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Parlare di Homs

Homs è la città dei martiri siriani. Muoiono donne, giovani, tanti bambini. E' il luogo simbolo della mattanza di Assad, dittatore di Damasco che qualcuno anche a sinistra difende e di fatto tutela. Una tutela, in realtà, garantita soprattutto dall'inazione della comunità internazionale. Che non fa nulla per fermare questo massacro, in cui sono morti fino ad oggi 14mila civili. Alla Camera ho ritenuto utile parlare di Siria.


4 marzo 1985-4 marzo 2015

4 marzo 2015

Nel pomeriggio del 4 marzo del 1985 entrai per la prima volta in una sezione di partito. Si era, come oggi, a due mesi dalle amministrative e neanche 14enne venni attratto dal far qualcosa di concreto per le mie idee e la comunità. Facevo ancora il chierichetto e con altri ragazzi della parrocchia stampammo un volantino con su scritto "No all'aborto", lo distribuimmo a scuola. Mi fa tenerezza sia quel ragazzino che ero, sia pensare al me stesso di oggi: trent'anni dopo a fare più o meno la stessa cosa. (dedicato agli amici democristiani, popolari, direttisti e democratici con cui abbiamo percorso pezzi di strada, alcuni dei quali governano il Paese e pur con mille errori hanno fatto sì che l'Italia oggi non abbia le leggi francesi e spagnole e olandesi e belghe e tedesche e inglesi e austriache sui falsi miti di progresso)



permalink | inviato da marioadinolfi il 4/3/2015 alle 14:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

Mauro Coruzzi, Conchita Wurst e la verità

11 febbraio 2015

DA SANREMO, DIMENTICANDO PLATINETTE

di Mario Adinolfi per La Croce


?Mi è piaciuta la famiglia Anania e la sua lode al Signore, alla vita e alla Provvidenza; mi sono piaciuti Albano e Romina perché io sono convinto davvero che cantare a due voci “quanto mi piaci” sia la felicità; mi è piaciuto e molto Tiziano Ferro che ha proposto musica e parlato di musica; mi è piaciuta la canzone di Malika Ayane; mi è piaciuto Carlo Conti, sobrio, un po’ impacciate le vallette; mi è piaciuto il ragazzino ciccione che salutava il comico Alessandro Siani beccandosi una umiliazione, mi è piaciuto il ragazzino coraggioso, l’umiliazione è stata oscena e dicono persino che sia stata una gag studiata, quindi è peggio; mi sono piaciuti tanto gli Imagine Dragons.

Ma più di tutti mi è piaciuto Mauro Coruzzi. No, non la canzone: troppo jazz, poco popolare, affettata, in fondo suonava vittimista e un po’ falsa, troppo birignao. Andava bene per una puntata delle Invasioni Barbariche che fanno il 3%, non per gli 11,8 milioni di telespettatori di Sanremo (49% di share, un successone). C’è chi mi vuole convincere che essere snob, radicali e chic sia una figata. Ma io sono un tipo da pane e mortadella, troppa classe mi annoia. No Mauro Coruzzi non mi è piaciuto per la performance. Mi è piaciuto proprio lui. Mi è piaciuta la verità che emergeva nuda e cruda nell’istante stesso in cui rinunciava a trucco e parrucco. Suonava vero e addolorato Coruzzi con quella pelata, quella barba perfettamente incolta, quella camicia bianca a pennello se stava in piedi e terribilmente arricciata sulla pancia quando era seduto (conosco il problema, mai sedersi sugli sgabelli in tv caro Mauro, il bottone tira). C’era tanta verità e derivava dal contrasto con la sua versione imbellettata, la Platinette che ci fa divertire ma che è una maschera a cui Coruzzi ha rinunciato. E quanto sia chiara la distanza tra l’uomo e la maschera è stato evidente a tutti. Quanto la verità sia più possente della recita, non ha avuto bisogno di spiegazioni.

Certo Coruzzi cantava con Grazia Di Michele una lagnetta che provava a dire il contrario: che lui era un po’ uomo e un po’ donna, che ci sono i cattivi che lo giudicano se si mette il rossetto (ma quando mai, deve tutto il suo successo a quel rossetto e a quella parruccona da Platinette), che in realtà lui va valutato come indistinto “essere umano”. E’ il cuore della ideologia gender che finirà, purtroppo, per essere la cifra di questo festival di Sanremo anche per via della disgraziata decisione (che noi non accettiamo e stasera non guaderemo Raiuno) di far esibire sul palco come “superospite internazionale” un tizio che come cantante vale zero e non ha mai manco pubblicato un album, quel Conchita Wurst che esiste solo come icona dell’ideologia gender, capelli lunghi, vestito da donna e barba nera. L’indistinto, appunto: maschile e femminile che non sono nulla, solo un vestito da cambiare. Roba che non è, paccottiglia che una volta avremmo definito da avanspettacolo becero, oggi invece dobbiamo inginocchiarci e omaggiare altrimenti sei “omofobo”. Un marchio d’infamia e vai con gli insulti, chissà quanti ne attirerà questo articolo.

Ma per me così è e su questo giornale la libertà della verità conta e io voglio essere libero di dirlo. Me lo ha insegnato in tutta evidenza Mauro Coruzzi salendo sul palco di Sanremo finalmente privo della falsa armatura da cui si è fatto appesantire, mi sembrava il Robert De Niro di Mission quando finalmente qualcuno lo libera di corazze e spade che trascinava con sé, retaggio di un passato che oramai odiava. Coruzzi, come quel De Niro, esprimeva grandissima dignità e verità su quel palco di Sanremo, senza nascondere una forma di dolore. Il suo cravattino da smoking slacciato sulla camicia aperta valeva la barba inzaccherata di De Niro. Siamo così, siamo imperfetti. Se ci mettiamo a nudo lo siamo tutti. Ma la nostra bellezza è tutta nelle imperfezioni. Teniamole da conto. Non mascheriamoci. Siamo uomini e donne, maschi e femmine, ognuno con la sua specificità. Ma il gender che vuole raccontarci che l’essere maschio o l’essere femmina è solo un cambio d’abito, quello no, non spacciateci più ‘sta cazzata alla moda. Non è vera. E’ robetta da salotto.

La verità è Mauro, la recita è Platinette. La verità è sempre più bella, potente, emozionante di una recita. Il vero è, il non vero non è. Questa angosciante notte che volete dipingere per forza buia e in cui tutte le vacche sono nere è roba che passerà, come passano le mode, come passano le ideologie. Mauro Coruzzi, uomo senza trucco e parrucco, ha puntato un raggio di sole su quel buio e ha dimostrato, forse finanche a se stesso, che si sta più comodi senza indossare le maschere imposte dallo star system per farci sopra la grana. Ci rifletta, Coruzzi. Senza sceneggiate che, lo ha capito bene credo, sono davvero inutili.




permalink | inviato da marioadinolfi il 11/2/2015 alle 10:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

Lo scacco matto del Ppi ai Ds

31 gennaio 2015

Nell'editoriale di oggi su La Croce racconto qualcosa su Mattarella e sulla portata storica della sua elezione. http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/01/31/politica/serviva-un-presidente-cristiano

Dedicato ai miei amici popolari, che hanno vinto e mandato a casa la baldanzosa socialdemocrazia europea.

D'Alema è ai giardinetti, il Ppi domina le istituzioni. La resa dei conti è servita, il 1999 è vendicato.



permalink | inviato da marioadinolfi il 31/1/2015 alle 7:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

Per una moratoria Onu sull'utero in affitto

28 gennaio 2015

Dovete prendere pagina 3 de La Croce di oggi in edicola. La pagina fisica, cartacea. Affiggerla in bacheca al lavoro, in parrocchia, a scuola, nelle università. Raccogliere fisicamente le firme, di persone reali. Niente virtualità stavolta. Poi piegate benino la pagina con tutte le firme raccolte e la inviate a La Croce, piazza del Gesù 47 00186 Roma. Questa è la nostra mobilitazione per chiedere all'Onu la moratoria sull'utero in affitto. Il testo con le nostre richieste in nome di Sushma Pandey, ragazza indiana di 17 anni uccisi dalla stimolazione ovarica richiesta per soddisfare i bisogni di due ricchi occidentali che si volevano comprare un bambino, lo trovi quihttp://www.lacrocequotidiano.it/…/i-figli-non-si-pagano-gli… ma per favore prendete fisicamente la pagina 3 de La Croce di oggi e fatela girare ovunque. Il nostro giornale è diffuso in 30mila copie, ogni pagina raccoglie 13 firme, vogliamo raccogliere 300mila firme e già domani vi diremo cosa ne faremo.






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Un articolo imperdibile sulla vita che va

25 gennaio 2015

Mentre impaginavamo questo articolo ci siamo emozionati, questa pagina di Silvia Lucchetti è la più bella pubblicata su La Croce e oggi (nel giorno del Signore non usciamo e non lavoriamo, ci si ritrova in edicola martedì) abbiamo deciso di regalarla a tutti. Prendetevi qualche minuto per leggerla, se vi va. Giuro che ne vale la pena http://www.lacrocequotidiano.it/…/25/storie/dona-morte-santa

Una pagina che è stata un miracolo, ieri abbiamo passato la giornata a rispondere ai lettori che volevano sapere qualcosa di più su Silvia Lucchetti. Non la conosco neanche io, ci ha scritto via twitter, ci aveva mandato l'articolo e io come un cretino lo avevo perso in mezzo a migliaia di messaggi che mi arrivano al giorno. Silvia ci ha sostenuto ogni giorno, su Twitter ci massacrano, lei quotidianamente ci difendeva e ci informava sull'attenzione cheLa Croce - Quotidiano stava suscitando. Poi l'altro ieri mi ha sommessamente ricordato la storia dell'articolo. Le ho chiesto di rimandarmelo ed è finito in pagina con Giovanni Marcotullio, tipo che di penne se ne intende, che mi diceva: "Ma questa è grande letteratura, neanche giornalismo". Capito? M'ero perso una pepita d'oro. Silvia è giovane, bellissima, sposata con Cesare che le ha fatto trovare la pagina incorniciata a casa, sorprendendola. Potete salutarla su twitter @SilviaLucchetti e non so se abbia un profilo Fb



permalink | inviato da marioadinolfi il 25/1/2015 alle 14:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

Sulla questione della donna sottomessa

23 gennaio 2015

La giornalista di Canale 5 Francesca Barra ha commentato l'intervista a mia moglie Silvia che qualcuno di voi ha già letto sul tema della "sottomessa" http://www.lettera43.it/…/adinolfi-pardolesi-non-e-sessista…dimostrando coraggio. Forse tutta questa fatica non è inutile, forse qualche intelligenza si accende anche tra chi, come la collega di Matrix, non crede. Queste le parole per niente banali di Francesca, che voglio titolare con una sua frase:

ABBIAMO ACCETTATO TANTE CARICATURE DI AMORE
di Francesca Barra

L'intervista di Silvia Pardolesi, moglie di Mario Adinolfi, ha scatenato un dibattito che io reputo utile e coraggioso. Ha parlato di "sottomissione", qualcuno le ha obiettato che l'intera intervista smonta anni di emancipazione femminile. Io, invece, ho avuto voglia di leggerla e rileggerla e, sebbene non sempre sia stata d'accordo con suo marito, ho sempre riconosciuto la sua onestà intellettuale. E dunque, dopo tanto dibattere su "Charlie Hebdo" e libertà di espressione, mi stupisco che poi siate pronti a chiudere così facilmente e in modo retorico, liquido ed inconsistente, un argomento che coinvolge amore, dignità e matrimonio. Potete non essere d'accordo, ma quanto è interessante- e dunque faticoso lo so- mettersi in discussione per una volta, invece di aggredire lei o il suo modo di amare?
In fondo non l'ha imposto a voi. Forse ha toccato nervi scoperti, forse il confronto con la miseria di alcuni sentimenti, ci piega. 
Abbiamo accettato tante caricature di amore, di quel sogno primitivo e romantico che abbiamo abbandonato troppo presto.
Io ho provato istintivamente invidia. Perché non sono in grado di amare così. E lo riconosco. Mi piego difronte a tanta bellezza, anche se diversa da me. Ma dove c'è onestà, intelligenza, io mi fermo. Vado oltre. 
In tanti mi giudicano una donna di successo, spesso mi chiedono come io faccia a conciliare tutto. Immagino che pensino che abbia madri, tate e personale vario a mia disposizione. Vi sbagliate. E anche questa è emancipazione. Aver voluto una famiglia non perché faccia curriculum, ma per crescerla personalmente, accudirla. Non ho la tata fissa, non ho una suocera e mia madre abita talmente distante da me, che la vedo forse quattro volte l'anno. 
Ha trascorso la sua vita dimostrando amore e dedizione a mio padre. Non per questo ho provato disgusto per lei. Anzi. E' il più alto esempio a cui tendere. Lo ama ancora, dopo quarantacinque anni. E' il primo e ultimo amore della sua vita. La invidio mi madre, sì. Magari riuscirci.
L'ha preso per mano, sostenuto. Come ha fatto con noi. Ed è bella, davvero bellissima. E colta. Mia madre, bolognese trapiantata in Basilicata, fedele ad un solo uomo, alla famiglia, rigorosa e allegra, per niente cupa, per niente triste, è la mia donna ideale. Ancora oggi, quando mi chiama, mi chiede se ho comprato la carne in macelleria e non dove sia incerta la provenienza. Se sia andata al mercato a comprare la verdura, invece che fidarmi di confezioni plastificate.
Mi diverte mia mamma, se condividiamo anche scene di vita ordinaria, da donne. 
Ecco a cosa ho pensato in queste ore. A queste donne non ordinarie, oggi. Che hanno il coraggio di amare totalmente. E di sorridere, come Silvia sorride a Mario. Con l'anima.
Mi sono sentita improvvisamente piccola. Anche se sono sposata da dodici anni e ho due figli.
Ma poi, forse anche se non ho mai avuto un matrimonio da mulino bianco, ci siamo amati, allontanati, tradito aspettative e perdonato scivolate, ho pensato che dentro la nostra anima, scorre la stessa medesima aria. Aria di famiglia, di pace, di ricerca.
Mi ritengo una donna che non subisce il suo ruolo, non mi mortifica occuparmi e gestire la casa. Di contro, però, non faccio come molte donne che si dicono emancipate e poi accettano che il marito non cambi i pannolini ai bambini, subiscono corna a destra e a manca senza porsi qualche interrogativo etico. Per me si è genitori con identiche responsabilità, pur sapendo che non siamo affatto uguali, uomini e donne. Ma si può trovare il giusto equilibrio.
A me manca la fede. Per questo ammiro e rispetto chi la pratica. Qualsiasi religione. E rispetto i credenti. Per questo ho voluto comprare il corano. E rileggere la Bibbia. Perché la conoscenza è libertà.
Di contro, per quanto sia diventata "normalità" a me gli uomini che si scambiano sms con gli amici da adolescenti su segretarie da "scopare" , o che fanno fare figli alle mogli come fosse un punteggio da curriculum, che si coprono e pensano che indipendenza e emancipazione sia "scoparsi" appunto le altre, magari ragazzine acerbe spregiudicate e vuote che non valgono un'unghia della compagna ufficiale, ma forse proprio per questo...
O le donne che fanno lo stesso allenamento, senza sentirne mai, nemmeno un istante il peso, ecco... 
A me questi individui che non cercano un senso nella vita, che non si interrogano sulle proprie azioni, che pensano che sia più normale questa liquidità di principi, queste persone mi spaventano. Non mi fanno ridere, sobbalzare il cuore. Mi fanno pena...
Però... E' pieno di solidarietà sulle loro bacheche a libertà di espressione, emancipazione e amore.
Allora un'intervista come quella di Silvia a me serve come balsamo. Perché un mondo che quantomeno a interroga, esiste. E a me piace. Anche se non ho spesso condiviso le posizioni di suo marito, ho l'umiltà di riconoscere la sua onesta intellettuale . Siete pieni di incoerenze. Fate male al prossimo. Non vi stupite mai di chi si ama ?
Non equivocate il senso delle sue parole. Dibattete. Ma non offendetela.
"Se sentirsi sottomessa significa essere al servizio della mia famiglia e, quindi, fare tutto ciò che è in mio potere per rendere armoniosa la vita insieme a mia figlia e mio marito, allora sì, sono sottomessa."



Della questione ha scritto anche Elisa Calessi di Libero sulla sua pagina Facebook e mi ha fatto piacere perché Libero ha fatto un titolo un po' cretino riprendendo l'intervista di Silvia. Questo ha scritto Elisa:


E così anche Silvia Pardolesi, moglie di Mario, è finita nel mirino dei difensori della libertà di espressione, di vita, di amore sesso e rock and roll ma solo se nei modi e contenuti decisi da loro. Con tanti saluti a Je suis Charlie che giorno dopo giorno si sta rilevando la solita bandiera ipocrita. 
Non entro nella battaglia di Mario e de La Croce. Qui mi interessa solo dire che Silvia, per quel poco che la conosco incrociandola ogni domenica nel "kindergarten" che è diventato la parte in fondo di Chiesa Nuova , è l'opposto della donna repressa o non emancipata che l'idiozia di molta stampa ha voluto appiccicarle per quella parola, sottomessa, nobile e profonda se solo se ne guardasse l'etimologia e il senso. L'intervista che ha fatto a Lettera43 mi è piaciuta molto. E' stata coraggiosa, limpida, determinata ma senza astio. Ha raccontato la bellezza anche faticosa di un rapporto che è come i tronchi degli alberi. Fatto di corteccia e linfa. E che peró descrive l'amore per cui siamo fatti. Perché il "per sempre" lo vogliamo tutti. L'esclusività è il tessuto di quel mistero che ci fa desiderare una persona. Lo si voglia, lo si riconosca o no. Ha difeso con intelligenza e libertà suo marito. Con quella libertà che i difensori di cui sopra si sognano. Volevo ringraziarla pubblicamente e scusarmi per le stupidaggini che molti della mia categoria hanno scritto. Brava Silvia.



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Voglio bene a Ferrara, auguri a Cerasa

22 gennaio 2015

Ieri Giuliano Ferrara in maniera un po' sciatta alle Invasioni Barbariche m'ha mezzo insultato ("o pokerista o Ratzinger" è una dicotomia un po' cretina è come se io dicessi "o ateo o devoto", è proprio il miscuglio di sapori a rendere il piatto interessante, non siamo gente da pranzi sciapiti, anche se ultimamente l'ex conduttore di Otto e Mezzo è dimagrito e per questo forse mi dà del "ciccionissimo" davanti alla magrolina Bignardi in Sofri), ma non gliene voglio, anzi bene gli voglio sempre e spero che la nascita de La Croce abbia aiutato la autorottamazione che porterà alla direzione del Foglio il giovane Claudio Cerasa, auguri a lui. Il Foglio è uno strumento decisivo della battaglia contro la cultura mortifera dei falsi miti di progresso e noi non lo considereremo mai un concorrente da denigrare, ma una testata che ammiriamo, la cui lettura sempre consiglieremo. Non si dividono le forze in campo quando sono esigue, meno che mai per piccole gelosie, invidiette, scontro tra ego. Sarebbe veramente da cretini. Quindi viva Ferrara, viva il Foglio e viva Cerasa.

Intanto però.

Il numero de La Croce di oggi dovete proprio leggerlo. Per la storia della donna sottomessa e dei preservativi per cui rimando al mio editoriale http://www.lacrocequotidiano.it/…/la-cultura-della-vita-all… e al pezzo da collezione di Costanza Miriano. Per la cultura della vita che riparte con una March for life da mezzo milione di persone di cui ci scrive direttamente da Washington Federica Thistle. Per Filippo Savarese che citaGigi De Palo e lancia l'allarme sul registro unioni civili a Roma. Per l'iniziativa di Gianfranco Amato, Carlo Casini, Toni Brandi ieri in Senato raccontata dai medesimi. Perché torna a scrivere per noi oggi Berlicche. Per l'inchiesta sullo stadio della Roma, per l'articolo su Floris e Giannini che non fanno il 10% in due. Perché torna a scrivere Katia Giardiello e grida: "Mamme dove siete?". Per il Papa, che pubblichiamo integralmente e con cui apriamo in prima pagina: "Ogni figlio è una benedizione", con riflessione di don Antonello Iapicca, missionario in Giappone. Questo e moltissimo altro è il nostro giornale. Se vi piace cercatelo in edicola e se non lo trovate in edicola o volete leggerlo quando volete, dove volete, a prezzo ridotto e ricevendo a casa la nuova edizione di Voglio la mamma gratis et amore Dei, abbonatevi alla versione digitale tramite il link www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora e farete bene perché un quotidiano così o lo odiate e lo insultate (come sapete la pratica è diffusa) o non potete perdervene neanche un numero.



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Con una copia in mano de La Croce quotidiano

17 gennaio 2015

Vanno a imbrattare la redazione di Tempi e a insultare i giornalisti della redazione di Luigi Amicone, inventano notizie completamente false e brigano per non far svolgere un convegno sulla famiglia, dicono cose indicibili contro il nostro quotidiano, vorrebbero che non parlassimo e avevano in mente un ddl in cui ognuno di noi potesse essere condannato per le proprie idee a 6 anni di galera. 

Poi scrivono che loro sono Charlie. 

Per chi vuole ci si vede oggi alle 15 a Milano al convegno delle polemiche in Auditorium Testori (mai intitolazione fu più felice, piazza della Città di Lombardia 1) con in mano una copia de La Croce quotidiano.



permalink | inviato da marioadinolfi il 17/1/2015 alle 7:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

Dal 13 gennaio siamo in edicola

11 gennaio 2015

LE 5 COSE DA FARE PER NON PERDERE LA PRIMA COPIA DE LA CROCE


Come sapete da martedì 13 gennaio siamo in edicola con La Croce - Quotidiano, noi stiamo lavorando e tanto per costruire un giornale che non vi annoi, voi siete almeno curiosi e non volete perdervi il primo numero. Ecco come fare.


1. Il modo più semplice per non per perdersi nessun numero de La Croce è abbonarsi e ci si abbona tramite il link www.lacrocequotidiano.it/abbonati-oracon cui si acquista a prezzo assai vantaggioso (la singola copia è scontata del 60%) un codice con cui si può scaricare il quotidiano ogni giorno a partire dalla mezzanotte comodamente su qualsiasi supporto: computer, tablet o smartphone.

2. Se sei già abbonato in queste ore sono in consegna i codici; se entro le 16 di lunedì non hai ricevuto i codici d'accesso scrivi a lacrocequotidiano@gmail.com indicando l'email sulla quale hai richiesto l'attivazione e provvederemo a inviarteli prima della mezzanotte, orario dal quale sarà possibile scaricare la prima copia del giornale.

3. Se invece vuoi acquistarci in edicola pre-avverti oggi e domani il tuo edicolante dell'uscita del giornale: "Martedì 13 esce un nuovo quotidiano, si chiama La Croce, mi interessa e lo verrò ad acquistare da te". Gli edicolanti devono gestire centinaia di testate e spesso non sono informatissimi, soprattutto su un nuovo prodotto, quindi è bene sensibilizzarli oggi e domani sull'uscita di martedì.

4. In due centri stampa (uno in Abruzzo a Carsoli, uno in Lombardia vicino Monza) nella notte tra lunedì e martedì le rotative stamperanno decine di migliaia di copie del primo numero de La Croce, i trasportatori le caricheranno e le porteranno ad oltre sessanta distributori locali, i distributori locali le porteranno nelle singole edicole coordinati da una società di distribuzione nazionale. E' un meccanismo complesso, che siamo certi che funzionerà a meraviglia, ma vi chiediamo un po' di indulgenza. Saremo distribuiti dal martedì al sabato (domenica e lunedì il giornale non esce) in decine di migliaia di punti vendita, capillarmente nei comuni capoluogo di provincia, ma cercando di arrivare anche nei comuni minori. Per chi abita nei piccolissimi centri è consigliabile l'abbonamento perché i distributori locali chiedono prezzi esorbitanti per portare copie dove ritengono che se ne possano vendere pochissime. E' una loro valutazione ma più il giornale sarà letto più i distributori saranno invogliati ad ampliare capillarmente la distribuzione.

5. Sia che siate abbonati, sia che siate orientati all'acquisto in edicola, per qualsiasi problema scrivete a lacrocequotidiano@gmail.com dove è attivo uno staff che tenterà di risolvere ogni questione. Siate gentili e risponderanno a tutti. Non scrivete qui sui social, ma usate l'email per avere risposte ai vostri bisogni. E ora noi torniamo a fare il giornale. Ci si legge martedì 13.




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Io sono Charlie, io non sono Charlie

8 gennaio 2015

C'E' UNA SOLA STRADA E PARTE DA RATISBONA
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

Sono Charlie? Non sono Charlie? Solo nella follia isterica da social network ci si può lanciare a cadaveri ancora caldi in una bella rissa da derby Roma-Lazio con ragionamenti di tipo binario. Terroristi islamici hanno ucciso dodici persone, tra queste cinque sono vignettisti di un giornale satirico molto irriguardoso nei confronti delle religioni. Immaginavo che gli ingredienti fossero talmente terrificanti eppure straordinariamente letterari da imporci una riflessione complessa, almeno articolata. E invece ho ricevuto pressione affinché mi schierassi subito e schierassi un giornale che si chiama La Croce e da ieri forse ha un motivo in più di preoccupazione. Sei Charlie o non sei Charlie? Ho chiesto a tutti di lasciarmi ragionare, per una volta niente polemica belluina. Ho raccolto le idee, mi sono confrontato con alcuni amici, ho detto poi quello che ho pensato in radio ed ora eccomi qui. Astenersi perditempo e tifosi, qui si prova a capire.

Le vignette di Charlie sono orrende e molto volgari, platealmente blasfeme. A chi mi ha proposto di pubblicarne qualcuna sul primo numero de La Croce ho risposto: ma siete matti? Siete davvero così capaci di immaginare strumentalizzazioni di qualsiasi cosa? No, non strumentalizzerò i dodici morti e continuerò a dire che la satira di Charlie Hebdo non è satira, è insulto. C'è anche la libertà di insultare, certo, ma non è il modo migliore di impiegare la libertà. Affermando questo divento ipso facto un sostenitore del terrorismo islamico? Evidentemente no, spero proprio di no. Anche perché questa vicenda non è terrificante per colpa di Charlie Hebdo. Questa vicenda ci costringe a parlare di Islam. Il tema è questo, il nodo è questo, le spine sono tutte lì.

A un cristiano che si sia sentito offeso dalle innumerevoli vignette di Charlie contro la Chiesa, Gesù, la Madonna, Dio e il Papa non sarebbe mai venuto in mente di organizzare un commando militare armato di kalashnikov e annientare fisicamente la redazione. A un islamico è venuto in mente, non solo ci ha pensato, ha messo in atto il piano. Perché questa differenza? Perché il Dio dei cristiani è Logos, è ragione. E' antropomorfo, lo pensiamo con la barba bianca e con la barba bianca è ritratto, noi siamo creati a Sua immagine e somiglianza. Il Dio invocato dagli attentatori di Parigi non è ragione: è Grande (Allah u Akbar è il grido che precede l'azione), è Vendicativo, è Potente, è blasfemia ritrarlo, è blasfemia irrididerlo, è blasfemia irridere il suo Profeta che ha scritto il Corano con lettere di fuoco per diretta dettatura da parte dell'Angelo. Ed essendo dettatura di Allah a Maometto, il Corano non è interpretabile. La Bibbia si interpreta, il Corano si osserva. In termini letterali. E la lettera del Corano è violenta. Questo è il nodo, qui sono le spine.

Un Papa coraggioso e da troppi irriso, Benedetto XVI, in un discorso "con i rappresentanti della scienza" a Ratisbona indicò all'Islam il modo per sciogliere il nodo proponendo il modello adottato dal cristianesimo. "Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio, La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima", dice Ratzinger il 12 settembre 2006 in quel discorso. Per l'Islam Dio è "assolutamente trascendente" e vive in una condizione di inconoscibilità (da cui la blasfemia nel solo ritrarlo, figuriamoci nell'irriderlo con vignette) che gli permette anche la libertà dell'irrazionalità. Il Dio cristiano è Logos, è ragione. Benedetto propone all'Islam l'apertura alla ragione, il sapersi far attraversare dalla ragione. Benedetto cita l'Illuminismo. Già proprio l'Illuminismo che tanta gloria ha dato alla Francia e in nome del quale Benedetto e tutti i Papi potevano essere settimanalmente insultati da Charlie Hebdo. Ma il cristianesimo dall'Illuminismo si è fatto attraversare e del rapporto tra ragione e fede ha fatto il suo punto di forza. L'Islam no. Il nodo è qui.

Poi c'è un Islam moderato, composto dalla stragrande maggioranza dei musulmani, che non imbraccia il kalashnikov. Ma che adora Allah, Grande e Inconoscibile, Violento e Vendicativo. In nome dello stesso "Allah u Akbar", nella totale irrazionalità della conversione violenta dell'Infedele e dell'uccisione dello stesso, l'Islam uccide in Pakistan, in Afghanistan, in Iraq, in Iran, con le pattuglie di Al Queda, in tutto il Medio Oriente con il terrore assoluto dell'Isis, in Nigeria con Boko Haram, in Indonesia, nelle Filippine, in Malesia, in mezza Africa sahariana e subsahariana, nello Yemen, in Arabia Saudita. Gridando Allah u Akbar hanno ucciso in Spagna, a Sydney, attaccando le Torri Gemelle e il territorio americano come mai nessuno aveva mai osato, ieri a Parigi.

Se ne esce solo partendo da Ratisbona e arrivando a Istanbul dove un altro Papa, Francesco, ha invitato i leader islamici ad alzare alta la loro voce contro la violenza islamica, non avendo paura di dire che "a causa di un gruppo estremista e fondamentalista, intere comunità, specialmente – ma non solo – i cristiani e gli yazidi, hanno patito e tuttora soffrono violenze disumane a causa della loro identità etnica e religiosa. Sono stati cacciati con la forza dalle loro case, hanno dovuto abbandonare ogni cosa per salvare la propria vita e non rinnegare la fede. La violenza ha colpito anche edifici sacri, monumenti, simboli religiosi e il patrimonio culturale, quasi a voler cancellare ogni traccia, ogni memoria dell’altro". Francesco lo ha detto chiaro al Presidente degli affari religiosi al Diyanet a Istanbul e lì ai capi islamici ha detto: "In qualità di capi religiosi, abbiamo l’obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani. La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto, la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace. Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche". Così si scioglie il nodo. Se i capi religiosi islamici con una forza e un'unità ad oggi non ascoltate proclameranno "la più forte condanna" contro l'irrazionalità della violenza. Se ne esce partendo da Ratisbona e arrivando a Istanbul, chiedendo all'Islam prima di tutto di aprirsi al confronto con la ragione, abbandonando la pretesa dell'adorazione letterale del Corano. Poi pretendendo, in nome della ragione, la condanna definitiva della violenza da parte di tutti i capi religiosi islamici.

L'Islam uccide, a ogni latitudine: è tempo di andare alla radice di questa violenza e inaridirla, impedirle qualsiasi nutrimento. Anche l'irrisione della religione islamica e la marginalizzazione violenta dei musulmani nelle nostre città sono nutrimento di quella radice. Non cadiamo nella trappola che i fondamentalisti sanno benissimo azionare.

Per il resto, salvaguardiamo la radice della nostra civiltà costruita attorno alla libertà. Riscopriamo questa radice, che è cristiana, senza infingimenti. Dall'azione dei cristiani può derivare la costruzione di ponti pacificatori. Dobbiamo esserne consapevoli. Le dodici vittime dell'assalto a Charlie Hebdo risveglino questa nostra consapevolezza.




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A Scalfarotto e compagni, sul convegno di Milano

5 gennaio 2015

NON CI FAREMO INTIMIDIRE
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

C'è un risvolto fastidioso della falsa notizia diffusa da Repubblica che sta rimbalzando praticamente su tutti i media (oggi l'ho sentita in radio al Ruggito del Coniglio e ieri l'ho letta persino in un editoriale di Giuliano Ferrara sulla versione on line de Il Foglio) secondo la quale con i miei amici Costanza Miriano, padre Maurizio Botta dei Cinque Passi e Marco Scicchitano daremmo vita sabato a Milano a un convegno che avrebbe come obiettivo quello di "curare i gay". Il risvolto fastidioso è l'averci messo sulla difensiva: da 48 ore non facciamo altro che giurare e spergiurare di non avere niente contro i gay, di non avere competenze per parlare di teorie riparative, di non essere omofobi. Tutto vero, ovviamente. Ma, francamente, non credo di avere la necessità di ripeterlo ancora. Altrimenti vorrebbe dire che l'obiettivo intimidatorio di chi ha diffuso ad arte una notizia completamente inventata e falsa per la quale dovrebbe solo chiedere scusa, è stato centrato. E noi invece noi ci faremo intimidire.

Sabato 17 gennaio alle ore 15 a Milano sono certo che saremo in tanti nel palazzo della Regione a ribadire quel che con i miei tre amici speciali Costanza, Marco e Maurizio andiamo ripetendo da mesi: le persone non sono cose, i figli non si pagano, gli uteri non si affittano, i malati non si ammazzano, le persone senza voce e deboli a partire dai bambini anche nascituri e dai sofferenti si accolgono, si amano, si curano. Saremo in tanti "contro i falsi miti di progresso". Saremo tanti, tanti di più di quelli che ci vorranno intimidire picchettando l'ingresso, fischiandoci e provando ad infiltrarsi nella sala per impedirci di parlare, provando a metterci in bocca parole che non abbiamo mai pronunciato, secondo lo schema mistificatorio e violento proprio dei fascisti.

E a quell'esponente di governo che ci ha definiti portatori di "arrogante inciviltà" vorrei dire che non ci intimidirà nemmeno lui con il suo potere esibito, con la sua legge che voleva comminare sei anni di galera a chi avesse osato affermare che l'omogenitorialità è un falso mito di progresso e che non esiste nessun diritto degli adulti ad avere figli. Esiste il diritto dei figli ad avere una mamma e un papà. Dicendo queste cose abbiamo bloccato la sua legge, non gliel'abbiamo fatta approvare. Ci siamo alzati in piedi, magari silenziosamente e leggendo un libro, non ci siamo fatti intimidire né dal suo potere né dalla violenza fisica di chi ha spaccato la faccia a ragazzi inermi, mandato all'ospedale anziani preti, mirato anche sui bambini con bottigliate e gavettoni pieni di piscio. Non ci avete intimidito neanche insultando i nostri piccoli, figuriamoci se ci faremo intimidire da un giornale screditato che inventa notizie false e da qualche potente che farà pura strumentalizzazione partitica di un evento pacifico dove parliamo sempre con il sorriso sulle labbra. Ci sono le registrazioni degli eventi passati, guardatevele.

Sorridiamo e ridiamo di gusto, insieme a tutti coloro che ci vengono ad ascoltare. Perché siamo amici e ci diciamo la verità. Non abbiamo facce torve e deformate dalla menzogna e dall'odio. Vogliamo bene anche a voi che ci contesterete per lucrare un po' di visibilità, conosciamo la miseria umana.

Ma voglio che vi sia ben chiaro che qualsiasi cosa ci farete, qualsiasi cosa vi inventerete per intimidirci ancora, il nostro sorriso e la nostra parola non li spegnerete. Sono il sorriso e la parola dell'anima cristiana e popolare del nostro paese, che sta resistendo all'offensiva antropologica di chi vuole trasformare le persone in cose e varare leggi che renderebbero i figli meri oggetti di compravendita. Ci troveremo in tanti per ribadire questo, solamente questo: viva l'Italia, l'Italia che resiste. Ci vediamo sabato a Milano, città medaglia d'oro della Resistenza.




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Al Quirinale Mattarella, Franceschini o Prodi

27 dicembre 2014

PICCOLA GUIDA PRATICA PER L'ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO
di Mario Adinolfi

Con il discorso di Capodanno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci saluterà, il suo settennato durato quasi nove anni si concluderà tecnicamente con le dimissioni formali il 14 gennaio 2015, dopodiché il presidente del Senato Pietro Grasso sarà Capo di Stato reggente fino all'elezione del nuovo inquilino del Quirinale che avverrà presumibilmente al quarto degli scrutini convocati dalla presidente della Camera Laura Boldrini, presumibilmente il 29 o 30 gennaio 2015. Questa è una piccola guida pratica utilizzabile dunque per il prossimo mese per evitare di dire e scrivere cazzate attorno a un'elezione determinante per gli equilibri di potere e per la storia italiana dei prossimi sette anni.

Cominciamo dai fondamentali. Chi elegge il presidente della Repubblica? Il Parlamento in seduta comune (630 deputati e 321 senatori) integrato da un numero esiguo (58) di designati dai consigli regionali. In tutto votano 1.009 persone che vengono definiti "grandi elettori". Per eleggere il presidente della Repubblica serve nei primi tre scrutini una maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti l'assemblea (672 voti), dal quarto scrutinio in poi basta la maggioranza assoluta (505 voti). Può essere eletto presidente della Repubblica qualsiasi cittadino italiano che abbia compiuto cinquant'anni e goda dei diritti civili e politici. Dunque non Matteo Renzi (va per i 40 anni), non Enrico Letta (va per i 49 anni), non Alex Zanardi (va per i 49 anni), non Silvio Berlusconi (va per i 79 anni ma non ha i diritti politici).

Il numero più alto di grandi elettori è di gran lunga nel forziere del Pd: sono 446, più i 28 del raggruppamento satellite Autonomie-Psi-Pli. Il "Patto del Nazareno", cioè l'intesa Renzi-Berlusconi per cambiare Costituzione e legge elettorale che secondo alcuni conterrebbe anche un'intesa sul Quirinale, potrebbe agevolmente eleggere il nuovo presidente della Repubblica visto che numericamente il secondo gruppo di grandi elettori per quantità è proprio quello di Forza Italia con 143 voti a disposizione, più i 15 del Gal che nacquero proprio da una costola berlusconiana a inizio legislatura. Ne avrebbe 143 anche il Movimento Cinque Stelle, ma c'è chi parla di possibili nuove defezioni entro la data decisiva del 29 gennaio. Già oggi gli ex M5S arruolabili per le manovre in atto attorno al Quirinale sono 17. Alfano può contare su 63 grandi elettori targati Ncd, con l'area centrista che ha anche 33 voti targati Scelta civica e 28 di Per l'Italia-Udc. Chiudono il conteggio 39 grandi elettori leghisti, 34 di Sel e 9 di Fratelli d'Italia, più 11 "indipendenti" (senatori a vita più qualche apolide). Questi sono i numeri e prima di chiacchierare su chi sarà il prossimo presidente della Repubblica, contate. Contare fa sempre bene. I numeri spiegano tutto.

L'opzione "elezione al primo scrutinio", cioè superando la soglia dei 672 voti al primo colpo, prevede il coinvolgimento del Patto del Nazareno (Pd con 446 voti più i 28 satelliti, Forza Italia con i 143 voti più i 15 satelliti) d'intesa con l'intera area centrista (63 Ncd, 33 Scelta Civica, 28 Per l'Italia-Udc). Questo blocco potrebbe contare sulla carta su 756 grandi elettori complessivi e proprio in queste ore si sta lavorando per compattarli attorno al nome di Sergio Mattarella: 74 anni, docente universitario, più volte ministro, già vicepresidente del Consiglio, dell'area cattolica del Pd, dal 2011 giudice costituzionale. Il problema è che i 756 esistono, ma solo sulla carta. Sia il Pd che Forza Italia portano in seno un gruppo di franchi tiratori che proveranno a impallinare qualsiasi ipotesi di larga intesa al primo scrutinio, che risulterebbe un successo troppo rilevante per la strategia del Patto del Nazareno, dopo lo spettacolo osceno dell'elezione del presidente della Repubblica del 2013 con il Parlamento paralizzato dai veti e il ricorso alla rielezione di Napolitano per sbloccare l'impasse.

Se Renzi portasse a casa l'elezione del presidente della Repubblica al primo scrutinio dimostrerebbe una capacità imperiale da "pax renziana" che i suoi avversari interni non vogliono assolutamente gli sia riconosciuta. E così i sostenitori del gruppo Cuperlo-Fassina nel Pd, così come gli amici di Raffaele Fitto in Forza Italia proveranno a far saltare qualsiasi ipotesi di elezione al primo scrutinio. Quanti sono i franchi tiratori in tutto? Non più di una ottantina secondo i miei calcoli aggiornati. Ma come, diranno i politologi da scuola serale, a impallinare Prodi nel 2013 furono in 101 e tutti del Pd, come mai oggi i franchi tiratori sarebbero solo un'ottantina compresi gli amici di Fitto? Semplice. Perché tra quei 101 la parte del leone la fecero i renziani, che oggi ovviamente non sono più tra i franchi tiratori, per far saltare allora l'ipotesi di "pax bersaniana" che avrebbe condotto l'ormai ex segretario del Pd a Palazzo Chigi nonostante la batosta elettorale. Dunque tolti i renziani e tolti gli ex popolari, che pure impallinarono Prodi e oggi sono con Renzi, tolti anche i "giovani turchi" (Orfini e il capogruppo Speranza) ormai allineati e coperti sotto la tolda di Matteo, lo stesso Matteo che irridevano e tacciavano di parafascismo sulle colonne dell'Unità per tutto il 2012, diciamo che i franchi tiratori del Pd si sono ridotti a un drappello di una cinquantina di unità agli ordini dei giapponesi Cuperlo e Fassina. Una trentina fanno invece capo a Fitto.

I numeri sarebbero comunque a rischio. Togli ai 756 voti sulla carta un'ottantina di franchi tiratori e i 672 voti necessari a eleggere il presidente della Repubblica al primo scrutinio diventano ballerini, bastano un paio di raffreddori e si rischia l'imbarcata. Renzi non vuole fare figuracce e allora con ogni probabilità i primi tre scrutini trascorreranno tra scelte dei gruppi di votare scheda bianca o candidati di bandiera. Roba divertente, fa colore. Poi dal quarto si fa sul serio e se l'intesa c'è si cala l'asso di bastoni.

L'alternativa più realistica al nome di Sergio Mattarella si chiama Dario Franceschini. Il ministro della Cultura, già segretario e capogruppo del Pd, ha la stessa età che aveva Francesco Cossiga quando venne eletto presidente della Repubblica. Va per i 57 anni e è capace di riconoscere equilibri e rapporti di forza. Insomma, non sarebbe d'ostacolo alle volontà di Renzi. Almeno per ora. Nel caso di modifiche degli equilibri e dei rapporti di forza, vi si sa agilmente adattare. E' cattolico, ma anche divorziato risposato. Anzi, dalla giovane moglie Manuela sta per avere un figlio, novità che rinfrescherebbe e parecchio l'immagine quirinalizia. Come Cossiga, potrebbe essere un presidente inizialmente noioso e progressivamente sempre più sorprendente. Sconta l'astio manifesto di alcuni grandi elettori del Pd aggiuntivi rispetto al duo Cuperlo-Fassina. Il capogruppo Roberto Speranza e Matteo Orfini gliel'hanno giurata, i lettiani provano un odio fisico perché lo impersonano nel "tradimento" che portò il Pd a scaricare Enrico Letta proprio a favore di Matteo Renzi. Ma è il rapporto con Renzi che rende forte Dario, un rapporto denso e personale fin dai tempi antecedenti alla Margherita. Nella fase iconoclasta antiveltroniana Renzi lo definì "vicedisastro", è vero, perché Franceschini era il vice del primo segretario del Pd. Ma Renzi sa anche che la sua scalata al Pd è stata favorita da un'intervista estiva in cui proprio Franceschini modificò gli equilibri interni annunciando il suo passaggio atletico dalla compagine bersaniana a quella renziana alle primarie 2013. Renzi non ha dimenticato, anche se non è la gratitudine la caratteristica primaria del presidente del Consiglio.

Dal quarto scrutinio in poi i nomi possono essere tanti: Pierferdinando Casini si gioca la piccolissima chance di essere estraneo al Pd, come chiede la pattuglia di Alfano, ma è un nome troppo polveroso per i gusti di Renzi che pure lo tiene in grande considerazione politica; Berlusconi finge di essere pronto pure a trangugiare il nome di Romano Prodi in cambio di "garanzie" (quali, è facile intuirle) e sarebbe il capolavoro di Renzi portare al Quirinale quello che i suoi hanno impallinato un anno e mezzo fa, me personalmente credo che Forza Italia non potrà sostenerlo, anche se c'è chi mi giura che sarà proprio il Professore il successore di Napolitano. Metto alla rinfusa tra i papabili: il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, quello della Difesa Roberta Pinotti (vera star dei fan della quota rosa), l'ex segretario del Pd Pierluigi Castagnetti fortemente sponsorizzato da Graziano Delrio, lo stesso Graziano Delrio.

Toglietevi dalla testa i nomi fantasiosi. Di Alex Zanardi ho già detto. Non sognate Milena Gabanelli, Stefano Rodotà, Riccardo Muti, Renzo Piano, Emma Bonino, Roberto Benigni o Gino Strada al Quirinale. Non accadrà, il sistema non affida se stesso a un parvenu o un cane sciolto, questo non è un film con Claudio Bisio. Questo è un complesso e raffinato gioco tutto interno al sistema politico, le cui chiavi di comprensione sono tutte e solo politiche, legate ad alchemiche formule derivanti dai rapporti di forza. Se volete parlarne, parlate di questo. Il resto è pura chiacchiera. Poi, tra un mese, mi direte se ho avuto ragione.




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Il primo Natale di Gammy contro Erode

24 dicembre 2014

NATO COME FOSSE BETLEMME

di Mario Adinolfi per La Croce


Ieri Gammy ha compiuto un anno e si appresta a vivere nel villaggio a cento chilometri da Bangkok dove abita il suo primo vero Natale con la giovane mamma Goy e con suo marito che gli fa da papà. E' il suo primo vero Natale perché quando Gammy venne al mondo il 23 dicembre 2013 in troppi avrebbero preferito che non fosse mai nato. Aveva una pesante infezione polmonare ed era a colpo d'occhio "diverso": facile la diagnosi, sindrome di Down. Gammy era stato fortunato, era sopravvissuto alla strage: il 96% dei bambini down individuati via amniocentesi viene soppresso. Una strage di migliaia di piccoli ogni anno, a confronto della quale Erode impallidisce e pare un dilettante.

Non è il solo parallelo che mi fa pensare alla nascita di Gammy, in Thailandia, come fosse Betlemme. Una nascita davvero "al freddo e al gelo", da una donna poverissima. Goy aveva vent'anni e viveva in povertà dovendo nutrire due figli. La soluzione gliel'hanno proposta: "Affitta il tuo utero". Per pochi dollari Goy ha accettato e così sono arrivati David e Wendy Farnell, lei troppo anziana per avere figli naturalmente, anche lui ancora più vecchiotto. Ma hanno dollari, australiani nello specifico. Vanno bene lo stesso, l'agenzia intermediaria gliene spilla oltre cinquantamila, a Goy ne vanno duemila. La coppia australiana si affitta così il suo utero e dopo nove mesi nascono due gemelli. Gammy è down e ha l'infezione ai polmoni, è debole e fatica a respirare. Pipah è perfettamente sana. David e Wendy decidono rapidamente. Portano Pipah in Australia con loro, abbandonano Gammy. Non lo vogliono. Lo scartano. In una orrenda intervista televisiva a 60 minutes David Farnell dichiarerà: "Nessun genitore vuole un figlio con disabilità". Nessun genitore abbandona un figlio nella estrema difficoltà e quasi incapace di respirare, stronzo.

Infatti Gammy viene abbandonato sì da chi l'aveva trasformato in una "cosa" da comprare con cinquantamila dollari tramite agenzia intermediaria, viene abbandonato sì chi l'ha trattato come un qualsiasi "prodotto fallato" non corrispondente a quanto richiesto da contratto. Ma Gammy non viene abbandonato da chi l'ha partorito. Goy ha vent'anni, ha altri due figli, è povera, ha tanti guai. Ma una mamma non abbandona un figlio nella estrema difficoltà e quasi incapace di respirare, benedetta mamma. Ma quale utero affittato, quell'utero è l'utero di una madre. Goy prende con sé Gammy. Se ne prende cura.

Scatta una gara di solidarietà lunga un anno e mentre David e Wendy Farnell passano il 2014 a cercare patetiche giustificazioni vendendo interviste televisive, Goy aiuta Gammy a guarire dall'infezione polmonare, se lo porta poi a casa dall'ospedale e grazie all'intervento dell'associazione Hands Across The Water, un'associazione nata per aiutare i bambini thailandesi dopo lo tsunami del Natale di dieci anni fa, tutti si spostano in una casa più grande perché davvero la famiglia non entrava nel monolocale abitato da Goy e dal marito. In una casa di tre stanze ora abitano Gammy con il fratello e la sorella, mamma Goy e il marito, anche i nonni. Hands Across The Water è un'associazione australiana. Il male compiuto da una coppia australiana, da un'associazione australiana è stato riparato. Nulla accade per caso.

Domani Gammy festeggerà il suo primo Natale da bambino simbolo di speranza in tutto il mondo. La Thailandia ha seguito del suo caso ha approvato in prima lettura una legge che vieterà la pratica dell'utero in affitto sul suo territorio. La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d'angolo. Perché sono le leggi quelle che contano. In cinque Stati asiatici tutti a densissimo tasso di povertà norme ambigue consentono la pratica dell'utero in affitto. Grazie a Gammy, bambino nato come fosse Betlemme malato e facendo fatica a respirare, nel 2015 saranno solo quattro.

Le cose cambiano, se anche uno solo si batte con l'esempio per cambiarle. Mamma Goy e il suo coraggio, Gammy e la sua sofferenza da bimbo scartato, hanno cambiato le cose dove sembrava impossibile per via della povertà e dell'indifferenza del potere. Mi pare la più bella storia di Natale. Auguri a tutti d'essere fautori di cambiamento con il proprio personale impegno. Anche se zoppichiamo, anche se come Gammy facciamo fatica quasi a respirare, possiamo cambiare le cose e difendere la cultura della vita, difendere i soggetti realmente deboli, primi fra tutti i bambini. Un Bambino ce lo insegna, stanotte, che un Evento ha la potenza di cambiare la Storia e ognuno di noi. Non saremo refrattari all'insegnamento e lo andremo cercando negli occhi di tutti i Gammy della terra.

Li difenderemo dai troppi Erode. Buon Natale.




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Il tour La Croce quotidiano-VLM 2015

23 dicembre 2014

Nel 2015 il tour La Croce - Quotidiano-VLM ci permetterà di presentare la nuova edizione di Voglio la mamma e le ragioni che hanno spinto i circoli VLM a dotarsi di uno strumento quotidiano di corpo a corpo come il giornale che dal 13 gennaio troverete in edicola. Il tour parte il 10 gennaio da Pesaro e si sviluppa su due direttrici: il sabato e la domenica in grandi incontri con le varie realtà del paese, durante la settimana alle 21 con le comunità parrocchiali a Roma e dintorni. Avevamo pensato di fermarci a 100 date, ma con ogni probabilità a fine anno saremo attorno alle 200 tappe del tour. Per prenotare la vostra data scrivere a adinolfivogliolamamma@gmail.com e questi sono gli impegni già ufficializzati per la "prima gamba" del tour nei primi cento giorni del 2015. Poi ci sarà la "seconda gamba" primavera-estate (da maggio a settembre), infine la terza e conclusiva da ottobre a dicembre. Insomma, i ragazzi sono ancora in giro.

10 gennaio. Pesaro
17 gennaio. Milano (evento "contro i falsi miti di progresso")
21 gennaio. Roma, parrocchia San Pio (Casal Bernocchi)
25 gennaio. Grosseto
30 gennaio. Roma, parrocchia San Tommaso (Infernetto)
31 gennaio. Cassino
1 febbraio. San Marino 
7 febbraio. Trento 
8 febbraio. Pescia (Pistoia)
14 febbraio. Padova
15 febbraio. Treviso
19 febbraio. Roma (evento "contro i falsi miti di progresso")
21 febbraio. Chiavari (Genova)
22 febbraio. Terni
28 febbraio. Casale Monferrato (Alessandria)
1 marzo. Sala Consilina (Salerno)
7 marzo. Ferrara 
8 marzo. Ravenna
21 marzo. Milano
22 marzo. Lodi
11 aprile. Fabriano (Ancona)
18 aprile. Tolmezzo (Udine)




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Ci vorrebbe un re Baldovino

19 dicembre 2014

I PROSSIMI DECISIVI 100 GIORNI
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

La cultura mortifera della trasformazione delle persone in cose che è all'offensiva su tutto il territorio europeo (la sentenza della Corte di giustizia sulla brevettabilità e conseguente commerciabilità degli ovuli umani è di ieri) nei prossimi 100 giorni installerà il suo campo di battaglia in Italia. L'invito che vi rivolgiamo è ad essere pronti, a riconoscerne i segni. E a battervi, per la cultura della vita e la difesa della famiglia, per non cedere a chi vuole consegnare ai vostri figli un mondo in cui si diventa tutti oggetti. E, qualora deteriorati, oggetti eliminabili.

L'offensiva nei prossimi decisivi 100 giorni avrà tre fronti: la dissoluzione della famiglia e dei vincoli parentali (divorzio lampo, fecondazione eterologa mandata a regime, varo della normativa per unioni gay analoghe al matrimonio con legalizzazione della stepchild adoption, cioè delle pratiche di utero in affitto): l'ideologia gender che legittimerà "insegnamenti" affidati ad associazioni Lgbt che dietro il paravento della lotta alla discriminazione omofobiche impartiranno ai bambini fin dall'età dei tre anni un indottrinamento secondo cui la famiglia naturale composta da mamma, papà e figli non è altro che "uno stereotipo", insieme al fatto che la differenza tra maschile e femminile non esiste, il sesso è intercambiabile e la propria identità sessuale può essere scelta; l'eutanasia.

Questi tre fronti saranno caldissimi e si tenterà di produrre testi normativi, offensive mediatiche, interventi giurisprudenziali. Il 13 gennaio, curiosamente proprio il giorno in cui La Croce sarà per la prima volta in edicola, in commissione Giustizia al Senato partirà la fase operativa che punta secondo Monica Cirinnà (la moglie di Esterino Montino, diventata parlamentare come risarcimento familiare del Pd allo stop alla candidatura del marito, ex consigliere regionale rimasto invischiato nelle vicende dello strano utilizzo dei fondi pubblici destinati al gruppo e ora presente anche nelle carte dell'inchiesta Mafia Capitale) a far arrivare in porto la legge sui paramatrimoni gay e la stepchild adoption "entro il mese di marzo". Il divorzio lampo se non bloccato sarà legge anch'esso entro la primavera, intanto dai centri di fecondazione eterologa arrivano le prime notizie di gravidanze (dal centro di Cortona oggi sul quotidiano La Nazione annunciano centinaia di persone in lista, tanto per fare un esempio) avvenute peraltro al di fuori di una normativa nazionale. Sull'ideologia gender l'ultimo bando che stanzia 425mila euro è del 2 dicembre e siamo pronti a scommettere che saranno l'ennesima fonte di finanziamento per associazioni Lgbt, visto che c'è lo zampino del famigerato Unar. Un fiume di soldi ininterrotto che finanzia sempre gli stessi visto che nel bando peraltro si sottolinea incredibilmente che l'Unar, ufficio della presidenza del Consiglio, "coordina la strategia nazionale Lgbt". Ormai neanche fanno finta.

Sull'eutanasia poi l'offensiva mediatica è colossale, partita con il video dei settanta vip "a favore dell'eutanasia legale" trasmesso a reti unificate organizzato dai radicali dell'Associazione Luca Coscioni e approdata in un grande convegno l'altro ieri ovviamente propagandato da tutti i telegiornali in cui chi era la star? Ivan Scalfarotto, sostenitore anche dell'eutanasia dopo aver dato il suo nome al ddl infame e liberticida che avrebbe voluto affibbiare sei anni di galera magari a chi ha scritto Voglio la mamma o alle Sentinelle In Piedi che hanno manifestato contro la sua legge, accusandoci di "istigazione all'odio omofobico". Così il cerchio si chiude.

In 100 giorni si deciderà se non tutto, molto. A favore della cultura della vita e della famiglia, contro la cultura mortifera della trasformazione delle persone in cose, che se "fallate" si possono gettare via, contro l'ideologia del gender e della dissoluzione dei vincoli parentali, degli uteri in affitto e della compravendita di esseri umani, serve un popolo in movimento. Un popolo in movimento che abbia come stella polare la difesa sempre del soggetto più debole, a partire dai bambini e dalle donne. In questi 100 giorni si sceglierà anche il nuovo presidente della Repubblica. Sarà un passaggio decisivo. Noi vogliamo una figura alla re Baldovino, capace di mettere un paese in condizione di riflettere anche con gesti estremi se il Parlamento dovesse varare norme contrarie alla legge naturale e ai diritti dei più deboli.

Noi ci batteremo avendo chiara la lezione di Papa Francesco contro la "cultura dello scarto" e ricordando le cristalline parole pronunciate da San Giovanni Paolo II a Washington nel 1979: "Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana è minacciata. Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi ci alzeremo in piedi per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita. Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi interverremo per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia unita nell’amore. Quando l’istituzione del matrimonio è abbandonata all’egoismo umano e ridotta ad un accordo temporaneo e condizionale che si può rescindere facilmente, noi ci alzeremo in piedi affermando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Quando il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi ci alzeremo in piedi riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per il bene comune di ogni società, nazione e stato. Quando poi la libertà viene usata per dominare i deboli, per sperperare le ricchezze naturali e l’energia, e per negare agli uomini le necessità essenziali, noi ci alzeremo in piedi per riaffermare i principi della giustizia e dell’amore sociale. Quando i malati, gli anziani o i moribondi sono abbandonati, noi ci alzeremo in piedi proclamando che essi sono degni di amore, di sollecitudine e di rispetto".

Nei prossimi decisivi 100 giorni noi ci alzeremo in piedi. Non subiremo, non sussurreremo.




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Se un ovulo umano può essere brevettato, venduto, comprato

18 dicembre 2014

E I PAZZI SIETE VOI
di Mario Adinolfi per La Croce

In queste settimane quante volte ci siamo sentiti dire che siamo pazzi a insistere sui temi della vita e della famiglia, che così facendo facciamo "il male dei nostri figli", che mettere su un quotidiano "addirittura cartaceo" su questi argomenti era indice di un'ossessione che ci avrebbe portato alla rovina, anche economica. Abbiamo risposto con educazione, qualche volta con timidezza. Ma oggi fatemelo scrivere: i pazzi siete voi.

Leggo della Corte di giustizia europea che ribalta una precedente sentenza e afferma che da oggi se un ovulo umano, mai stato fecondato, si sviluppa in laboratorio può essere utilizzato per scopi commerciali: comprato, venduto, usato per sperimentazioni, per la ricerca sulle malattie. Capito? Al supermarket della vita umana sono arrivati i mattoncini. Con un solo obiettivo: trasformare le persone in cose, rendere tutto oggetto di compravendita, anche l'origine dell'esistenza.

Ma ogni giorno ce n'è una: ieri a Faenza lo psicodramma pirandelliano in cui rappresentanti delle istituzioni a partire dal sindaco prima dimostrano coraggio affermando ciò che è vero, che ogni bambino nasce da una mamma e da un papà ed è quella la famiglia naturale. Poi arrivano le minacce, la prepotenza del potere, il ricordo che a primavera ci sono le elezioni amministrative e il sindaco viene costretto a ingranare la retromarcia, con lui i sei che l'avevano appoggiato nell'affermazione dell'ovvio. Ma Chesterton aveva le idee chiare su quel che bisogna ormai fare per affermare l'ovvio, per dire che due più due fa quattro. Voi dite che siamo noi i pazzi?

La quotidianità è ormai puntellata da vicende dense di irrazionalità e menzogna. Sabato le aggressioni, per fortuna solo verbali, alle Sentinelle in Piedi sia a Milano che a Roma. Avete letto i giornali di domenica? C'era mezza parola a difesa del diritto di manifestare il proprio pensiero? Qualcuno ha fermato o almeno allontanato i facinorosi che volevano impedire una libera manifestazione?

Poi la Cirinnà che assicura "tempi certi" per l'approvazione della legge sulle unioni gay l'altro ieri, ieri la vicenda di Faenza, oggi l'Europa che liberalizza la compravendita di ovuli umani. E i pazzi siamo noi che ogni giorno diremo e scriveremo su questo quotidiano in edicola dal 13 gennaio (se volete abbonarvi fatelo qui www.lacrocequotidiano.it/abbonati-ora e sosterrete un'impresa faticosa e costosissima, ma necessaria) che le persone non sono cose, i figli non si pagano, gli uteri non si affittano, gli ovuli umani non si commercializzando? No, non lo siamo.

E i pazzi siete voi se continuerete a dar credito a un mainstream massmediale che vuole farvi credere che mortifero è bello, compravendere esseri umani è moderno, commercializzare ovuli e affittare uteri è un mito di progresso. Vogliono convincervi che il male è bene e lo dicono con una prosopopea che merita risposte nette da parte di tutti i sani di mente, preoccupati per un mondo che è su un piano inclinato che porta dritto a logiche infernali. Diamo un pugno su quel piano e ribaltiamolo prima che sia troppo tardi.



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Dopo 125 tappe mi riposo un po'

14 dicembre 2014

LA FINE DEL TOUR VLM 2014 E I PREZIOSI INSEGNAMENTI
di Mario Adinolfi per La Croce

La Parola mi ha spiegato tutto. Dentro un Duomo bello da far piangere un prete con i paramenti leggeva: "Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce". Non sono degno di "sciogliere il legaccio del sandalo" a nessuno. Ma ho annodato il mio e mi sono messo in marcia, perché sentivo che era necessario. Tutto qui. Per strada ho incontrato degli amici, molti indegni e un po' acciaccati come me, altri quasi santi, siamo diventati una variegata compagnia di testimoni. Non ho marciato solo.

Ero a Matera oggi per l'ultima data del tour di presentazione di Voglio la mamma, il piccolo libro che ho scritto otto mesi fa e che ho portato in giro per l'Italia fino a questa tappa conclusiva insieme a tutti gli amici dei circoli VLM sparsi per il paese riuniti per la seconda volta in quattro mesi in assemblea nazionale. Siamo fatti così, siamo amici e ci piace stare insieme. Dopo 125 date in poco più di sette mesi, cinquantamila persone incontrate, ottantamila chilometri percorsi in una Smart rossa fotografata per far vedere che c'entro (prima che si schiantasse in un incidente stradale miracolosamente senza feriti sulla A1 verso la tappa di Montevarchi), decine di contestazioni, centinaia di agenti delle forze dell'ordine che hanno protetto il nostro diritto di parola (grazie davvero), dopo milioni di parole spese in migliaia di interventi di chi scrive e delle persone che sono venute ad ascoltare, dopo tutto questo ci si riposa un po'.

E' stato bellissimo dire in tutta Italia che le persone non sono cose, i figli non si pagano, gli uteri non si affittano, i malati non si ammazzano e che tutte le persone, soprattutto le più indifese e sofferenti, si abbracciano, si amano, si curano. E' stato soprattutto bellissimo parlare ad una infinità di giovani e notare come fosse un errore macroscopico quello di considerarli superficiali o disattenti: sono solo alla ricerca di messaggi sensati in un'orgia di caos che li sovrasta, in un insegnamento principe e cretino secondo cui la libertà equivale a fare ognuno quel che gli pare. I giovani, i giovanissimi, rifiutano questo insegnamento e accolgono l'idea di libertà come scelta. Scegliere ciò che è bene per sé e per gli altri è la libertà. Per poter centrare questa scelta bisogna imparare a conoscere cos'è il bene. E' semplice e meravigliosa insieme, questa ricerca, appassionante ad ogni età: ma invidio i ragazzi che iniziano ora a compierla.

Adesso mettiamo via i sandali e ci si ferma per un po', sapendo che resterà tutto vivo nella memoria. Nostra e forse di chi ci ha ascoltato. Accantoniamo dal tour VLM 2014 preziosi insegnamenti, sarà legna per l'inverno. La primavera, secondo alcuni, tarderà ad arrivare. Io non lo so. So che un grande uomo nel culmine della notte scrisse alla donna amata che avrebbe voluto sapere come ci si sarebbe visti "di là" e aggiunse: "Se ci fosse luce sarebbe bellissimo". Che sia lungo o corto, freddo o buio, l'inverno finirà. Noi ci rimetteremo in marcia e renderemo testimonianza. Se ci incontrerete per strada, dateci ospitalità come avete fatto in maniera così straordinaria in questo 2014 che va a concludersi. Ve ne saremo grati e forse diventeremo amici.



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Se Neri Marcorè decide sulla vita e sulla morte

11 dicembre 2014

E ADESSO ANCHE LA "LOCURA" DELL'EUTANASIA
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano? 

Un gruppo di volti televisivi dai nomi altisonanti (butto lì alla rinfusa: Platinette, Neri Marcorè, Selvaggia Lucarelli, Roberto Saviano, Filippo Facci, Mara Maionchi, Maurizio Costanzo, Paolo Mieli, Giulia Innocenzi, Rocco Papaleo, Luca Barbarossa, Vittorio Feltri, Umberto Veronesi) sono stati utilizzati dai radicali dell'Associazione Luca Coscioni per un video che chiede l'approvazione della legge di iniziativa popolare che legalizzerebbe l'eutanasia depenalizzando la soppressione di malati che, a sentire Veronesi, avviene sistematicamente e silenziosamente negli ospedali italiani. Oddio, silenziosamente mica tanto, c'è un'infermiera a Lugo che pare ne abbia ammazzati una novantina facendosi pure le foto in posa sorridente e soddisfatta accanto ai cadaveri ancora caldi con le macchine attaccate che indicavano il tracciato piatto della morte appena arrivata, indotta. Come si ricorda nel video che potete vedere qui http://youtu.be/gCfM2mEVQ8g per la legge italiana l'eutanasia è omicidio e si paga con quindici anni di carcere.

Fatemi dire subito che al video che i radicali hanno sapientemente costruito (mescolando i loro volti a quelli delle starlette, si riconoscono Pannella, Bonino, Cappato, Perduca) si fa fatica persino a rispondere seriamente tanto è smaccata la strumentalizzazione compiuta facendo leva sul terrore delle persone per il dolore. Guardavo Platinette imparruccato e mi veniva da pensare a quei geniacci di Boris che lo indicavano come il simbolo della "lucura", la pazzia incipiente di un'Italia "paese di musichette mentre fuori c'è la morte" http://youtu.be/ZIkgAkJftAE

Perché questa è davvero una pazzia. Il video cita "la Svizzera" come paese modello, dove l'eutanasia è depenalizzata e viene praticata in cliniche che vendono una siringa di cloruro di potassio necessaria alla bisogna dal costo di 13 euro a 18mila euro, quadruplicando ogni anno il loro fatturato. Si potrebbe dire: se proprio c'è tutta questa esigenza di agevolare i suicidi, la Svizzera non è terra lontana. Un'ora da Milano e si è là. Ma i radicali e le starlette ignare che sono state da loro strumentalizzate non vogliono la Svizzera. Loro vogliono dare copertura ai medici come Umberto Veronesi che vogliono praticare l'eutanasia anche negli ospedali pubblici dando copertura legale ai medici, che oggi sono costretti a praticare l'ammazzatora "silenziosamente" e facendo in modo di non farsene accorgere, perché se li beccano come hanno beccato l'infermiera di Lugo poi si fanno la galera. Esistono paesi dove quel tipo di eutanasia di Stato c'è: sono il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo.

Per capire come funziona l'eutanasia in quei paesi, dove è legale da più di una dozzina d'anni, vi consiglio di guardare il documentario che i circoli Voglio la mamma hanno provveduto a sottotitolare (sempre grazie a Marco Alciator e Lorenzo Ciampoli) e che non è un filmatino propagandistico e superficiale di tre minuti con le starlette. E' un documentario di un'ora, approfondito con persone che parlano a volto scoperto e sono infermieri, medici, familiari di pazienti soppressi attraverso "l'eutanasia legale" che è esattamente quel che viene chiesto dal video dei radicali. Loro vogliono l'eutanasia legale. Guardate il documentario e capirete cos'è l'eutanasia legale e a cosa porta http://youtu.be/i-bR53nANUI

L'avete guardato? Eh, lo so, un documentario di un'ora è cosa più complessa di un video di tre minuti con settanta personaggi che recitano uno slogan senza sapere di cosa stanno parlando. Hanno capito che l'aria è questa, la cultura della morte va di moda e si porta bene in società, fa apparire pensosi e socialmente impegnati pure Platinette e Selvaggia Lucarelli, è a costo zero, aumenta la popolarità. E allora forza con lo spot di tre minuti con la musichetta epica sotto. Un documentario è più faticoso da guardare. Ma guardatelo. E capirete bene tutto.

La mattanza che racconta, ventimila persone uccise, avviene in Belgio, Olanda, Lussembrugo. Paesi che hanno sistemi sanitari di prim'ordine e conti di quel sistema quasi a posto. Cosa pensate che avverrebbe se i medici potranno scegliere se eliminare i pazienti problematici o curarli? Si dirà: l'eutanasia è una libera scelta del paziente. Sì, come no. Riguardatevi il documentario. E stiamo parlando di Belgio, Olanda, Lussemburgo: la metà degli eutanasizzati, diecimila persone, non ha firmato il foglio della richiesta. Sono stati ammazzati dai medici, che ora chiedono di evolvere la legislazione e lasciare a loro la decisione sulle sorti di un paziente "perché il medico sa meglio d chiunque altro in che condizioni reali si trova il sofferente". La chiamano "eutanasia medica" o "eutanasia involontaria" ed è la prossima stazione di questa via crucis che l'umanità si sta autoinfliggendo, spacciando l'ammazzatora per mito di progresso.

La risposta dell'eutanasia come strumento per porre fine al dolore è terrificante, ancora più terrificante perché si nasconde terminologicamente nell'ipocrisia di una definizione convenzionale sconfinatamente distante dalla verità: la "dolce morte". Si vuole far pensare che accompagnare unapersona in sofferenza al suicidio sia un atto caritatevole, che il varare leggi che rendano questo comportamento non solo legale ma anche socialmente encomiabile sia un atto progressista. Invece è un atto barbaro, nazista. Chi vive nel dolore ha semplicemente più bisogno di noi e del nostroamore. Dovremmo trasformarci tutti in una mamma, che coccola un figlio malato. Invece vogliono trasformarci in aguzzini, che eliminano il problema della sofferenza nella maniera più disumana: accompagnando al suicidio.

Vi dicono che l'eutanasia serve a accorciare le sofferenza fisiche insopportabili di chi ormai medicalmente non ha alcuna possibilità di salvezza. Che dunque è un atto di pietà per persone senza speranza, che non trarrebbero alcun beneficio dall'accanimento terapeutico. Ora, premesso che sono anche io contrario a qualsiasi accanimento terapeutico, c'è una grande differenza tra accompagnare una persona sofferente verso la fine e brutalmente "suicidarla".

Andiamocele a leggere bene queste leggi "progressiste" degli Stati che hanno introdotto l'eutanasia. Riguarda solo i malati terminali? Certo che no. Chiunque viva una "sofferenza insopportabile" anche solo di natura psicologica può chiedere allo Stato diessere suicidato con una iniezioncina letale. Così in Belgio nel 2013 sono stati uccisi due gemelli neanche quarantacinquenni che per un glaucoma avrebbero avuto la concreta possibilità di rimanere ciechi. Non erano ciechi. Lo sarebbero, forse, diventati. Poiché erano anche sordi i due hanno avuto il "forte sostegno della famiglia" che si è riunita per celebrare l'apoteosi del suicidio di Stato come eliminazione del problema della sofferenza.

In Belgio, Olanda, Lussemburgo sono stati soppressi dementi, bambini sofferenti, adulti psicologicamente labili, ovviamente anziani gravemente malati, persone colpite da morbo di Alzheimer: l'eutanasia è per tutti. Serve a risparmiare ai sani la vista del dolore. Io non trovo umanamente accettabile che davanti al dolore anche estremo l'investimento principale non sia nelle cure palliative, nella terapia del dolore, in ultima analisi nell'amore da riversare sul prossimo sofferente. Uno Stato che trovi come scorciatoia, anche in termini di costi da sostenere, quella di spingere gli addolorati a chiedere di essere eliminati, mi sembra uno Stato invadente in maniera insopportabile e in prospettiva molto, molto pericoloso.

Le leggi sull'eutanasia sono molto pericolose, possono trasformare in maniera terrificante la dimensione tragica ma umanamente suprema del momento della morte, possono desacralizzarla e portarla in un territorio brutale di calcolo costi-benefici. Non diamo spazio alla cultura della "dolce morte". E' dolce solo la vita. 

Non credete alle starlette, non fermatevi alla loro superficialità strumentalizzata. Ragionate con la vostra testa. Non fatevi fregare ancora una volta dalla cultura mortifera che si è fatta pensiero unico, che sta coltivando un unico pensiero: trasformare le persone in cose. E le cose deteriorate in cose eliminabili.

Le persone non sono cose. Le persone sofferenti si curano, si abbracciano, si amano anche quando prendersi cura di loro costa tanta fatica e preferiremmo veder cancellato il dolore. Ma una iniezione di cloruro di potassio non è la soluzione, se diventasse pratica legalizzata aprirebbe semplicemente le porte all'inferno.



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Se Marino può prendere i soldi di Buzzi

9 dicembre 2014

COMMISSARIATE ROMA, LA CITTA' E' MARCIA
di Mario Adinolfi

Davvero non riesco a capire. Mi spiegano tutti che Roma non può essere commissariata, che "non ci sono le condizioni giuridiche", che la "politica deve dare una risposta forte", nel Pd qualche idiota ha detto che vuole il congresso. Il congresso? Quello con le tessere comprate dai capibastone e regalate agli sconosciuti? Quello che quando il tesseramento è ordinario si fanno mille iscritti e quando appunto c'è il congresso diventano ottomila? Quelli dei circoli fasulli e dei circoli dove circolano dentro solo fantasmi? Fenomeni veri questi qua.

Roma è marcia. Tutti a rincorrere il nuovo mito del male e a chiamarlo Carminati, tutti a rincorrere il nuovo mito vestiti da gangster e a chiamarlo Buzzi, tutti a rincorrere il nuovo mito virgineo travestito da marziano e a chiamarlo Ignazio Marino. Che poi Buzzi ha pagato trentamila euro per la campagna elettorale a Marino e io campagne elettorali ne ho fatte, se qualcuno mi avesse dato trentamila euro mi sarei chiesto: che vorrà in campo? Marino no. Non sapeva. Forse dormiva. Diceva di non aver mai parlato con Buzzi, poi s'è scoperto che non solo ci parlava ma aveva anche promesso alla cooperativa 29 giugno il primo stipendio da sindaco. Promessa non mantenuta, peraltro: "Me ne sono scordato", ha detto candido il primo cittadino della città marcia.

Ho detto in tv in qualche trasmissione che è evidente che Roma va sciolta per infiltrazioni mafiose. Ma come? Buzzi ha pagato la campagna elettorale del sindaco, nelle intercettazioni si parla anche del modo con cui sono state influenzate le primarie, undici consiglieri comunali sono citati a libro paga, il presidente del consiglio comunale s'è dovuto dimettere travolto dalle accuse, stessa cosa un assessore, travolto pure l'ex sindaco e buona parte del suo entourage, pure l'entourage del sindaco precedente all'ex sindaco è nei guai nonostante il cognome finto francese, la delegittimazione è colossale. Rossi e neri sono tutti uguali, siamo in un film di Alberto Sordi.

E sullo sfondo il marciume si prende tutto e tutti, le decine di migliaia di dipendenti entrati a chiamata diretta quindi perché amici degli amici, che hanno contribuito a creare il buco spaventoso delle municipalizzate: un miliardo l'Ama, un miliardo e mezzo l'Atac. Denari pubblici, spesa pubblica, posti di lavoro inventati per far nulla e comprarsi consenso. Novemila dei dodicimila dipendenti Ama stanno in ufficio, mica lavorano per tenere pulita la città, che infatti è sporca, sporchissima. Marcia.

E ancora marciume nel sociale, nell'accoglienza agli immigrati, nella gestione dei campi rom, nel tessuto imprenditoriale, nella dimensione commerciale con centinaia e centinaia di locali e negozi in mano a questa piovra che non è mafia, è indifferenza morale totale. Marciume nel giornalismo capitolino, che non raccontava nulla, teneva bordone a questo o a quell'interesse. Non esisteva alcun contropotere rispetto al potere marcio di una città marcia. Nessun sussulto. Avessimo avuto ognuno di noi un Buzzi o un Carminati che c'avessero promesso i tanti soldi garantiti a un Panzironi o a un Odevaine, ci saremmo comportati da Panzironi e da Odevaine, sognando valigie di contanti da portare in Argentina, tanto era così facile ottenerne usando i quattrini della spesa pubblica. E poi ci si chiedeva perché i romani pagano l'addizionale Irpef più alta d'Italia. Ve lo chiedete ancora?

In questa Capitale corrotta il Pd non vuole il commissariamento perché poi sarebbe costretto ad andare alle elezioni candidando Ignazio Marino, che ha subito eletto a "argine del malaffare" in spregio ai trentamila euro presi senza domande da Buzzi. E Marino perderebbe, lo sanno. E' un sindaco antipopolare, attento alla recita da mettere in scena, non alla sostanza del governo di una città maledetta e complessa come Roma. Adesso l'idea è "coinvolgere pure le opposizioni" in giunta, così la notte diventa quella in cui tutte le vacche sono nere. E qualcuno, anche a destra, spera di rimediare nel disastro uno spicchietto di potere. Invece bisogna voltare decisamente pagina con una nomina commissariale e una sospensione della vita partitica e democratica. Perché i partiti capitolini vanno semplicemente buttati al macero.

Questa città è così bella che bisognerebbe camminare inginocchiati, pure quando stai imbottigliato nel traffico magari allunghi l'occhio e vedi la Cupola più commovente del mondo e invece viene da piangere a pensare che tutto sprofonda in una melma di cricche, cupoline e cupolette paramafiose a cui pochi possono dirsi estranei. In questa città di 62mila dipendenti dalle casse del Campidoglio, mezzo milione di impiegati pubblici complessivi, l'idea di far pagare Pantalone è connaturata. Accordarsi per spolpare prima la città e poi l'Italia è la principale attività, fregare il prossimo è sport cittadino, alzare le spalle e essere indifferenti è la corazza con cui quasi tutti si difendono.

Serve un choc. Serve fermare il lento scorrere delle cose, perché a Roma le cose stanno scorrendo verso il baratro, se non vi sono sprofondate già.




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Pericolo pubblico

1 dicembre 2014

La copertina del numero di Tempi che trovate questa settimana in edicola.




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Ci siamo quasi, La Croce verso l'edicola

25 novembre 2014

PER CONTRASTARE UN'INFORMAZIONE CRIMINALE
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

Dal 13 gennaio manderemo in edicola questo nostro quotidiano chiedendo ai lettori di non utilizzarlo come "secondo giornale", ma di sostituirlo alla lettura abituale dell'informazione criminale di Repubblica, del Corriere della Sera, del Giornale. Leggete La Croce e lasciate in edicola i giornali in cui Roberto Saviano scrive che le Sentinelle In Piedi assaltate anche pochi giorni fa a Trieste da centinaia di violenti sono "fautrici di violenza", i giornali in cui Selvaggia Lucarelli scrive che sempre le Sentinelle vanno "prese a calci nel culo", in cui Umberto Veronesi dice che bisogna legalizzare l'eutanasia perché viene già praticata negli ospedali. Insomma, bisogna legalizzare l'omicidio perché ci sono già centinaia di omicidi all'anno, una gran pensata. Si vede che l'autore è lo stesso secondo cui Dio non esiste perché esiste il cancro, lo stesso che non sa riflettere sul fatto che esiste il cancro e i medici come lui non sono Dio.

Lasciate in edicola i quotidiani che ospitano interviste deliranti come questa a una politicante del mio caro povero Pdhttp://www.repubblica.it/…/20…/11/24/news/fedeli-101321685/… che dice che essere maschi e femmine è "uno stereotipo" e non bisogna più far "cullare le bambole" alle bambine. Guai pure a parlare di principe azzurro e dire che le bambine devono essere brave, i bambini devono essere forti. Tutto porta alla violenza e al femminicidio. La parità indifferenziata è l'obiettivo, l'intercambiabilità del maschile e del femminile deve essere inculcata anche perché "ce lo chiede l'Europa". Per quanto mi riguarda, fanculo l'Europa se ci chiede di trasformare le nostre scuole in un campo di rieducazione per far danno ai nostri bambini.

Questo tipo di informazione è criminale, è l'informazione che regala paginate a settimane al "mito di progresso" della compravendita di bambini attraverso l'utero in affitto da parte di coppie etero e gay, raccontando le loro vicende, quelle sì, secondo uno schema stereotipato in cui sparisce sempre la donna che si vende l'ovulo e dà in locazione il proprio ventre per evidente stato di bisogno, spesso in India o in altri paesi poveri del mondo. Contro questa informazione noi faremo arrivare in edicola il 13 gennaio questo piccolo giornale, per fare controinformazione, per dire che Umberto Veronesi dice cazzate, le smonteremo agevolmente una per una; per dire a Laura Boldrini che fa niente se ci sono ancora mamme che portano il piatto di pasta in tavola, non è sfruttamento, non è umiliazione del ruolo della donna; per dire a Concita De Gregorio che non è vero che Papa Francesco ha aperto alle unioni omosessuali, è vero il contrario, dice che i bimbi hanno bisogno di una famiglia in cui sia una mamma e un papà; per dire a quelli di Internazionale che fanno copertine oscene di orgoglio abortista che bisogna avere un po' di ritegno, provare a mettersi nell'ottica del bambino abortito o almeno saper leggere le statistiche che parlano del massacro sistematico dei bambini "diversi", dei down abortiti con un tasso di 96 ogni 100 amniocentesi che evidenziano la trisomia 21, degli albini che non nascono più e arrivano a un tasso di aborto del 100%, come ci ha raccontato in un pezzo splendido "in difesa di Moby Dick" il professore Luca Fiorito.

Per tutto questo dal 13 gennaio saremo in edicola. Vogliamo essere il vostro primo giornale, vogliamo essere una cura di disintossicazione dalle enormi bugie dell'informazione tradizionale. Vogliamo rompere le scatole a quei ricchi giganti e sono certo che avete la stessa voglia anche voi.

"LA CROCE" IN EDICOLA DAL 13 GENNAIO 2015
Abbiamo bisogno di una mano. Ci sono due modi concreti per aiutare La Croce, il nostro giornale che dal 13 gennaio sarà in edicola provando a realizzare un'impresa secondo alcuni folle (hanno chiuso l'Unità, Europa e La Padania, tre quotidiani che peraltro godevano di finanziamenti pubblici, che noi non chiederemo), secondo noi necessaria. Il primo modo è fare "mi piace" alla pagina e condividerne il link sul vostro profilo invitando i vostri amici a fare altrettanto. Il secondo è abbonarsi, visto che non chiederemo soldi pubblici e vivremo solo se avremo abbastanza abbonati e lettori dal 13 gennaio in edicola. Ci si abbona con un bonifico al conto intestato a Associazione Voglio La Mamma, Iban IT89T0103003241000000318244 specificando in causale il tipo di abbonamento prescelto (abbonamento semestrale: 99 euro, abbonamento annuale 180 euro, abbonamento sostenitore 500 euro, se volete aiutarci con qualcosa in più potete inviare una donazione libera). Dopo aver inviato il bonifico scrivete alla email adinolfivogliolamamma@gmail.com per segnalare i vostri dati anagrafici e l'email a cui a partire dalla mezzanotte tra il 12 e il 13 gennaio 2015 riceverete il pdf del quotidiano. Per il cartaceo l'acquisto è unicamente in edicola.



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Rapida analisi sulle elezioni regionali

24 novembre 2014

Renzi si prende anche la Calabria e conferma l'Emilia Romagna. La finiamo qui? Secondo Francesco Nicodemo, più che geniale responsabile comunicazione del Pd, dovremmo finirla qui. Invece.

Invece l'esito di queste elezioni regionali racconta molte cose. Accennerò solo al dato dell'affluenza, clamorosamente bassa, sotto il 40% in Emilia Romagna e appena più alto in Calabria. Ci sono varie ragioni: schifo e noia, certo. Delusione, certo. Ma anche la straripante forza di Matteo Renzi, che dal 25 maggio è stato eletto Imperatore d'Italia senza rivali. E le assenze di rivalità non stimolano la passione politica. Non si va a vedere un film di cui si conosce già il finale. Erano elezioni scontate, in molti non hanno votato perché non stimolati dall'idea che l'esito potesse dipendere dal proprio voto. E comunque in democrazia decide chi vota, l'astensione è un dato buono per le analisi dei sociologi, non dei politologi, che sanno che l'uomo più potente della Terra, il presidente degli Stati Uniti, viene eletto con una percentuale di votanti simile a quella dei partecipanti alle regionali di ieri. Dunque, parliamo di politica.

I punti evidenti sono cinque:

1. IL PARTITO DEMOCRATICO VINCE MA ARRETRA. Vasco Errani era stato eletto presidente dell'Emilia Romagna con il 63% nel 2005 e con il 52% nel 2010. Stefano Bonaccini nel 2014 si deve fermare tre punti sotto, la sua aura funzionariale non lo aiuta. Alle europee di sei mesi fa il Pd prese il 52.5, ora è al 44.5% in Emilia Romagna. Che vincessi caro Matteo era piuttosto scontato, che si andasse sotto il 50 con il candidato presidente e si perdessero otto punti sul partito in sei mesi no. Ammetterlo e ragionarci su non ti farà male. Il discorso è identico per la Calabria: vittoria scontata e regione portata a casa, il voto alla lista Pd passa dal 36 (europee sei mesi fa) al 24 (regionali).

2. SALVINI E' IL NUOVO LEADER DEL CENTRODESTRA. Piazzando la Lega poco sotto il 20% in Emilia Romagna e inchiodando Forza Italia all'8% Matteo Salvini è da stanotte il nuovo leader del centrodestra, Silvio Berlusconi è ufficialmente pensionato. Chiedeva "un voto in più" del partito vintage dell'ex Cavaliere, ha finito per doppiarlo e oltre: "l'altro" Matteo con l'opzione lepenista all'italiana (che fagocita Fratelli d'Italia e altri brandelli sparsi del centrodestra) ora si siede al tavolo dell'alternativa a Renzi con i muscoli di chi comanda. E' vero che in Calabria la Lega non esiste e lì Forza Italia arriva al 12%, ma è evidentemente un partito al tracollo. L'impressione è che però l'opa leghista al centrodestra italiano consegni questa coalizione a una condizione di opposizione permanente. Salvini trionfa su Berlusconi, ma il suo candidato alla presidenza della Regione, Alan Fabbri, perde più di 6 punti rispetto ad Anna Maria Bernini che per il centrodestra sfidò Errani alle regionali precedenti. Insomma, la Lega vince ma la coalizione arretra, la Lega non è vista come forza di governo con questa forte chiave movimentista. Non possono essere escluse correzioni di rotta, comunque.

3. IL M5S E' IN DIFFICOLTA' MA TIENE. La difficoltà del M5S è evidente, arretra in Emilia Romagna e quasi sparisce in Calabria con un'emorragia di voti sia rispetto alle regionali di sei mesi fa che alle politiche del 2013. Va comunque detto che rispetto alle Regionali del 2010 i pentastellati quasi raddoppiano la percentuale di consenso (dal 7 di allora a oltre il 13 di stanotte) confermandosi un partito che c'è. Peraltro dimostrando che per i dissidenti e i fuoriusciti non c'è futuro politico possibile. Giovanni Favia, che dopo essere stato il "figlio prediletto" di Grillo e Casaleggio era stato convinto a tradirli con un finto fuorionda in una trasmissione televisiva, ha sponsorizzato una lista alternativa al M5S che ha raccolto un triste uno per cento di consensi. In Calabria il 5% portato a casa dal candidato M5S non è un risultato esaltante, anzi, ma assicura comunque una presenza in Consiglio. Il partito di Grillo è in grande difficoltà che definirei "esistenziale", non sa bene che fare e cosa vuole essere, ma continua a catalizzare porzioni non trascurabili di consenso.

4. L'OPZIONE CENTRISTA ESISTE SOLO AL SUD. Come era già stato chiaro alle elezioni europee, l'aggregazione centrista tra Ncd, Udc e altre sigle ha un orizzonte di consenso solo al Meridione. Così il partito di Alfano conferma un non esaltante 8% sul proprio candidato alla presidenza della Regione in Calabria, ma fallisce anche solo l'ingresso in Consiglio in Emilia Romagna, restando sotto la soglia del 3% avendo peraltro schierato un candidato piuttosto incolore. Una riflessione anche sugli aspetti identitari di un'aggregazione che pare più una sommatoria di classe dirigente allo sbando che un vero e proprio progetto politico, andrà prima o poi svolta. Non si coltivano enormi speranze che la cosa produca clamorosi risultati, anche se da queste parti si è convinti che un'opzione neopopolare avrebbe margini di raccolta di consenso molto significativi. A patto di smantellare un armamentario confuso, polveroso e triste che attualmente rappresenta il limite più evidente dell'offerta finora messa in campo.

5. LE ELEZIONI POLITICHE SI ALLONTANANO. Questi risultati allontanano l'idea di elezioni politiche a stretto giro. A Renzi non conviene imbarcarsi in un'avventura alle urne ora che ha misurato una fase di calo dei suoi livelli di consenso, gli converrà far leva su parlamentari che non vogliono essere mandati a casa e farsi votare ogni sfizio possibile e immaginabile, plasmando la prossima battaglia elettorale con provvedimenti da riformatore vero e non da chiacchierone inconsistente. Salvini premerà per massimizzare i livelli di consenso ottenuti dalla Lega, ma anche lui avrà bisogno di un po' di tempo per sbarazzarsi del pensionato Berlusconi, sempre capace di colpi di coda e con una forza parlamentare intatta. A Grillo poi le elezioni ora davvero non convengono e non convengono ai "piccoli" (penso ai poveri Fratelli d'Italia, fregati prima dal M5S e poi dalla Lega sulle proprie parole d'ordine e condannati a percentuali da irrilevanti). Alfano e i suoi vedono le urne come fumo agli occhi e dunque non si trova chi possa premere per andare al voto. Ci terremo questo Parlamento di buoni a nulla ancora per un po'.

Ora si sta tranquilli fino a primavera, quando un'altra ondata di amministrative ci farà scrivere un'altra analisi del voto. Chissà se voteremo anche per eleggere il nuovo sindaco di Roma. Personalmente, me lo auguro.




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Il disastro di Andrea Vianello contro la famiglia

22 novembre 2014

IN TV VOGLIONO DAR SCANDALO, MA E' CONFORMISMO CHE ANNOIA
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano

Avete scritto in tanti alla pagina Facebook del nostro quotidiano "in fieri" (saremo in edicola dal 13 gennaio) e sulle pagine dei circoli Voglio la mamma, altri mi hanno scritto in privato. Ho chiesto a tutti di avere un po' di pazienza, di darmi 48 ore.

Il tema era: i programmi tv. Insopportabili i sette minuti appaltati da Giulia Innocenzi ai The Jackal per deridere la Chiesa, insultarla, dire che è un covo di omofobi e altri colossali cumuli di cazzate, che seguono la ridicola performance delle Femen che bestemmiavano Dio e attaccavano Papa Francesco. Peggio ancora la trasmissione di Raitre con cui il direttore Andrea Vianello ha consegnato a una conduttrice imbarazzante anche per incapacità tecnica, ovviamente esterna Rai, una trasmissione senza senso che ha provato a descrivere la famiglia "tradizionale" come luogo di tutti i mali e la "famiglia gay" come paradiso in terra. Neanche discuto le argomentazioni usate. Erano semplicemente risibili.

Vi avevo chiesto 48 ore di pazienza perché non avevo nessuna voglia di fare pubblicità ai programmi ricalcati sul pensiero unico e scritti con un unico pensiero: propagandare i "modelli familiari" Lgbt. E, ve lo dico, tornerò al mio consueto metodo che chi ha frequentato anche solo una tappa del tour o letto qualche pagina di VLM ha imparato a conoscere bene. Poche parole. Meglio i numeri, che spiegano tutto.

La factory di Michele Santoro l'anno scorso andava in doppia cifra d'ascolto, Announo della Innocenzi (format che conosco bene visto che molti critici, cito Francesco Specchia di Libero, sanno essere copiato dal mio Pugni in Tasca che condussi su Mtv) l'anno scorso era partito addirittura con un ascolto superiore a quello di Annozero di Santoro. Bene. Con le Femen e gli insulti di The Jackal alla Chiesa e ai cattolici italiani, giovedì in prima serata la Innocenzi ha fatto il 3%. Quanto a Andrea Vianello stamattina si è svegliato coccolandosi un disastroso 2% per la sua trasmissione scellerata e falsa contro la famiglia.

I programmi che fanno il 3 e il 2 in prima serata su grandi reti nazionali si chiudono. Il pubblico ha decretato che sono brutti. E' brutta televisione, perché è televisione antipopolare che dice il falso. Che triste fine che hanno fatto Raitre, che triste fine la factory di Santoro. Una volta erano la sinistra televisiva che sapeva parlare al popolo, anche a chi non li condivideva. Oggi vogliono solo compiacere una lobby e sono diventati conformisti. Non c'è nulla di peggio, in tv e nella vita, con conformarsi al pensiero unico. Ci rifletta Andrea Vianello, ci rifletta Michele Santoro. Ci riflettano pure le due conduttrici, anche se la loro pochezza ci lascia scarse speranze di consapevolezza.

E con questo basta pubblicità gratuita a chi sperava di dar scandalo e ha semplicemente, mortalmente annoiato. I conformisti annoiano.




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I miei prossimi 10 giorni

19 novembre 2014

Mi scuso se per i restanti giorni di novembre non riuscirò a prendere altri impegni e trascurerò mail e messaggistica privata varia, ma stiamo lavorando come pazzi al progetto La Croce - Quotidiano in edicola dal 13 gennaio, alla nuova edizione di Voglio la mamma riservata agli abbonati al giornale, in più l'agenda detta questi tempi: oggi presentazione di VLM al teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto, Bologna, dalle 20.30, domani si va a Milano per una lunga registrazione televisiva negli studi Mediaset, venerdì 21 alle 18.30 siamo a Montevarchi al Centro San Lodovico di via Poggio Bracciolini, sabato 22 a Reggio Calabria alle 18 alla Sala Convegni del Palazzo della Provincia. lunedì 24 all'Aula Magna del seminario diocesano di Imola alle 20.45, martedì 25 a Parma alle 21 alla sala convegni del Centro Pastorale Diocesano, giovedì 27 a Torino presso la "Piazza dei Mestieri" di via Durandi 13 alle 21, venerdì 28 alle 21.15 al teatro Mascagni di Chiusi, sabato 29 a Treviso alle 11 alla Sala Polivalente di viale Oberdan 7. A dicembre non è che sia messo molto meglio, ma giuro che cercherò di recuperare. Per capirci, il 28 novembre è il compleanno di Silvia Pardolesi e mi sa che le toccherà festeggiare al teatro Mascagni di Chiusi. Ma che bisogna farci, siamo gente da strada. On the road, again. E scusatemi per qualche distrazione di troppo. Faccio quello che posso.



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I due modi di stare in un talk show

18 novembre 2014

Ci sono due modi di stare in un talk show televisivo. Il primo è quello prono al pubblico, che sia in studio o in collegamento, indicando un nemico a caso contro cui farlo sfogare (di solito: i politici, l'Europa, i burocrati, la moneta unica, i tedeschi) e provando la via del "più uno" su qualsiasi loro richiesta. Hai davanti gli esodati? Più soldi subito agli esodati. Hai davanti i giovani? Più soldi subito ai giovani. Hai davanti i precari? Subito posto fisso per tutti. Hai davanti quelli con il posto fisso? Guai a chi tocca l'articolo 18, più diritti, a caso, scegliete voi. Hai davanti gli incazzati di Tor Sapienza? Subito più sicurezza per reprimere i comportamenti delinquenziali di molti immigrati a Tor Sapienza. Hai davanti gli immigrati di Tor Sapienza? Predica sul rispetto e la civile convivenza, sulle necessaria integrazione contro ogni razzismo. Hai davanti i licenziati di un'azienda che ha trovato più conveniente produrre altrove? Lo Stato obblighi subito l'azienda a riassumerli. E' un circo a gettone, l'ospite si becca qualche applauso, tanto sono solo chiacchiere, i soldi non li farà avere né agli esodati, né ai giovani, né ai precari eccetera.

Poi c'è il secondo modo. Provare a dire la verità. E dire la verità significa dire che l'Italia è un paese malandatissimo e non solo perché ci sono i "cattivi" (politici, burocrati, tedeschi) ma anche e soprattutto perché la verità nessuno vuole sentirsela dire. La verità è che in Italia non ci sono più soldi, perché l'economia non cresce e la spesa pubblica aumenta invece di diminuire e i servizi restano terzomondisti. Il debito pubblico enorme produce interessi monstre che in lustri di recessione uccidono il paese e allora in questo contesto o abbatti spesa pubblica e di conseguenza tasse per far ripartire la crescita stimolando l'iniziativa privata, o non ne usciremo mai. I talk show invece hanno buon gioco a prendere un disagio, estremizzarlo, vellicarlo e fare come se davvero ci fossero dei cattivi che non vogliono risolvere il problema pure avendone la possibilità.

Quando vado in un talk show in tv o alla radio io scelgo sempre la seconda strada. Non sono un politico e pure quando facevo il deputato non ho mai cercato il consenso per il consenso. Preferisco la verità. Oggi il mio istituto di previdenza mi ha comunicato che sono meno gli anni che mi mancano alla pensione (stanti queste regole) che quelli che ho già lavorato. Ho cominciato a fare il giornalista retribuito nel 1990, nei momenti di magra mi sono adattato anche a fare il cameriere da McDonald, nel 2036 potrò smettere di lavorare. Come tutti i miei coetanei ho buchi contributivi dovuti al precariato e 46 anni dopo il primo versamento potrò andare in pensione. Pensavo a questo mentre ero chiamato a partecipare all'ennesimo talk show sugli esodati, 162.000 dei quali sono stati mandati in pensione con una spesa superiore ai 10 miliardi. Ne restano alcuni fuori, semplicemente perché in alcune aziende si sono fatti accordi sindacali per scaricare lavoratori sul sistema pensionistico dopo che la riforma Fornero era stata approvata in Parlamento. Era la cinquantesima puntata con un sessantenne che chiedeva di andare in pensione e io mi sono permesso di dire che la coperta è corta e vorrei che si pensasse un pochino anche ai 29 milioni di italiani nati dopo il 1970 che la pensione non la vedranno mai, o ci andranno dopo i 70 anni, con assegni da fame perché parametrati a contributi da fame derivanti da stipendi (precari) da fame, dunque con il metodo contributivo e non con il retributivo con cui quell'esodato vuole andare in pensione a sessant'anni, dopo un imbroglio contra legem perpetrato dalla sua azienda in combutta con i sindacati. Ci sono gli esodati veri e sono stati già tutelati in 162.000. Poi ci sono gli esodati finti. Quelli che volevano semplicemente approfittare delle vecchie regole.

Oh, sia chiaro. Anche a me piacerebbe andare al talk show e dire "diamo più soldi a tutti, pensioniamo tutti coloro che firmano l'autodichiarazione di essere esodati, riassunzione di Stato per tutti i licenziati, posto fisso a tutti i precari, più soldi a chi ha il posto fisso". Ma ho una coscienza, non lo posso dire, non lo possiamo fare. Noi, con la durezza della verità, dobbiamo dire che bisogna prima di tutto far ripartire questo Paese, che se questo Paese rimane fermo pagando 21 milioni di persone (poco meno di 18 milioni di pensionati e pensionandi, più oltre tre milioni di dipendenti pubblici) con soldi di Stato, concentrando e espandendo la spesa pubblica nell'area improduttiva, questo paese affonda. Questo paese riparte se ridà fiato alle famiglie, alle mamme e ai papà che hanno bisogno di una pressione fiscale drasticamente diminuita e calcolata sulle bocche effettivamente sfamate e sul reddito effettivo del nucleo familiare (un lavoratore con moglie che si occupa dei quattro figli, tutti a carico, non può pagare la stessa aliquota di un single), se si ridà fiato alle imprese che solo a fronte ad una convenienza a investire in Italia resteranno in Italia e daranno lavoro in Italia, se si incentiva l'imprenditorialità in particolare giovanile.

Avete trovato più di dieci miliardi per gli esodati, veri e finti. Ora trovate qualche soldo per giovani, imprese e famiglie perché è questo il trio che può far ripartire l'Italia. E la coperta è corta. Non raccontate cazzate alla gente per prendervi qualche facile applauso continuando a ignorare i loro reali bisogni, sperando che il nonno con la sua pensioncina da sessantenne svolga un ruolo da ammortizzatore sociale nei confronti del nipote disoccupato, così potrete continuare a fregarvene di risolvere davvero la situazione.

E ai colleghi giornalisti: ma il gusto di raccontare la verità ce lo siamo davvero così perso a scapito di una oscena rincorsa all'applausometro?

La verità rende liberi, solo la verità. Io in un talk show oggi ho parlato molto, hanno isolato tre minuti, se volete guardateveli, sono qui http://www.huffingtonpost.it/…/mario-adinolfi-aria-che-tira…




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Renzi imperatore d'Italia, ma...

14 novembre 2014

In un'intervista che ho rilasciato a Italia Oggi ho provato a dire quel che penso della situazione politica, che ormai m'annoia: Renzi è stato eletto imperatore il 25 maggio scorso, vincerà nel tempo breve e nel tempo medio per assenza d'avversari, mi diverte veder rosicare D'Alema e il premier dare l'assalto alle ultime casematte della old left, tipo Cgil e altra robetta che oggi ha disturbato Roma. Più seriamente, ho chiesto al premier da un prestigioso giornale economico di non assumere provvedimenti antipopolari, di non sognarsi antipatiche fughe in avanti sui cosiddetti diritti civili. Sta tutto quihttp://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp…



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Dopo la vergogna delle Femen a La7

14 novembre 2014

C'E' UNA SOLA STRADA
di Mario Adinolfi per La Croce - Quotidiano?

Guardavo le Femen a La7 bestemmiare Dio, insultare Papa Francesco e la Chiesa, con il plauso della giovane conduttrice che l'indegna gazzarra aveva voluto e organizzato, con un ospite disgustato che non reggeva e se ne andava dallo studio. Guardavo tutto quel caos, quella paccottiglia ideologica senza capo né coda con parole sconclusionate, inutili tette al vento e lancio ossessivo di anticoncezionali. Guardavo dopo aver visto su un altro canale lo show in assoluto più amato dai giovani, che piace anche a me per via della gara tra talenti musicali, che si era aperto con una canzone "contro l'omofobia degli estremisti cattolici" e si era snodato con continui quanto generici attacchi alla religione e al Vaticano. 

Guardavo sgomento le Femen, Giulia Innocenzi?, Fedez?, Hozier?, il rapper gayfriendly e tutti avevano un solo obiettivo: demolire la Chiesa, tra applausi obbligatori, senza dissenso possibile. Con la giovane conduttrice a ripetere quattro volte come un'ossessa davanti a qualche ragazzo dubbioso in studio: "Non capisco come un giovane italiano del 2014 possa essere contrario alle Femen". E io, che pure in Chiesa sono pecora nera, mi chiedevo: "Non è che è finita, non è che abbiamo già perso?".

Pensavo alle mazzate che ho preso per aver chiesto alla tv dei vescovi di non srotolare per favore il tappeto rosso davanti a Luxuria che già parla a reti unificate, pensavo a quelle istantanee che ho preso sui social per aver protestato con undici parole contro lo show delle Femen, pensavo all'autocensura che mi ero imposto quando ho saputo che l'arcidiocesi di Milano aveva "chiesto scusa" (chiesto scusa) per aver cercato di sapere a tutela delle famiglie in quali scuole si insegnassero ai bimbi dai quattro ai sei anni o appena più grandicelli le virtù del sesso anale e il fatto che maschio e femmina sono convenzioni sociali intercambiabili secondo la più bieca ideologia del gender, pensavo alla censura che avevo imposto io a un amico che aveva scritto un ottimo pezzo sulle sentenza della Cassazione che ha definito la pratica dell'utero in affitto "contraria alla dignità umana" e di conseguenza ha tolto un bambino ad una coppia che se l'era andato a comprare in Ucraina, non volevo che ti colpissero le stesse grandinate di insulti che colpiscono me, scusa Lorenzo Ciampoli?.

Pensavo che abbiamo una grande responsabilità, grava personalmente su ciascuno di noi, dobbiamo decidere. Sono due le strade possibili: o pensiamo che la caotica paccottiglia ideologica a favore del matrimonio gay, dell'utero in affitto, delle teorie del gender sia ormai inarrestabile ed è inutile mettersi di traverso, dunque prepariamoci a vedere nel 2015 varate in Italia normative sul "matrimonio egualitario" e la "stepchild adoption", solo come primo assaggio di una devastazione antropologica che trasformerà le persone in cose, i bambini in oggetto di compravendita, gli uteri in oggetti di locazione, il diritto di un figlio ad aver una madre e un padre in un vago ricordo da sacrificare sull'altare della nuova idolatria del genitore 1 e 2; oppure pensiamo che contro questa folle, insensata deriva ci batteremo con tutte le forze e susciteremo un'opinione pubblica in grado di resistere e dire no a questa paccottiglia ideologica, senza remore e senza autocensure, senza complessi d'inferiorità o tentazioni d'ossequio al pensiero unico che sembra imperante e invece è violento perché è fragile.

Per quanto mi riguarda c'è una sola strada e non me ne frega niente se testimoniare la verità espone al massacro, magari anche a dover star sotto al fuoco amico. Sappiatelo, però: se vorrete percorrere quella strada, nella bisaccia dovete mettere tanto coraggo. Una delle più note soubrette italiane, solo per aver retwittato un video da me postato per informare con puntualità sull'eutanasia, è da giorni sotto la gragnuola di insulti della teppaglia Lgbt che con violenza si è organizzata in rete per mandare un messaggio chiaro e ridurre al silenzio chiunque osi mettere in discussione i loro dogmi: o ti uniformi al pensiero unico o da mattina a sera ti faremo sentire reietta. La soubrette, comunque, è strutturata e resiste.

C'è una sola strada e nel tempo degli strani inviti a Luxuria, delle arcidiocesi che chiedono scusa, di Repubblica che racconta che sulle unioni gay c'è l'ok dei massimi vertici ecclesiali e manco arriva una smentita, in questo tempo faticosissimo abbiamo capito che quella strada dovremo percorrerla "a spalle scoperte". Però grazie a questo piccolo quotidiano che non è neanche ancora uscito in edicola e ha già attorno tanto affetto, grazie al tour di Voglio la mamma? in cui ho incontrato decine di migliaia di persone in teatri e palazzetti, grazie al coraggio che mettete battendovi come leoni anche sui social network, ho capito che le spalle ce le copriamo insieme.

C'è una sola strada, perché se stiamo zitti passano le leggi e passano subito. Poi non meravigliamoci, non scandalizziamoci, non lanciamo allarmi se leggiamo che in Germania i genitori che non mandano i bambini di quattro anni a lezione di sesso anale e ideologia del gender vengono arrestati e tradotti in carcere, che in Francia hanno arrestato padri di famiglia per la sola colpa di aver addosso la maglietta di Manif pour tous che riproduce i bambini con mamma e papà e dunque è omofoba, se in Gran Bretagna si viene arrestati per omofobia in base al principio per cui "sei omofobo se la vittima ritiene che sei omofobo". Non lamentiamoci perché sono dirette e logiche conseguenze delle norme emanate. Se la mobilitazione delle Sentinelle In Piedi?, dei circoli VLM, di La Manif Pour Tous Italia?, di Costanza Miriano?, di Marco Scicchitano?, di padre Maurizio Botta dei Cinque Passi? (oggi alle 17 alla Chiesa Nuova alle 21 ripartono, non mancate), di tanto popolo coraggioso non ci fosse stata, oggi il ddl Scalfarotto sarebbe legge e quegli arresti con condanne fino a sei anni di carcere ci sarebbero anche in Italia. Certo che la mobilitazione costa, le Sentinelle sono state massacrate di botte in alcune piazze e hanno raccontato che erano "fautrici di violenza". Il primo prezzo da pagare è che ribalteranno la verità, diranno a Davide che è Golia. Siete disposti a lottare come Davide, anche con un po' d'astuzia e di baldanza contro la forza brutale del pensiero unico? Siete disposti a farlo senza avere neanche le spalle coperte? Per me non c'è alternativa. O questo o le norme che da questo pensiero unico violento e irrazionale saranno rapidamente partorite, contro i bambini, contro la vita, contro la famiglia. C'è una sola strada.

Guardavo le Femen insultare la Chiesa e Papa Francesco e pensavo. Pensavo anch'io: l'irrazionale è ineluttabile, ciò che è senza senso e dunque ingiusto sta prevalendo. Era mezzanotte, quasi m'addormentavo addolorato. Meno male che è arrivato Gilbert Keith Chesterton a svegliarmi: "La cosa più saggia è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale". C'è una sola strada. Non subiremo, non sussurreremo.



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Manganellato dall'Espresso

13 novembre 2014

Un po' mi dispiace per la manganellatura presa dall'Espresso, come m'è dispiaciuto che nelle stesso ore Selvaggia Lucarelli di Libero facesse la stessa operazione via web. Poi ho pensato che se da destra e da sinistra arrivano mazzate, vuol dire due cose: che si preoccupano e che stiamo facendo bene, senza "cercare di compiacere il mondo". Dunque, andiamo avanti. Una sola doverosa precisazione a Luca Sappino, collega che peraltro stimo: le Sentinelle non hanno idoli. Noi non abbiamo idoli. Crediamo nella verità e la testimoniamo, tutto qui. http://espresso.repubblica.it/…/mario-adinolfi-l-idolo-dell…



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Se il modello è Madonna

11 novembre 2014

CON PIU' FANTASIA, NON CON MENO

di Mario Adinolfi per La Croce 


Vladimir Luxuria opinionista alla tv dei vescovi nel giorno in cui il Cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, afferma che le nozze gay sono "un cavallo di Troia", somiglia decisamente alla sventurata mossa che pose fine al più epico dei conflitti: portare il cavallo dentro le mura, pensare che fosse un dono, restare addormentati e disarmati. La mia amica Elisa Calessi scrive che è una gran mossa editoriale invece, perché mai s'è parlato così tanto di Tv2000, la tv dei vescovi appunto. Vero, ha ragione Elisa. Se ne è parlato. Ne stiamo parlando anche qui, persino su un giornale che per ora non esiste se non sui social network (dal 13 gennaio siamo in edicola però, fate un circoletto rosso sul calendario).

Il problema è la banalità. Il problema è che Paolo Ruffini e Alessandro Sortino, direttore e vicedirettore di Tv2000 che hanno fatto tanta televisione, ci ripropongono lo schema della televisione a cui sono abituati. Vuoi far parlare? Gioca con il "contrasto di sapori", con "quello che non t'aspetti". Ficca la suora nel talent show decotto che altrimenti nessuno guarderebbe. Poi vuoi farle vendere il disco? Falle cantare "Like a Virgin", gioca sull'ambiguità, in fondo la cantava Madonna, che con i video che simulavano atti sessuali in chiesa e canzoni come "Like a prayer" ha costruito un impero. Metti il prete accanto al cruciverbone, alle tette e ai culi, manda frate Cionfoli nel regno delle canzonette sceme. Così quello impazzisce e noi con lui. Ma l'effetto è garantito. Sono trent'anni che funziona così la televisione e il mondo dell'intrattenimento, tutti vogliono fare Madonna: zozzerie in paramento sacro. Per far soldi e "far parlare".

Ho fatto tv molto a lungo, come Ruffini e come Sortino, ne conosco i meccanismi. Ho avuto Luxuria ospite quando conducevo la prima trasmissione "seria" mandata in prima serata da Mtv. La recita era sempre la stessa: allora Luxuria era "il trans in Parlamento". Il contrasto di sapori, quello che non t'aspetti. Funzionava. Come Madonna, ci ha costruito su, sapientemente. Ieri appena ha saputo del mio disappunto per l'invito a diventare opinionista della tv dei vescovi, ha subito twittato dicendomene peste e corna, facendosi seguire da quello stormo di teppisti Lgbt della rete che ormai intimidiscono chiunque osi opporre un ragionamento contrario al pensiero unico sull'argomento. Luxuria twittandomi direttamente contro sperava di ottenere repliche e scatenare un "flame", una polemica. Mi sono astenuto da qualsiasi replica. Ho fatto tv molto a lungo e più a lungo ho frequentato la rete. Ripeto, ne conosco i meccanismi. La ricerca ossessiva di visibilità di questi figuri mi ha stancato. Ormai non replico mai.

Insomma, possiamo decidere questo, d'essere "più papisti del Papa" in una traduzione libera e offensiva del magistero di Papa Francesco, che per me invece è il Pontefice che alla conclusione del sinodo dei vescovi ammoniva a "resistere alla tentazione di scendere dalla Croce per compiacere il mondo". Oppure possiamo scegliere anche mediaticamente la via più stretta, quella di parlare con il cuore, di non fare giochini da esperti di televisione, di non essere banali. Alla fine di ogni serata di presentazione di Voglio la mamma o di ogni evento con i miei amici moschettieri contro i falsi miti di progresso, scendo dal palco del teatro o del palazzetto che ci ospita fradicio di sudore. Non è molto televisivo, il sudore. Di solito c'è una truccatrice pronta a tamponartelo a ogni break, non devi mai "sembrare lucido" (è il gergo televisivo, ma pare un invito ad essere sempre ambigui, confusi). Proprio ieri mi ha scritto una ragazza che ha assistito alla serata al Palacongressi di Loreto: "Mi hai conquistata, ma non perché parli bene, tanti sono capaci di farlo. Mi hai conquistata perché parli con il cuore e si vede".

Capisco il lavoro che stanno facendo Ruffini e Sortino, devono far parlare di Tv2000, devono sorprendere. Ma sommessamente consiglio di farlo con più fantasia, non con meno. E' banalotto l'escamotage di far fare a Luxuria l'opinionista alla tv dei vescovi, a un trans che non più tardi di tre settimane fa accusava la moglie del premier Agnese Renzi di essere "una cattolica bigotta" responsabile del mancato via libera del marito alla legge sulle unioni gay (la poverina sull'argomento non ha mai fiatato) esaltando invece dal gay village Francesca Pascale che sul tema aveva preso il dominio di Silvio Berlusconi. Ruffini e Sortino, è una scelta priva di cuore, priva di sudore, solo un trucchetto tecnico per far parlare. E' Madonna, è la suora al talent show. Sì, se ne parla. Sì, dà una riattizzata agli ascolti. Ma è un trucco.

Il cuore e il sudore sono senza trucco. Sulle questioni nodali della nascita, dell'amore e della morte meglio far parlare il cuore e il sudore. Se i cattolici italiani si faranno prendere da questi complessi per cui bisogna stare attenti a non irritare la lobby Lgbt da cui anzi secondo alcuni bisogna prendere esempio per l'efficacia dei metodi comunicativi, bisogna addirittura compiacerla e stendere tappeti rossi, allora arriveranno normative che devasteranno l'idea di tutela dei soggetti più deboli, di difesa del bambino che ha diritto sempre ad una mamma perché sempre da una mamma nasce, di mantenimento di una distinzione tra maschile e femminile. Il cavallo di Troia s'aprirà, il "dono" si rivelerà per quel che è. Se per sembrare non banali (e in realtà essendolo) ci faremo dare le opinioni da un transgender che è a favore del ddl 405 con il quale si potrebbe cambiare sesso a piacere senza neanche seguire percorsi medico-chirurgici, poi non lamentiamoci se nelle scuole trionferà l'ideologia del gender, saremo stati noi stessi ad aver dato il via libera.

Nessuno vuole negare a Luxuria il diritto ad esprimersi, che è più che tutelato, possiamo apprezzarne le qualità a qualsiasi latitudine mediatica, in radio e in tv e su internet. Mi piacerebbe che analogo diritto fosse tutelato anche da Fazio e Gramellini su Raitre, nel programma che fu inventato proprio da Paolo Ruffini, magari presentando i libri di Costanza Miriano, che vende decine di migliaia di copie lo stesso, ma la discriminazione colpisce Costanza, mica Luxuria. Inutile chiedere una par condicio che non avremo mai, il pensiero unico mica lo chiamano così per caso.

Possiamo chiedere invece, innanzi tutto a noi stessi e a chi ha a cuore la difesa dei soggetti più deboli, a partire dal bambino e da sua mamma, a chi è contrario all'ideologia del gender e alla sua deriva che porta alla compravendita di esseri umani e alla cultura dello scarto su cui ci mette sempre in guardia Papa Francesco, di parlare forte e chiaro. Con più fantasia, non con meno. Con più cuore e più sudore, non con qualche trucchetto che serve a far chiacchierare i critici e gli addetti ai lavori per un po' di giorni, ma poi l'effetto finisce e la ferita rimane.




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Sortino, si fa bella tv pure senza Luxuria

10 novembre 2014

"Il Cardinale Bagnasco ha perfettamente ragione, le nozze gay sono un cavallo di troia. Cari Ruffini e Sortino, cari giornalisti della tv dei vescovi italiani, scegliere come opinionista Vladimir Luxuria somiglia tanto a far entrare il cavallo di Troia in città e scambiarlo per un dono. Non siamo all'Isola dei Famosi o al Grande Fratello, non occorre essere proni al politically correct più deteriore per fare buona e vivace tv. Si può avere un altro opinionista a Tv2000 per favore?". 

Nicola ci segnala l'email segreteria@tv2000.it e sarà il caso di mandare qualche messaggio di questo tenore a Paolo Ruffini e Alessandro Sortino, che guidano la tv dei vescovi italiani e hanno deciso di ospitare Luxuria a commento delle notizie. Non cediamo al consueto giochino dell'épater les bourgeois, non quando si tratta dei temi essenziali. Bisogna provare ad essere più fantasiosi, non bisogna esserlo meno.

Per chi ha poca fantasia, può tagliare e incollare il testo e pigiare poi il tasto invio dell'email.



permalink | inviato da marioadinolfi il 10/11/2014 alle 19:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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