la legge liberticida Scalfarotto votandola alla Camera unanimemente senza neanche un'astensione o il ddl Cirinnà sul matrimonio gay mascherato da unioni civili. Non l'ho presa, ma ho scommesso sul fatto che nel Pd e nel centrosinistra l'esempio e le idee di VLM potessero suscitare del coraggio in chi ne aveva. E' stata una scommessa vinta perché ora nel Pd il tempo dell'unanimità finta attorno ai cosiddetti diritti civili è concluso. E così la legge Scalfarotto che si doveva approvare entro l'estate non sarà approvata né in estate né nel 2014, in tanti comuni sono stati proprio democratici coraggiosi comeRaffaella Santi Casali a Bologna ad esprimersi contro le registrazioni farlocche dei matrimoni gay, in Parlamento deputati democratici hanno bloccato la cretinetta e ideologica legge Marzano sul doppio cognome, adesso Patrizia Toia viene eletta dai suoi colleghi europarlamentari del Pd capodelegazione nel territorio delicatissimo di Bruxelles, dove molto si deciderà rispetto ai temi eticamente sensibili.

Insomma, non eravamo isolatissimi. L'obiettivo primario delle "conclusioni anche politiche" di VLM (ultimo capitolo, il quindicesimo del libro) era far aprire quando sembrava impossibile almeno un dibattito all'interno del centrosinistra che sembrava essere condannato all'unanimismo attorno ad un'agenda dettata dal club Lgbt. Siamo andati anche oltre l'obiettivo. Ora il sogno è vedere i grandi nomi del centrosinistra italiano prendere esempio da Delors e Jospin che con tanti altri esponenti di area socialista in Francia hanno appena pubblicato una lettera-manifesto contro l'utero in affitto sul principale quotidiano della sinistra francese, Libération. I due politici socialisti, ex presidente della Commissione europea e ex premier, insieme a leader ambientalisti come José Bové e femministe e scrittori e intellettuali hanno detto forte e chiaro a François Hollande che l'utero in affitto "è contrario al principio di rispetto della persona, tanto della donna che porta in grembo il bambino commissionato, quanto del bambino oggetto di contratto e commissionato da una o due persone, che si sviluppa nel grembo della ‘portatrice’ per poi essere consegnato". Conclusione della lettera: "Gli esseri umani non sono cose, e confidiamo nel vostro impegno a vigilare, in quanto presidente della Repubblica, su questo valore fondamentale della nostra società". La richiesta politica è di non riconoscere i contratti di utero in affitto stipulati fuori dai confini francesi. Seguono migliaia di firme. Le dice niente, senatore Lo Giudice?

Il riconoscimento di quei contratti di utero in affitto lo chiede la Corte europea dei diritti dell'uomo, che con sentenza del 26 giugno scorso ha sanzionato la Francia perché non lo fa. Hollande resisterà a questa indebita pressione dell'Europa, ora che persino la sinistra francese si è ribellata? Ed è chiaro ora quanto sia importante avere un presidio coraggioso come quello rappresentato da Patrizia Toia proprio in Europa e nel campo del centrosinistra, che è il campo che va principalmente presidiato perché è quello dove avanzano pericolosamente le teorie del gender e quelle che vogliono trasformare le persone in cose?

Si rassegnino i cultori del pensiero debolissimo. L'idea che a sinistra si debba essere obbligatoriamente sostenitori dell'agenda Lgbt è archiviata e in soffitta. Ora cari amici di Arcigay e dell'Espresso, cari franchigrillini e vladimirluxuria, dovete attrezzarvi a un confronto e a un dibattito, non lo potete chiudere dicendo: siete omofobi. Abbiamo idee diverse dalle vostre e non sono idee "isolatissime". La questione riguarda anche il centrodestra, con le recenti "conversioni" di Silvio Berlusconi e Vittorio Feltri, per via della meno recente conversione all'ideologia Lgbt di Francesca Pascale. Confrontiamoci con rispetto e alla fine decida la democrazia, senza scorciatoie. Noi di VLM continueremo a portare avanti la buona battaglia, anche perché passo dopo passo abbiamo capito che stiamo contribuendo a vincerla. E promuoveremo presto una lettera-manifesto che, ricalcata su quella della sinistra francese, ribadisca il principio per cui ci stiamo battendo: le persone non sono cose. La sottoporremo ai grandi nomi del centrosinistra italiano da Romano Prodi a Pierluigi Castagnetti, da Franco Marini a Rosy Bindi, da Pierre Carniti a Giorgio Tonini, contando che vogliano firmarla dimostrando lo stesso coraggio dei colleghi francesi e potendo contare sul coraggio di Patrizia Toia per far risuonare questo principio in Europa, dove lo stanno disarticolando: le persone non sono cose e i figli non si pagano.



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Adesso querelo

24 luglio 2014

INSULTI A "LA ZANZARA" E QUI, HO FINITO LE GUANCE
di Mario Adinolfi 

Da quando ho scritto Voglio la mamma so bene che ogni giorno a partire dalle primissime ore del mattino, momento di pubblicazione del post di giornata, per dodici ore abbondanti sarò oggetto di una raffica di insulti dei "liberali" di ogni risma. Di solito proteggendosi dietro l'anonimato, perché oltre a essere "liberali" questi liberali sono anche un po' vili, una caterva di volgarità viene scaricata sul sottoscritto. Sono inclusi spesso minacce, espliciti auguri di morte in condizione di sofferenza, riferimenti volgari che non risparmiano la mia famiglia. Tutto questo ogni santo giorno che Dio manda in terra: basta scorrere le migliaia di commenti quotidiani sulla mia timeline di twitter o sul profilo facebook. Io ho adottato una policy improntata alla massima evangelica del "porgi l'altra guancia" e non reagisco mai, lascio la totale libertà d'espressione sulle mie pagine persino ai troll anonimi, subisco gli insulti senza fiatare. E' una scelta: conto sul fatto che la libertà educhi anche i più ottusi, progressivamente, a farne un uso degno e dignitoso. Poi, di solito, in serata le presenza sul web si diradano, gli stalker da commento pubblico e messaggio privato si placano, magari complice un post più intimo o familiare riesco a riprendere controllo della mia pagina e a riconciliarmi con l'uso del web.

Ieri sera tra le 20 e le 21, quando appunto la rabbiosa carica violenta dei dementi dovrebbe essere dissolta dalle fatiche di giornata (che anche insultare per ore e ore è lavoro faticoso, benché non retribuito, almeno spero), mi sono rilassato un po' e ho postato una foto di mia figlia Clara, quattro anni, in visita a uno zoo e ho acceso la radio per ascoltare La Zanzara - Radio 24. Un po' di relax me lo merito anch'io, no? Bene. In pochi minuti mi sono beccato il solito troll che ha pensato bene di commentare la foto di mia figlia cianciando di quando "scoprirà l'esistenza fisica dell'uccello" e Severino Antinori, lo "scienziato" multimilionario che sta facendosi pubblicità sulla fecondazione eterologa, che su istigazione di Giuseppe Cruciani e David Parenzo evidentemente divertiti dall'impossibilità che avevo di replicare, mi definiva a freddo "uno stronzo" e un "sacco di merda".

Improvvisamente questo uno-due mi ha fatto rendere conto di un fatto: mi sa che ho esaurito le guance. Da quattro mesi, da quando è uscito VLM, me ne dicono di ogni. Ogni giorno, ogni ora. Io ho sempre detto che non avrei querelato mai nessuno e avrei lasciato libertà di espressione anche ai più violenti, volgari e ottusi.

Ecco, volevo avvertirvi che avete esagerato e ho cambiato idea.



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Unioni civili, neanche sanno scrivere le norme

23 luglio 2014

QUELLA LEGGE SUL MATRIMONIO GAY, PURE SCRITTA CON I PIEDI
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma ha deliberato nell'assemblea nazionale dei suoi circoli di domenica scorsa la nascita di un Comitato di Controllo dell'Attività delle Assemblee Elettive (CCAAE), sia a livello di singoli circoli territoriali che a livello nazionale, che si è immediatamente insediato e messo al lavoro. Abbiamo seguito così la seduta di ieri della seconda commissione del Senato, la commissione Giustizia, dove si è discusso del ddl Cirinnà. Abbiamo spiegato per settimane, anche ad alcuni amici un pochino ostinati, che il fronte del ddl Scalfarotto può essere momentaneamente abbandonato: la cosiddetta legge "anti-omofobia" è stata silenziosamente congelata, forse anche grazie all'azione martellante di VLM presso molti esponenti della maggioranza di governo, dunque non sarà approvata né entro l'estate, né entro il 2014. Manifestare in qualche decina ieri con il bavaglio alla bocca era sbagliato e un filo insensato: bisogna saper riconoscere quando si centra qualche traguardo. E sulla Scalfarotto per ora l'abbiamo centrato.

E' una vittoria definitiva? Certamente no, anzi si profila una battaglia molto più insidiosa. Grazie all'azione delle Sentinelle In Piedi, di La Manif Pour Tous Italia, di tante associazioni e forse anche un po' grazie a VLM siamo riusciti a spiegare la natura liberticida della legge sedicente "anti-omofobia". Ora il disegno è far avanzare a settembre la legge sulle unioni civili, quella che io chiamo la legge del "che-male-c'è". Che male c'è se due si vogliono bene e vogliono sposarsi anche se sono dello stesso sesso? Rispondere a questa domanda richiede pazienza e capacità di persuasione, oltre che disponibilità all'ascolto dell'interlocutore. E qui interviene il lavoro del nostro CCAAE, che spero possa essere utile per tutti i soggetti che unitariamente dovranno disporsi in campo per centrare un altro obiettivo, questo davvero decisivo: il ddl Cirinnà in discussione in commissione Giustizia al Senato non deve passare. Studiando il testo di legge e il dibattito parlamentare che attorno al testo si va sviluppando si capisce bene il perché.

Il ddl Cirinnà è un disegno di legge che equipara a tutti gli effetti l'unione civile tra omosessuali al matrimonio. E' solo una questione lessicale. Peraltro il testo normativo è scritto con i piedi. All'articolo 1 comma 2 si afferma perentori che "presso gli uffici del registro di ogni comune italiano è istituito il registro nazionale delle unioni civili tra persone dello stesso sesso". Il tono è solenne ma ignora che non esiste alcun "ufficio del registro" nei comuni italiani, dunque presso l'ufficio del registro non si può istituire alcunché. L'ufficio del registro è un ente dell'Agenzia delle Entrate addetto alla riscossione della tassa di registro. Questo per farvi capire il livello di ignoranza giuridica degli estensori della legge. E siamo solo al secondo comma dell'articolo 1. Proseguendo nello stesso articolo al comma 4 si legge che nel documento depositato all'ufficio del registro che come abbiamo visto non esiste, bisogna dichiarare "i dati anagrafici di eventuali figli minori dell'unione civile tra persone dello stesso sesso...nonché dei figli di ciascuna delle parti dell'unione civile". Fateci capire bene. Poiché le persone dello stesso sesso per natura non possono avere figli, ed escludendo perché precisato più avanti che non si sta trattando dei figli di "ciascuna delle parti", chi sono sono questi "eventuali figli minori dell'unione civile"? Per caso i figli nati da pratiche tipo utero in affitto et similia? E' un codicillo scritto ad hoc per il senatore Lo Giudice, che non a caso siede proprio in commissione Senato? E Renzi non aveva assicurato che questa legge sulle unioni civili per gli omosessuali sarebbe stata in tutto equiparabile al matrimonio, con l'esclusione del diritto di filiazione ed adozione?

E' più chiaro ora forse perché il lavoro del CCAAE dei circoli VLM può assumere per tutti i contorni del lavoro prezioso. Ieri monitorando la seduta della commissione Giustizia ha rilevato peraltro l'intervento dello stesso senatore Lo Giudice che ha addirittura espresso "perplessità" sul ddl Cirinnà affermando che "il divieto di adozione si basa su presupposti ideologici e privi di fondamento scientifico". Attenzione a questo intervento di Lo Giudice, infarcito di riferimenti alla Corte costituzionale e alla giurisprudenza italiana ed europea, perché è l'intervento che rende chiara la strategia LGBT: incassare l'approvazione del ddl Cirinnà, magari anche con il divieto di filiazione ed adozione, per poi adire immediatamente con un ricorso alla Corte costituzionale e poiché la legge equipara in tutto per tutto l'unione civile al matrimonio, richiedere "in ossequio al principio di uguaglianza enunciato dall'art. 3 della Costituzione" la rimozione di tali divieti. E poiché abbiamo capito bene ormai che aria tira alla Corte costituzionale, possiamo essere piuttosto certi di come la Corte sentenzierà. Conseguenza inevitabile, poiché i gay non hanno alcuna altra modalità per "figliare", la legittimazione dell'utero in affitto a cui la Corte costituzionale ha di fatto già aperto le porte affermando il "diritto incoercibile" delle coppie ad avere un figlio, quando ha sentenziato per rimuovere il divieto di fecondazione eterologa.

Peraltro l'articolo 6 del ddl Cirinnà prevede che l'unione omosessuale si scioglie anche per "decisione unilaterale" e non prevede procedure divorzili e assegni di mantenimento. Uno si stufa e se ne va. Conoscendo la volubilità e la durata media statisticamente accertata che non va oltre i cinque anni dei legami tra omosessuali, la lacuna nella normativa potrà provocare danni enormi, specie in presenza di minori all'interno di queste coppie. Davvero una legge scritta con i piedi. Profondamente sbagliata e scritta con i piedi. L'iter sussurrato nei corridoi parlamentari è: primo voto di approvazione al Senato entro settembre, approvazione definitiva entro il 2014.

Contro questo obbrobrio giuridico dobbiamo batterci. Uniti, perché uniti si vince. Capendo però quello che accade e con intelligenza politica. Noi di VLM mettiamo a disposizione tutto il nostro sforzo e le nostre strutture a partire dal CCAAE per la battaglia comune.



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Il cantautore di sinistra e le transitorie emozioni

22 luglio 2014

PER LE NIPOTINE DI ROBERTO VECCHIONI
di Mario Adinolfi 

Francesca Vecchioni, figlia del noto cantautore Roberto, si separa dalla compagna Alessandra. Succede. Francesca ha avuto due bimbe con cicli di fecondazione assistita e acquisto di gameti maschili in Olanda. In Italia era illegale farlo. Le bambine hanno due anni e ora sui siti lesbo è tutto un "chiedere diritti". E sul web si legge: "Le bimbe sanno che Alessandra è la loro madre, anche se per lo Stato italiano l’unica ad essere riconosciuta legalmente è Francesca, in quanto madre biologica". Le bimbe hanno due anni, sono gemelline, le due lesbiche si separano. Le "mamme" sono due persone note. A nessuno frega niente che a queste bimbe sia stata negata una figura paterna, a nessuno frega niente che la figura materna unica e indivisibile ("di mamma ce n'è una sola") sia stata frantumata nella dimensione duale di madre biologica e madre non biologica, a nessuno frega niente che l'equilibrio garantito dalla dimensione naturale e dialettica madre-padre (anche in caso di separazione) sia stato violentemente negato.

Benvenuti nel pianeta genitore 1-genitore 2, dove i bambini sono vittime dell'egoismo cretino di chi scambia i propri desideri per propri diritti. E strumentalizza persino una fallimentare separazione, che platealmente spiega perché un bimbo ha diritto alla figura paterna e a quella materna, per farci la lezioncina lesbo-friendly. A me piacerebbe invece porre qualche domanda. Con chi stanno le bambine? Quando arriverà una nuova "compagna della mamma" diventerà una terza mamma? E se dovesse arrivare una figura maschile? E la compagna dell'altra mamma, quella "non biologica"? C'è davvero bisogno di costringere le bimbe a tutta questa confusione? E come sono nate le bambine? Il padre "biologico" chi è? E' noto alle due che la compravendita di gameti maschili in Italia è illegale? Quanti interrogativi, quanta violenza gratuita sulla pelle di due bimbe. 

E a Roberto Vecchioni, papà di Francesca, che solo sei mesi fa esaltava sulla stampa nazionale "le due mamme innamorate" e dichiarava orgoglioso: "Ho accompagnato io Francesca in Olanda per fare la fecondazione, è stato entusiasmante", mi verrebbe da chiedere: sei ancora così entusiasta? E ancora dichiarava Vecchioni: "Quando sono nate, mi sono sentito rinascere, è stata una tale scarica di emozioni… Mi hanno regalato una seconda giovinezza". Ecco, a forza di dare la caccia a seconde giovinezze e scariche emotive, si perdono di vista la razionalità e la natura. A forza di pagare cicli di fecondazione assistita in Olanda, si generano bimbi senza radici e senza padri o senza madri, operando verso di loro una enorme violenza. Ma le persone non sono cose, i figli non si pagano. Oggi che le "due mamme innamorate" non ci sono più e è passato poco dalla "scarica di emozioni", Roberto Vecchioni magari può tornare a cantare che per lui vuole una donna-donna-donna con la gonna-gonna-gonna: "Prendila te quella col pisello e la bandiera nera", cantava il cantautore neanche troppi anni fa. Oggi chissà se va pensando almeno un po' a quelle sue nipotine senza papà, con troppe mamme e troppa confusione attorno. Tanta confusione che nessuno ha riflettuto seriamente sul vero diritto delle bimbe a non essere costrette a una genitorialità mutilata e artificiale, preoccupati com'erano nonni e "genitori" solo dei propri desideri, dei propri transitori entusiasmi, delle proprie transitorie emozioni.



permalink | inviato da marioadinolfi il 22/7/2014 alle 6:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Documento conclusivo dell'assemblea VLM

21 luglio 2014

La prima assemblea nazionale dei circoli di Voglio la mamma conferma la decisione di far crescere la dimensione associativa attraverso la creazione di circoli sul territorio che sostengano il manifesto noto come "i 20 punti" (capitolo 14 del libro), con particolare riferimento nella contingenza alla tutela dei soggetti più deboli: bambini nati e nascituri, anziani malati, donne oggetto di sfruttamento e umiliate anche sul fronte della maternità, minori oggetto di attenzione sessuale. Il principio che guida l'azione dei circoli VLM è uno: le persone non sono cose. Qualsiasi progetto che comporti come implicazione la riduzione della persona a cosa, riportandoci indietro di duemila anni, lo consideriamo progetto ingiusto, irrazionale, dannoso e retrogrado. Per questo, partendo dalla decisiva distinzione maschile-femminile e contrastando l'avanzata dell'ideologia del gender, ci opporremo con fermezza all'espansione di tale ideologia nelle scuole italiane, ci opporremo ai progetti di legge che intendono devastare il diritto di famiglia introducendo di fatto il matrimonio omosessuale e la conseguente legalizzazione dell'utero in affitto, ci opporremo all'avanzare di una cultura di morte imposta con gli strumenti dell'aborto chirurgico e farmacologico, dell'eutanasia, della sperimentazione eugenetica su embrioni e nascituri.

Le linee guida per la costituzione dei circoli VLM ricalcano l'esperienza dei circoli già costituiti: un nucleo di almeno tre persone con l'individuazione di un presidente, contatto email e creazione di una pagina Facebook per raccogliere gli aderenti, immediato collegamento alla struttura nazionale di VLM con comunicazione dell'avvenuta costituzione alla email adinolfivogliolamamma@gmail.com e infine organizzazione di una iniziativa pubblica di presentazione delle attività del circolo. I circoli costituiti cercheranno immediatamente un rapporto costruttivo e di sostegno con realtà del territorio che svolgano attività consonanti, in uno spirito sempre di unità e mai divisivo, appoggiando le iniziative altrui e contribuendo al loro successo. Segnatamente fin d'ora l'assemblea dei circoli VLM dichiara il proprio sostegno alla iniziativa nazionale delle Sentinelle in piedi che si terrà il 5 ottobre 2014 ed è pronta a collaborare in ogni territorio alla riuscita della manifestazione.

Le linee d'azione approvate dall'assemblea nazionale dei circoli VLM sono 5:

1. Creazione a partire da settembre di un quotidiano on line targato VLM per accrescere la circolarità dell'informazione attorno ai decisivi argomenti della tutela della vita, della maternità, dei diritti dei bambini, della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

2. Attività di monitoraggio di ogni circolo VLM sul proprio territorio rispetto alle scuole, agli ospedali, ai processi eticamente sensibili nei tribunali con particolare attenzione a ciò che avviene proprio nelle scuole, dove proporremo iniziative di sensibilizzazione con convegni rivolti a studenti e insegnanti proposti ove possibile dai consigli d'istituto.

3. Costituzione di un Comitato di controllo dell'attività delle assemblee elettive, sia a livello nazionale che a livello di singolo circolo territoriale, per far circolare tempestivamente le informazioni attorno a provvedimenti che dovessero riguardare la vita, la famiglia, i bambini o gli anziani, contrastando dichiaratamente l'iter parlamentare di disegni di legge come ad esempio il ddl Cirinnà sulle unioni civili, l'analogo ddl annunciato da Francesca Pascale, il ddl liberticida avanzato da Ivan Scalfarotto cosiddetto "anti-omofobia".

4. Proposta di un'assemblea unitaria in cui possano ritrovarsi i cittadini che aderiscono alle varie sigle che svolgono attività consonanti (Circoli VLM, Sentinelle in piedi, Manif pour Tous, Movimento per la Vita, Vita è, Giuristi per la vita, Forum delle associazioni familiari, Associazione famiglie numerose e tante altre) da svolgere entro il mese di ottobre.

5. Attenzione costante al mondo della comunicazione, delegata in particolare al lavoro del circolo VLM costituito all'interno della Rai, per contrastare la dilagante moda di un'informazione e di un intrattenimento offensivi per i valori della vita e della famiglia, sviluppando allo stesso tempo una modalità di comunicazione attorno a questi temi che sia efficace e non polverosa, in contrasto con i falsi miti di progresso ma allo stesso tempo capace di attirare almeno la curiosità anche dei più giovani.

L'azione dei circoli VLM e del coordinamento nazionale sarà improntata al massimo rispetto nei confronti delle persone, di tutte le persone di qualsiasi orientamento, senza identificazione con parti politiche ma con dialogo costante con esponenti politici e partiti che daranno ascolto alle nostre istanze. VLM è un'associazione apartitica, ma non apolitica: con la politica ci confronteremo costantemente e chiederemo attenzione alle proposte che via via avanzeremo. Rifiutiamo qualsiasi etichettatura della nostra azione come "omofobica", la consideriamo profondamente offensiva e assolutamente lontana dal nostro profondo rispetto per la persona, per tutte le persone. Ma le persone non possono essere ridotte a oggetti, i bambini non possono essere oggetto di compravendita, le donne non possono essere costrette a farsi comprare i loro ovuli o a affittare i loro uteri, chi fa leva sul loro stato di bisogno per esercitare questa che diventa di fatto una costrizione, compie un'opera di sfruttamento dell'uomo sulla donna che è indegno di essere considerato accettabile in un consesso civile contemporaneo. Le persone non sono cose e i figli non si pagano. Fedeli a questa concezione di tutela e rispetto della dignità umana, continueremo nella nostra azione e diamo appuntamento alle iniziative pubbliche di VLM sul territorio.



permalink | inviato da marioadinolfi il 21/7/2014 alle 4:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

Solidarietà a madre Eugenia di Trento

20 luglio 2014

Noi dei circoli Voglio la mamma nel giorno della nostra prima assemblea nazionale che si aprirà alle 15 all'hotel Nazionale di piazza Montecitorio intendiamo esprimere solidarietà a madre Eugenia Libratore dell'istituto Sacro Cuore di Trento. Non riusciamo a capire perché una scuola cattolica, con un progetto formativo chiaro e dichiarato, debba essere obbligata ad avere come docente una persona in esplicito contrasto con esso. Non riusciamo a capire perché se sei contrario al matrimonio omosessuale è giusto che tu perda il lavoro (caso Brendan Eich e Mozilla), è giusto che siano boicottati i tuoi prodotti (caso Barilla), è giusto che sia chiusa la tua azienda (caso Ashers Baking Company), è giusto che sia limitata la tua libertà d'espressione e in caso d'approvazione della legge Scalfarotto anche la tua libertà tout court. Però una scuola cattolica deve essere obbligata ad assumere o a rinnovare il contratto a chi è in esplicito conflitto con i propri valori e il proprio dichiarato progetto educativo. Non so come faranno a spiegarci il perché di questi due pesi, di queste due misure.



permalink | inviato da marioadinolfi il 20/7/2014 alle 9:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

Voglio la mamma in tour: le prime 16 date

19 luglio 2014

PARTE OGGI "LA TOURNEE DEI 100 GIORNI" DI VLM
di Mario Adinolfi 

Voglio la mamma è uscito ufficialmente quattro mesi fa, il 19 marzo 2014 e per far circolare le idee contenute nel libro abbiamo fatto di tutto: pubblicato e ripubblicato qui gratis tutti e 15 i capitoli del libro, girato l'Italia con un tour di primavera di 35 date in 14 regioni diverse, animato centinaia di circoli VLM che si ritroveranno domenica 20 in assemblea a Roma con tutti i cittadini simpatizzanti (hotel Nazionale, ore 15, piazza Montecitorio 137), costruito una pagina Facebook che ha ventottomila amici e cresce ancora. Ci hanno negato qualsiasi spazio sui giornali e in televisione, ma nonostante questo VLM è riuscito nel miracolo di essere ancora oggi al quarto posto nella classifica di categoria dei libri più venduti su Amazonhttp://www.amazon.it/gp/bestsellers/books/508880031/ref=pd_zg_hrsr_b_1_3_last e precisiamo: secondo Massimo Gramellini (Longanesi), sesto Beppe Severgnini (Rizzoli), ottava Lucia Annibali (Rizzoli), Gianantonio Stella (Feltrinelli), Vittorio Feltri (Marsilio) e Roberto Napoletano direttore del Sole 24 Ore (Rizzoli) rispettivamente tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo. Tutti nomi che possono contare sulla promozione quotidiana della grande stampa e della tv di prima fascia. Noi con la nostra navicella corsara, con un libro autoprodotto, senza una riga di recensione o un minuto di tv, senza la supercasaeditrice alle spalle, siamo lì da quattro mesi e in tanti si chiedono ancora come cavolo abbiamo fatto. 

Di chi il merito? Di tutti voi che avete ricoperto di affetto la fatica di portare avanti con VLM idee precise sulla tutela del più debole: del bambino nato e nascituro, della donna e della mamma, dell'anziano malato, del minore sfruttato sessualmente. Se il merito è vostro, vi dovevamo un ringraziamento. E allora il team di VLM ha messo in piedi un nuovo tour che parte oggi da Reggio Emilia e si concluderà il 28 ottobre a Casale Monferrato. Lo abbiamo chiamato la "Tournée dei cento giorni" perché per più di tre mesi gireremo l'Italia per raccontare quel che in VLM abbiamo scritto e anche per far festa insieme a tante realtà associative che vogliamo sostenere con la nostra attività. L'esordio di oggi è con le Sentinelle In Piedie a Reggio Emilia prima, alle 17, ci sarà la presentazione di VLM e poi a seguire la veglia delle Sentinelle. Ci raccontano di un clima caldo in città, non solo per l'estate emiliana da sole a picco. Non ci preoccupa.

Le date già fissate ad oggi sono 16, aggiungeremo come work in progress altre 19 tappe della "Tournée dei cento giorni", secondo criteri ben prefissati: location con più di cento posti a sedere (data l'affluenza misurata nel tour di primavera), preavviso di almeno due settimane. Per richiedere l'organizzazione di una data bisogna contattare per iscritto la struttura nazionale dei circoli VLM alla email adinolfivogliolamamma@gmail.com (la stessa dove si possono ordinare le copie di Voglio la mamma per ordinativi di copie plurime; per l'acquisto della copia singola il consiglio è utilizzare questo link http://www.amazon.it/Voglio-mamma-Mario-Adinolfi/dp/8891131571/ref=sr_1_1_bnp_1_per?s=books&ie=UTF8&qid=1405579764&sr=1-1&keywords=voglio+la+mamma visto che Amazon ha inserito VLM nei libri a consegna immediata, a casa vostra entro le 48 ore dall'ordine, per leggere il libro ovunque voi siate e farvi fare compagnia da noi così questa estate). Queste le tappe già fissate della "Tournée dei cento giorni".

19 luglio: Reggio Emilia 
20 luglio: Roma (assemblea nazionale circoli VLM, hotel Nazionale ore 15)
28 luglio: Lerici, festa di Avvenire (evento "Contro i falsi miti di progresso")
1 agosto: Summer School di The Post Internazionale.
10 settembre: Pistoia (Quarrata)
11 settembre: Piacenza
19 settembre: Massa
20 settembre: Verona 
24 settembre: Pavia 
26 settembre: Pontedera 
28 settembre: Latina 
3 ottobre: Trieste 
9 ottobre: Torino 
10 ottobre: Monza 
16 ottobre: Cagliari
28 ottobre: Casale Monferrato. 

I ragazzi sono (di nuovo) in giro. Ci si vede oggi a Reggio Emilia, domani all'assemblea dei circoli VLM a Roma o direttamente nella vostra città. Tanto non ci stanchiamo mai, abbiamo gambe e fiato finché vuoi. Incontriamoci, dai.



permalink | inviato da marioadinolfi il 19/7/2014 alle 4:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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